L'esistenza
non è un mistero
dinanzi alla Vita;
è tutto quel che vedo
e solo inerzia,
che si oppone
alla Forza.
La vita in se è sottile
e balla con se stessa,
sulle note di ciò
che è fermo e
ciò che passa.
L'uomo soccombe
all'Universo,
ed allora tutto
appare normale
e prende un senso.
Pensare
è tanto naturale,
quanto questa Terra
ed anche il Sole,
che rischiara la via
e ci oscura la pelle.
Vivere e morire,
sono condizioni imposte,
che non pretendono né
domande né risposte;
sono come è il giorno
e la notte.
Nessuna differenza
tra il tuo viso
e il paradiso;
tra la morte e
l'esistenza:
Nessuna differenza,
con la Vita
oppure senza.
Raccolgo questo graffio di blu,
avanzi di rugiada
mi si svelano come crisalide
a vestir un carillon di tetti sospesi.
Nettare di nuvole
mira l’orizzonte sfinito,
si schiude dolcemente
fra le trame del mio cuore
sepolto in aride parole.
Appunto la mia anima
su un letto di nostalgie,
t’apostrofo di sguardi
come spighe di grano
che screziano il creato.
Un ricordo
di vecchi abbracci,
la bambolina
coperta di stracci.
Abbellita
da rosso rubino,
le parla
con occhi spenti
un bambino.
L’uomo distinto
ci dà caramelle,
gusto piombo
ripiene di stelle.
E portiamo nel nulla
in trionfo, i bambini!
Del nostro gioco
sono oggi
i campioni.
Carezza distratta
ci dà lo straniero;
il nostro oro non è
poi, così nero.
E il buio preserva
la nostra paura,
con il dubbio
compagna
di morte futura.
Non scappate
statue di sabbia,
da questa madre
dolce di rabbia.
Le sue braccia
ci stringono al seno,
fiori strozzati
cresciuti
nel pantano.
Aria bruciata,
bocca di fiele.
Luce, alle crepe
dal sole crudele.
E l’ombra di Raja
dice alle sorelle:
“Ma a voi,
piacevano
le caramelle?...”
da luce e calore,
da un tocco di silenzio,
quel tocco che...
senti come un boato.
Ti sconvolge i pensieri,
ti coinvolge la vita,
ti lascia senza fiato,
ti prende come un tornado.
E senti un palpito,
e senti il brivido,
e senti il mondo,
e senti la vita.
Di vortice in vortice
danzi leggera
calpestando i tuoi sensi.
Passo passo,
continui ad avanzare.
Vorresti fermarti...
ma già hai preso fuoco.
E se scrivo di te
è perché non so scrivere di altri
e se ti penso
in quel pensiero è racchiuso
un dolce suono.
Mi assomigli
e ti respiro nella stanza .
E se ancora ti parlo
è perché
le labbra rompono il silenzio
che sempre bacio
immergendo
le parole .
Erano vite in ombra
nascoste dietro il grigiore
della nebbia vespertina;
attendevano l’input
per l’ennesimo crimine
- sarebbero morte, senza l’ossigeno
di invadenti metastasi
che stringevano i denti, su zoppi
enjambement -
Ed io, di qua, sulla riva dei giusti
d’istinto, distante
ad attendere eventi
Prima o poi
sarebbe passato Caronte…
Pianto di dalie,
accenti di cometa,
cielo perduto
sulle pagine care.
Un carillon di speranze
recide dal cuor mio
i tuoi ultimi alfabeti
baciati da neve di mare,
spiove anche la luna
col suo raggio in divenire
a stracciar i diari del mio io
nel brivido d’un battito vuoto.
senza far rumore
ho bisogno di amarti.
Sei entrato in me
portando la luce
infrangendo il buio della notte
senza aver paura.
Non voglio più lasciarti
voglio stringerti a me
sentire il tuo respiro.
Tu sei il tutto ormai
non ti lascerò andar via
non lascerò spegnere il sole
che mi scalda l'anima.
Corro verso di te
non ti lascerò andare via
voglio sentire
le tue braccia intorno a me.
Non svanirà quest'alba
ho bisogno di te
ho bisogno di amarti.
Ma
se questa strada che mi percorrono i passi
fosse bianca.
Bianca tutta bianca senza cartelli.
Se i cartelli sbiancassero pallidi
e sbiancassi anche io.
E mi impallidissi la vita
che i colori li inventiamo da capo.
E li inventiamo senza
conoscerli nella tela che puliamo.
E la pulissi questa mia tela colorata e sporca.
E la pulissi tutta,
la cancellassi tutta la improvvisassi.
Se improvvisassi
l’immagine allo specchio
se la rompessi.
Se la spaccassi tutta la sorella che mi guarda
davanti capovolta se
la spaccassi.
Se decidessi un giorno e un volto e
ricominciassi.
Se ricominciassi
il rotolo di vita da un gomitolo nuovo.
Se comprassi un ago
e pungessi forte la gonfia bolla del mio tempo
e la perdessi.
Se la perdessi
la bolla di questo mio tempo che non respira bene
e lo ossigenassi nuovo,
che cucio a maglia i minuti prossimi,
li cucio nuovi e li rinfresco.
Se rinfrescassi
questa faccia ingrassata dalle viscide occhiaie delle mie ansie
delle mie paure
delle consapevolezze.
Se
ringiovanissi.
Se
addolcissi
in queste notti questi sogni
se:
li realizzassi.
gira, incolla
sogna, spera
rossa è la sera.
Corre, fermo
resta il tempo,
giorni e giorni
rotolano insonni.
Sboccia il fiore
tenero il sole
parlano uccelli,
vento nei capelli.
L'orologio è strano
rallenta piano
solchi nella mente,
piangi, non serve a niente.
Noia invade
nulla accade,
chiusa la porta
a chi importa.
Occhio esperto,
sorriso incerto
gioco vano
tutto il mondo
in una mano.
quasi tutto si compie
tra false lune ed albe cangianti,
tra spalle corazzate e velenosi spilli
stoppando il corpo in un momento.
Qui
bisogna invero soffermarsi
tra un respiro corto e l’altro
facendo perle incandescenti
delle paure e del coraggio.
È bello questo posto
specie quando posso entrarci,
adagio, frattanto liberato
dagli orpelli del mio turno.
È qui che io mi accorgo
di spender bene il tempo
guardando attento l’alveo
su cui cammino o scorro.
Qui
giocare con me stesso,
viziare spasmi e tenerezze,
mi dà l’incontrastato affetto.
Qui, dentro me stesso.









