Eri un tramonto inscatolato
in vocaboli appassiti,
uno spartito di mare
intinto in un solstizio
ed un dividendo di baci
colorava gli sguardi tuoi,
ed un parcheggio di attimi
gli ultimi ritratti tuoi.
Sui quaderni del petto
inimicai il mio tempo,
la rosa tesse il suo profumo
come autografi alla luna,
ricomincio ad annodar
il crine dei tuoi battiti,
t’abbraccio,
vicolo d’anima infinito.
e narrarti senza perdermi tra le parole...
ma mi son ritrovata a scrivere
un romanzo da mille pagine
solo per descrivere il sorriso,
che fermo nella mia mente,
parla ancora, deliziandomi cuore
e impulsi dispersi in esso.
Volevo parlare degli occhi
chini sulle scarpe consumate,
sporche di fango e di asfalto,
dopo aver camminato nel mondo
per trovare quello sguardo in cui
ho visto rispecchiare la vita
che s'è persa nel durante.
Volevo parlare poi... di noi,
ma ho capito col passare del tempo
che sarebbero state parole
scolpite ma invisibili agli altri...
Allora non ho parlato più.
Ho trattenuto la mia voce
che voleva urlare di un amore
che custodisco gelosamente,
come fosse un segreto solo mio.
Come se a un tratto divenisse
patto d‘imitazione
il canto dello storno dà un Presto
e poi chiusura in un Rondò.
Uccelli noti? Note!
l’ordine dei passeri in fila sulle righe
coi becchi schiusi e il senso estetico.
Rubato, carpito da udito desto?
corpo imprendibile di sfinge
va in cifra al rebus per il neurone che sfavilla.
L’ombra persino
proietta mille briglie
-sbriglianti- da un altro mondo. Si allunga
il piede, curioso senza staccare
l’altro. E vola su per una stele
senza più stele: lemmi, e quanti,
benedetti. Formule e pennellate,
campiture a colli di bottiglie, a colli
di cavalli leggeri pegasi
libere nuvole
che il vento annette in traversate mistiche
spine di pioggia, tornano
radici in relativo caos.
Capita che diventi tutto sabbia,
e il mare si ingrossa.
E le onde, o meglio un’onda
mi infradicia, sempre la stessa…
Mi scrollo di dosso
le gocce, e dal cuore
…e resta la poesia.
C’è poi il ticchettio d’un picchio.
E torna la vita…
quasi sempre la mia.
trema tutto
piatti e bicchieri
cadono muri, chiese,
i cornicioni in mille pezzi
la strada ricoperta di frantumi.
si accasciano...
tutti i sogni e programmi
per il futuro
volano via come Aquiloni.
inghiotte tutto
l'onda il boato
spazza via tutto.
sotterraneo attendiamo
la vita...

"Ogni osso dell'albero mi rappresenta
il suo spezzarsi è dolore che nasce
nella gabbia di rami del mio petto
non guarisce la foglia
senza che il mio respiro si comprima
...sono qui radice capovolta
a disegnare un cielo senza altezza "
raccontare una vita è raccontarsi ...
la prima volta che incontrai ........ fu leggendo un muro
Nell'era del tutto ha un prezzo,
vorremmo barattar con Gesù Cristo
le scialbe prove delle nostre vite
con uno dei Suoi miracoli perfetti.
.
Ma non chiediamo pani e pesci,
la Croce è ormai monotona leggenda,
non più icona di quell'eterna Fede
che ora è incolta, maltrattata, offesa.
.
Chiediamo invece nuovi luccichii,
fulgidi denti in un corpo perfetto
a far strada al manichino genuflesso
capace solo di mettersi in mostra.
.
Rumori a coprire silenzi,
a rischio è il blu del mare mio,
la fronte delle idee vibrante al sole
e d’animo le incalcolabili bellezze.
.
Da Lui mi aspetto quiete,
un punto e a capo promettente,
un altro segno d’indiscusso amore
che scuota l’aria, me, le genti.
.
Quale perdono è da vagheggiare?
Mentre insicuro tento di parlarGli,
mentre vacillo anch'io coi tanti,
da Lui mi aspetto quiete e... prego.
Guidando come un pazzo per strade di montagna
nella fredda, nebbiosa e buia notte alpina
all’improvviso entro in una galleria male illuminata.
Ecco che incombe la paura,
paura di non riuscire ad uscirne.
Ma prima o poi si incontra la fine del tunnel
e la luce dell’alba ti toglie il fiato e ti riempie di speranza,
speranza di vedere il sole di un sorriso eterno,
nel viso e nel cuore mio e di chi mi sta intorno,
nella valle di un bene reciproco.
Va a fondo la notte
nell’ultimo chiurlare
di un assiolo.
Ti accarezzo ancora il pancino,
non mi sono accorto che ora
dormi… ne avrei bisogno, solo qualche
minuto o il tempo d'un assolo.
Mi sveglia l’alba sul viso
che invita i miei occhi
alla danza del suo sorriso.
Esce, e porta con sè il soffio del cigno.
Lascio appeso al filo insieme
ai panni un rapido pensiero per te.
Intanto nell’aria sospettosa tra le piume
di un beccaccino, e con il bavero alzato
aspetto il suono della sveglia
dentro la tazza bollente del caffè.
Abbi tanti dubbi
pestare, sfregiare
ammazzare …
non è pane che sfama
companatico nemmeno,
è l’infame tratto caratteriale
del debole di spirito
è quello che vorresti
fosse fatto a te, incapace
per affrontare il mondo
di far pace con te stesso.
Posto anni luce
dall’anima distante
ma nel battere di ciglia
per il contatto, lei
è lì che attende.
Quel che basta
è la carezza, la carota
che assente ti è rimasta
tra le tante bastonate
- anche se stonate -
che incisive e virulente
han segnato la tua vita;
ma, né in carcere
né nell’altrui dolore
mai …
la ritroverai.
Passi
fruscianti
lenti
silenti
Facce tristi
a tratti false
a tratti insignificanti
attratte instancabilmente dalla vita
sommessamente
quasi di nascosto
salutano i presenti
al di là dei cordoni
al di là del cordoglio
al di qua dell’aldilà
L’unico
Felice
della dipartita
era l’assente
- tanto -
era stata dura
la permanenza
L’amore è un unguento
che piano massaggia il cuore
è un trattore che frantuma
e lascia senza parole.
L’amore è un treno, un segreto
la fine e l'inizio di un diario
è una cometa che porta lontano
un veleno che fa decollare.
L’amore è uno scemo
un uccello che fa il versaccio
è un poveraccio che cerca bivacco
nel punto oltre la ragione.
L’amore è un’atmosfera rosa
cera che si scioglie sulla sposa
è un giardino di primavera
l’estate che brucia nella gola.
L’amore è tutto, l’amore è niente
è rincorrersi sulle sue labbra
tra le cosce dell’esistenza
nella magnolia di un orgasmo.
L’amore è un lampo
è un petalo di papavero
la fotografia di uno sguardo
l’infinito flash di un cielo viola.









