Rincasando dal lavoro
con le mani sporche e madido
di sudore dò un bacio a colei
che condivide con me questa vita.
E tre buffetti ai miei figlioli.
Poi mi rinfresco al fontanile
nel cortile, e siedo sulla panca.
Lavati via i pensieri, e con essi la fatica
svesto i panni del mastro e indosso
quelli di padre e marito.
Guardo il cascinale ancora da ultimare
e vedo lei che mi osserva con sguardo
complice di sposa vigile e discreta.
Sorrido, e ascolto i loro sorrisi gai.
Prendo la matita e provo a fermare
tutto questo sul foglio.
Concedo un po’ di riposo al mastro
e incontro il poeta.
era SOLE, invitto,
sulla calcolatrice a quadretti
disegni con sbuffi di nuvole,
solitudine,
i piovaschi dietro i tendaggi
lungo la coda di Settembre
sognavo lune sul calendario,
le loro facce rubiconde,
maestre morte negli echi
persi dell'androne.
corre veloce insieme a me,
un'attesa infinita
per quel treno
che non passava mai .
Stanca d'aspettare
gettai la valigia
ricolma di sogni miei,
un doppio fondo
per i frammenti di cuore.
Senza valigia senza speranza
il mio errare ebbe una fine.
In una stazione pensai
o adesso o mai più,
salii su quel treno e trovai te,
insieme ai sogni miei.
Come in un puzzle
i frammenti di cuore
ebbero una logica.
Il bisogno di poesia nasce sui banchi del liceo,
di quel liceo interrotto anzitempo per
ristrettezza economica della famiglia il cui padre
necessitava di aiuto per la salute venuta meno.
Chiara mente tra Dante e il nostro rapporto,
posa lo sguardo tediato sul glossario e su di me.
Chiaramente repleto di lei, e di versi per lei.
Lei dichiaratamente lontana da quel terreno.
Altre affezioni, altra vita
con gaiezza e dolenza
che si brigano
la medesima altalena.
E altra poesia sempre col rigore della metrica legata
al suono musicale dei fonemi: perché il rigore è
la linea sdutta tra vizio e rettitudine.
Ora basta verseggiare, è ora della chiarata per la cena.
i sogni sono come le vene per il sangue
solo che li viviamo in dormiveglia da soli
non cresci finché qualche divieto non violi
dove eran sepolti partigiani
oggi son cresciuti fiori.
Ho corvi nel cuore
e la pioggia è come liquore
vedi il mio volto
ha qualche livido
perché vivo
ma qualche brutto ricordo
è sempre vivido
vivo per te ti mando soldi a casa
e muoio in un motel a ore
senza nessuno con la sola compagnia
di un televisore.
Questi televisori sempre più grandi li fanno
se penso a mio figlio nel cuore
cade un affanno
arranco verso il bagno
solo nel mio piccolo ufficio
stagno
restiamo umani
in un mondo che è contornato
d'odio
il mio corpo da giovane
ferrari
ora è una vecchia macchina senza olio
vestivo Armani
non ho avuto il coraggio di dirti
rimani.
di attrazione e vessilli
flagello e figlio
di un cielo chinato
nel volere di un tre
che nel respiro
ne inchiodava il destino
Un invito a perdersi
inviolato nei secoli
di un secondo latino
di macchie e promesse
le tue osservazioni a planare
per virtuose partenze !
è come il tuono
la mia anima in questo
infinito spazio di esistenza
solfeggia il tempo
con il fragore del fulmine
è una luce ad intermittenza
che illumina una perpetua
Oscurita’
povera coscienza...
Ma è qui il vento
a mutare le note
del firmamento
il caso regna nell’universo
quieto e attento...
farfalle, noi.
Variopinti
e leggeri
i movimenti.
Aria fresca
e cieli immensi.
Petali rosa
e polvere sulle ali.
Posati amore, posati!
La vita...
dura un giorno.
Posa il respiro
tra i fiori accesi
e le stelle del cielo.
Nettare d'amore
tra palpiti
e battiti d'ali,
fino all'aurora.
Nuova vita
tra i peschi in fiore.
Cercasti farfalle
in un bozzolo vuoto.
L'ansia delle ali mai nate.
Ti perdesti in fragili rifugi
spazzati via alla prima pioggia.
Il cielo si offre nudo
solo a chi sa volare.
Per gli altri è pura utopia.
E tu non volevi guardarlo da lontano.
Volevi essere dentro di lui.
Fu la tua mente in forma di gabbia
a impedirti lo slancio salvifico.
Io vidi quelle sbarre terribili.
Pensare che avresti potuto distruggerle
con una lima fatta di coraggio.
Nel ravviare gli abbozzi su di uno scrittoio poetico
mi garberebbe indugiare su di un
versificatore abile col forcipe ad estrarre
il feto del concepimento rimico.
Adagio il foglio con la meticolosità del fabbro
nel posare con le tenaglie la lamina sull’incudine
che attenderà il massello d’acciaio temprato.
Così la venuta della penna che tamburella il labbro.
Dò lettura agli scartafacci e il secchio
nel retrobottega, per ruggine e mancata forgia,
risulta ineludibilmente saturo
di punzoni, giovamento soltanto per il ferravecchio.
la vita dei poeti,
in un mondo
tutto e subito.
Dove la creatività
è un lusso,
dove la vita concreta
è l'ideale.
Non è facile
fantasticare,
ma si è fortunati.
Volare col pensiero,
vedere il lato
romantico delle cose.
Emozionarsi davanti
ad un tramonto.
Ascoltare la musica
delle onde del mare
contro gli scogli,
godere dei colori
della natura.
Il mondo è un quadro,
una melodia.
Il poeta coglie
quelle sfaccettature
che altri non notano,
è un privilegio.
Poi ognuno interpreta
a suo modo.
Non tutti possono
capire.
In un mondo ideale
ognuno dovrebbe
fermarsi e sognare.
così strabiliante e lucido
il mio mare,
dove i pensieri viaggiano ballerini.
Tra le onde navigano
un lento affiatato,
nuotano increspati dalla brezza.
Tu scortato dalle emozioni
lasciati condurre,
fra salti e capriole,
nell'azzurro profondo,
sposa l'infinita bellezza della vita.
Il mare, come robuste braccia di padre,
t'avvolge a protezione,
e dalla sommità,
il celeste cielo spizzato
t'affardella
coi merletti perlati di nubi.
Non potrai contenere l'intero mare
in una conchiglia,
né in un cuore l'amore,
ma aprire l'anima,
pari a finestra sull'oceano,
si.
Cercare consolazione in un libro di Ginsberg
Cerchiare, vergare, recitare cazzissimi versi
Come Dio comanda
Senza sex, addict, amfetamine
Qualcosa insomma che ricordi Pascoli e non le insegne luminose
i canini, gli occhiali, il culo ed il viaggio senza fine
Non giudicare, ma fornica…
Non indietreggiare ma metti le mani nell’orinatoio…
C’è l’autunno che avanza –che avrà d’ importante una foglia in più o in meno?
Ma cos’è il fuoco e cosa il napalm
Se tutto è già stato distrutto e scritto?
Si ha l’impressione di un presente che arriva in ritardo
agli inizi di una guerra già finita e non è il vecchio che attraversa la strada
ad angolo retto ed il vento…
anzi
è questo voler combattere sul Mekong
mettere un guanto di fosforo sul Vietnam e menare le mani
tornare indietro insomma
di pellicola in pellicola invertendo Ginsberg
fino a Yalta o Metternich
azzardo Tordesillas

Mi raggiungi nei sogni









