
Donne vittime innocenti di uomini violenti.
Bruciate picchiate violentate abusate.
Uno scempio continuo quotidiano che sconvolge l' animo umano.
Lividi e botte che lacerano feriscono il corpo e l' anima.
Segnano consumano sentenze che non vengono applicate o condanne non appropriate.
La bestialità non ha confine la violenza uccide logora miete sempre più anime .
Spero che per queste donne ci sia giustizia affinché il loro sacrificio non sia vano.
Denunciamo aiutiamo ridiamo loro la speranza per una vita migliore senza dolore e piena d' amore.
vantandoli come viatico per il cielo,
scordandosi di quante volte prima
l’avevan maledetto,
perché lo vedevan solo nero.
Non ci sarà valore in una vittoria,
se non saprai con umiltà
accettar con consapevolezza un eventuale smacco.
Essendo la gloria una cosa meritiera
che tanti aspiran di vestir per la vita intera,
ma quando si concederà,
sarà per una volta sola,
a chi possiede veramente un gran talento,
d’esser menzionato sui libri della storia.
Sol così una persona, da quel momento
potrà veder il suo nome scritto,
tra gli eletti, lassù nel cielo.

Dicevi d’amarla
dicevi che era la tua vita.
Quella vita non t’appartiene più.
L’hai distrutta con la tua morbosità
la smania di possesso.
Ora… Non t’appartiene più
apparterrà al rimorso della tua coscienza
se ne possiedi una.
Hai infierito su di lei
non hai avuto pietà
non hai sentito il suo dolore
non hai visto il suo stupore, la sua paura
non hai visto cristallizzarsi le sue lacrime
mentre affondavi la lama
lacerandole le carni,
dal suo cuore
sgorgavano incessanti
fiotti rosso carmini
saziando la tua sete malata.
Lei ti amava
e tu l’hai tradita
l’hai uccisa.
Hai ucciso colei che dicevi d’amare.
Amore malato
amore stuprato
amore violentato
amore ucciso.
Amore non amore,
amore assassino.
Formando nugolo d'insetti.
T'accecano, e non tace la voce dentro
Dove nascosto sta l'animo mio,
Grida forte.
Ma muto il suono
Non fa vibrare diapason.
Solleva la testa percossa da lame
Che tagliano in due.
Piccoli frammenti di blu
Dipingono le mie dita stanche
E contagiano anche le mani,
Celesti come cielo settembrino,
O come il mare al mattino.
Così traggo forza,
Alzo le spalle e aspetto la luce
Come bambino.
per spiccare il volo
e sentire l'aria sul viso.
Per essere libero.
Andare dove mi porta il vento,
dove sono felice;
senza paura di avvicinarmi al sole.
È quando troverò
la mia destinazione,
mi ci fermerò;
ma sempre sopra
le nuvole.
Tu non esistevi.
Non sussistevi.
Eri Impercettibile.
L’impensabile.
Sfuggente ai miei occhi.
L’assurdo per la mia anima.
Non eri entrata al mondo.
Perché nel momento in cui non eri in me
eri la non nata.
La non formata.
Non avevi consistenza per le mie mani.
Né densità, né spessore per i miei occhi.
Eri scivolosa per il mio tempo:
giacché non esistevi nel mio quotidiano.
Non perduravi nel ciclo del mio scorrere.
Quindi è inutile che discuti con me cuore.
Petto e anima mia tacete.
Su come facevo a respirare.
Su come sentivo.
In che modo riempivo il mio cammino.
Non ho ricordi da sguinzagliare:
non esisteva ancora
l’inconfondibile profumo;
non mi insaporiva la forma di nessun sguardo
Né alcun suono in quel tempo mi penetrava.
Quindi mente cosa rovisti nelle tue sacche?
Non eri ancora luogo abitato.
Preso.
Impossessato.
Non era ancora venuta.
Non s’era ancora adagiata nel tuo spazio
a foderare le tue pareti
Non era venuta ancora a custodire i tuoi ricordi.
E voi orecchi e labbra perché vi incuriosite
di dove posi la parola;
dove estesi il mio ascolto.
Io non conoscevo il suo nome.
Non era il possessore del mio orecchio
La stesa per le mie labbra.
Tu non eri ancora.
Né un aggettivo.
Né un verbo.
Né una parola
Eri donna confusa tra altre.
Eri dono mischiato ad altre.
Tu non eri ancora esistenza.
E io cosa feci in quel tempo in cui
non eri ancora respiro?
Non so!
Non ricordo.
Non ho memoria da svuotare.
tra le cattive acque
porta seco ristoro
Di vergine appare il volto sepolto
Tra fuliggine e vita
risale
e si giace
e tu
meraviglia delle bellezze vane
sfuggi al mio pugno
e di morsi m'accompagni
Avida è la quiete
che qui nulla rimane
e al camminar di stenti
sorrride il corpo
e giace
ad ostentare perle
gli sguardi cantati ai secoli deboli
devozione e martirio di sensi
alle stelle fedeli
Marciano gli eredi di ogni tributo
Ora che Il sangue dei vinti
salvifica Dei
nell' ordine e caos
tra le luci del Credo
Fragile la bellezza
del tempo sommesso
che non implora ogni verbo
Le insane derive
travolgono le fauci di ieri
tra sorrisi e vittorie
nel continuo ondeggiare di eroi
dalle gesta inchinate!
Alluvioni, agitazioni di sabbia,
- Non del tutto estranea alle stesse note
A perpetuare l’anima della razza
Il caro prezzo.
Tutta l’intimità del verso!


Cade la pioggia d'agosto
percorrono ricordi.
Senza regole,
senza limiti,
senza confini.
Ombre danzano
nell'inverno ormai inoltrato.
L'ultimo sguardo
verso il sorgere di una nuova alba.
Ripercorrono
un'altro pezzo di vita.












