Schierati i cipressi
distribuiscono agli ospiti
fresche ombre.
Si snoda infinita
la serie delle tombe.
Monumentali ed eteree dimore,
si ornan di pregiati stili.
Il viandante si aggira
tra corpi giacenti;
cerca la propria fossa;
trova sterili lamenti.
sponde sicure,
volevamo attraccare
nel cuore della luce
sconfiggere le notti
e domare la luna
perchè non ci stregasse
con i suoi incanti bianchi,
e ormeggiare all'alba
alla nascita del sole
ma il porto si è rivelato
un confine di nebbia
solo una falce di fumo
a tagliare l'orizzonte
Siamo rimasti soli
prede delle onde
sogni in cenere sciolta
dentro a lacrime di sale
Vele perse in oceani impossibili
Ed è ancora scritto
Riusciamo a perdere molto in questa vita.
rivedere volentieri ciò che è scritto!


Siamo cittadini anime erranti, noi ci incontriamo e dei momenti felici condividiamo.
Povero mondo nelle mani sbagliate , troppe persone non hanno cura della natura.
Siamo noi che lo popoliamo, c' è sete dì giustizia e rispetto troppe persone non hanno più un tetto.
Anime che cercano solo chi li ascolta e da loro comprensione , non la compassione .
Tutti noi abbiamo bisogno di una parola buona , un semplice gesto spontaneo che sgorga dal cuore questo è il linguaggio universale che rende il mondo speciale.
tra gli archi in ombra
del lungo porticato:
lo scopro e lo perdo camminando.
Lontano impera la gigante mole
dell'antica torre del castello
e il vetusto orologio batte l' ore
nell'afa pigra e vuota del meriggio.
Mi fermo in fondo in ombra a riposare.
Tacciono le passioni:
ogni vicenda è spenta.
L'uomo riposa dentro stanze buie,
l'opere nel silenzio di botteghe.
La casa delle bambole, da anni, era vuota,
il tè, nella dispensa, finito troppo presto
e i sogni rimasti appiccicati ai muri dell’infanzia.
Nel cassetto, avevi libri pieni di parole
e tumultuosi silenzi infiniti.
Un orologio rotto, poggiato al comodino,
segnava perennemente la stessa ora.
Millepiedi andavano a nascondersi
tra le umide penombre di casa.
Hai scritto romanzi rosa
per scoraggiar il dolore e la violenza
d’un folle che ti prometteva, per l’eternità, il suo amore;
viceversa, ha tinto di nero ogni momento in cui gli hai creduto.
Immersa nei tuoi misteri, cercavi di sconfigger la morte
che s’è portata appresso le scarpette di vernice
che tua madre t’aveva regalato,
di colore rosso, similmente a quello vivo del tuo sangue.
Ma son rimasti unicamente i guanti
appoggiati sul letto della stanza priva d'ombre
e lo sguardo dei tuoi occhi persi nel nulla dei segreti.
Quel giorno, il tuo ardore se l'è portato via l’ultimo vento.
distruggono anime,
parole danno speranza
scaldano il cuore,
parole armi sottili
strisciando uccidono.
Parole sostegno per
deboli coscienze.
Parole,
penetrano
creando danni irreparabili.
Parole attenuano dolori,
sempre parole creano miti,
creano mostri.
Parole pesanti come macigni,
parole che fluttuano leggere.
Parole si insinuano
nelle menti deboli,
esaltano
talenti assoluti.
Parole consolano tristezze,
diffondono amore
sono le piú belle parole.
Diffidare di parole
che creano terrore.
Ti sfibri sotto il peso dei tuoi pensieri,
Ti arrovelli sotto sassi pesanti,
Ma sai battere forte
Sulla via del mare d'emozioni.
Sai sorridere tra i cespugli di rose
E lentamente cercare l'amore,
Per poterti rigenerare.
Non aver paura del fuoco,
Che può far bruciare
Il tuo vestito avvizzito dai travagli.
Ardi, E crea l'incendio.
Nutriti delle fiamme,
E avvolgi altri cuori.
Nel tuo cammino d'ardore,
Divampa nel mattino
Tra le mani d'un amante.
sono tutte palesemente rivelate.
Le nascoste restino dove sono
ormai ne faccio a meno;
da mezza vita in poi
non gioco più a nascondino.
Le bugie hanno le gambe corte dicono.
Però mica tutte.
Ci sono bugie che hanno gambe lunghe
culi, schiene e tette perfette con bocche vermiglie
come ciliege appena colte e capelli rossi
come foreste in fiamme.
Queste voglio.
E per un bugiardo come me
ci sono tante, tantissime bugie

Un piccolo usignolo cantò
tra foglie brunite del bosco
struggenti note
per l’ amata
tra rovi intrappolata,
cuore ferito
spennellò verdi rovi
di rosso vermiglio:
“Non piangere mio amato
accompagnami col tuo canto
nel grande giardino del poi
t’attenderò là,
preparerò un nuovo nido per noi.
Sarò sempre tua sposa
mi troverai accanto a una rosa
la più bella di tutto il giardino
profumerà come fresco mattino,
ti disseterai tra rosse corolle
senza inganni
senza dolore.
Nel giardino del sole
sboccerà eterno canto d’amore"
Un’alba grigia e fredda
spense quell’ultimo canto,
mentre neve fioccava,
una rosa sbocciava.
impazzisce
invade
scivola sulla pelle
gemita .
Seduce una camicetta sbottonata
travolge i sensi
smorza il fiato e libra al vento
confuse lenzuola di cielo.
Un filo di perle rotola sui fianchi
illumina
percorre ombre e penombre
spoglia i silenzi .
D'ambrosia è l'abbandono
le mani si cercano
la bocca è un rivolo sulla mia .
Rosa vermiglia
come il sangue schiude .
già prese
cadute
di sabbia asfissiate
Ricordi quei giorni
quei sogni in soffitta
dove tutto guardava
e tutto tesseva?
Ricordi quei passi lontani e in assolo
e fremiti
urla
e tu che ora canti dei versi la morte
la sorte
Ma tu non allarghi più quelle braccia
e le fughe di cotto si perdono a sud
quel punto che a nord cerca virgole e sassi
e le pietre lamentano lava scordata
alla bocca
al margine della decenza
a maiuscole perse in quel letto d'ottobre.
Così, le tue spine

Forse mio Dio,
il pensiero oggi
è lento.
Seduto
ad un tavolino
nella vetrata di un bar
a guardare persone
camminare
tra calpestii di passi
su pavimenti grigi
senza memoria
nè voglia di andare oltre.
Forse
si vede
un filo di sole
sorridere
dalle pozzanghere
poco più in la...












