dal continuo cercare
sfuggendo per sempre
dai veli di sogni
sepolti dal Cielo
Lontani da saggezze
di occhi
dal ventre ingannato
per le trame disfatte
di ogni fredda visione
Gioia e respiro di prima
per il mio solo ...
vorrei
nella tenue promessa
di noi
nelle tue Lune sognanti
Credi più in alto
nella conversione del vento
nel grembo di madri
dall'infranto vagare
In un Sole accennato
per un tempo viandante
che ora
sfiorando ogni luce
carezza le labbra!

Un giorno mi dovrai spiegare
l’ossessiva ripetizione delle scie
che imbrattano il mio cielo.
Nocivi fumi non permettono
di respirare,
allergie non ti scalfiscono
mentre lacrimo smog.
Un giorno dovrai spiegare al mondo
perché sei arrivato sulla luna
scordando mali oscuri
che uccidono indisturbati.
Hai scoperto la genetica
hai modificato il mondo
non modifichi le sofferenze del male.
Un giorno quando lo spiegherai
a tuo figlio
io non ci sarò.
Corvi pasteggeranno
cuculi
non canteranno.
si sono stato male, ‘n disperato.
Me ritrovavo come ogni sera
a fa la fila n’a solita balera,
quanno te vidi zompà la prima vorta
fu come vedè una ch’è morta !
Leggera, fra le braccia de un boy
sembravi solo fatte affari tuoi.
N’avevi occhi artro che pe te stessa
quasi come quelle che vanno a messa.
Facevi mosse seguendo ‘a liturgia
l’omini applaudiveno “Viva Maria”.
Er fatto che de sacro ne’ movenze
potevo annotà le sue assenze.
Cor rock te piaceva sculettà
e ‘a gonna te volava qua e la.
‘N lasciavi gnente all’immaginazione
puro de fa un granne figurone.
Ma ormai ero preso da lei
me votai all’amico Presley,
m’avvicinai co scarpe da tennis
come venissi or ora sin da Memphis,
da un braccio a la poltrona te strappai
e da allora nacquero i miei guai !
Nun so ballà, ‘n so fare passerella,
ar massimo un po’ de…mattonella.
Me guarda, poi me dice “Che stai a fa ?”
“e modo de ballare questo qua ?”
“E’ modo si !” je risponno io
“così sono ‘na ira de Dio.
T’abbracio e nun me discosto,
ma giuro che terò le mani a posto.
Te vojo solamente accarezzà,
e, si me viè, te vojo anche bacià.
Vor dire che si proprio ‘n ce la fai
poi sempre zompà, so cavolacci tuoi.
Ma ‘n bacio è ‘n bacio nun dura tre minuti,
ogni lassata so baci perduti.
E poi nun posso dì te vojo bene
si a musica, er rock te trattiene.
Famose ‘na ballata co sto lento
che er rock o famo dopo, me lo sento ! “
La mostruosità delle menti facilmente plasmate in un ottica di cieco servilismo
La dentiera precoce che serve a far sorridere chi ha perso i denti e la pancia su veloci cibi alla plastica
Il mediocre sguardo di chi annuisce e sorride davanti a schermi che lo fanno inconsapevolmente marcire
Il mondo antico e primordiale che osserva tristemente l'inevitabile decadenza.
intorno all'isolato
costeggerete
la rimessa delle barche
e il muro
del corridoio
con spazzolone,
sapone e dentiere
dentro il cerchio
di fuoco
il Lunedì c'è sempre
fila a quest'ora
<cosa consiglia dottore? >
Ostacoli, 3000 siepi
sotto liane e ponteggi
gare perse
fra orologi
e pranzi saltati
a pie' pari
loop di spari nella mente
dello starter
con il numero in tasca
e la ricarica
wind per Riccardo.
In autobus
dressage all'inglese
non è ammesso
sudare per estremo pudore,
vorrete mica
farvi rivedere
dalla comare Mariuccia
sulle scale?
Coprirete
il circuito ovoidale
per almeno altre
dodici ore
con le ciabatte
a pedali in carbonio
e le tempie
leggère leggère,
vi sembrerà di volare.

Opaco era quello specchio, in cui mi guardavo , coperto di vapore di quella sostanza.
Immagine sbiadita , sfocata della mia giovinezza , della mia spensieratezza.
Le dita scorrono, per fissare meglio quella donna forte e coraggiosa.
Orgogliosa, che ogni giorno lotta contro chi la vuole incastrare, bandire dalla sua stessa vita.
Io non sono distruzione, solo il grillo , la voce che mai ti inganna , non condanna.
Chissà perché Anna viene definita arrogante, boriosa troppo scontrosa.
Pensa per te rispondo , che fai il giullare e sei incantatore di serpenti in un branco di dementi.
Ecco , quando incontro le anime nere io mi defilo , mi cerco subito un nuovo rifugio.
Mai mi avrete come schiava di ipocrisie , litanie di finzioni e pantomime di dimostrazioni.
Rimarrete nella vostra oscurità, fatta di osceni sentimenti, nei vostri pettegolezzi.
Anna non ci cade , non va a pezzi io luce infinita, arcobaleno per le vostre anime estinte.
Esalate , pure le vostre cattiverie le vostre dicerie, seminate solo zizzania.
Io le discariche non le frequento, porto salute, serenità gioia armonia di questo si compone l' anima mia.
Vi perdono , vi trasformo in empatia la regina dei sentimenti, provate un po' a vedere .
Ricordate gente chi troppo s'inchina mostra il sedere!!!

Rassegnarsi alla vita come in una gran partita,
perdonarsi a vicenda come in una leggenda.
Artefici del proprio destino,
viviamo nell'illusione
o nella realtà del nostro cammino?
Restar svegli per troppe volte,
immobili come statue tutta la notte
per poi abbandonarsi
in quella fredda e triste tentazione della sorte.
Lottare senza forze per qualcosa o qualcuno
a dispetto di ogni avversità,
imbattersi senza fede
per niente o nessuno contro ogni verità;
ribellarsi senza nessuna possibilità...
Andar via ogni volta
da quei fervidi ricordi,
pensar nei dettagli tutti i possibili risvolti.
Scappar via ogni volta da quel tedro posto
che ci piaccia o no è come un vero mostro.
Sarà che sono pazzo già da un pezzo,
sarò diventato matto sul fatto
ma un pensiero latente
è lì che invade la mia mente...
non si è mai mosso
e le sue braccia sono perennemente aperte
Eppure la gente muore
perché gli uomini ammazzano, torturano
affogano, sgozzano, sparano, violentano…
anche se l’Amore
non ha mai cambiato look
Eppure ieri
quella piccola fanciulla è stata stuprata, abusata e…
per lungo tempo, l’uomo nero non ha avuto alcuna pietà
fino a farle riprodurre la copia di sé - bambola nel grembo di una bambola -
E che fine farà la nuova vita?
Eppure
anche questo è un omicidio
Eppure
l’uomo è uno schifoso
Eppure
… perchéééééééééééé???
Dimmelo tu
DIO
perché ACCADE QUESTO ABOMINIO
e si ripete da secoli
nei secoli
(senza amen)
anche se l’Amore
sta sempre
lì
se mi vuoi controllare
se non posso vivere
a pieno la mia vita.
Non é vero amore
se mi segui come un ombra e
ti nascondi per osservare
i miei gesti.
Non é vero amore se
controlli il mio telefono
per vedere se parlo
con qualcuno che non sei tu.
Non é vero amore
se mi picchi
fino a che la mia testa gira e
sento un ronzio nelle orecchie.
Se tu mi amassi,
vorresti solo il meglio per me,
vorresti vedermi sorridere.
Invece piango sempre
ho paura,
paura che un giorno
tu possa farmi
davvero male.
Sotto gli occhi pieni
Di luci riflesse.
Si vestono delle foglie cadunche.
E nel soffio del vento
Che urla il suo nome
Ti perdi..
Sollevata da stigmate
E parole..
Nemmeno una nuvola a trarre
Sorrisi dal cuore...
Nemmeno una voce
Che chiama il tuo nome..
Mare immenso
Copre e imprime
L'impronta di un'onda...
Nel dopo pasto m’aggiro per lavaggi e prati inesistenti
vorrei parlare la lingua dei motori per non discorrere di Dio
ma mi rendo conto che ci sono divieti per chi conosce il dopo
Fosse l’aldilà e vedessi Mefistofele sul semaforo
Invece ci sono passeri che imparano a borseggiare:
l’impedimento al lavoro, l’ abitudine alla noia
È nei loro cinguettii.
Ascolto te invece, come giri la lingua
Negli ingranaggi buoni
La mia è rimasta in un confronto lontano
Senza potere
Uno che piange i pini estirpati
deve avere un geco nella testa: inutile spiegargli
il senso della rotatoria su via Re David
Anche se assegni alla termodinamica l’inconsistenza del prima
Rimane la stessa massa a proiettarsi nel buio
Qualcosa che c’entra con l’aumento di pillole nello stomaco
e la freccia verso l’ulcera finale (del traffico, ovvio)
troppo rumorosi eran i miei passi,
rompevano il silenzio,
come cani randagi che si litigano per degli ossi.
Non c’è amore tra questi ricordi,
eppur l’alba non arriva mai improvvisa,
è costante come l’acqua che passa sotto i ponti.
Mi specchio in quel che sono i ricordi,
parole prese da quello che avevo scritto,
quando i miei pensieri mi portavano a raccontar
storie ai fantasmi che m’abitavano la mente,
compagni della mia follia quotidiana e persistente.
Sparsi l’eco quando mi sentii confuso,
nessuna risposta mi portò il tempo,
così continuai a guardar le lucciole muoversi
e confondersi tra le falene nella notte,
erano facili prede della morte.
Un mattino decisi di poggiar la mia anima,
sul tetto dell’infinito
per raggiungere un ancestrale sogno sopito,
mi trovai a cambiar il mio destino
e a realizzare i sogni che facevo quand’ero bambino.
le tracce dei baci del vento
sulla memoria
di foglie vive. Il destino
feroce naviga l’inverno
a vele ammainate
nella notte rovente.
Su ogni rotta il muto orizzonte
e s'ostina solo scheggia di remo
verso un raggio d’ombra mossa.
in altri ambienti trascina le genti
misurato scritto di ogni trattato
Corrono gocce.
Son fuori e dentro me.
Entra l'eco di stanchi se.
Appare.
Scompare.
Luce smuove e bianche son le strisce.
Muore sera
oltre la vista
nell'ombra che al vento si disfa.
Piove sui platani dimessi
nei rivoli di canali dispersi.
Passa solitudine
mantello mio d'inquietudine.
Passa e son solo nella strada,
solo ovunque vada.
Scalcio pozze
riscrivo stesse bozze.
Una sera di chiunque
nel mondo qualunque
e passa tutto sul corpo disfatto
in un tempo distratto.
Distratto mi bagno di me
mentre muoio
senza aver compreso perché.












