Sono i NEGOZI
Coprirvi gli occhi
Vi bruciano le pupille?
innalzata
a calmare le facce
a coprire le fessure
abbattere le alture
permalosa
esagerata
da creare pianti
fino a sentirsi alti
poi scomparire
promesse zittite
eco di parole
sentite e ritrite
plagi o accomodate
sentimenti smemorati
seppur d'interiore forza
allontanati
felicità blanda
diradata
dal poco nervo
di pochi istanti
una manciata
dove ogni passo
mi ricorda il tuo,
dove il muretto siede la tua ombra .
Mi soffermo
e abbasso gli occhi
lasciando al vento
la carezza più dolce.
Quel soffio
è l'unico rumore rimasto
del tuo andare...
A piccoli passi .
lo guardo ancora e ci vedo l'estate
Vedo il colore di un verde che si spegne
vedo occhi tristi riflessi in uno specchio
Vedo tanti fiori tante nuvole di fumo
tanti colori in quest'immenso cielo
tante luci che si spengono al mio passare
Vedo tante cose da raccontare
L'aria si fa pesante il poco cielo grigio
tante gocce gelate sono a terra
e bagnano i colori di un nero
che non va più via
Bolle di sapone color vermiglione
verde speranza e rosso amore
bolle che ti scoppiano sotto gli occhi
accecati ormai
spalancano angoli smussi
d'entrate secondarie
dalle sensazioni primordiali
sui guangiali precotti
appoggiati ai lati del cuscino
e i capelli arruffati disciolti
pettinati con corde d'avorio
dei tappewere reconditi
ultrasuoni le mani
poi brame artigliose
graffiano schiene gia ruvide
appoggiate a fili spinati delimitanti
amore ed odio
e conditi con lame di limone
a caratteri insinuati
sperduti nelle parole
groviglio solo di lettere
messe a caso per costruire parole
inutili
e divergenti
C'era solo una strada
di fronte a me
e con lo sguardo, la seguivo,
come ogni giorno,
camminando tra molta gente che,
come me, ciechi,
si muovevano in tutta fretta,
come formiche indaffarate,
in scatole chiamate città.
Casualmente mi trovai
a distogliere lo sguardo dalla via,
dove eravamo tutte marionette.
Svoltai ad un incrocio della vita.
Mi accorsi che i miei occhi vedevano,
per la prima volta,
cose nuove e non ero cieco.
Vedevo che, oltre le consuetudini,
esisteva un nuovo vivere.
Vidi che, oltre il grigio e il fumo,
c'era l'azzurro del cielo infinito,
dove i sogni volavano liberi
e non confezionati dai media
o arrotolati sui giornali.
Assaporai l'aria della libertà,
liberandomi da tutti i mali
che ci avevano dato in dotazione,
per restare schiavi di noi stessi,
perché non c'è miglior servo
di colui che vuole rimanere servitore,
per paura di volare.
Quel giorno incontrai te, libertà e,
con te, portavi un grande dono,
l'amore e il perdono.
che bussasti alla mia casa.
Coi capelli tuoi arruffati
i piedi scalzi e infreddoliti,
mi tendevi la manina
ed in bocca: un'amara filastrocca.
<<Ti prego signora, ti prego!
Fai la carità a una poverella
di fame e di freddo sto morendo.
Dai qualcosa a chi non ha fortuna
e la tua, più grande diventerà>>.
Povera, tenera bambina!
Non è molto che sei nata
ma già fuori sei dal gioco.
I tuoi occhi azzurro mare
non ti possono aiutare.
Io ti diedi un eurino
di mia figlia, un abitino
ed un paio di scarpine.
Poi ti diedi un biscottino
e richiusi la mia porta.
L'indomani ch'ero uscita,
ti rividi in una strada.
Eri scalza e infreddolita.
Ti guardava una signora
a cui tendevi la manina
e di nuovo avevi in bocca
la tua amara filastrocca.
dimenticato dal tempo giace,
ed io son zaffiro nella notte muta,
nuda strada di cera
fra pianto di nuvola ed orchidea
e nell’orchestra del silenzio
ricordai d’amarti come neve,
come fuliggine di stella
cancellata da una luna cieca.
Ah, se fra le nebbie del cuore
fiorisse orlo imbiancato di marea,
se il giorno fosse labbra di ghiaccio
su questo tappeto d’abbraccio:
sanguina scrematura d’immenso
in questo quaderno d’universo
ed io ricorderò d’amarti davvero
come sguardo d’anima e tempesta.
sul pronao di una chiesa
una sposa promessa
e un bambino per caso.
Rapito dal lungo
e bianco vestito
il bimbo esclamò:
" Principessa! "
Udì la fanciulla
quel sogno svelato.
Lo guardò e gli sorrise.
Poi divenne regina
di non so quale regno.
o meglio con vigore discutiamo;
non è forse anche questo essere amici,
gettarsi in faccia senza alcun inganno
quel che dell’uno sta pensando l’altro
a rischio poi di battersi ed urlare
o consigliare fino allo sfinire
senza diplomazia, indugio o tatto
quale cammino, quale scelta fare!
Non è amicizia semplice la Tua
che pur celato lì nell’oltrespazio
sei ovunque intorno a me e dentro il mio io
ma senza mai mostrare quel Tuo volto
che tanti hanno cercato e tanto cerco;
non è del tutto facile parlarTi
quando gli umani sensi non aiutano
sapendo tuttavia dentro il mio cuore
che Tu realmente sei pur non essendo.
Che dire poi di tutte quelle colpe
che Tu con il Tuo Verbo metti a nudo
cercando di redimermi e guidare
e degli orrori di cui Ti chiedo conto
(pene, martiri, infanticidi, guerre)
seppur sapendoTi innocente e puro,
chè l’anima non può veder più sangue!
No, non rispondi o forse non Ti sento,
o forse non m’è dato d’ascoltare
quella Tua voce ch’altri ben più degni
hanno attraverso il fuoco, nel deserto
o nelle sofferenze del martirio
udito come un tuono od un sussurro.
Sì, litighiamo spesso io e Te mio Dio
ma nonostante tutto noi ci amiamo
io perché so che sei fedele e retto
Tu perché nella grande onnipotenza
credo altro non sai far se non amarmi.
ai silenzi
sul comodo manto
della notte;
le piccole ombre
appaiono nitide agli
occhi,
dove il freddo
la morte.
Mesta, la vita;
s'adagia al mio giorno
d'inferno,
dal volto nero
e sorriso impuro.
Ed io
dilato pupille
alla paura,
con la faccia sempre
rivolta alla luna.

Mesto e' il cuore
che s'allontana
lasciando note d'amore
passi stanchi
varcano confini
e tratteggiano come bambini
parole racchiuse
confuse nel silenzio
di un amore sconfinato
che non dà sollievo.
frecce lanciate
da abile guerriero vanno a segno
facendo sanguinare anche l'anima
in ascolto di una voce
che cerca piano
di cancellare come mano.
addii e rinunce
lasciano il posto
da fermentare come mosto,
la distanza che divide
che svuota e recide.
nel mio piccolo universo
Solitario, volo
nel mio piccolo cielo
Sono solo energia
sparpagliata
in miliardi di cellule
annacquata
da qualche litro di sangue
Movimenti ritmici
retaggio di un passato
che ancora invoca
il suo futuro
Voli pindarici
segno di un futuro
che mai
avrà un suo passato
E così, distrattamente
mi muovo e volo
e cerco... cerco
raccolgo cellule
che qua e là
come frutti maturi
cadono
È un piccolo universo!
Ricordi schiacciati
come frutti maturi
in un frutteto dimenticato.

Temo la notte
il gelido vento
il nero silenzio.
Temo pensare
ad un futuro incerto
fumoso, incoerente,
incosciente.
Temo la mia mente silenziosa
temo l'infima strada
il profondo mare
temo i tuoi occhi
che come due fiammelle
mi tremano davanti
dalla tristezza posseduti.
Temo le nostre mani
che si cercano
mentre sfuggono
ed ho paura.










