Esalta i bassi istinti;
eccita smania di potenza;
gusto di assaporare poliedriche voluttà.
Punto di forza della bestia:
creatura prodotta dalla fantasia dell'uomo.
La vessazione è la tortura dell'uomo buono;
sgambetto a chi ha bisogno del bastone
per ambulare;
scandalo
che blocca il cammino sulla retta via.
La coda invidiosa
della bestia
insinua gli esseri
in odore di santità.
Com’è prezioso il canto
magico di virtuose sinfonie
com’è bello sentir suonare le parole
che lasciano una scia di candidi umori.
Com’è forte il suo potere
che nel momento del buio
rischiara la mente
non la lascia mai sola
anche se non c’è nessuno accanto
ci accompagna
con parole che paiono carezze
m'attrae di volta in volta
ad'ogni ora della notte
s'avvince nel tremare
il sapore struggente dell'irrazionale impasse
sosta vietata a mitigar servigi
d'anni fui colto
poi scoperto mi raffreddai
ed oggi è quasi crepuscolo
l'affacciarmi di fronte al muro
nell'inchiodare poveri Cristi mai estinti
poveri madonne mai madri
e non più vergini
non esisto-dissi-ai non morti
non compresero l'insensata organza
e il suono vibrante della mia voce
non compresero perchè erano dell'altro mondo
quello dei vivi-dicono loro
quello in cui d'amore e d'altre storie si può
andare a sbattere
ed in silenziosa ambizione
nel volgare tramonto di luglio
impasse fu la prassi
del guardarci andarcene via
e tu materialista metallurgica
tra pozioni e pozzini
hai inquinato le falde veraci
dell'amore impellente
tu esisti-dici-ti tocchi e mi godi
poi esci e corrodi il mondo
che t'attraversa
qui, accanto al mio cipresso non ti voglio
vai più in la
accanto gli altri non morti
perchè li puoi morire
China il capo adorno di fiori
mille profumi e cento colori
il tuo passo sotto gonne
che danzano al vento
sfiora steli e spine di rosa.
verde marea il prato
ti circonda come tela
e soffusi sono i pensieri
che giungono nella sera
un palpito dentro al cuore
ti ribalta il respiro
che si ferma in gola.
mesta regina tu cammini
sopra un monte e alta poni la fronte
lacrime calde fai cadere
lasci il segno e parti di cuore
senza neppure sfiorare un amore
salva con mano gentile
ogni speranza d'aprile
e regala colombe bianche
che accompagneranno
passo e le anche.
Ho fatto un salto
indietro nel tempo,
quando tutto era diverso.
Quando il motorino
era un Califfo
e non faceva paura.
Quando avevo lunghi capelli,
somigliavo a Venditti
e me la tiravo.
Quando a scuola, il regolo
era quasi un computer
e le poesie...
andavano a memoria.
Quando i genitori,
i professori e gli adulti,
si rispettavano... e basta!
Quando la morosa
era una o nessuna
e non... centomila!
Quando le guerre
erano nei libri di storia
e l'azzurro del mare,
non era una tomba.
Quando le Rondini...
solo a San Benedetto
e il telefono
era solo al bar.
Quando i messaggi
si spedivano con l'elastico
e la fionda
era un'arma letale.
Quando un nudo di Donna
era un'opera d'arte
e ti fermavi a guardarlo
timido e sognante.
Quando... basta Loris!
Basta sognare,
è arrivato un messaggio,
sul cellulare!
A proposito...
Ho fatto un salto
indietro nel tempo...
son tornato col sorriso!
Il passo leggero, un altro emisfero
del cervello, il tuo dentro il mio
e la libertà che provo, senza te
non sarebbe che la proiezione
di un sogno. Da queste nubi a strati
da cui guardo la terra, il primo
a sgombrare il dolore, poi il respiro
come soffio di baci e il profumo
a stordire ogni senso del reale.
E il tempo che potrei fermare
se non sapessi che c’è altro ancora
nelle tue ninfee e nell’anfora
che racchiude il nostro trasgredire.
Sento che mi abiti e che l’alveare
dei pensieri è in caduta verticale, fumo
a schermo di un altro giro
d’eruzioni della pelle, - avremo-
è il futuro che non conosco, ma i greti
delle tue acque sono il girone
del paradiso già scorso. E se
mi stupisco nell’invocare la carezza di Dio
è perché del tuo amore ho bisogno davvero.
il quanto emesso è lo stesso assorbito
l’atroce dolore trasmuta in piacere
stranezza d’esistere in forma di bello
la spina rotta è pari all’erba divelta
e non prova alcun dolore il pescivendolo
nessun piacere sfugge al fondo nero del lavoro
così il sangue può scorrere sulle mani
e nel cuore la stretta retrocede a sussulto di bimbo
ma i pescivendoli non sono poeti
solo l’indifferenza può reggere il peso di cadaveri nel ghiaccio
dove sono i poeti? Chi ha detto che retrocede a freddo la parola?
devono immaginarsi un Gulag per affrontare l’impiegato delle poste
uno al giorno per poter scrivere un verso
come se il desiderio del pettirosso fosse raggiungibile
scrivono d’amore, immaginano poetiche esenti dal peccato
l’assorbitore del bene emette male, pensano ad un guasto momentaneo
un tecnico verrà presto a riparare l’antenna condominiale
ma non c’è nessun guasto!
Neanche un po’ d’allegria ritorna da uno schiaffo alla parola
Lo svanire nel nulla di versi, commerci, vittorie
Ed è sempre tranquillo il mare della luna
il destino del vento
nell'epoca oscura.
Guillaume Apollinaire

sta suonando un Sax.
Quasi ne avverto il pianto.
È la notte di Lorenzo.
Dal cielo fuggono le stelle
per sfuggire a miliardi
di occhi curiosi e perversi.
"Se vedi cadere una stella
il tuo desiderio si avvera"
L'uomo: eterno Sciacallo!
Sempre pronto a gioire
di ogni fine.
amica mia di sempre, ardore vivo,
ma sconosciuto a chi da essa non sa farsi abbracciare,
poema scritto con le stelle.
Tutto muta, nella immutata consuetudine,
mi porti ad assaporare il tuo piacere, m’intingi l’anima.
Ferrato giorno, sconfiggi il silenzio e il buio
trascinando a disperdere i sogni tra il baccano quotidiano,
occhi rivestiti di veli neri,
come volessero portare con sé la notte per farla conoscere al sole.
Non guardo il beffardo crepuscolare che non sa decidersi con chi andare,
lasciandosi dalle ombre trascinare, tra le tenue luci della luna.
Della notte, assaporo così il profumo.
di lato o di profilo
comunque mai frontale,
la gonna a rombi alati
che volano via
lungo sentieri modificati.
La scena è a bocca aperta
eccetto qualche strepito
e file di zeta che sfarfallano
sulla calvizie del professore.
Nuvolette, nuvolotti sparsi
sulle cime delle teste
sui casotti, sui paraggi,
le prime vanno in sottrazione
e sotto gli altri,
a sopportare il peso della frazione.
Poi la vedi ritornare, la ragazza,
con le sue chincaglierie avvitate ad arte,
seduta come lei sa essere sudata
con le gocce sue cadenti
a rallentatore,
che piovono sul sottosuolo
infiltrandosi nel sottosopra,
dove le storie sono storie
e sono facili da raccontare,
storie di lombrichi che brulicano,
storie di storioni inerti,
storie di come si parta senza arrivare,
di come da un punto casuale
ci si arrampichi sulla parete occipitale,
ci si apposti per bene sul davanzale
per vederla
come lei sa vedere.
Sponda d’oralità e di frulli
la mente, paradigma dell’erranza
intorno all’indelebile profumo
di un fiore indico marmoreo
dove il cielo s’impianta
abbandonarsi, offrirsi
ornamento dei giorni
aquila che sorvola macchie,
mancanze -saette d’oscurità.









