insignificanti nel sole di ottobre,
segnavano un caffè virtuale,
insospettabile per tutte le visuali.
Discorsi fluttuanti
nella scia dei social,
avatar di menzogne ricamate
nello spazio delle lodi e ammirazioni,
ricoprono futili momenti da sfumare.
Mire di proiettili virtuali
attendevano di sferrare colpi premeditati e perversi
per un cuore ingenuo,
tra sinceri petali colorati d'innocenza,
lasciandolo ripiegato su se stesso
nella paura dell'ombra prepotente,
poiché sei la prescelta nel suo delirio.
Ogni angolo di sentiero reale
è fossa per la posa di vita,
ogni giorno che si tinge di nero
è croce per la gioia di sorridere,
ogni dubbio travestito da agnello
nasconde la lama da infliggere
alle spalle scoperte al tempo.
Si moltiplicano come pesci
trasfigurazioni nelle minacce d'oro,
per rubarmi respiri nel riposo eterno,
per amore del possesso imposto.
Grida la voce, sussurri di paura,
mentre l'ombra conta quei passi
sulla battigia tra il reale e la follia.
Andare via non dissolve il pericolo
se può avvolgerti nelle sue corde,
anche sotto la pioggia che scende,
lasciandoti poi ansimare a comando
il petricore della fine di una stagione,
stabilita e scolpita con scalpellino,
pennellato di radici di rancore,
inabilitato alla rassegnazione
dei confessati fragori di rifiuti,
senza ascolto dalla ragione.
Bieco, il serial killer non perdona,
torvo nelle sue mani assetate
del rosso scarlatto zampillante,
accarezzando la sua pelle di zolfo,
soddisfando la sua diafana voglia,
nel trionfo dei vili gesti,
ammorbano le sue orme
sul selciato del suo irreparabile inferno, mentre arde vittima di sé,
senza rughe di rimorso nell'anima.
L'ho vista tra gli scogli di un aprile
perlato d'aria ancora troppo fresca
e con un vento a smerigliar meriggio.
Guardava il mare come fosse sogno,
incredula di trovarselo ai suoi piedi
intanto ch'onda dopo onda li bagnava.
Correndo lungo curve di battigia,
il nero dei capelli al ciel mostrava
e forse ad ogni sguardo lo toccava.
Di qua dal picco della mia scogliera
io mi fermai per non guastar la scena
e l'ammirai, sotto la seta, nuda.
Non so se si trattò di qualche fata
intenta a dare un saggio di bellezza
o di bellezza stessa che s'adopra
a far di un'ora persa nella norma
prezioso tempo per liberar la voglia
di ricordarmi l'urgenza del sognare.
Sonetto classico di endecasillabi canonici a maiore con rime incrociate per le quartine e alternate per le terzine (ABBA ABBA CDC DCD).
Solitudine, odiata mia compagna
qualche volta nascosta dai sorrisi
di chi passi coi miei ha condivisi
prima d'esser travolti da magagna.
Tutto scorre così in continua lagna
con pensieri di nero cupo intrisi
mentre spengonsi sogni troppo lisi,
mentre imago sfocata in occhi stagna.
Basta un solo imprevisto e da allettato
ti ritrovi con solo tre persone
ed altri tre¹ che t'han telefonato.
Per il resto d'amata tua legione
non vedendoti t'han dimenticato…
ma del resto era solo un'illusione.
¹: 3+3 approssimativamente; in realtà 5 persone son venute a trovarmi in reparto (i familiari), 4 telefonato (sempre parenti) e 5 messaggiato, oltre ai compagni di virtual passione che neanche sanno chi io sia ma si son fatti vivi con gli MP e ve ne ringrazio.
31/05/2025
Il sole si leva come una promessa nuova sul mare .
La salsedine , una carezza gentile sulla spiaggia quasi deserta, un invito al passo lento.
Le acque cristalline fino alla boa rossa, poi il dolce cullarsi
asciuga la pelle.
A mezzogiorno tutto prende vita,
il profumo di pesce fresco dalla cucina, le risate, le chiacchiere,
il tintinnio dei bicchieri una sinfonia allegra e vibrante.
Il pomeriggio scivola tra giochi
all'ombra degli ombrelloni colorati.
I bambini corrono sul bagnasciuga e il tramonto si accende di colori
mentre il lido lentamente si svuota.
Serate animate sotto un cielo stellato.
Ogni sera, un saluto di gratitudine,
la stagione delle piccole gioie è arrivata e arricchisce il cuore.
sogna un mondo riappacificato .
Una terra assai lontana
dove ogni lotta non è mai vana,
un mondo in cui vige la libertà
e non v'è disparità,
un pianeta idealizzato ,
sul quale l'individuo
non venga denigrato
se si ribella ad una dittatura
costruita sulla paura ,
e ancor più sull'ignoranza .
Dittatura che discrimina ad oltranza ,
per un diverso credo religioso,
o un pensiero coraggioso,
che si scontra con ideali
irrealistici o raziali .
Dormi Angelo d'infinita tenerezza ,
che Iddio ti carezza .
Forse un giorno , chissà
il popolo si desterà .
Il vento porta la pioggia e
non saprai mai da dove viene.
Il compiere sormonta il dire
perché le parole non colmano le azioni
che i pensieri creano.
I silenzi nei colloqui adesso non comprendi.
Forse ,
un giorno volerai,
e tutti rideranno tranne i bruchi.
Ma devi invecchiare tra la pioggia e il sole
con l’anima e il cuore che si perderanno con essi.
Filastrocca in ottonari (accenti tonici in 3ª e 7ª sillaba) a rime baciate; insomma filastrocca tipica.
Per creare filastrocca
rispettar regola tocca
molto semplice e banale
tuttavia fondamentale:
ritmo fisso assai preciso!
Verso chiaro ma conciso,
rima semplice alternata
(meglio ancora la baciata)
renderà la filastrocca
recitar ancor più gnocca.
Ma se sillabata a caso
solo per prurito al naso
con un far da provinciale
che vuol solo parlar male
di chi libero o bloccato
ben solerte non è stato
a mostrare adulazione
per il provincial… “campione”,
non abbiam più filastrocca
che in belli ottonari schiocca
ma ridicola str…ambata
che verrà dimenticata.
ioffa, 31/05/2025
bella muta, decorativa, erotizzata.
La mia ansia è di plastica
ma da grande può diventare quel che vuole:
l'importante è che arrivi cinica al punto,
che abbassi il registro e infine si addormenti
sfinita dall'ansia.
La mia ansia è una velina:
decorazione o provocazione?
La mia ansia, bionda, sorride.
Fottuta da quel vecchio noioso sull'altra rete.
Un bel giorno capii che la libertà non è sempre un volo. A volte è uno scioglimento lento, silenzioso. Come un nodo che si allenta da solo, senza strappi.
I legami, quando stringono troppo, soffocano. Restano impressi sulla pelle, sulle braccia, nelle mani. Ma più di tutto lasciano tracce nel cuore, invisibili agli altri, indelebili per te.
E così imparai che l’indifferenza non è assenza di sentimento, ma difesa. È il modo in cui smetti di sanguinare, senza smettere del tutto di sentire.
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Sei fuggito, nel cuor triste lamento. Mi turba il sol pensiero tuo. Non m’appartieni, come cielo stellato, apparso e ben presto grigio e uggioso sei scomparso. Dell' abbandono, sol un triste ricordo rimane, sbiadito va scomparendo anche il tuo volto. Sol un buio impenetrabile resta, un altro giorno attende, riposate silenziosi |
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(1973) |
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