si stacca lieve
come un sospiro
vola sopra il fiume
il sole lo bacia
e gli canta
una ninna nanna d'amore
Attraversa città
di pietra e ombre
dove nessun'anima
alza gli occhi al cielo
Nella notte si posa
su un campo di stelle
sogna radici lontane
e terre mai viste
Al mattino riparte
senza fretta né meta
porta con se
il segreto del tempo
Poi svanisce
nell'azzurro infinito
il viaggio è morire
in un respiro di luce
Ovviamente, mancando il Kigo ed il Kireji, non è certo un vero Haiku, ma la struttura metrica è quella, come un Haiku all’italiana abbiamo un quinario, un settenario (sdrucciolo in questo caso) e per finire un altro quinario.
Eppure t’amo…
contro qualsiasi logica,
ancora t’amo¹!
¹: non tanto catulliano come concetto: manca l’odio; a meno che non si voglia tener conto dell’odio per me stesso, non certo per lei.
ioffa, 24/05/2025
Terzine di endecasillabi canonici a maiore in rime incatenate.
Nuovamente turbato tra me spècolo:
che diranno di noi figli e nipoti
che vivranno il venturo nuovo secolo?
Sempre che non diventin più beòti
ma che sappian pensare e ancor parlare
spersi in mondi virtuali oggi remoti…
Dovranno il fallimento là studiare
dei sovranazionali organismi
che dalle guerre e fame tutelare
avrebbero dovuto e dai razzismi
proteggere l’umana specie intera
da sempre minacciata da egoismi?
Esisteranno scuole in quell’era
e sarà contemplata anche la storia
tra le materie? Certo non leggera
apparirebbe quella senza gloria
ch’è relativa al secolo ventuno
che dimostrò d’aver scarsa memoria
di atrocità con gas e con digiuno
fatti anni prima da Benito e Adolfo
per trasformare un popolo in nessuno.
Ma l’infernale odore dello zolfo
nel novecento giunto alle narici
delle altre genti rese come Astolfo
le altre nazioni tutte accorritrici
per terminare insana vil barbarie
che al mondo dava nere cicatrici;
vennero fuori idee straordinarie
per scongiurare un nuovo atroce abisso
di cui tante ne furon firmatarie
e un nuovo manifesto al mondo affisso¹
che renderà impossibili in futuro
per razza genocidi o crocifisso…
Tra i membri c’è di certo uno spergiuro,
più d’uno: criminal di guerra detti
guidano stati e eseciti al sicuro
stando nei lor protetti gabinetti
scagliando droni e missili su gente
che da decenni son solo reietti
e a cui ormai non resta proprio niente,
neanche la vita, adulti oppur bambini…
è poco dire popol sofferente…
Ma i criminali sono ancora inclini
a continuare il gioco sulla pelle
d’uomini, donne e miseri bambini
che in cielo vedon missili e non stelle,
che in cuore han solo incubi e terrore,
in pancia vuoto, o schegge per budelle².
l’ONU impotente, solo spettatore…
e i Sapiens Sapiens che nel mondo stiamo?
Occhi sgranati, sguardi di stupore,
ma giunti al dunque cosa mai facciamo?
Qualche lamento, un po’ di carità
ma per esempio in urne poi premiamo
chi è connivente con le atrocità.
Non siamo in questo soli noi italiani,
poco protesta intera umanità.
Cosa diran di noi quindi domani
quei che verranno, se potranno dire³,
studiando il sangue delle nostre mani,
macchiate sì, perché d’intervenire
nessuno ancora trova la maniera
lasciando alle canaglie il loro agire
e al massimo diciam qualche preghiera?
¹: lo Statuto dell'ONU, in vigore dal 24 ottobre 1945;
²: variante per il plurale “budella” insolita ma scelta per la rima, il significato è identico;
³: non sono molto fiducioso né in una futura libertà né in una futura capacità di parlare e/o pensare; ma voglio ancora illudermi di essere troppo pessimista.
23/05/2025
e spogliarlo dei suoi abiti scuri...
lo vestirei di tinte tenui:
userei un pastello per disegnare i petali bianchi
e lo adagerei in un’anfora marina.
Come profumo, lo inonderei
dell’odore delle magnolie a primavera.
Ah, se sapessi mettere a tacere il dolore,
gli insegnerei i canti più belli
e lo lascerei suonare
da mattina a sera.
Ah, se riuscissi a trattenere le lacrime sul nascere,
ne farei acqua per gorgoglianti ruscelli.
Ah, me misera,
me incapace,
me tapina...
ho dimenticato d’essere umana.
Non posso annullare il dolore.
Ma posso ancora credere nelle favole.
E allora sogno:
un giorno, il mio bel principe tornerà,
mi sveglierà con un bacio,
mi tenderà la mano
e insieme saliremo
sul cavallo bianco.
Andremo a vivere
nel nostro bel castello e vivremo per sempre felici e contenti.
Sono stato bambino
anch'io come te
ed avevo molti sogni
e giocavo con le piccole cose
che rendevano felice la mia età
ai miei tempi
non c'era la malinconia
nel paese c'era solo allegria
e passava ogni mattina
quello che vendeva nelle case
e i miei occhi erano così grandi
quando ho visto
per la prima volta il mare.
Sono stato bambino anch'io
ed il tempo è volato via
tra passaggi di paesaggi
e di gente che non c'è più
le mie mani sono come il vento
fermano la pioggia
quando cade giù
il mio mondo è rimasto un incanto
come un libro di favole e giganti.
Ed ora che son grande
e degli anni miei ho perso il conto
ma il cuore no!
Non ha perso i sentimenti.
Vorrei volare lontano anch'io
come una rondine
per poi tornare
in questo vecchio mondo che lasciai
e rivedere la mia vita
per cancellare gli errori miei.
Sono nata in una terra velenosa
come l'oleandro
E ruvida come le scorze di mandorla
Se avessi potuto
avrei posato il passo
sui campi di carrubo
senza posa
Invece giaccio sotto un masso
tra le radici d'essa
pur amandola
Mi hanno avvolta in un panno bianco
come una sposa
Un panno ghiacciato
Tra le labbra trattengo
ancora una goccia di latte materno
e l'incredibile colpa
dalla quale mi astengo
di essere femmina
d'essere il sesso debole
in un calvario eterno
Sul mio sepolcro scriveranno
nata-morta
la mia voce resterà
un lamento inascoltato
Mentre sarò ancora assorta
in un canto flebile
anche per coloro che ho amato.
Sempre caro mi fu l’ameno colle
che fu monte di Venere chiamato
laddove or la passion non più ribolle,
laddove ho dolcemente naufragato
ognor che un mio destin lieto lo volle
e il passero socievole ha cantato
ogni suo tono e diesis e bemolle,
con passere che in aere avea incontrato.
Or più armonia non erra in questa valle
e volge a sera il canto alla campagna
e qual per contrappasso è duro calle (*)
al passero salir in pompa magna
or che lui ccala e crescheno le palle (**)
e quel colle divien erta montagna.
(*): Il contrappasso dantesco è un principio dell’inferno secondo il quale la pena è correlata al peccato commesso.
(**): “E pell’ultima bùggera der mazzo (e cquesta fa ppe’ voi, sor Gammatista), crescheno li cojjoni e ccala er cazzo”. Da: “La vecchiaglia”, di G.G. Belli.
proporre questo Spot da deficiente!
'Na coppia è apparecchiata al ristorante,
legge 'l Menù e s'appresta ad ordinare,
ma egli chiede, con enfasi allarmante:
"Facciamo alla Romana nel pagare?
Sale 'sto mese l'Assicurazione!"
Ella lo guarda quasi esterrefatta:
un Can propone già la soluzione!
Chi assiste a questa scena allora "sbratta":
"Chi te l'ha detto di far quest'invito?
Se i soldi non ce l'hai, stattene a casa!
Non puoi mettere limiti al convito!
Già lei pensa di far "tabula rasa"!
D'essere Splendido non è occasione:
hai fatto la figura del Cencione!"
Il cielo grigio ad acquerello,
briciole d’acqua sul sentiero,
l’acquolina alla bocca,
l’acquerugiola nel pineto
liquido stillato nell’aria,
lento fluido stellato,
dipingi all’orizzonte
fini ricami d’argento
gocce sospese
tra ali di vento,
diventan vapore
in un lieve sospiro.
Un’ambrosia metaforica
par offrire il tuo bel seno
ché mi reca brezza euforica
d’un erotico sereno
la tua nudità pittorica
e scultorea nondimeno.
Con un fremito nascosto
sento appresso il tuo respiro
e un desio cresce scomposto,
ammaliato un capogiro
e ogni freno mio deposto
mi ti accosto e già deliro.
Da che occorse questo fato
tra vicende dolci e amare
la passione m’ha portato
in tue viscere a cercare
nel piacere del peccato
tua quell’anima da amare
che ritrovo negli umori
che ritrovo sulla pelle,
nei profumi, nei sapori,
consenziente e mai ribelle,
nel secreto degli ardori
nelle ardite marachelle.
Prima posizion canonica
poi la stessa ma da retro
ricercando intesa armonica
un po’ affondo e un poco arretro,
poi diventi tu amazzonica
e durar a lungo impetro.
Spalancata e senza freni
mentre sento il tuo godere
da null’altro ti trattieni
che istigare il mio piacere
e più volte su me vieni
firmamento a far vedere.
Quindi mi concedo orgasmo
una danza d’endorfine,
una musica allo spasmo,
e tu diapason affine…
sinché esausto… l’entusiasmo…
si discioglie… in coccoline.
Nell’abbraccio son carezze,
nel calore tuo mi beo
son tra noi di cuor certezze,
tenerezza è suon d’Orfeo
e in trionfo di dolcezze
ci raggiunge infin Morfeo.
Sai cos'è
è che sono stanco
voglio andare a letto
e mettermi a dormire
e sognare
sognare tante cose
quelle che di giorno
non mi vengono in mente
voglio sognare
un mondo migliore
dove la gente
ha nuove idee nella mente.
Sai che cos'è
è che non c'è ragione
c'è solo confusione
è per questo che voglio viaggiare
in un mondo tutto mio
pieno di storie d'amore
e di bambini che giocano
senza avere paura
del troppo rumore di un temporale
che spazza via le stelle e la luna
e quell'odore di pioggia
sa solo di molto sudore.
Tutto questo cos'è
se muoiono i sogni
e l'amore
le stagioni ed il sole
e la voglia di vivere
per ritornare a ridere.










