tessute dal vento privo di sapore.
Il mio cammino attraversa
l'orizzonte del passato, senza lancette
che scandiscano il mio tempo breve.
Chiudi la porta senza più
ascoltare il mio silenzio,
che scolpisce i tuoi giorni
nella gioia di vivermi.
Sarei tempesta nella tua sete,
senza gocce d'amore
che ti guariscano.
Sono un sospiro sospeso che vibra
sul terreno, in zolle pronte
a sbocciare in fiore per folgorare!
Dimmi addio come un fulmine,
non solo con le tue labbra morbide...
Conserva, nelle pallide piaghe
dei tuoi interrogativi, i miei dettagli,
saranno certezze che accarezzeranno
le tue tristezze di cristallo
che furiose galoppano.
Lasciami scivolare via nel torrente,
che separa, senza corda che mi leghi.
Non sono altro che un sospiro
del sogno proibito che ti avvolge.
Ricorda solo il suono del tuo cuore
quando mi chiami per nome,
nel buio senza cielo della notte.
E sarò quell'emozione che ti possiede,
attraversando la tua pelle sconosciuta
nel limbo di aculei senza rose,
dove poter morire d'amore
tra fiamme che consumi l'eterno
intrecciati l'uno nell'altra senza veli,
senza dirsi mai fine,
che trafigga il confine
che separa inesorabile.
Ricamerò il tuo ricordo riflesso
nelle mie parole più preziose,
mentre ti bacio senza fiato,
andando via come l'estate
che svanisce scivolando tra le dita
senza farti mai male all'anima.
un amore che occupasse
una piccola parte
del mio cuore.
Vorrei un amore
che mi facesse sentire importante
e mi guardasse con occhi innamorati.
Vorrei un amore che mi riempisse la vita
e mi colmasse di baci
e mi dicesse parole dolci.
Tu che non mi basti mai,
tu che sei andato non so dove.
Tu che quando c'eri
eri così presente
nelle mie giornate;
ma io non me ne accorgevo.
Tu che eri la mia abitudine
ed io non lo sapevo.
Tu che non ci sei e occupi
un vuoto che non so colmare.
Tu che sei acqua, mare,
pioggia, vento.
Tu che assumi ogni forma
e sei tutto ciò che mi circonda.
Tu che sei in ogni volto,
In ogni angolo di strada.
Tu che mi sei dentro,
ma sento il gelo fuori:
tu che sei anima
e non materia.
Quanto vorrei che tu ci fossi
e tornassi ad essere vita.
Vorrei un amore che mi facesse innamorare per la sua dolcezza.
Vorrei un amore che avesse
i tuoi occhi, le tue labbra, il tuo viso.
Vorrei un amore
che ti somigliasse.
Vorrei un amore uguale a te.
Voglio te.
La stanchezza è l’eco esausto specchio della tua vita
e il lavoro riempie il vuoto
con l’amore riposto in un angolo buio.
Hai tessuto con i fili della frenesia ,
la tua indole
sacrificando il domani di chi ti ama.
Ancora fabbrichi sandali per i tuoi piedi,
ma non immagini che
al loro consumo le tue nude dita
sanguineranno.
Quando lo slancio tuo si spegnerà,
la vita ricorderà il vuoto
e il frutto amaro assaporerai.
Illumina l’oggi e vivi il presente
ma non dimenticare chi ti ama.
Un paio di mezzi son qui passati,
Oggi un nuovo ospite è entrato,
Da mazzi di fiori era accompagnato.
Il piccolo cimitero par più trafficato,
Rumori inconsueti odi spaventato,
Son operai all'opera alacremente,
Attorniati silenziosi da lacrimata gente.
Questa assiste attonita alla tumulazione,
Sotto terra una bara trova collocazione,
Con abile gioco di funi viene adagiata,
Per i prossimi anni rimarrà indisturbata.
Il cumulo di terreno ritorna al suo posto,
Un familiar una foto ha appena riposto,
Lì intorno rimane della sabbiatura,
Che accompagnerà la novella sepoltura.
L'odore della fresca terra rimossa,
Fa da cornice alla schiera commossa,
Poi vento ed eventi atmosferici annessi,
Riporteran la quiete all'ombra dei cipressi.
Prigioni di pace
e scalpelli d’odio
a professar ragioni,
strascico insanguinato
è questa Terra svestita
d’amore e di speranze.
La pace è un lembo di stella
ad abitare il perdono,
una gemma intontita dal gelo
che stenta ad accendersi
sui fianchi intransigenti dell’inverno.
Pace, sii dialogo e pentimento
fra i disegni del male,
pioggia a cancellare ogni orrore,
livido d’amore indimenticabile,
vuota prigione d’egoismo,
vuota culla del terrore.
SISIFO
Insomma! che mi dici tu bilancia
che segni vieppiù “giù”
mentre divien più grossa la mia pancia?
BILANCIA
Ma Sisifo! Ma guardati allo specchio!
ma non capisci tu
che giovane non sei, non sei che un vecchio?
SISIFO
E cosa c’entra il peso con l’età
se attento sto ancor più?
Or mangio poco più della metà.
BILANCIA
Del tuo digiun però tu poco sai:
se attivo non sei più
il tono muscolar tu perderai,
sicché la tua parete sarà moscia
e non sosterrà più
quello che dentro preme e che t’angoscia,
e smilzo tu sarai con il pancione
un po’ come un emù,
oppur come un asceta budellone.
Se poco mangi e pur batti la fiacca
non è proprio virtù
ma strategia sbagliata, un po’ vigliacca.
E sempre stai seduto a poetare
pensando a quel che fu,
da che cessato hai di lavorare.
SISIFO
Per esser quindi in forma cosa fare?
Il mio dilemma orsù
risolvimi: mangiare o non mangiare?
BILANCIA
Supino devi far gli addominali,
pur s’è una schiavitù
e non è panacèa per tutti i mali.
E mangia proteine, non dolciumi,
e fa “dolce su e giù” (*)
se hai ancora erotici barlumi.
SISIFO
Mi basta, e sai che dico, mia bilancia?
Io non mi peso più
e in dignità mi tengo la mia pancia,
e non per ch’io non fo “dolce su e giù”
o analogo menù,
ma perché più m’attizza la tivù
ove attrici cantanti e ballerine
ignude o col tutù
mi fingo far con me le biricchine.
Questo di tanto ardor oggi mi resta
dell’ex mia gioventù:
sempre più pancia, sempre meno cresta.
(*): per i meno giovani:”il dolce su e giù”(the old in-out in-out”) è un’espressione che compare nel film “Arancia Meccanica” (Stanley Kubrick, 1971, giunto in Italia l’anno successivo)









