e ancor non era obbligatorio il casco,
chi andava in Vespa, chi avea la Lambretta.
Qualcun con roba da mangiar o un fiasco
dentro allo zaino oppur nel baületto,
mentr’io a tracolla avevo la chitarra.
Giungemmo al mare, solo il ciel per tetto,
tenda in campeggio od altra idea bizzarra
come dormire in spiaggia al chiar di luna
dopo esaurito un tremulo falò
col legname raccolto di fortuna
in pineta quando il sol tramontò. (*)
Non eran tempi da portar ragazze
ma là ne trovavam dove andavamo,
dai genitor vegliate notti pazze,
bastava un nulla e ci innamoravamo.
Poi gli addii, romantici e dolenti,
inconsci degli oblii dell’indomani,
fragili fantasie d’adolescenti,
fugaci come in ciel sono i gabbiani.
Mi restan poche assai foto d’allora,
una scattata all’atto di partire,
giovin valchiria che rimpiango ancora
che da imbranato mi lasciai sfuggire
la sera in cui, cantata Marinella,
ci allontanammo insiem dalla brigata
e anziché andar in facil camporella
man nella man fu solo passeggiata.
(*): giunse una volta un con la divisa
che per poco non comminò una multa
perché quel fuoco acceso in tale guisa
esser potea segnalazione occulta.
Piero era seduto
sui gradini di una piazza
pensava alla sua donna
che ormai non c'era più
e intanto che pensava
passò di li un corteo
con gente che gridava
sventolando le bandiere
vogliamo più diritti
e pagare meno tasse
e intanto le parole
svanivano nel vento.
Piero era un uomo
venuto da un posto lontano
e da parecchi anni
non aveva più un lavoro
passava tutto il giorno
a suonare la chitarra
nella piazza del paese
cantava vecchie canzoni
e la gente lo ascoltava
viveva di elemosine
ma aveva tante emozioni
e in tasca i ricordi
di un tempo ormai passato.
Piero era seduto
sui gradini di una piazza
un giorno passò un corteo
che lo portò lontano
lo trascinò nel vento
insieme alle parole...
come foglie stanche
si staccano dall'albero della vita,
volano via e non tornano più.
Il mio corpo è come un ramo cavo,
dal cui tronco è stata strappata
un po' di corteccia e un pezzo di cuore.
Il tempo è un fiume che scorre:
porta via con sé i momenti preziosi...
ed io resto qui, con il cuore pesante,
a sperare che il tempo sani le mie ferite.
Non voglio guarire, ma mitigare.
Sarò gentile con me stessa:
lenirò e curerò le mie cicatrici
con piccoli fiocchi di bambagia
impregnati con le mie lacrime.
Ricordi, sogni ad occhi aperti:
noi sulla spiaggia, mano nella mano:
pagine di vita vissuta, giá lette.
Storie di bei tempi già scritti.
Ricordi: sulla bruna sabbia,
quattro piedi e due ombre.
In quel mentre sul dorso
della mia mano, sbocciano
due luccicanti lacrime...
sull'umida rena due passi,
solo due pallidi piedi stanchi
e un'ombra sola: la mia.
Terzine di ottonari a rime incatenate, accenti tonici in 1ª, 4ª e 7ª sillaba in narrazione ermetica olografica evanescente metaforica e metadentrica.
Quando cominci a capire
tutto il valore del tempo,
quello sta già per finire
quindi se c'è un contrattempo
ch'altro te ne fa sprecare
come improvviso maltempo
mentre non puoi rifugiare
nella caverna la testa,
ti viene da computare
quanto ormai poco ne resta
e quanto poco cervello
fu sveglio nella foresta
spingere senza un ombrello.
D'albero chiome son solo
tal provvisorio mantello
cui farà seguito scolo.
Forse era meglio aspettare
l'ultimo sole sul molo
muto guardar tramontare.
19/05/2025
Il respiro alterno, l'aria che muove
di parole, luoghi comuni e pensieri
Neta gnau è solo un giubilo
"pulire la nebbia"
un dialettale invito, rivolto a tutti
non va preso alla lettera con l’anima
in sciopero perenne. Cambia
il color del panno, nero non s'addice
a nessuna stella ...
Rientra in te coi tuoi fratelli
ha necessità tutta l'estate
di una provenienza lecita
di una sana primavera
per costruire alternative valide
a morte e distruzione. Esci
coi tuoi gemelli dalla scatola d'odio
conserva di rivalse
e costrizioni artificiose
prodighe di genocidi
per giustificare i sensi
ristretti dai mercati
contratti su presunte
presenze onnipotenti.
Torna tra i confini
di una umanità svenduta, al cambio
di un brillio funesto
e fruttificherà l’autunno
sacrificandosi con gioia
per il regno d'inverno.
Ché lo sai, quel "sì è vero"
esiste solo in Lui
e nessuno lo stravolge
nessuno è pronto
per le sue veci ... Lui
non regala pene
è pane d’amore.
Strofe di settenari ed endecasillabi canonici a maiore con schema rime replicate abCabC.
Or ora la bilancia
ha acceso il suo display
mostrando quelle cifre sconfortata;
le ho scorte oltre la pancia
bagnando gli occhi miei
mentre affondava in me la coltellata.
L’angoscia mi pervade
e col passo pesante
m’avvio fuori di casa in nuova fuga,
così la mente evade
grazie anche al confortante
cornetto e cappuccin di tartaruga¹!
Tazzone ben schiumoso,
cornetto traboccante
che la barista sa ben come fare:
ripeterlo non oso
ma lei seduta stante
di nutella e pistacchio ‘l fa scoppiare!
Domenica del resto
va pure festeggiata
e da ateo certo in chiesa non mi serro,
al bar io corro lesto
per cominciar giornata
e la mia colazione in gioia afferro.
Sulla via del ritorno
purtroppo già lo so
rimbomberanno in testa quelle voci
e poi per tutto il giorno
mesto la guarderò
quella bilancia: ognuno ha le sue croci.
¹: una tartaruga è il simbolo di quel bar dove sto andando ad affogare la delusione instillatami dalla impietosa bilancia. Prima o poi dovrò cambiare bilancia!
18/05/2025
mentre annega il mio sguardo
dal riverbero rattoppato dai miei anni
nella clessidra senza dolci radici.
Il mio canto senza alito ti ghermisce,
ti accarezza i ricordi senza abbaini,
e la linfa della tua chitarra compone
iridi d'inchiostro piangenti nel rimorso.
Spoglio chiudi gli occhi insieme a me, abbandonati al trasporto del cuore,
a ritroso i tuoi occhi incontreranno
le mie orme nelle tue parole d'amore.
Una lauda ingenua incatenata, danza,
sobbalza ancora nel buio il dubbio,
ne assimila la sua luce senza fame
e ne disperde le sue ceneri al vento.
È già sera sulle chiome delle colline,
ma ancora briciole d'alba senza di te
accozzo nei miei spazi di carta vuota,
pronti a bruciare d'amore, se lo vorrai.







