Le bianche braccia
nella veste e le ginocchia,
il gesto d'amore che piega la luna
è uno scorrere
di silenzio su di me
di fata.
Non è realtà
e se ci penso fa male
che la mente addormenti piano il quadro...
Le dita
sulle corde
si fermano a metà
di un'altra vita.
L'incertezza del futuro
rende impreparati ad ogni
fortunale che abbattersi può
sui nostri occhi mentre
il cielo azzurro osserviamo,
che all'improvviso si fa nero
come il buio più impervio
Anime perse tra i gironi
dell'inferno che è di questa
vita di passaggio terreno
e non all'aldilà appartiene,
sopportiamo inermi
le sofferenze dai demoni inflitte
Demoni camuffati
in amori sofferti e poi finiti
in affezioni svariate
che colpiscono noi piccoli esseri
senza età ….
La Morte non è simbolo di avanzati anni
ruba il respiro a bambini belli come angeli,
a giovani desiderosi di vivere appieno
il tempo che di fronte a loro si presenta
mutandosi in un film dell'orrore …
Il sole nascente
mi veste di luce
mi sento stella che brilla
di fulgore riflesso
Dall'acqua del mare
mi lascio rapire
muto in onda leggiadra
e di gioia … danzo
Lingue di fuoco
avvolgono la pelle
truccandomi in tepore
caldo e dolce
che le sere illumina
dall'incavo di un camino
Nella Madre terra
vivono le mie radici
di quercia dalla folta chioma
che ombra dona
dalla calura estiva
In me tutto questo
vive
amalgama magica
fonte dell'amore
che da secoli ci appartiene
e si fa vita
tutta da centellinare,
bicchiere di vino d'annata
che mai evacua ….
assente questa sera
a non dare il respiro
alle foglie dell’alloro
umidezza che cade addosso
gelando le spalle
di chi aspetta seduto
sulle panchine del giardinetto
ed attendere la notte
per sognare un attimo
di pace…
chissà se un alito
di vento questa sera
potrà alleggerire
quel rigido umidiccio
che bagna i cartoni
di chi dimora ….
sotto un cielo decorato
da stelle …..
il parroco affranto
sull'orlo del precipizio,
di melma avvolto,
con le ruspe agghiaccianti
e le tasche cadenti...
Il capo chinato
affondava
come quei bracci di ferro,
tra le falangi arrabbiate,
coi denti nei lombrichi...
Ah e qual preghiera silente
si alzava
tra gli stipiti ferrosi,
ma nulla mutava
tra i secondi ansiosi...
Impotente,
tornava il religioso
alla canonica;
un timido saluto
e spariva tra le mura,
scomparve
e non lo vidi mai più...
Lascio l’ombrello bagnato
Entro a Parigi
Realismo e fascino
in bianco-nero
mi prende per mano
m’accompagna per strade
piazze e boulevard
Grandi passioni di artisti
Una città come amante
Fuori piove
Note di fisarmonica
Istantanee di Bunuel e Prevert
di bistro tetti d’ardesia e…
grappoli di comignoli
come funghi d’autunno
Place de la Concorde col suo circo di auto
è’ lì davanti allo sguardo
Vite riprese da scatti d’autore
nel passare degli anni
dietro finestre di vecchi palazzi
dall’odore di umane esistenze
Scatti di chi sa vedere col cuore
Fuori piove
Ed il tuo amore
fu pane ai miei vent'anni.
A trenta fu sale della vita,
sapore intenso,
libertà orgogliosa,
colore rosso vivo,
fantasia.
Poi, per vent'anni, fu musica,
mare, variazioni,
scale con gradini molto alti,
salite, discese, inseguimenti.
A cinquanta fu fiume,
fiume in piena che tracima e spezza,
acqua che riempie
circostanze e pensieri,
libera la mente.
Oggi, se possibile, è più forte:
scrive con lettere maiuscole,
ingigantisce e prepara,
mi apre gli occhi.
Accende luci
che non avevo visto.
e porta in quello che ieri abbiamo chiamato futuro.
Qui, i moribondi sono acrobati della vita.
Qui si deve prendere una barca da un giorno all'altro,
ci nasconderanno
il mare…
ma…
navigando come un pendolo tra l'eternità e la sera,
immerso, recuperando, bilanciando l'aria.
Pulcino di centoventi chili mi getterò nel vuoto
come-vento-muoverò
porte girevoli imprigionando tre secondi, quelli mancanti
incresperò dall’alto il mare
Alcuni-me sono come bambini su altalene
che volano sempre più in alto.
Non li chiamano indietro, non li chiamare per la cena.
Vedi,
lasciano graffi come tracce di un jet sul cielo.
da un intrico di rughe
profonde e nere
come culo di tegame.
Stecchino incastrato
tra i pochi denti superstiti.
Sguardo marchiato
da privazioni e angustie,
patimenti e umiliazioni
lungo i selciati dell’indifferenza.
Voce spenta e tremula,
accartocciata come foglia infreddolita
in una mulattiera dell’anima.
Carezza nell’aria
che il vento andante,
sulla pelle,
senza attendere
mi trascina nel suo verseggiare
come le parole
nel mondo fuori,
che sanno di solitudine
e i mie passi conterò
del mio tempo
ascoltando, sussurrando
dentro
in un lungo andare
che non mi appartiene
vibrante di immagini
che colmano lacrime
nell’essere fuori
e dentro me
dal mondo
ha un argine stretto,
grande come
l’immenso mare,
dentro al mio petto.
Onde lunghe bagnano
i lenti sospiri che seguono,
addormentando sulla riva del mare
la mia anima,
ti ho respirato e…
in un istante
il mio cuore
si è riempito di te.
Sei entrata come uragano
ad infrangere
con i tuoi palpiti la riva
abbattendo pensieri e sciogliendo emozioni.
L’incerto,
il riflusso invade
ingoio i colori del tramonto
e…
dell’arcobaleno,
che è dentro me,
pieni di grida
il vento e pioggia, sole e nuvola,
dentro me ...
Ci sono respiri
che escono dal cuore e…
non saranno mai persi.
Il cuore s’abitua …
la vita s’apre
al finire della paura








