Raccoglierò di te
le parole più belle
quelle che nel tempo
anniderò sul mio cuore.
In silenzio
complice del buio
conserverò le carezze
che le tue mani
han donato
scaldandomi
e chiuderò gli occhi
per paura di sciupare
i ricordi che ancora
bruciano di te.
s’insinuano nei ricordi
in quel che rimane
dei miei attimi
Tracce di te
scendono come acqua
spietate come rapide
che turbano i sensi
Tracce di te
in ogni mia parte reale
che diviene follia
urlando rimpianto
Tracce di te
ridanno fuoco ogni notte
avvolte nei sogni
per poi rivivere ancora
-“l’Assenza”-
specchiando lacrime d’attesa
verso il ribollire di onde
capriccio di una stagione
che riverbera le sue promesse
ancora nel futuro
acqua che si trasforma in fuoco
aria che si trasforma in terra
per immergere
e poi riemergere
così tra tuffi in fiumi amaranto
e passi su terre brune
scivola l’inferno
brivido dannato
che sconvolge e
avvolge
fino al perfetto sbocco
verso il Paradiso disegnato
da colori trasparenti
su tela bianca
sole scherzoso tra le nuvole
e pietre che danzano
nei sentieri di campagna.
Alito di cavalli,
freddo di montagna
e odori di erbe secche
rassegnate al proprio destino.
Brontolio di tuoni lontani,
gemiti di vento
e stormire di foglie
nella putredine del bosco.
Vaghezza autunnale
fra gusci ispidi e iridescenti
come nel pianto luminoso
di una vita incosciente.
Striature cariche di tensione
solcano il cielo
e nascondono il fuoco dell’anima
dietro mandrie di nuvole nere.
Segnalo distanze
indico luoghi.
Forse solo a me stesso.
Le prime
sono quasi sempre assenze,
ricordi di immagini scomparse
voci, mani, volti, caratteri, di chi,
con mia sorpresa se n'è andato,
in un dove sconosciuto,
e non ritorna.
Distanze da corpi di donne
sempre molto amate,
da cicatrici antiche e ferite
che non si sono mai rimarginate,
e che mi danno il senso di me stesso,
del variare continuo di una vita.
Metri, chilometri...
che sono solo misure della mente,
emozioni incontrollate, affioramenti,
gole che si aprono improvvise,
boschi, prati, colline generose,
ancore e contrappesi che getto nel futuro.
Per luoghi intendo la mia geografia,
isole dentro un corpo e mari
dove impera il caso,
continenti in continuo spostamento,
libertà di coscienza e di pensiero,
responsabilità ed improvvisazione
e cuore.
Scorrono i giorni
dell’ottobre
con l’odore
dai tramonti di foglie
ricci di marroni schiusi
rimbalzano nel cadere
e… conigli selvatici
curiosi ad annusare
scorrono i giorni
d’ottobre
con l’odore del mosto
ormai passato
l’albero delle giuggiole
a riposo e..
il merlo… gironzola
sulla siepe a cercar
le bacche rosse appena
accese
nei venti dei sospiri
dentro anche il profondo
prendimi
accorpami
plasmami
anima da ascoltare
mente da scoprire
corpo da modellare
nei solstizi di fine estate
tra l’amaranto della tua pelle
oltre il profumo di frangipane
afferrami
miscelami
levigami
essenza da respirare
spirito da seguire
corpo da modellare
tra rintocchi della luna
nei colori del piacere
dentro il cielo affondato nel mare
tienimi
mescimi
forgiami
sguardo da leggere
pelle da brillare
corpo da modellare
modellami
tra il caldo delle tue mani
modellami
tra il dolce tuo respiro
modellami
tra la linea del giorno e della notte
modellami
senza confini
modellami
nelle nostre forme
modellami
senza mai smettere
Lasciar morire
è come seppellire
se stessi, in una catacomba
senza buchi, nel desiderio
di ritrovarselo accanto
un tempo che è già stato
tra affetti veri
che colpiscono il petto
ad un andar pianino
con l'appoggio preferito
all'ineluttabilità del fato
comprensivo per il bisogno
Non sò se riuscirei a staccare la spina....
Perdona piccole colpe
riconosci come tali
ti sentirai sollevato
nell'anima tua
che guarderà con ottimismo
comete, fiere di lei
che vuole l'amore
cercandolo disperatamente
in ogni più piccolo angolo
della terra, arrabbiandosi
se non lo trova
nel suo insostituibile calore
bollente, stanco di non sentirsi
amato, dalle buie notti non vissute
pienamente
da romantiche vive candele
che osservano effusioni amorose
fotografando due corpi
in uno soltanto
Ai margini
scruto l’andare del pensiero
che nel suo stare supino
si immerge nelle acque
del tempo.
Nelle fronde del tenero ramo
miraggio di rugiada
che assapora ogni mattino
quella luce a lei donato,
e se precipito
in questo fosso
di me rimarrà
solo una lacrima
lasciata nei margini
del mondo.
e lentamente scorre
per posarsi sul ramo
che l’alba attende
si accendono le stelle
e penetra la luce
nel cuore impietrito
dell’uomo che più
il sole non scorge
perché il pensiero
è granitico e l’orizzonte
non sogna.
Adoro i tuoi pensieri...
Cosmo dall'orbita zafferano
l'alba che cresce un viso ipnotico,
guardiano di ossa mi stai davanti
tra i leoni usciti dalla luna.
Dirigo i colori con altri occhi
e prego che non salga rapidamente;
restava a mezz'aria, senza un saluto.
Lontano pascola una prateria
di tende aperte ad ogni speranza.
Qui non è altro che la mia stanza
e un lungolago di lucine.
(2011)









