Felicità è tutto
nasce dal nulla.
Stanco mi misi a camminare
sulla collina assolata.
Mi ricordai della felicità
lontano dal caos.
Amato da tutto
respirai a pieni polmoni
la brezza della prima primavera;
Volai con il mio amico falco,
che voleva farmi vedere tutto da lontano.
Non tutto,l’uomo rovinò :
la terra e il cielo
ancora una volta
riuscivano a sorridermi.
Amica,
la prossima volta
cammina con me
e non starai più male
almeno per un attimo.
Ciao foglio di carta
come vedi sono nuovamente da te.
Non so quale strano sortilegio
mi leghi
al tuo spettrale candore,
ma nella tua incompiutezza,
trovo tutti i colori della mia disperazione.
Oggi voglio raccontarti una storia,
la storia di un angelo,
di un angelo con un’ala soltanto.
Voglio raccontarti la mia storia :
chimica reazione fra oniriche molecole
insolubile calcolo su un piano traslato
vita che scorre come sudore
spirale compagna di un volo in picchiata.
Attraverso la distanza trovo ispirazione.
Attraverso la mia ala spezzata trovo la distanza.
Attraverso la carta trovo frammenti del mio io.
tra stormi di affamati orribili corvi
sorvolano una piccola ombra
e non sento rumore
chiude la gola solo un dolciastro odore
sono ali bruciate di mille farfalle
negli occhi spalancati di una bambina
il verde bruciava
e cadono foglie gialle
ancora vive coperte di candida brina .
So ritornare da sola in quei mondi lontani
d’infanzia sabbiosa coperta dal mare
abbracciando quella bambina che non voleva pensare.
Ora dammi respiro non mi allontanare,
voglio sprofondare le mie mani
dentro carne viva ardente
per poi danzare
lontano dalla mia mente in quelle immagini strane
dimmi che tutto quello non ero io
dimmi che c’eri anche tu mio Dio…
e poi abbracciami in un soffio misericordioso
dammi pace e un po’ di riposo
in un volo mi perdo , un volo a ritroso.
Apro la vecchia porta in un cigolio di amaro dolore
laddove scavavo pozzi per una goccia d’amore
seminavo carezze ingenua aspettavo
crescessero donando il mio calore.
Non saprei dirti il mio nome
non vi sia nulla di me in questa casa
solo profumi di rughe e sguardi di neve invasa
e io che sbocciavo nella mia primavera
diventai il vento nella speranza più vera
nelle mie lacrime avevo disegnato un nome
e mi vedo piccola anima ancor lì e ancor ci spera
ma ora tutto è arido , il pozzo da me pianto
è ormai coperto di edera da troppo da così tanto…
amami ancora un po’ vento ribelle
da me germogliato
e tu pietà portarmi via
il ponte indietro ho percorso
bruciando le ali
ma sono io
senza un nome
in una casa che non so di chi sia…
notte e giorno a stendere le fronde
t’adoperavi.
L’ usignolo sul flebile ramo
la reggia costruiva
per non turbare la quiete tua.
Nella calura estiva
al ritmo del vento danzante
l’ombra spargevi.
Maestosità palesavi
mentre il bimbo gaudente
al sorriso esortavi.
Che resta
delle intarsiate fronde
negli avviluppati rami?
Poco! L’uomo t’ha preso
una mattina di marzo
e con ardore storpio t’ ha reso.
Povera mia voce combattuto ha la guerra!
Dopo essersi annoiato
l'uomo t’ ha lasciato.
Ora la tua forza ammiro
pur nello strazio novella esistenza offri
a ciuffi di foglie dei mutilati ceppi.
Giochi di sguardi
languidi
appassionati
strizzati
giochi di parole
sussurrate
all'orecchio
percettibili appena
giochi di mani
intrecciate
che sfiorano
bruciano
giochi di gambe
sinuose
si muovono
accavallate
giochi appassionati
di labbra
che si umettono
si toccano
giochi d'amore
giochi di corpi
spogliati
ma ricoperti d'amore
Amai l’incontro con te , o stupenda,
Dai piedi femminei delicati,
Dagl' occhi color animo estasianti,
Dal viso liscio al cuor ben correlato.
Così ti canto prima che ti perda,
Perché i tuoi seni velati,
Possa ancor immaginar inebrianti,
Se mi trovassi solo e disperato.
Rimani qui nel mio pensier più amato.
Trovami un posto nel tuo cuore,
Lascia perdere il caos del giorno,
E vieni nella mia stanza all’imbrunire.
Se mi parli ancora d’amore
Possiamo volare oltre il tempo,
e baciandoci, veder la notte finire.
N.B
La canzone è un componimento composto da un numero variabile di stanze : 4, 5 o 6.
E’ strutturata in :
- Una fronte, divisa in piedi con un numero identico di versi e schema rimico variabile.
- Una sirma ,che può essere indivisa o divisa in due volte con strutture metriche identiche.
- Una chiave: un verso che fa da raccordo ,tra la fronte e la sirma.
Schema ritmico : la metrica è variabile in ogni verso, ma è identica per ogni coppia di stanze, come richiesto dal componimento.
Ho imparato a dormire
profondamente su un oceano di...
una notte di cielo,
come un piccolo pesce su un letto
dei fondali oceanici
senza la protezione
dei coralli
io sono una preda
al piacere di tutti.
sui miei muri appeso
rinasce il cappero
foglie rosse al parto
di nuova stagione
nel rosso del mio sangue
mi trasformerò
nel verde
mi sorregge la pietra
o mi rinchiude
dove la parte dei sogni
giace?
secco dopo un'inverno appeso
sbiadito il suo rosso
non la sua essenza
puoi suonare un peperoncino?
ora cassa armonica
i suoi semi suonano
ascoltalo
prima della trasformazione
in
aglio
olio
e
peperoncino
L'eredità che da Te viene
da Te che sei l'Eterno
l'Onnipotente
il prezioso premio
che del grembo mio
omaggiasti,
ringrazierò per sempre
che dono più bello
immeritato
umile serva Tua
accolsi con gioia, amore infinito
I figli sono il trofeo
dell'amore Tuo immenso
a noi li affidi
cuccioli da crescere
curare e guidare
nel cammino della vita
Noi il riparo dove adagiarsi
per proteggersi dalle intemperie
o sorridere insieme
quando il sole splende
Oh Padre
i figli crescono
fanno delle scelte
che come genitori
difficili saranno da capire,
ma il cordone ombelicale
dobbiamo tagliare
lasciarli volare
come aquiloni
vibrare liberi nel cielo
come gabbiani sul mare
della vita
Gli occhi diventeranno
pozzi di lacrime ricolmi
ed il cuore stillerà sangue
affido a Te il dolore
e la gioia dell'anima mia
nel vedere il sorriso dei loro visi
splendere mentre sereni
intraprendono il cammino
dove più non stringerò
loro la mano
Se pur lontani
so che l'amore che ci lega
mai si spezzerà
è una catena inscindibile
sentirò nel cuore
la loro voce
le risate ed il pianto
Ti appartengono
proteggili ti prego
Tu che padre sei di noi tutti
che come padre hai sofferto
nel vedere il Tuo Figlio
torturato e ucciso
Ora la pace ho nel cuore
a mani giunte
ti rendo grazie
o mio Signore
DAL SALMO 127:3
"ECCO I FIGLI SONO UN'EREDITA'
CHE VIENE DALL'ETERNO, IL FRUTTO
DEL GRMBO E' UN PREMIO"
Un biglietto per chi sa dove
riempie da sempre le mie tasche,
tasche nate vuote
che mai potranno conoscere
la consistenza di un proposito.
Tasche nate vuote
come il vuoto di un addio
come il tramonto che porta la pace
come questo treno che parte per chi sa dove.
Le stazioni si confondono nella mia mente
fra una collezione di sguardi assenti, fiumi di caffè
ed orologi che scandiscono ritmi indesiderati.
Le lune inseguono i soli
i soli riscaldano i viaggi
i venti disperdono le lacrime
le lacrime solcano gli sguardi
le cicatrici raccontano le favole
le favole condizionano le esistenze
i punti disegnano le linee
le linee separano i cuori
i binari alimentano i sogni
i sogni mi raccontano.
ti amo neanche io
e non so dirtelo
ma al cuore non si parla
si va dritti per trafiggerlo
se vuoi o non vuoi
tu devi farcela
scusami ma il tempo delle favole
è ormai alle spalle
l'amore c'è o non c'è
e se ti amo ancora
non so perchè ma il cuore non ha pause
non sa fermarsi ormai
una come te non se la fa scappare
ma non ti amo anche io
per sentire il suo respiro
piangendo ti asciugai i sorrisi
e rimasi a guardarti
pallida e viva
come acqua che zampilla dalla sorgente
sei fresca e delicata come
l'aria dell'estate alle 3
guardi le vetrine
rosa o blu quali coperte da comprare
eccitata ad aspettare
i nove mesi
hai gia i nomi nella borsa
guardi in giro
vedi colori nuovi
ansimante lo sai che poi sarà
la tua vita solo
per chi nascerà...
notte che illumina i confini dell’universo,
un arazzo di lumi, un mosaico di spazi,
sotto cui condurre la sola guerra
che si può chiamare santa,
quella per cui l’uomo
si fa eterno eroe
lasciando ai fiori ogni sua arma.
Non scordare mai...
Padre, mio figlio, mio fratello,
il mio ultimo sorriso alle catene,
ne approfittammo per restare in terra.
Sfruttammo i fili del fato, la falce sulla testa,
per piccole piroette, per sorridere
agli occhi aspri della luna, all’occhiolino del cielo,
e ritornare nei sentieri di sempre.
Siamo pronti...
E per spezzarle
innalzeremo insieme
il “rogo di fine viaggio”,
l’Ultima fiamma consumerà
le carte sporche della storia,
renderà gli annali polvere,
questo tempio una rovina,
e dalle ceneri sbocceranno solo
i fior della memoria.
Guardali bene,
guarda sempre e solo quelli,
e non scordarli mai...
Non scordare mai i cammini diversi,
le mete alte e cadenti,
quegli occhi incantati come prati dell’Eden,
che puntavano allo stremo della vita,
all’alba dell’utopia prima che divenisse tale,
e gli occhi ciechi, schiavi degni anni,
per chi dal buio della propria stanza
ha ricercato, troppo in alto, finali luminosi.
Chi ha saputo vedere, oltre i grovigli umani,
i sentieri mai battuti dall’uomo
e fu costretto a ritornare,
chiudendo gli occhi
per poca o troppa luce.
E non scordare mai...
Gli innocenti al patibolo, i sognatori in catene,
i disillusi inciampati sul filo dell’orizzonte,
tutti quei matti lasciati a impazzire
al frastuono di un cuore troppo grande
per corrispondere agli echi di questo mondo.
Mai...
Il colpo di maglio che frantumò l’altare,
chi scalò per primo le cime dell’Olimpo
per stringere la mano a Dio,
chi nacque eroe del mondo
sotto il lume degli allori
ed è schiattato...
senza poter nemmeno dire
le sue ultime parole,
senza aver lasciato, al fin della sua vita,
neppure una misera firma d’amore...
Per i martiri d’ogni era,
per i disadattati di tutti i tempi
che mai si piegarono nel toccare l’Amore,
ma lo guardarono negli occhi,
lo abbracciarono fino a svenire,
fino a sognare, fino a varcare lo scudo d’atomi celeste
e risvegliarsi in una sola carne
capace di penetrare il vero cielo oltre le stelle...
Per tutti loro non lasciamolo cadere,
per lui soltanto il mondo ha ancora i nostri passi,
per lui scriviamo ancora sulle tele,
non lasciamo tramontare quest’Amore;
per tutti loro
lasciamo soltanto spiegate le vele,
verso il nostro castello,
le armi alle viole,
per sempre lasciamo
che Icaro tocchi il sole.
Stringimi la mano...
Ancor prima di sapere il mio volto,
prima di conoscere me e la direzione,
basta tu creda ancora alla parola
“Sogno”
Coraggio, stringimi la mano,
vieni nel mio mondo... e fai la pace
coi mulini a vento.








