Osservavo affascinata
le palline colorate
ammucchiate davanti a me
come in trance
incominciai a giocare
Esente da dolore
il corpo sentivo leggero
scivolavo in una pace
anelata da tempo
Veleggiavo
in tunnel simile a quelli
del luna park
sorridendo ai fasulli mostri
danzanti intorno a me
la paura non mi apparteneva più
Una luce accogliente
mi affascinava
volevo raggiungerla
ad ogni costo
nella mente squarci
di vita ancora
a me intorno
Figure che si affannavano
parlavano concitate
vedevo i miei figli
abbracciati lacrimosi
ai nonni
Percepivo il battere affannoso
del loro cuore
ma non vedevo te
che ignaro del mio dolore
lontano eri da noi
Mi lanciai verso la luce
bramavo aggrapparmi ad essa
una mano apparve
con dolce fermezza mi respingeva
una voce soave mi disse
“non ora, non ancora”
Al risveglio da questo
folle viaggio
vidi un paio di occhi belli
ed arrossati dal pianto
ed due sorrisi lucenti
sentivo carezze tenere sul viso
ricambiai con lo sguardo
l'amore che sentivo
e sussurrando dissi
“mai più piccoli miei”
RINGRAZIO DIO CHE MI HA RESPINTO
DONANDOMI UN'ALTRA POSSIBILITA'
Mi manchi amore, ti cercherei se fosse scritto
ma ho occhi troppo stanchi per inseguire il fato.
Mi manchi amore, ti ruberei se fossi ladro,
ma non mi chiamo Arsenio ed il mio cuore me lo vieta.
Mi manchi amore, ti scolpirei se fossi artista,
ma tu sei troppo bella ed io troppo imperfetto.
Mi manchi amore, ti capirei se fossi lì,
ma c’è il mare di mezzo ed io non so nuotare.
Erano i giorni del sole più alto
il tempo scorreva sui campi dorati
e il bimbo lanciava sassi nel lago.
Arrivò d’improvviso una nube assai cupa
la pioggia freddava il calore dei campi
e il bimbo correva a cercare riparo.
Non smise di piovere per almeno tre anni
l’acqua copriva tutto quanto il creato
e il bimbo nuotava cercando la casa.
S’interruppe di colpo il diluvio del cielo
la terra pian piano rivedeva la luce
e il bimbo ormai esausto si chiedeva dov’era.
Passarono gli anni: un po’ pioggia un po’ sole
deserto e palude a contender lo spazio
e il bimbo già uomo studiava il da farsi.
La guerra dei climi si spense un bel giorno
il sole stringeva la mano alla nube
e il bimbo canuto spirando gridava :
“Dio mio ce l’ho fatta, ecco qui la mia casa.”
“Sei seduto sul balcone di casa tua,
assopito al sole,
la testa fra le mani,
e pensi.
Apri gli occhi per un attimo
e ti fissi ad osservare
una piccola
formica
nera.
La segui per un po’
nel suo cammino,
poi,
all’improvviso,
il tuo piede scatta,
ormai indipendente
al volere.
Nello spazio di un secondo,
forse meno,
si trova sopra di lei
teso dalla volontà
di uccidere.
Stomp!!
Tornato in te sollevi il piede
con l’atavico desiderio
di guardare la morte
attraverso la morte.
Ma è viva.
Si incammina.
Claudicante.
Decisa a sopravvivere,
ferma nel suo istinto,
cieca
come mai è stata prima.
La guardi e provi una fitta
al nervo ottico,
ma sei mosso dalla sua
determinazione,
è ancestrale.
Allora decidi di salvarla.
Poi,
distratto dai tuoi pensieri,
forse rapito
da un desiderio più grande,
la perdi di vista.
Ma lei cammina
cammina,
abbandonata,
atavica,
forse rapita
da un destino più grande.
Lei non ti è grata,
non è commossa,
non capisce che tu l’hai salvata.
Ma siccome ogni causa
ha un effetto,
la formica zoppa
sviluppa il gene dell’una tantum.
Cosa vuol dire?
È tutta una coincidenza,
il risultato di una comunicabilità
impossibile,
il risultato di un nervo fragile,
che cede ai moti dell’inconscio.
La natura, quindi,
in un impeto di solidarietà,
ha regalato il dono dei grandi,
l’essere magnetico, l’intelligenza.
Quelle che contraddistinsero Napoleone,
per intenderci.
La formica, quindi,
si moltiplica in un esercito di formiche
che,
guidate da un vecchio zoppo,
punta diritto,
freneticamente,
all’adempimento della sua missione.
C’è un gene impazzito
nel DNA.
Lo stuolo delle formiche, ora,
ti entra in casa,
si moltiplica,
si moltiplica.
In un attimo sono già imbattibili.
Una generazione di mostri,
prodotti dall’odio,
sta divorando la tua famiglia,
sta pian piano divorando anche te.
Come spiegarti, adesso,
che non c’è più niente da fare?
che la colpa è solo tua?
È difficile, lo so.
Era un po’ come spiegare
alla formica
che non sei stato tu a calpestarla,
che era stato il tuo inconscio,
che tu in realtà hai voluto
solo salvarla”
Ci incamminammo per le strade del cuore
senza sapere, senza capire
e se ci facemmo del bene o del male
non lo comprendemmo noi, prima di vivere
Era inverno e tanta neve
gelava queste vite
io non ti conoscevo
a te che eri, dell'inverno mio, l'estate
e fosti tu a scrivermi:
ho un sogno dentro ad un cassetto
che ti assomiglia
mi sembra ragionevole, perfetto
e tuo, è mio, è nostro
in me s' impigliò e in noi ora,
se vuoi s'impiglia.
ed io risposi mi va bene...
ma poi, mi lasciasti solo
a cercare di continuare
il nostro strano volo.
E adesso?
Io l'ho sognato
mille notti ancora
lui mi rimane sempre senza parola
solo, col mio dolore qui alla gola.
e quello che ti muore dentro è
che ti pensai come Amore,
e come Amore che più non c'è
che ora fai male...
Perchè il contatto con il mondo vero
è un attimo che sfianca
ed ora che non ci sei più tu
eterea, ma quasi reale...
ora questa tu...
mi manca...si mi manca...
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Sofferenza del cuore da un mondo immaginario...
Domani dirai
quello che ti detterà il cuore
parleranno le tue lacrime.
Forse allora lei capirà
che stai veramente male.
Prendi fiato...
Dopo un'ora di respiro
affannoso.
Poi parlerai da solo di lei...
Dove sei caro amore
proprio adesso
che la luna ha deciso di svegliarsi?
Lei non sà!
Delle tue notti insonni
perché in testa avevi lei.
Lo sà solamente Dio
con lui ci hai parlto,
un lungo discorso...
Una notte che non riuscivi a dormire
non sapevi come fare
per avvicinarla.
Si! Tutto questo le dirai domani
lo farai col cuore,
per il resto...
Parleranno le tue lacrime
Ad un tratto
tutto si spense,
trovai la ragione
racchiusa in se stessa
in quell'angolo buio.
Senza pensare
la vidi distesa
per lasciarsi andare
dove la fantasia
non la potesse raggiungere.
Ma con la forza
le diedi il coraggio
di andare avanti,
si rialzò
e trovò
il lume della ragione
per dare alla fantasie
la ragione
di esistere.
Ricoperti di ragnatele
spolvero i desideri
nella soffitta della vita
mosaici di pensieri scomposti
persi nel fiume nero del tempo
traghettati lentamente
strangolati dalla paura
ridotti a scheletri imploranti
trascinati nella fossa dell'ultimo addio
lasciati dal fuoco nell'acqua della mente
si tramutano in piccoli insetti sulla pelle
che succhiano linfa vitale
e si staccano solo per nutrirsi di poesia.
La luna ignara illumina l'oscura notte
un violino suona all'anima del poeta
una mesta ninna nanna
ma rintanata in casa,lei trema
pudica, riservata, sola
ha il caro dolore a farle compagnia
e uno specchio per ricordarsi di esser viva.
Ho un paio di calzoni stretti, una sigaretta spezzata
e uno scorcio di vita romantica,
quattro monete che mi pesano nella tasca,
quattro compagni che urlano rabbia
ed un fuoco che non sa inventarsi luce.
Una nebbia fitta si sposa con l’incertezza dei miei passi,
distanze coperte senza ombrello,
interminabili metri con l’acqua alla vita.
Sono già crollati tutti gli alberi
e se c’è il sole mi riparo all’ombra dei miei dubbi.
Vorrei ricordare meglio o non ricordare del tutto
vorrei carta penna e calamaio
vorrei esprimermi con lo sguardo
vorrei non averti mai incontrata.
Sorrido ugualmente se devo, piango spesso se serve
vivo degli sguardi altrui, muoio per l’indifferenza
ed ogni soffio di vento mi allontana dalla strada.
Come un pirata non ho casa,
come una bestia non ho un dio;
una leggera fitta al cuore mi ricorda che sono vivo,
ed un incompreso lamento di dolore mi ricorda che sono solo.
Molte migliaia di volte l’arcobaleno mi ha svegliato,
altrettante volte mi ha lasciato;
sono un naufrago,
cerco una strada chiamata vita
in un paese chiamato Felicità.
Una cosa rimpiango del mondo che ho lasciato:
essere solo in questo mio viaggio.

... Perchè io...
Perché io
Artefice diVita o morte
Perché io
Quel rapido passaggio
Quel gesto inconsulto
Perché io
Un ombra
Un guizzo
Un salto definitivo
Perché io
Lo schianto
Inarrestabile
Perché io
Deplorevole piccolo
Essere umano
Artificiale onnipotente
Perché io
Tangibile impotente
Dispensatore di
Morte
Perché io
Posso solo donarti
Una rosa bianca
Anima di candida ragazza
Nella speranza di
Illuminarti
Con la flebile luce
Quel cammino
Dalle tenebre
A quella pace
Che balenavi
Nella disperazione
Perché io
La terra trema
crolla ogni cosa
crollano i Laboratori....
crollando così l'economia
Crollano le Case
crollando così
le speranze delle famiglie
Crollano le Chiese
crollando così
la Fede
i beni artistici
e culturali
della nostra umanità
Crollano i Palazzi Civili
crollanco così
i luoghi di un potere
finito ma sempre voluto
La terra trema
crolla tutto
è la fine
per un nuovo inizio.
Eccoti li arrotolata
su te stessa
mi ricordi
quelle girelle al cioccolato
dolci e morbide
ed ogni giorno
che passa dal tuo arrivo
mi innamoro di te
sempre più
Piccola il visetto dolce
occhi scuri spiccano enormi
e quel tuo voler scoprire
il mondo
con la curiosità
che appartiene ai bambini
Mi doni il sonno la sera
coccolandomi
con i tuoi “ronfi”
dicendomi “tutto ok sto bene”
Ritorno mamma
quando “la pasta”
fai sul mio ventre cicciottello
percepisco la tenerezza
l'intimità
che cercavi da colei
che ti ha dato la vita
Rido serena
quando scateni la tua voglia
di giocare e corri salti
scivoli sul pavimento,
nell'agilità che ai gatti
appartiene
ancora buffa in te
che sei una cucciola
dal morbido pelo
bianco e grigio
un batuffolo tutto da
amare ….
Ma questo già
lo sai
mia piccola Milù
assettata
di dolore e sangue
trascinando sacrifici
di una vita
nel tuo ventre
affamata del loro sudore
hai spento gli occhi
di chi in te credeva
lasciando
macerie e disperazione
pianto e desolazione
hai annientato i tuoi figli
privandoli di certezze
che ora vagano come zombi
alla ricerca di una dimora
senza più identità
sfollati dalle loro case
ora pellegrini in terra loro
dolore e morte hai regalato
senza pietà.
E se un giorno
ci ritroveremo
magari seduti in una panchina
ai giardini del centro
quando il tempo
avrà segnato il nostro viso
e i capelli saranno spenti
ci racconteremo
la mia e la tua vita
riprendendole dal giorno
in cui le nostre strade si separarono
forse una lacrima
celata in un ricordo lontano
potrà vedere la luce
e guardandoci negli occhi
noi ci ritroveremo ancora
quell'emozione
che ci faceva vibrare come il vento
ricorderemo quei sogni
che ci facevano volare
fino ai confini
forse il rimpianto esploderà
nell'amarezza per aver perso
tutto quello che era nostro
e che nessuno neanche il tempo
potrà più ridarci
e dopo averci detto tutto
e col peso degli anni
sulle spalle
ci alzeremo da quella panchina
e ci stringeremo la mano
per un saluto
per poi riprender con malinconia
la nostra strada
che per un attimo ad un incrocio
si è fermata.








