Ed il poeta, d’innanzi al suo pubblico,
fissa una per una negli occhi le sue muse.
Il cambiamento,
avverrà dopo la sua prima parola.
La fine,
giungerà dopo le sue ultime decantazioni.
Si danza.
In cerchio al poeta,
lo si alimenta come un focolare.
Lui tace. Lui urla.
Esclama i pensieri di ogni suo spettatore,
ed immobile scuote il mondo.
Un mondo,
composto dalle persone presenti.
Loro porteranno avanti la sua missione.
Lui li guarderà. Sa che tutto verrà frainteso.
Una cascata sbagliata.
La rivolta culturale.
Basta che inizi.
In una notte come tante
una stella scese per me
solo per me.
Una stella che mi accecò
con la sua luce intensa.
Pensavo fosse la mia stella
allora l'ho abbracciata stretta
per paura che potesse
smarrirsi nel cielo
tra tutte le stelle.
E' rimasta con me
fino a quando una notte
mi lasciò sola
non c'era più nel cielo
e forse
non ha mai brillato per me!
Brucio. Fogli di carta che cadono sotto la pioggia.
Il menestrello, tranquillo, si gode la scena.
Suoni di zoccoli sull'asfalto,
preannunciano l'arrivo dell'atteso Sire.
Sabba gioiosi si preparano in suo onore,
con alcune accuse di paganesimo,
esso si troverà presto sul patibolo
per gentile concessione della clemenza.
Scroscii di applausi ed un suono di chitarra.
Brucio. Si scorge l'alba immaginaria dietro la pioggia.
Un mattino insolente & burrascoso.
I negozi si aprono,
il lavoro non può cessare, neanche per il menestrello.
Atteso ritorno per il Fauno sempre-verde,
concesso solo in giorni festivi.
L'ansia elaborata dai polmoni è cosa curiosa!
"Venite intorno e vi canterò l'accaduto!"
Urla il menestrello in piazza
"Stanotte è morta la leggenda dell'Uomo perduto,
che ingravidò la ragazza,
di un ricco borghese
senza tante pretese!"
Brucio. Fogli di carta asciugati al primo sole.
Anche la donna cannone
ha avuto le sue storie
cosi cantava Francesco De Gregori
per poi pensare alla balena Moby Dick
di Banco del Mutuo Soccorso
le loro storie come Elio e le Storie Tese
della Donna Cannolo e del "ce famo du spaghi"
come il suono di una sirena di 100 Kg
che mangia noccioline
per digerire!
E' venuta cosi questa filastrocca
non so chiudere con la rima
che nessuna me la tocchi!
Una corona ottagonale
svetta su torri vicine al silenzio,
nella pioggia fanti e stendardi,
una preghiera per ogni rogo.
C'è un rosario
che torna al mondo,
come un amore mai del tutto dimenticato.
Avrei tanta voglia dei tuoi baci,
ma non ho che brina,
sui guanti e sulle labbra.
Mistici quadri su cui cammino
sotto un portico di vergini uccise.
(2011)
Scommetto la mia pelle contro un chiodo
che un poveraccio non sarà mai santo,
ha l'anima ristretta, rinsecchita
sempre protesa a quello che gli manca.
Non parlo di quei Santi della storia,
non parlo di quei Santi della chiesa.
I poveracci la storia non la fanno,
i poveracci in chiesa non ci vanno.
Cercano un Dio, ma questo non lo sanno,
troppo distratti da quello che non hanno.
Sono ombre, fantasmi provvisori
che passano la vita con affanno.
Guardano in basso, hanno il respiro corto
sono più soli di un cane abbandonato.
Non hanno desideri, né speranze
non hanno prezzo e nemmeno facce.
Sono una specie che non si è mai estinta,
sono una specie che non si è mai contata.
Vivono il mondo da quando questo esiste
in ogni luogo, da quando il mondo esiste.
Hanno imparato, pagando vari prezzi,
a star lontani, a vivere in disparte,
come a salvarsi, come per pudore.
Per essere dagli altri differenti.
Di rado accade che aprendo gli occhi,
in un qualsiasi giorno della vita,
come per caso te li trovi accanto...
fratelli di miserie e di rimpianti.
...e in quel momento, senza più difese,
anche per te non ci saranno sconti.
Era una sera di dicembre
la neve scendeva fitta
aveva imbiancato
quasi tutta la città.
Perso tra la neve
con il freddo addosso
cercavi di raggiungere
il caldo del cuore.
Una voce ti chiamava
voce calda di donna,
tu correvi più forte
che potevi
volevi quel calore
la neve sfiorava il tuo viso
ma tu senza arresa
sei riuscito a scaldarti di lei
anche se il freddo
pungeva forte!
Vado per la mia strada,
ora come ora non ne conosco altre.
Di strade ne avrò viste centomila:
certe più belle, altre più sicure,
molte da fare a piedi lentamente,
altre più dritte, libere e tranquille
ed altre più sconnesse e più tortuose.
Poche tra tutte sono silenziose.
Alcune scelte per la loro ampiezza,
alcune scelte per certa percorrenza,
per le premesse di una gran lunghezza,
lunghe ben oltre la mia buona vista,
iniziate con gioia o forse per gli inganni
che alla fine le rendono apparenti
quando poi stanco, le scopri senza sfondo.
Tra quelle che ho percorso inutilmente
alcune costeggiavano la mente,
sempre propensa a comode passioni.
Altre sembravano da tempo abbandonate.
E molte altre mi sono state regalate,
tanto per fare insieme un po' di strada,
come compagni, come cercatori,
come per gioco, come per paura
per dar rimedio in due...
a quello che non trovi.
Io della mia di adesso conosco solo un tratto,
quel piccolo [o grande] pezzetto che ho percorso.
Quel giorno che l'ho presa
ho visto un'ombra, solo le sue spalle,
era davanti e c'era un po' di nebbia,
era davanti e non la conoscevo.
Eri davanti quando ti ho raggiunto.
Sei ancora lì, avanti qualche metro,
ma io cammino e non sono stanco
ma io ti vedo e adesso ti conosco.
Se solo potessi
fermerei il tempo
lo fermerei adesso
dentro questo tuo sorriso
e dentro questi
occhi stanchi.
Lo fermerei
rimanendo incantata
a guardare quel tuo viso
e quella ruga che ti segna
e che ti rende speciale.
Se potessi resterei
ad ascoltare i tuoi racconti
con la tua goia dentro il cuore
e intanto mi inviti
a rimanere.
Se solo potessi
non vorrei mai
che andassi via
allora vorrei
fermare il tempo.
Aride schiene,
solcate un tempo dai fiumi
e prosciugate
dal soffio delle stagioni,
aride terre brune,
solo ora scorgo nitide
le crode lontane.
A chi volgete lo sguardo?
non verrà la neve
a ricambiarvi il velo.
Oggi la cornacchia canta ancora.
E tra i tronchi incerti e sottili,
trapassa come luce tra le fronde,
il vento della vecchia estate
che come l'eco di una voce,
dall'alta catena laggiù,
giunge a me -quasi un sussuro-
congedandosi.
C'era una nave e c'era un capitano,
diverse stelle per l'orientamento
c'era una brezza che aiutava il sogno,
luci lontane di coste salutate
ed una chiglia immersa nel futuro.
C'eran sirene distese sugli scogli,
miti, eroi e polene dai volti minacciosi
di giovani donne con i capelli d'oro,
che sorridenti laceravano le onde
per affrontare l'ultimo nemico
e proseguire poi lungo la rotta
compagno il vento, compagni i propri dei,
per la fortuna, per la buona sorte.
C'eran tempeste vissute con mestiere,
bonacce che fermavano la vita,
e funi e corde per imbrigliare il vento.
C'era pazienza, c'era tutto il tempo
per viaggiare verso un nuovo sogno,
verso la fine...là, dove il mare precipita,
all'inferno.
C'erano donne salutate in porto
che solo gli anni potevan riportare
e figli che aspettavano suo padre,
come si aspetta chi non si conosce.
C'erano sogni di ori e di ricchezze,
che la fatica poteva conquistare.
C'erano Dei degni di rispetto
e brande strette senza nessun tetto.
C'era un uomo in un grande mondo,
isole e mari sempre sconosciuti
e muscoli tesi, gonfiati dallo sforzo
per una guerra che si chiamava UOMO.
Ora le navi sono tutte in porto.
Ormeggiate fuori, lontane dal ricordo,
stanno marcendo insieme a tutto il resto,
il vento è fermo, come è fermo il tempo.
Le donne in porto non pensano al ritorno
Gli eroi di un tempo non trovano la rotta
e i figli sono arresi all'abbandono.
Nessuno tornerà da quei viaggi
e nuovi Dei, famelici e corrotti,
scopron gli artigli e lanciano ululati,
senza ritegno chiedono la guerra
tra ombre d'uomo senza intelligenza...
e un mondo nuovo che esige la saggezza.
Legato ad un filo
tra l'abisso
la vita
e l'ignavia,
libero nell'aria
i miei cupi pensieri....
li'
, in agguato
tu mi assali....
e mi torturi
..”lasciami in pace “penso...
..” belva immane “…
.ma tu pian piano
disarmi le mie volontà,
uccidi la ragione
e corrodi,corrodi .
corrodi…l'animo di un uomo già finito
in cerca di ogni appiglio alla vita,
costretto tra la gente
a recitar commedie gioiose
..un tipo simpatico e spassoso..
ma guarda, ..
è un finto sorriso da pagliaccio
sipario tra il vuoto e la vita.
mi guidi silenzioso in
grigi giornate ,
mi graffi l'anima
e dei brandelli
ne fai vita esangue .
Le tue labbra,
pugnali d’amore,
così agili nel ripetere
il mio nome,
si stringono alle mie
suggendo nettare
dal cuore
mentre i tuoi occhi,
celanti segreti pensieri
d’amore,
arditi voli di falco
in un cielo senza nubi,
socchiusi,
bevono i miei
in un turbine
di brividi che sale
attanagliandomi alla gola.
Uccidimi!
Pugnalami!
Morirei felice
avendo le tue labbra
sulle mie!
Venezia ammirata
ti attraversavo
guardandoti incantata
con i piccioni intorno
che beccavano briciole di pane
lasciate nei sorrisi stupefatti
per l’imponenza dei tuoi tesori
e della laguna che fa piangere
e innamorare
non appena la si guarda
nelle luci della sua lucentezza
misteriosa, ammaliante
dal fascino impeccabile
mosso dalla sua frenesia
e dall'essere al centro dell'attenzione
di artisti famosi
che non dimenticheranno
i regali più belli, di lei
signora innamorata






