vedo un banco insolitamente trafficato,
spingendo il carrello mi avvicino galoppante,
un dolciume mi appare alquanto invitante.
Oggi senza colazione son uscito un po' prestino,
ora son le dodici ed avverto un certo languorino,
quasi quasi allungo la mia manina,
in bocca già mi sento l'acquolina.
Torno con questo trofeo nella spesa,
sperando di fare a tutti una bella sorpresa,
invece vengo guardato come un anormale,
neanche se fossi tornato a casa con un cinghiale.
Il pranzo trascorre in una calma apparente,
il colpo di grazia è quasi imminente,
un coltello sul tavolo appare in meditazione,
non vuol essere complice di quella vivisezione.
Ormai però il dado è tratto,
taglio e metto un pezzo per ogni piatto,
un sapore giudicato alquanto discutibile,
alcuni lo reputano al limite del commestibile.
In effetti il dolce gusto fa inarcar le ciglia,
sia le mia sia del resto della famiglia,
qui le torte nascono direttamente in cucina,
stranieri tronchi di cilindro mai s'eran visti prima.
Dalla sedia mi alzo mestamente,
come in un tribunale fa un delinquente,
la prossima volta on-line farò la spesa,
eviterò l'impulso di un' infausta presa.
Con occhi nudi, non più attraverso il vetro
Forse con la mano forerò il tuo velo di silenzio
Com'è dolce questo fioco
Com'è lugubre l'assenza del tuo segno
Non sentire il fuoco del tuo seno
Batterti nel petto, ritmando
È non sentire il sonno in una notte di tormento
Ma se mi poni occhi in sogno
Io ti vedrò andando
A vita in fiore e senza corpo
piumaggiata gialla
aliando istrionico
come arpa gaelica
dalle corde blu e nere
di budello di pecora,
arpeggia i suoi poemi
del cuor assillo in foga
dai dolci frutti
di lacrime e miele,
ponendo nella luce
della fulgida realtà
l'acclarata indole
della gelosia proiettiva,
che attraversa indistinto
quel veemente paradiso
di rose rosse olezzo d'incanto
cogliendole per chi ama
entusiasta nell'apice
del suo gesto lustrale,
per poi donare
solo le sue spine
per personali esigenze
super egotista
tinte di cipria dai pigmenti
da ansia e croce,
che intrappolano
inevitabilmente sotterrando
ciò che rende
salubre e vitale
quella linfa d'amore
a farlo divenire
acacia latispina,
infermo sentimento
per aridocoltura d'empatia
tra le pallide mani deluse
di chi dice d'amare!
Fino all'infinito
suo ultimo esile respiro
intrecciato al mio destino,
per poi immortalare
la sua oscurità
assoluta priorità
nelle disamine pupille
che ancora si raffrontano
ma non si raccontano,
dei fluttui che separano
ma non allontanano,
nel vasto mare
della bianca bugia
e della gialla gelosia.
Ti cerco, e ti trovo
sulle fronde protese ad oriente
tra le sponde salmastre
dove l’acqua carezza la sabbia
che di rosa rincorre la sera
- disorienti -
e se allungo la mano ti sento
sei distesa nei sogni segreti
ricompensa di ogni grigiore
Porgi i fianchi
e lo sguardo alla notte
- assecondi -
Il mio bacio è come il tuo fiore
ha il sapore di un’aria platonica
che m’indora stagioni a venire
fino a quando, le rondini
andranno…
Procediamo a tastoni
coperti d'inverno, altro l'estate
e natalizi festoni.
Teste gloriose
conservatori di boria
stravecchia, riserva d'aria
per mantenere ubriachi
inalterati grilli. E amiamo testare
di tecnologia che avanza
e ambizioni nucleari, per fare
a testate; incapaci però
in valutazione dei rischi
e conseguente prevenzione
di esplosioni a catena. E amiamo
tastare polsi e ben altro.
Là dove frullano i pensieri
sino a farsi mosto
e poi nettare. Elisir
di lungo intrattenimento che
non tratteniamo nel suo spingersi
sino a pattume.
E tostare tutt'attorno
nel privilegiante gusto
del poter poi infarcire.
E tu stai evitando ancora
la convinzione che fulcro della festa
- e della vita - sia l'essere d’amor felice
e di falce opti, di presunti fasti
per controproducente
far la festa ad altri.
Dolori fisici
Dolori morali
che sono peggiori
di quelli del corpo
La vita sembra scorrere
normalmente....non vuoi
e non pretendi di più
di quello che hai perché
sei felice di come sei
e degli scopi che ti eri prefissato
E poi.... però ...
succede l'impensabile...
Il signore delle avversità
ti colpisce duramente
minandoti corpo e anima
Le nubi si incupiscono
sempre di più attorno a te
avvolgendoti con il suo mantello
nero in un vestito che ti sta troppo
stretto e che ti procura
quella sofferenza cupa
che non sai se ne uscirai fuori
E poi.....
Un raggio di sole rischiara
la tua vita dandoti la speranza
di un futuro sereno
E quando tutto sembra
volgere per il meglio
e ti riaffacci alla vita
con tanta speranza e il
tuo sorriso migliore
ecco.....invece l'imprevisto
mai considerato...
quando in tanti dovrebbero
prenderti per mano per accompagnarti sulla nuova via
tutti invece si voltano
dall'altra parte ignorandoti
completamente sia come donna
che come professionista....
Ma c'è sempre....per fortuna..... qualche rara stella
che comprende le tue avversità
e ti abbraccia cercando di scacciare
tutti i demoni che ti circondano.
E adesso che sei qui
e ti guardi allo specchio
ripensando ad un passato
tanto doloroso
ti ritrovi però con questa tristezza
nell'anima....questa malcelata
malinconia che ti accompagna
da tanto tempo e che sembra
non voglia lasciarti tanto presto
E così vivi e....... sopravvivi
con questo fardello di incertezze
e con i tanti perché e percome
che ti attanagliano il cuore dipingendo nel tuo sguardo
e nella tua anima la malinconica
sofferenza di un cuore dolce e fragile....tanto fragile.....
ai più sconosciuto...
e....forse....
mai troppo considerato.....
E nella tua visione del futuro....
all'orizzonte vedi dipinto il sogno
di un quadro disegnato con i colori
dell'amore e di un abbraccio
senza incertezze ....senza confini....
senza menefreghismo.....senza ipocrisia......senza!!!!!.........
A volte si piange, a volte si ride,
non c’è pace, solo disperazione!
Di cose belle, se ne vedono poche!
Ma che vita, che mondo è questo?!
Tanti progetti, infinito lavoro,
grandi sacrifici, a cosa servono?!
I sogni, sono le cose che vorremmo,
la realtà invece, è quello che abbiamo!
Nessuno vince e nessuno perde,
bisogna andare avanti e lottare,
una decisione si deve prendere,
essere sognatori, oppure realisti?
Forse è meglio essere entrambi:
desiderare quello che non si ha
ma, anche e soprattutto accettare,
accontentarsi di quello che si ha.
A volte si piange ed a volte si ride,
in fondo, forse è giusto che sia così,
la vita è questa, nessuno può cambiarla,
bisogna accettarla così com’è, senza perché.
Sfiorami, leggero
come quei riccioli di vento
che preannunciano la metro
La pelle si increspa
Le suole traballano
Ho provato ad aspettare in questo scorrere di cose
Avresti dovuto capirlo da come ti guardavo
La gioia a volte arriva violenta...
Ho voglia di morderti!
è un dormitorio di corpi.
Giacciono senza provare pena e fatica.
Corpi inumati nella fredda terra.
Essa
non li veste di un pesante cappotto;
ma di una fresca piuma.
Una misericordia chiamata carità.
Ama tutti i defunti allo stesso modo;
non ricorda più le colpe di ognuno.
Sovente vi percorro i sentieri polverosi e sterrati.
La meta: la casa della mia amata compagna.
Rallegro i suoi sogni
con sguardi dolci,
preghiere accorate,
intimi soliloqui.
Zirlano i tordi giocosi
tra lo stormir di fronde,
Piccoli conigli si lanciano come saette
per il manto erboso,
Carlo e Marco hanno dimora
nei pressi della leggiadra fanciulla.
Due lapidi bianche
raggelate nella tristezza
scevre di umana prece.
Il frastuono pagano non osa marciare
per i tetri sentieri.
Spargerò acqua cristallina
nel mio futuro alloggio,
ricordando il sigillo del battesimo
come tempra divina salvifica.
Apocalisse 14,13 Beati i morti che muoiono nel Signore: Riposeranno dalle loro fatiche perchè le loro opere li seguiranno
predilige sedere sullo scoglio,
l’esatto punto scelto dal poeta
che mare e cielo mira e mette in tasca.
Da quella postazione la distanza
da lui non è mai sentita siderale
ed anzi, quando il cerchio affonda in acqua,
è forte, netta, quella dolce sensazione
di detenere in un solo abbraccio
lo spazio che ci dicon troppo vasto.
A quello lì, che come me è un uomo,
da sempre chiedo quale sia la fonte
da cui attinge per liberare il suo sentire.
E sempre mi risponde che certo fu
un gioco serio fatto con un’alba mite
che, intenta e attenta a dipinger lenta
il sotto e il sopra di linea d’orizzonte,
a lui propose di tirar fuori i suoi colori
da passare sulla vita, sull’anima e sul cuore.
Fu istintivo un giorno domandargli:
“È così che tu poeta diventasti?”
Vestito con sorrisi d’umiltà, rispose:
“No, per diventarlo pulisco i miei colori.
Ma di quel gioco serio con quell’alba
devo imparare ancora un punto fermo:
il modo giusto di come copiarla.”
Quando era piccola era mia vicina,
Poi le cose della vita portano a cambiare,
Di lei non ne avevo più sentito parlare.
Il ricordo comunque era nella mente,
Legato a quel posto e a quell'ambiente.
Poi gli eventi a volte incontrollati,
Fan fare degli incontri inaspettati.
La rivedo cresciuta e più alta di me,
Era seduta proprio davanti un caffè,
Con lei non c' era più suo papà,
Ma un giovane seduto come un pascia'.
Anche lei mi guarda un pò imbarazzata,
Nei movimenti sembra paralizzata,
Lui invece sprezzante di ogni cosa,
Segni di innamoramento ne fa a iosa.
Il ricordo di lei con il suo papino,
È sostituito da essa col suo fidanzatino,
E quel cortile dove giocava a nascondino,
Svanisce davanti una birra e un panino.







