Corri
alterato modello umano
vivi di postille
e arrampichi gli specchi
dove rifletti
e di pubblicità
tutto riduci
in un pubblico scarto.
Privato
di luce e arte
d’immagine ti ancori
stagnante e rimani
tra stigma
e inutili calvari, in cui
cori compiacenti e rane
caldeggiano
non s’attribuisca il mare.
E poi corri, corri ancora
a giustificare l’ancora
che hai interposto
fra le montagne.
vibrazioni che si tramandano sempre uguali,
penetrano nel corpo e nella mente,
contagiando i pensieri con far prepotente.
Ascolti muto e con animo silente,
mentre un brivido ti attraversa dolcemente,
è sensazione assai avvolgente,
che ti rapisce ma non per man di gente.
Intanto inizi come a voler galleggiare,
se chiudi gli occhi sulle nuvole par di stare,
la muscolatura par trovar giovamento,
il tuo viso sembra sorridere contento.
Le corde dello strumento vibrano nell'aria,
con quelle dell'animo sollevato fanno paia,
è diventato un'estasi di infinito amore,
che allevia le sofferenze del tuo cuore.
Poesia significa maestra mia.
Con gioia, allegria e fantasia
si può creare ogni cosa che ci sia.
La felicità è quello che ci avete trasmesso
e così ogni cosa ci avete permesso.
Maestre un giorno ci rivedremo
e felicemente ci risaluteremo.
Maestre stravaganti.
Le maestre si affacciano dalle finestre
con tante minestre
e gli alunni le preparano
nelle palestre!
Ma tu lo sai che l’Infinito
ha i suoi limiti? E che ogni cosa
ha una fine? E che l’Amore che ti dono
e che accogli dentro te è tutto ciò che ho e più
non potrei avere? Ti amo, Amore mio
e nei tuoi occhi vedo più di tutti gli astri in cielo
e tra le tue parole mi rifugio, e trovo bello anche questo inverno
ch’è stato freddo, quando si aspettava un bimbo così raro da trovare.
Non so se senti il caldo che cercavi, quando le miei braccia vuoi che siano culla.
E se ti offro il pane e divido ogni boccone per sfamarti, e perché non voglio che ti manchi nulla.
Ti amo, Amore mio
e quando passo le nottate a parlare con la Luna
che rischiara i nostri battiti appagati
è perché non voglio che il guardarti desti i sogni tuoi
almeno sino a quando l’aurora perda il suo rossore
e un altro giorno ci sarà per noi, che tutti gli attimi del Tempo
stringiamo stretti al petto, per rinnovare istanti, stando seduti sui ogni colpo di scena.
Ed ora prendo le matite colorate
e comincio quella linea che mi tiene unito a te
Indisturbata lontana dagli occhi della gente,
Ti avvicini a lei dolcemente,
La accarezzi amoroso assai delicatamente.
Lei è rannicchiata in posizione fetale,
Mentre si volta sul comodo guanciale,
Gli occhi chiusi in rilassante posa,
Di emozioni ne emana a iosa.
Ti fermi ad osservar i suoi lineamenti,
Son simili a quelli di familar parenti,
Il tuo occhio scruta con discrezione,
Da tanta bellezza nutrita è l'emozione.
Rimarresti lì a tempo indeterminato,
Ma il tempo scorre veloce a perdifiato,
Poi l'odor del sugo che viene dalla cucina,
Da ufficialmente inizio alla domenica mattina.
nel raggio di sole
della tua mamma
brilla in eterno
nella volta celeste
con candide vesti
lavate di giustizia,
la mano oscura
ti ha spento la vita
ma non la tua bella
dolce essenza
pura e sincera
come fiore in primavera,
e nel coro degli angeli
canta pietà
per tanta crudeltà
che ti ha colpito
con tanta severità!
Oh dolce sorriso
della mamma condannata
guarda or in paradiso
l'amore infinito,
e nel giorno senza fine
porta lieta il tuo bambino
dove fato pegno di violenza
non sarà mai più pestilenza!
Di perpetuo or splendete
sotto l'ala dorata
o astri del cuore
di noi popolo afflitto
dagli occhi tinti di dolore,
ma le nostre lacrime
sian petali di grida
di giustizia implorata
per ogni giorno strappato,
a voi che siete
e resterete
per sempre
luci di anime violate.
Poesia dedica a Giulia Tramontano e al suo bambino.
Tu,
fiore mio,
di primavera,
di gioventù.
Tu,
bocciol di rosa,
vivi nei sogni,
nella realtà.
E quanti baci, quante carezze,
quante corse sui prati,
ogni scusa era buona
per finire a far l’amore.
Tu,
dolce sapore
di latte e miele,
di poesia.
Tu,
dentro di me,
mille colori
in allegria.
E quanti giorni, quanti pensieri,
notti bianche, fumo nero,
si spera ma, non è finita,
se c’è vita, va ben così.
davanti agli occhi non è ben posta,
lavora sodo senza pretese,
con l'aiuto delle tue braccia tese.
Alla scopa non dai molta importanza,
eppure tiene pulita tutta la stanza,
in compagnia della sua paletta,
che dopo il ramazzar sempre l'aspetta.
La sua forma è assai ingegnosa,
per la casa sventola operosa,
rimuove residui dal pavimento,
e il tuo occhio fa sempre contento.
Ma non salire sul suo manico,
potresti generare un grande panico,
saresti una persona alquanto strana,
quasi assoggettabile a una befana.
caro amico mio, la riconosco bene,
perché é la stessa che provo anch'io,
e forse delle nostre pene lo sa anche Dio.
Sono i dolori ad averci forgiato,
i rimpianti e le delusioni
ci hanno segnato.
É quella solitudine amara
che ci perseguita,
finché lo vorrà, ci seguirà.
É la sofferenza di chi é stato rifiutato
più e più volte, fino a farci chiedere
"Cosa ho di sbagliato?"
Ma non é vero, non c'è niente di errato
in noi, che siamo ragazzi dabbene,
non c'è niente che non vada bene.
É la solitudine di chi non ha nessuno,
di chi ha ricevuto troppi no
per esser fiduciosi sul futuro.
Solo noi allora possiamo capire,
come a volte fa più compagnia un bicchiere,
per anestetizzare il dolore,
vai alla ricerca di qualcosa di forte da bere.
Perché qualcuna ha illuso anche te,
qualcuna di troppo forse,
così com'è accaduto anche a me.
Ti sei buttato a capofitto,
le hai donato il corpo, la mente e ogni suo pensiero,
ma ne sei uscito sconfitto.
Afflitto e desolato allora,
torni nel tuo nido solitario, sconsolato,
non c'è nessuno a gridarti "amore"
quando rincasi,
né l'odore di un boccone ben cotto ti rincuora,
sei solo e stanco,
sprofondi nel divano,
piangi da solo da anni ormai...
ma invano...
Occorre che io trovi con urgenza
la più vicina e breve via di fuga
dal dedalo dei lemmi non graditi.
Piegati all’immagine regnante,
riadattati e sempre più abusati,
spediti vanno sulla via del male.
Son spade vili, mai rinfoderate,
con baricentro posto verso il basso,
forgiate nelle più cupe fucine.
Sarà perché vorrei esser poeta,
ho nostalgia di equilibri persi,
di buona mescolanza di parole
mai registrate nelle nostre menti
per una sorta di terror latente
di chiamare col nome lor le cose.
I primi giochi con la mia scrittura
son stati dadi che ho lanciato piano
sui colori di infinite parole.
Prudente, ho toccato sempre quelle
che, ballerine, andavano a strusciare
i fianchi prima e indi tutto il corpo
di vergini emozioni in divenire
nel magico scoprire il loro volto
e dar respiro subito all’invito
di perseguire quella dolce meta
che placa nel guadagno molto ambito
da chi il cuor raggiunge e poi l’ascolta.
Ballar con le parole, anche parlarci,
diviene conseguente preferenza.
Carezzarle, coccolarle, ascoltarle
ed infine a tal punto consacrarle
da sentirle voci della mia grafia,
mi dona il gusto osato nell’usarle.
Nessun speciale effetto da produrre,
soltanto un canto onesto offerto al tempo.
il tuo compleanno è finalmente arrivato,
messaggi superiori alla media giornaliera,
così si va avanti ringraziando fino a sera.
Poi un giro alla solita pasticceria,
una torta da pagare e portar via,
una foto con candela sul tuo telefonino,
qualche risata e un bicchier di vino.
Trascorrre così una giornata diversa,
l'aere di festa sembra tersa,
il dolce rimasto nel frigo finisce,
e lì ti accorgi che tutto svanisce.
Ognuno torna al proprio posto,
qualche regalo nel cassetto vien riposto,
la tua carta d'identità appar più sbiadita,
la maneggi perplesso tra le tue dita.
L'indomani ti svegli con un anno in più,
il solito caffè ti aspetta davanti la TV,
ma ecco la coda della festosa giornata,
far colazione con la torta avanzata.






