Pazzi nel sanatorio
Parlavano di medicine
Come dottori del male
l'Amore
non si lascia conquistare.
Attraverso l'Egitto
Siamo saliti
Su verso la nostra terra
Vetrate scure a Babilonia
Tanto dolore
E scusa se uso la cetra
ma si iniziano
a sentire venti di guerra
Ed Io profeta di sventura
per quanto potrò suonare.
La nostra vena
si fa sempre più disillusa
per colpa dei televisori
per colpa di chi non legge
per colpa di chi si dice salvo
senza far nulla per meritarselo.
é l'elogio degli ultimi
mentre i primi vengono
comprati al silenzio
al populismo
e talmente contradetti
che se scorgono luce
si sparano.
Come una farfalla
che vola nella brulla prateria
suon il suo volo un tono soave
e l'aria tornerà ad essere chiara.
Nelle arpe e tra i cordami delle coste
Nella terra le dita delle spore saline
Una folla orchestrale
Dolce suono, amara musica
Dei tritoni e i leviatani
Quanto mi manchi
Per dedicarti i miei mali
vorrebbe incenerirti
ridurti in briciole
materia indifferenziata
da restituire all'Universo.
Una parte di me
vorrebbe darti erudite lezioni
modificare i tuoi agiti
temperare la lava rossa dei tuoi pensieri
renderti un po' più uguale a me.
Una parte di me
vorrebbe inseguirti
raggiungerti
fondersi confondersi rifondersi in te
godere della luce abbacinante
della tua strana bellezza.
Una parte di me
vorrebbe lasciarti vivere
attraversare questo freddo buio
aspettarti al capolinea
a braccia e mente aperte
per darti ancora il pezzo che ti manca
la rarità da tempo ricercata.
Poi le parti finiscono
rimane fredda e nuda la realtà
non ho dove sedermi
non ho di che coprirmi
sento volare dietro di me avvoltoi
(loro hanno tempo, aspettano).
Eri il contenitore del mio spirito
il dolce alloggio delle mie canzoni
eri troppo e non eri abbastanza
ora c'è questa stanza
che mi contiene, mi alloggia e mi imprigiona.
Fulgida stella spicca nel creato.
Corpo divino infonde sguardo estasiato.
Spirito sereno: il cielo si tinge di arcobaleno.
Cumuli di nuvole le fanno la corte
e sussurrano parole dolci e accattivanti.
E il giorno volge alla fine: sua costante sorte.
Mai il lucente astro assapora
la pillola amara della morte.
Di casa subito prendo il sentiero,
Sotto il mio tetto troverò riparo,
Passando la notte vicino un caro.
La pioggia pero' cade incessante,
Più del solito batte costante,
Qualcosa di strano sembra accadere,
L' asfalto non riesco più a vedere.
Acqua e fango avanza celermente,
Sotto la mia porta entra prepotente,
Di fronte a tutto ciò sono impotente,
Così come me tanta altra gente.
Intanto l'acqua sale e sale ancora,
Invade vigliacca la mia dimora,
Suppellettili comincian a galleggiare,
Odor di fiume in casa inizio ad inalare.
Tutto si impregna di liquido straniero,
È un incubo che ahimè diventa vero,
Il mio nido è stato oltraggiato,
Un lago d'acqua tutto è diventato.
Ad un tratto nulla rimane di anni di vita,
Essa stessa ti sembra ahimè finita,
Poi una canzone con se' ti porta via,
angeli del fango intonano 'Romagna mia'!
Respiri e passi
che si rincorrono
Sguardi che ti scrutano
Essenze di vita che ti aprono
il loro cuore e le loro sofferenze
Cuori lievi
Cuori arrabbiati
Cuori sofferenti
Cuori senza un respiro
di speranza
Cuori lieti.....
E le dame di bianco vestite
che ti sorreggono
con una dolce
e profonda parola
un piccolo consiglio
per cancellare le tante
e troppe nubi e paure
che alloggiano
dentro di te ..
Perché.....
le dame di bianco vestite
sono cuori pieni d'amore
che nascondono
la purezza
di una carezza
di un piccolo gesto
che in quel momento
della tua vita
dove tutto sembra
andare a rotoli
ti prendono a braccetto
e ti sussurrano...
...Forza...Coraggio....
non sei e non sarai
mai solo
la tua vita è la cosa
più bella che hai
E.....allora....dai!!!!....
Combatti....non lasciarti
andare.....scaccia tutte
le brutture che adesso
comprimono tutto te stesso
in una morsa di sconforto
E....vivi!!!....
continua a vivere!!!!....
E mentre tu te ne vai
con il cuore pieno di speranza
alle dame di bianco vestite
il cuore sorride.....
La più bella cosa da fare oggi è
abbracciare il giorno
stare al sole
e a questo vaso di ciclamini
regalare acqua fresca.
Non c’è pace sotto queste nuvole .
Mi chiedo cosa passa dentro la testa
di quegli uomini
quando percuotono , scuotono e scaraventano
la loro ira .
Intrappolate , loro ,
tacciono per paura .
Una resa povere donne ,
perse dentro una visione distorta .
Se avessero la forza d’imporsi e non zittire ,
uscire dal dolore , dal martirio , lottare , vivere ,
scappare via, lontano per non morire .
Profondo il precipizio a cui devono sottrarsi,
tra cielo e inferno , una vera battaglia .
… c’è speranza?
-Smetterà mai questa “belva” di cibarsi di odio e di
spine ?
C’è tanto bisogno d’ amore ,
l’unica cosa che vorrei dire .
pettinata dal profondo
La chiamai così
con quella chiazza scrostata
dal prurito di qualcuno
incollato alla leggenda della sua allergia
Con la mollina eternamente esitante
nel farsi temporale
e le migliaia di bocche dritte
con le torri dopo la guerra col tartaro
Ah! Venissero pure quei tartari...
E continuassero a dover arrivare!
La mollina, intanto, mi piove in tasca:
ora sorride il vecchio sulla banconota.
E cade così tenue che forse non cade:
non è abbastanza per la metà degli idioti.
La strada bionda non è un eroe. Anzi:
s'è tinta, rimanendo mostruosa,
in ginocchio alla sua libertà.
Sgorgano sentieri strani su quella faccia,
che a volte ride rovinando tutto
e facendo ripartire il tempo.
il cielo terso, lucido come la cera.
Il sole caldo e basso all'orizzonte,
ci accarezzava la pelle,
ci sbatteva sulla fronte.
Le rondini disegnavano acrobazie,
garrendo, stridule, nel cielo di maggio,
il giorno sempre più lungo,
l'estate era vicina, non ci speravi più,
quasi come fosse un miraggio.
Eri ancora un ragazzino,
nell'assolato pomeriggio di primavera,
con gli amici di un tempo,
leggero, quando ancora la vita era priva di patimento.
Due tiri a un pallone,
e poi seduti lì, su quel marciapiede,
su un muretto diroccato,
a parlare del più e del meno,
a scherzare, a disegnare un futuro ameno.
Il pallone tenuto sotto a un braccio,
ogni tanto lo facevamo rimbalzare,
per ammazzare il tempo,
pensando già all'estate,
al mare e al sole...
ma poi sarebbero tornate le scuole.
Era l'ultimo pomeriggio tutti lì insieme,
tu non lo sapevi, non lo potevi sapere,
che da un giorno all'altro si cresce,
e niente é più come prima, nemmeno l'amicizia,
che muta, si fa sempre più schiva.
Alcuni di quegli amici, con i quali condividesti tutto,
non li avresti più parlati,
ma nemmeno quello sapevi,
che si sarebbero dileguati.
Scivolati via dalla tua vita, come quel pallone,
che rincorreste tutti insieme,
lungo quel vialone.
Quella ripida discesa, ripida come la vita,
che é una grande impresa.
La scuola stava finendo,
e tu eri ancora un ragazzino,
non vedevi l'ora che quel tempo meschino,
volasse via e ti facesse uomo.
Ma non sapevi che il tempo galantuomo,
sarebbe volato sì,
ma a tuo discapito,
ti sarebbe passato addosso,
come un treno in corsa, ti avrebbe divorato
come una voragine, un grande fosso.
Era l'ultimo pomeriggio a tirare calci ad un pallone,
non lo avreste più fatto,
lungo quel vialone,
l'anno dopo sareste stati già troppo grandi,
qualcuno con la ragazza,
qualcun altro andato via,
lontano dal paesino...
scorreva l'infanzia mia.
Se solo avessi saputo che era l'ultimo pomeriggio,
sarei stato fuori fino a tardi,
fino all'imbrunire,
avrei desiderato potesse non finire.
Li avrei abbracciati uno ad uno,
perché saremmo diventati quasi nemici,
e il vero motivo, beh... quello non lo sa nessuno.
È il tempo che ci ha calpestati,
resi grandi come desideravamo,
ma forse più sciocchi,
meno sinceri.
Ci ha diviso, sparso per il mondo,
ora sono grande,
E vorrei rivivere quel pomeriggio, anche per un solo secondo.
Complicato velo l’incanto. Scende
e, con la sua polvere, ci ricopre.
Prodotto del nostro raccolto di stelle
in cernita semplice tra il racconto
di una vita fatta di preventivi
scarti, senza sotterfugi.
Contrasto a pietoso
che, solo sinché ignaro
si può compatire.
Potrai, certo che potrai
comprar la luna per il giorno
e acclimatar l’umore,
il sole alla notte
per evitare le paure
ma quel velo
trasparente consistenza
dei tuoi migliori tratti
sincerità del tempo
in qualunque suo momento
e movimento, mai
sarà raggiunto
nel suo completo canto.
Osservo il vuoto
e penso al vento
a come potrebbe vivere
senza di me.
Osservo il mondo
e penso al tempo
al suo cuore che batte
anche per me.
Osservo il tempio
e penso allo scempio
che crudo consuma
popoli cotti.
Poi osservo l’uomo
cavillare sul puntino
e penso a papille
che non sanno gustare;
vive di rumore
e pillole amare.
Osservo e penso: è l’umore
di chi non sa amare …
E IN QUESTO QUADRO DI VITA
CON TUTTI I COLORI SBIADITI
RINCORRI...
INUTILMENTE RINCORRI
I SOGNI DELL'AMORE
E QUELLA MELODIA CHE SALE SALE
DENTRO DI TE
SEMBRA UN MACIGNO CHE TI SCHIACCIA
E TI TORMENTA
E MENTRE LE ALLODOLE E GLI USIGNOLI
TI STORDISCONO CON QUEL LORO CANTO
CHE RACCONTA IL SOGNO
DI UNA LUCCICANTE COMETA
CHE TRASPORTAVA LA LUCE DELL'AMORE
LA TUA PASSIONE SEMBRA VENIR MENO
IL TUO CUORE TRAFITTO DALLE MILLE BATTAGLIE
STANCO E ANGOSCIATO
SEMBRA AVER PERSO LA FORZA DI LOTTARE
IL DESIDERIO PRIVO DI QUEL FUOCO
CHE BRUCIA LA PROSPETTIVA L'ORRIZZONTE
DI UNA VITA INTERA SPESA PER L'AMORE
GUARDA CON MALINCONIA UN TRAMONTO
CHE NASCONDE UN'ANGOSCIA CRESCENTE
E QUELLO SPECCHIO RIGATO DALLE LACRIME
DI UN ANIMA IN PENA
RIFLETTE LO SCORRERE DEI GIORNI...DEGLI ANNI...
PRIVA DEL CORAGGIO DI AMARE ANCORA
PER NON SOFFRIRE PIU'
PER NON DISPERARSI PIU'
PER NON SANGUINARE PIU'
PER NON TORTURARE PIU'
QUESTA ANIMA DOLCE PULITA SOGNANTE
MA TANTO TANTO FRAGILE
TROPPO FRAGILE PER POTER SCONFIGGERE
I LUPI E LE TIGRI DI QUESTO MONDO
E MENTRE UNA CAREZZA E UN SORRISO
SFIORANO I TUOI SOGNI
TU TI ABBANDONI ALLLA LUCE E AL CALORE
DELL'UNIVERSO SOGNANTE
per dirmi quanto sei arrabbiata,
con te stessa e con il mondo,
per dirmi cosa non va quando ti guardi intorno.
Il lavoro ti logora il corpo e la mente,
tu non lo sopporti più, lo vedo chiaramente.
Sei triste, vorresti cambiare le cose,
ma ti accorgi che é più difficile di quanto sembri.
Lo dici a me e non a lui,
perché lui non ti capisce e sembra giudicarti,
lo dici a me che, sai, so consigliarti.
Ma al sabato non ti fai sentire più,
quel giorno non è mio,
e tu non mi rivolgi parola,
è il vostro giorno,
lo so... è il giorno degli amanti.
Vi immagino seduti a un tavolo a lume di candela,
la cui cera si scioglie,
come il mio cuore affranto quando sente la tua voce.
E un sentimento di gelosia mi stringe il petto,
fino a lasciarmi interdetto,
ma come faccio a essere geloso di te che non sei mia,
e non lo sarai mai, almeno che tu non lo vorrai?
Aspetto con pazienza lunedì,
per sentirti ancora, per sentire le tue lamentele,
i tuoi patemi, tutti i tuoi problemi.
Ma oggi è sabato, e il sabato è vostro,
ne ho la consapevolezza,
sapessi quanta tristezza...
Ma tu sai poco di me, perché parli tanto e ascolti poco,
ma mi va bene così, perché amo il suono della tua voce,
che è come una carezza al cuore,
che sospira la parola Amore.





