Scese al capolinea per ultima, pensò che aveva tempo,
sapeva già che non sarebbe stata l’ultima fermata.
Forse sarebbe tornata indietro oppure avrebbe deciso
di varcare il confine, dopo la fine delle riflessioni.
L’aroma del caffè, il gusto di un bignè, piaceri
che accarezzano i sensi per un momento. E il sentiero
dei ricordi che s’espande è un gancio al mento,
un flash che immortala una via crucis, per corona di spine
l’amplesso perfetto nella notte dei candelabri accesi.
E tutti i vocaboli spesi per dare un senso all’errore
d’aver amato tra sotterfugi, quando ancora il colore
dell’alba era il rosa. Ora che avverte i muscoli tesi
e gli spasmi allo stomaco, il rimpianto per la fine
dell’amore è struggente. Al dio nascosto dietro il vento
della notte può chiedere ragione del fratto e dell’intero,
del veliero in porto, delle voragini della terra di ieri,
degli echi delle montagne e delle parole delle canzoni
d’amore ascoltate. D’impulso, la decisione, dopo l’andata,
il ritorno, scalando di nuovo le pareti dell’Olimpo.

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