Siedo qui, in questo angolo
dove è fascino ed intimità,
dove ero regina per gioco,
ed ascolto le voci di questa casa.
… E’ lo sciacquio del fiume,
racconta di sé,
è acqua, scorre e passa come la vita
che ha corso su questi muri
dove s’ imprimono più bei ricordi.
… Qui, ancora per un pò,
sul trono dove ho cullato
favole e desideri
e nascosto e addolcito pianti.
… Da qui ho guardato passare gli anni
sfuggiti tra le dita, mangiati dal tempo
che ancora li rincorre.
Ma, ormai, è andato e tra poco
partirò anch’io,
ma dov’è che andrò?...
dove è fascino ed intimità,
dove ero regina per gioco,
ed ascolto le voci di questa casa.
… E’ lo sciacquio del fiume,
racconta di sé,
è acqua, scorre e passa come la vita
che ha corso su questi muri
dove s’ imprimono più bei ricordi.
… Qui, ancora per un pò,
sul trono dove ho cullato
favole e desideri
e nascosto e addolcito pianti.
… Da qui ho guardato passare gli anni
sfuggiti tra le dita, mangiati dal tempo
che ancora li rincorre.
Ma, ormai, è andato e tra poco
partirò anch’io,
ma dov’è che andrò?...
In un mondo in cui noia e conseguente nulla
prevalgono sulla realtà apparente
ci si invecchia prematuri
cercando continuamente ciò che mai saremo,
o che comunque ci sarà privato
e a quel punto
non ci saranno più
immagini da immortalare
niente più battaglie da combattere
ma solo il ricordo
di una guerra che hai sempre perso
ma in cui non sei mai morto.
Invecchiare
Si lo so,
sono un vecchietto,
in confronto a te,
così giovane,
così calda,
forte,
vigorosa;
lo so,
lo so,
ma dentro sono ancora capace di amare,
di pensare,
di sognarti,
di volerti,
sono ancora quello di una volta,
nell’anima,
nella testa,
nel cuore;
e ti amo,
con tutto ciò che ho,
che mi rimane,
per il tempo che resta,
fino alla fine del tempo.

Si lo so,
sono un vecchietto,
in confronto a te,
così giovane,
così calda,
forte,
vigorosa;
lo so,
lo so,
ma dentro sono ancora capace di amare,
di pensare,
di sognarti,
di volerti,
sono ancora quello di una volta,
nell’anima,
nella testa,
nel cuore;
e ti amo,
con tutto ciò che ho,
che mi rimane,
per il tempo che resta,
fino alla fine del tempo.
Le cose si dicono e si disfano
si sfasciano e si rovinano
si abbelliscono per contrapposizione
e si rivoltano contro al proprio creatore.
Un miscelatore di parole preimpostate
si getta ai piedi di chi apre la bocca
per dissetare l’aridità di labbra
che circoncise in se stesse
lasciano una stele di saliva
figlia dell’aria e dell’ingurgitato.
Ognuno
esterna i propri mostri
in maniera diversa.
Ogni singolare episodio
è dettato dall’incoerenza
la razionalità che invade il nostro spirito
è totalmente imposta ed eccessiva.
Miracolo è quando tutto ciò
si rifà ad un assemblaggio del tutto
e si giunge finalmente alla tanto sospirata soluzione.
Che sarà, sempre e comunque
un utopia.
esterna i propri mostri
in maniera diversa.
Ogni singolare episodio
è dettato dall’incoerenza
la razionalità che invade il nostro spirito
è totalmente imposta ed eccessiva.
Miracolo è quando tutto ciò
si rifà ad un assemblaggio del tutto
e si giunge finalmente alla tanto sospirata soluzione.
Che sarà, sempre e comunque
un utopia.
L‘incontro fu abbagliante,
il più radioso dei peccati
e trascinò in un vivo amore
i due duellanti.
Cercarono parole,un verbo
che diventasse carne,
per educare i sogni,
sfidare ogni fugace apparizione o corsa.
Fu un bene,
senza cielo,senza terra,
di una immensità come la musica;
di versi liberi come orizzonti giovani
di bianca pace,di un sole senza velo.
Ma, dell’opera distrutta
Ma, dell’opera distrutta
è irripetibile l’abbaglio...
.. e ascolto un canto blues!


Non sempre servono le parole,
spesso sono gli occhi a parlare,
le labbra.
Il calore di un abbraccio.
Sogno di sentire i tuoi pensieri
il tuo profumo
si intreccia con il mio.
Un piccolo spazio.
L'immenso trapela
nel silenzio
uno sguardo illumina il sogno.
spesso sono gli occhi a parlare,
le labbra.
Il calore di un abbraccio.
Sogno di sentire i tuoi pensieri
il tuo profumo
si intreccia con il mio.
Un piccolo spazio.
L'immenso trapela
nel silenzio
uno sguardo illumina il sogno.
Di solitudine lacrime amare scorrono
da sguardo sofferente.Non s’accorge il cuore
che vita la stagione offre.
Spenta s’è l’Essenza
notte d’inverno glaciale
allorché
l’Amore adorato
è stato chiamato.
Lo sguardo mi ha donato
e a Dio s’è affidato.
Più cammino non distinguo
rinata son io
ma a vita di Morte.
Sono di pietra l’orto e la terra
che scorrevano di latte e di vino,
di nettare d’api e aromi d’altri tempi.
di nettare d’api e aromi d’altri tempi.
E’ giallo il cuore,
stanco,del rumore delle foglie.
stanco,del rumore delle foglie.
Serve ora, il coraggio degli esuli,
che aspettano l’ombra dei gabbiani
con animo teso, come pazienti marinai…
che muti, davanti all’onda forte
congiungono le mani…che si plachi la marea!

Sono seduto alla mia scrivania.
Sul mio lato destro ho una grande finestra.
Sono le 11,44 e il cielo è coperto
Nuvole dense più chiare e più scure,
compatte
che emanano una luce strana.
Sembra di essere in una sacca con un dolce alla panna capovolto sulla testa.
Panna bianca e un po’ più grigia,
come se una parte fosse mischiata a qualcosa di scuro,
come la neve,
bianca dove è ancora intatta
e grigia dove passano le macchine.
E’ il 29 aprile 2016 un Venerdì.
Mi sono sempre chiesto se davvero ad un lettore interessa sapere com’è il cielo in questo momento.
Voglio dire in un racconto in un romanzo il descrivere il cielo che senso ha?
Se avessi scritto che era una bella giornata di sole e il cielo azzurro avrebbe fatto differenza?
Pensandoci forse sì, forse lo stato d’animo sarebbe stato diverso, sia mio sia del lettore.
Sto rivalutando l’utilizzo del mio tempo.
In un romanzo di Michael Ende si parla di “signori Grigi” che rubano il tempo agli uomini per esistere.
Quel tempo è trasformato in sigari che loro fumano e senza quelli spariscono, muoiono, evaporano.
Tempo che se ne va in fumo.
In giorni come questi sento tutta la mia energia,
la mia potenzialità che vorrebbe espandersi ma è frenata.
Come se si andasse in salita con una macchina ma con il freno a mano tirato,
ma non è l’esempio corretto.
E’ come una falsa partenza ai 100 mt di atletica,
scatti al via ma vieni fermato e torni sui tuoi passi,
è come un contenitore che ha una certa elasticità ma chiuso con un tappo.
Dentro una forza si espande spinge su tutte le pareti
il contenitore si dilata ma poi non esplode e torna nel suo formato iniziale.
Nel mio caso è più come se lasciassi libera questa energia,
questo amore,
ma non trovassi nessuno ad accoglierla a capirla.
Un po’ come lasciare la pompa di benzina aperta con il carburante che esce,
cerca una macchina per poterle essere utile ma non ce ne sono.
Il carburante è inesauribile, ma la mia testa mi convince a chiudere il rubinetto
Come per il carburante,
che se non trova un serbatoio inquina ed è pericoloso,
la mia energia diventa fuori luogo, mal interpretata e si blocca.
Il fatto è che lei –l’energia- non sa perchè, è la ragione che le parla.
Ma si sa non vanno troppo d’accordo.
Come si dice:
"il cuore ha delle ragioni che la ragione non può capire"
Che spreco.
Sul mio lato destro ho una grande finestra.
Sono le 11,44 e il cielo è coperto
Nuvole dense più chiare e più scure,
compatte
che emanano una luce strana.
Sembra di essere in una sacca con un dolce alla panna capovolto sulla testa.
Panna bianca e un po’ più grigia,
come se una parte fosse mischiata a qualcosa di scuro,
come la neve,
bianca dove è ancora intatta
e grigia dove passano le macchine.
E’ il 29 aprile 2016 un Venerdì.
Mi sono sempre chiesto se davvero ad un lettore interessa sapere com’è il cielo in questo momento.
Voglio dire in un racconto in un romanzo il descrivere il cielo che senso ha?
Se avessi scritto che era una bella giornata di sole e il cielo azzurro avrebbe fatto differenza?
Pensandoci forse sì, forse lo stato d’animo sarebbe stato diverso, sia mio sia del lettore.
Sto rivalutando l’utilizzo del mio tempo.
In un romanzo di Michael Ende si parla di “signori Grigi” che rubano il tempo agli uomini per esistere.
Quel tempo è trasformato in sigari che loro fumano e senza quelli spariscono, muoiono, evaporano.
Tempo che se ne va in fumo.
In giorni come questi sento tutta la mia energia,
la mia potenzialità che vorrebbe espandersi ma è frenata.
Come se si andasse in salita con una macchina ma con il freno a mano tirato,
ma non è l’esempio corretto.
E’ come una falsa partenza ai 100 mt di atletica,
scatti al via ma vieni fermato e torni sui tuoi passi,
è come un contenitore che ha una certa elasticità ma chiuso con un tappo.
Dentro una forza si espande spinge su tutte le pareti
il contenitore si dilata ma poi non esplode e torna nel suo formato iniziale.
Nel mio caso è più come se lasciassi libera questa energia,
questo amore,
ma non trovassi nessuno ad accoglierla a capirla.
Un po’ come lasciare la pompa di benzina aperta con il carburante che esce,
cerca una macchina per poterle essere utile ma non ce ne sono.
Il carburante è inesauribile, ma la mia testa mi convince a chiudere il rubinetto
Come per il carburante,
che se non trova un serbatoio inquina ed è pericoloso,
la mia energia diventa fuori luogo, mal interpretata e si blocca.
Il fatto è che lei –l’energia- non sa perchè, è la ragione che le parla.
Ma si sa non vanno troppo d’accordo.
Come si dice:
"il cuore ha delle ragioni che la ragione non può capire"
Che spreco.
Vestito di magia
Bene o male
Sono poeta e artista,
e mi vesto di sogni
e fantasie
e di pensieri,
perché tu che leggi,abbi
un po’ di magia,
sorridendo un poco,
o riflettendo;
e mi vesto di sogni,
come un cantastorie,
che è tutti e nessuno,
per te,
anche per te.
Bene o male
Sono poeta e artista,
e mi vesto di sogni
e fantasie
e di pensieri,
perché tu che leggi,abbi
un po’ di magia,
sorridendo un poco,
o riflettendo;
e mi vesto di sogni,
come un cantastorie,
che è tutti e nessuno,
per te,
anche per te.
Arduo,
svegliarsi e diventare uomini.
svegliarsi e diventare uomini.
Basti pensare a quanto si è soli sulla scacchiera,
ai difficili passi, alle fatali mosse,
agli orizzonti compromessi
e i cuori fuoriposto.
I ritmi obliqui e le verità inclinate,
I ritmi obliqui e le verità inclinate,
la mediocrità,che invade il cielo.
Arduo,
Arduo,
essere mortali, senza sete d’oro,
senza illusioni o anche passioni;
difficile acquisire meriti,
arduo,non possedere nulla.
Facile,
Facile,
rimanere fuori da ogni paradiso!

Perché scandire parole di un ultimo naufragio
essere schiavi di un altro io
macchinoso malessere altezzoso
che vira tra le fronde
e agita le loro braccia di legno.
Perché avere un busto di ferro
che copre gli anfratti della roccia
e sgretola gli ultimi residui.
Perché adorare una ninfa che porta pudore
annusare capelli appassiti
mostrare abiti color convinzione
agitare bandiere di vittoria
massacranti nell’esistere.
Perché scrutare orizzonti lontani
che sanno della propria camera da letto
pregare spiriti che invadono i sogni
seguaci ammaliatori del nulla.
Perché darsi per vinto
avere profumo d’invidia.
Perché provare astio
Per la luce che invade il resto del mondo
invece di assorbirla e farle crescere il sorriso?
Ora, non mi domando il perché
in quanto basta chiudere gli occhi
e rimanere immobile
per non avere quesiti in proposito
e far fluire come in canoa
le rapide che invadono il fiume sotto i miei piedi.
Ne conosco tanti di Felice,
ragazzi, vecchi e di mezza età,
convinto ne fossero i custodi,
a tutti ho chiesto di felicità.
Han detto che il nome l’ha illusi
per poi rimanerne assai delusi:
felicità?
Quel primato che nessuno sa
e la chimera che nessuno ha.
ragazzi, vecchi e di mezza età,
convinto ne fossero i custodi,
a tutti ho chiesto di felicità.
Han detto che il nome l’ha illusi
per poi rimanerne assai delusi:
felicità?
Quel primato che nessuno sa
e la chimera che nessuno ha.






