Asciutto con mutevole vigore
D’intrepide folate rematore
Eterno imperatore del suo posto
Immenso marinaio vogatore
Che vuole ritornare ad ogni costo
Al porto dove l’albero ha disposto
Per essere novello esploratore,
Mi sembra fuori luogo alla stagione
Del sole delle stelle e della luna
Che splendono in devota religione
Dai secoli dei secoli ciascuna
Donando la piacevole illusione
Che il mondo ruota intorno alla fortuna.
Bada
il cervello lo sa bene che le mani sono posate altrove
I nervi della pelle gli dicono che qualcosa li solletica
(Qualcosa di estremo se permettete)
e lui ordina loro di farsi valere
Di farlo per i primi venti minuti
dopodiché il cuore si spara un colpo alla testa
Loro non accettano lo scherzo
e fanno suonare l'allarme sull'intera baracca
Chivalà! E' tremendo!
Forse hanno frainteso le intenzioni quei nervi
Ad una tortura medievale avranno pensato
La pelle è scorbutica con chi la sfiora solo leggermente
Oggi è San Lorenzo
ma non sfrecciano stelle cadenti
magiche e sognanti
sulle rive del Tigri e dell’Eufrate,
saettano bombe sui bimbi impauriti
e traboccano violenze
sui fiori delle donne,
no, oggi le stelle non ridono,
guardano strazio e guerra
perdizione e miseria,
umane tragedie
ripetute nel tempo,
Abramo risparmiò Isacco
ma l’uomo non risparmia il suo simile.
Elia, Samuele, Mosè,
ritornate in quelle terre
e trovate parole
che parlino di pace.
solo spigoli e piante carnivore, restano oggi a far da sponda
a segnar il percorso, che fu di lana e paglia
sotto suole dure, lise, ma decise
Il vento indaffarato nei boschi, si rifiuta di seguirlo
su dirupi, pietre, scaglie e polvere
rotolano, si dileguano scivolando
Pazzi echi, si sgretolano fra grotte
alberi e rocce stropicciate, che abitano qui
Sei inciampata sulla via che era facile e vicina
per i tuoi rossetti colorati, per la tua età debole e scellerata
i tuoi passi ubriachi e barcollanti
Hai ospitato il gatto e la volpe, che hanno visto l'affare
Compromesso è stato il percorso
ed irta la strada abbandonata
Hai lasciato che i tuoi pensieri diventassero amici di altri
infausti e ladri
e se ne andassero a braccio, verso un faro diamante
Ti ho preso per i capelli, lavato il corpo
ricomposta la mente, raddrizzato il viso e parlato soavemente
con gli occhi di un tempo, con le stesse intenzioni
Il tendone del circo, è vicino al tuo indirizzo
è sempre in attesa di una tua esibizione
del tuo arrivo
pigrizia, come se mi fossi già stancato di respirare.
Penso di fare una cosa, poi mi dico: a che pro?
Così ci ripenso e lascio stare.
Guardo i giovani senza invidia.
In mezzo a tanto dolore nel mondo,
so di essere stato più fortunato di molti di loro.
Ma anche a me, alla fine, non resterà nulla.
Non mi pongo nemmeno più la domanda
del perché mi sono ritrovato su questa Terra,
perché almeno una cosa l'ho capita,
che la risposta è al di fuori della nostra portata.
Il testamento, per quel poco che ho,
l'ho già scritto e messo nel cassetto.
Ho anche disposto di essere cremato,
sarà più semplice trovare posto al cimitero.
M'accorgo che chiudo sempre più spesso gli occhi,
come a voler fare esperienza del buio eterno che m'aspetta.
Ascolto con sottile masochismo il Requiem di Fauré,
e m'arrabbio con chi non è venuto al mio funerale
con il cuore a puzzle, di pezzi perduti
fontane di liquidi occhi
tastando l'avanti, nel candore muto
Toccare il buio
con il panico nel ventre, stretti muscoli
fotogrammi impazziti in testa
con mestizia convinta
Toccare il buio
con reazioni al limite, strangolate grida
tarpata lucidità
caparbia insistenza
Toccare il buio
nella mancanza intorno, deglutendo a ritmo
ammanettato e bloccato
da gessate vibrazioni
Toccare il buio
abbandonato a questo barcollare
che fonde e si unisce
all'oscuro chiarore del solito
diventando un altro.
in silenzio.
Aldilà delle distese infinite
e delle colline variopinte,
odo gli stessi dolori
gli stessi colori…
E petali malformi
e foglie putride
e lacrime che piovono.
E’ la solitudine infinta del fiore
che muore.
Vana la gloria,
inutile la grandezza
se fatale è il contatto!
Rimane solo la tristezza:
la perfetta sofferenza,
del fiore
delicato,
dall’affetto isolato
malnutrito d’amore.
fra tuoni lampi e pioggia
abbiamo accompagnato
al sacro cimitero
le spoglie di un ragazzo;
il prete ha detto quanto
Gesù poteva dire
ma il babbo che ascoltava
riusciva a non capire,
la mamma non aveva
da un po perché l’è morta
e adesso pure lui
è andato ad incontrarla.
Le lacrime di tutti
non sciolgono il mistero
di questa nostra vita
che passa in un sentiero
di pianto e di amarezze,
di candide carezze
donate all’occasione;
è morto quel ragazzo
e noi nel frastornato
siam qui a non pensare
il turno che ci aspetta.
Mi viene da parlare dello stupido androide del caffè;
non chiedetemi il motivo:
alcune macchine non funzionano mai.
Accartocciano i bicchieri,
sputano lo zucchero a vuoto;
Sollevano la rabbia meccanica di cosmogonie
e di indecisioni.
Oggi le ho chiesto
se domani potrà evitare di fregarmi:
mi ha detto "No, ci vuole anche uno scherzo”.
Eppure chi distingue più quel che è reale?
La solita storia alla solita ora:
la snervante routine che non fa poi così male,
la solita idea che forse qualcuno sfiora.
Ci stavo cascando e mi ha salvato
dalle sabbie mobili dei pensieri ripetitivi:
il rumore di un bicchiere accartocciato
mi ha riportato nel mondo dei vivi!
guarda annoiato
e taciturno il panorama
che si adorna, nei giorni chiari,
della vista lontana del mare.
Spicca da lontano
una gigantesca torre
che sovrasta il diroccato
castello feudale,
palesando l’antichità del villaggio.
Sui due campanili del borgo
e sui merli della torre
una vivida brezza pomeridiana
trascina nugoli di rondini.
sempre inconsueti problemi aristocratici.
Tra sobrie negligenze,senza cuori impavidi.
Ombreggiature dissuadenti da effimere trasformazioni.
Slealtà tra abbracci e strette di mani appariscenti
scarni di rispetto e di stima reciproca.
Di spettri dispersi,appannati dalla pioggia incessante.
Tiepide carezze,aspettando un valico
che si estende verso confini illuminati dal colore rosa perla.
Apri le ali del cuore e sprigiona armonia,
ama,e non finire mai di amare.
La stanchezza che ti porta via
come un gabbiano che vaga
ad alta cima in piena libertà.
Finalmente una nuova luce è tornata
a splendere con tutta la sua vivacità.
a rispondere a Nicola
perché la sua parola
immensa la ritrovo,
e voglio scomodare
di Giove e di Minerva
il mondo che riserva
sorprese a tutto andare.
Lo so che le mie rime
son semplici e scontate
che sono insoddisfatte
dalle ultime alle prime;
però la mitologica
sequela di rovine
che fanno da confine
all’isola Nuragica
di misteriose pietre
sepolte dai Romani
per rendere più vani
i secoli con tetre
immagini di storie
disperse nelle mura,
riportano in natura
gironi di memorie.
Le vergini saranno
città dal volto nuovo
sbucate da quell’uovo
chiamato nuovo anno,
ma noi non ci saremo,
e chiudo questo verso
pensando a un Universo
che forse abiteremo.
OGGI, IL PASSATO DI DOMANI
QUEST'ORA, IL PRESENTE
IL PASSATO DEI SUOI MINUTI
REMOTO PER I SECONDI
OGNI ISTANTE DEL TEMPO, E' IL SEGNO
DEL FUTURO CHE VERRA'
DEL PASSATO DI ALTRI ISTANTI
L'INTENSITA' DI QUANTO FATTO, VISSUTO
E' LA MISURA
IERI, OGGI, ADESSO, DOMANI
E RESTARE VIVO
PERDENDOMI SOLO QUALCHE VOLTA.





