INVADENTE
LA PIOGGIA DI QUESTI MOMENTI
STRANI, CAMBIATI
SOFFOCANDO IL RESPIRO
LASCIANDO SOLO I RUMORI
SEGNI SULLE PARETI
NON PIU' RIPARO
SOLO MACERIE
PER RIPARTIRE
DOPO IL TANTO ATTENDERE
DI UN SOLE SVOGLIATO, ANCORA NASCOSTO
COME AL CAMBIO DI STAGIONE
CON LE GAMBE NEL FANGO
ROTTAMI NEL CUORE
FORZE FINITE
NELL'ATTESA
DI GUARIRE I NOSTRI OCCHI
DAI PIANTI PASSATI
AL VEDERE SCORRERE
ANNI IN SECONDI
NELL'ASCIUGAR DELL'ANIMA
soffocate senz'aria
fiamme libere ma invisibili
sgorgano
gettano ancore
nel mare di passione
che il mutar del giorno
modella e fluttua
seguendo il sole
con frizzante spirito
immutato impegno
e lento navigar
capolinea di raccolte parole
sfacciati pensieri
e sterminati poemi
riverberando onde piane,
poi, s'estroflettono,
s’affrettano,
mi permettono
di dilatare preoccupazioni,
spregiudicate da file d'illustri Professori
che fatturano sogni in contanti,
accecano speranze
sparando fasci (coerenti) di luce nei bulbi oculari
illudendo le mie pupille,
OCTizzano i miei ricoveri,
fluoroangiografizzano zafferanèe pipì,
sezionando retine anchilosate,
zoomano su microscopiche montagne vitree,
preterintenzionando utopie
di riesumare
colori al buio indivisibili,
tonalità nuovamente sature,
visioni notturne senza abbaglianti,
rettificando virgole che serpeggiano,
occhi intirizziti che s’arrendono
ad infiniti occhiolini
che s’alternano,
spernacchiano all’inglese
terminologie cliniche
che fanno tanto chic,
ricercando terapie
vagamente idiosincratiche,
degenerativamente
(decisamente) antipatiche
che indosso, ormai
con tanto charme
da renderla
quasi (paradossalmente)
una condanna
simpatica.
Nota dell'autore:
...corioretinopatia sierosa centrale (CSCR).
e delle sue frange di schiuma,
della brezza marina
dolce lirica del vento,
della salsedine
essenza aspra che m'inebria e
dell'immenso risveglio del sole
che fiacca di giallo oro
cielo, mare e terra.
In solitudine cammino la riva
e il crepuscolo mi sorprende
con le nuvole che ovattano l'infinito.
E sotto un cielo di stelle
affondo pacifica le mie mani
e ti respiro rosa dei venti,
ti respiro aria di mare
fragile, fuggevole
ed immensa..
"cosi stamattina alle 6,00"
le voci dell’autunno.
I boschi cambiano colore
e iniziano a prendere la ruggine,
striandosi di giallo,
blu, viola e rosso rame.
Con rumore
di poche foglie trascinate,
tra i faggi arrossati,
cala, a tratti, verso valle
il vento soffice della Carrafella.
Sibila sui poggi aridi,
sfiora le orecchie
con morbide carezze,
e in quel venticello zufolante
sì avvertono le prime
avvisaglie dell’inverno.
Amo l’autunno
più d’ ogni altra stagione.
Adoro i suoi colori
e i suoi odori.
Apprezzo il fatto
che si torna a vivere all’interno,
che si rientra nel raccoglimento,
come in una riservata clausura.
ne carne ne pesce
ne sole ne luna
ne grigio ne azzurro
ne monte ne abisso.
Mi sento un prefisso
che ha perso il suo numero,
un’alga dispersa
in alta montagna,
non sono in campagna
non sono in un bosco
non sono in un chiostro
intento a pregare,
non so cosa fare
son perso nel nulla
mi sento una culla
a cui manca il bambino.
Così dal mattino
son qui ad aspettare
che passi o che venga
qualcosa da fare,
mi sento sperduto
perché le tue braccia
non mi hanno voluto.
i primi freddi
e le piogge,
ma il paesaggio non rinverdisce
e rimane identico
nel suo squallore bianco-grigiastro.
Nuvoloni generaleschi
effettuano grandi manovre
attorno al monte Crocella
e pattugliano il cielo del Molise,
bombardando i villaggi
con gavettoni meteorologici.
Il cielo si fende
e rovescia cateratte di luce
sulla campagna appesantita dall’acqua,
trasformando, in uno specchio,
ogni pozzanghera.
La luce netta e improvvisa
smalta di riflessi cerulei
l’erba delle prode
e i fili piegati dalla sferza del temporale
pettinano l’acqua fangosa
dei fossi gonfi.
La sera poi,
come un pezzo di pane,
il borgo viene divorato
dalla nebbia.
E il campanile della chiesa,
come una matita di pietra,
disegna nuvole con la sua punta.
E tra i suoi sassi smagriti,
di tanto in tanto,
s’ avvolge la sciarpa scura
del crepuscolo,
punteggiata del nero
volo di corvi.
l’odore d’umidità
e la sera
non si mangia più
sotto il pergolato.
Quasi tutti inariditi i fiori,
upupe e rigogoli stanno partendo.
E le vigne alternano
uno spento verde gasolio
al giallo ocra.
I gelsi sono tuttora verdi,
come pure i susini e i carpini.
Giorni uggiosi,
sensibilmente più corti.
Il cielo, al mattino,
è ancora quasi notturno
e grava con i suoi
grigi plumbei
sulla pianura.
Nella valle gli alberi s’interrompono
e un ramo di lago dal costone,
superando la linea d’ombra,
sembra fiammeggiare dolcemente
come sarmento
in un fuoco rovente.
La luce vaporosa dell’alba
ha perso il riflesso estivo
della caligine
e danza, irrequieta,
sul bordo della collina.
Nell’aria
profumi di mosti
e di menta.
(Cosa ci faccio qui?)
Ho domandato alle radici sotterranee
e alle fronde ondeggianti dei platani;
ho interrogato le onde degli oceani
e le multicolori colonie dei coralli.
Sono salito sulle cime dei monti
e ho guardato nel buio profondo dei crepaci;
ho considerato le sguaiate risate delle iene
e i melodiosi canti mattutini dei passeri.
Ho pure indagato il pianto vitale dei neonati
e le urla senza speranza dei moribondi.
Non ho trovato nessuna risposta.
Ho guardato allora dentro di me,
fra le diramazioni neurali del mio cervello
e le innumerevoli curve delle mie arterie;
ho valutato il contorto cammino
che congiunge la mia sapida lingua
all'estremità maleodorante del colon.
Ho rivangato l'erotica sensibilità delle mie dita
e la bramosia possessiva delle mie labbra.
Ho anche contato gli esitanti battiti del mio cuore
e misurato la salsedine acida delle mie lacrime.
Non ho trovato nessuna risposta.
Allora ho spinto l'indagine oltre i confini del pianeta,
laddove il colore non esiste e c'è carenza d'antimateria.
Ho vagato fra ondate gravitazionali e flussi magnetici,
scansato comete puntuali e lambito attraenti buchi neri.
Mi sono perso fra i quasar e le pulsar,
fra stelle appena nate e galassie già morenti.
Ho inseguito sciami di neutrini
e incrociato tracce d’energia oscura.
Infine ho raggiunto l'orlo in espansione del nostro universo,
dopo aver sfiorato la scintilla originale che l'ha creato.
Non ho trovato nessuna risposta,
perché non ve n'è alcuna per chi vuole sapere
ciò che non è dato di sapere.
Poiché, se c'è un Dio, Egli non è soggetto a razionali motivazioni,
e se un Dio non c'è, allora alla casualità non vi sono spiegazioni.
e al destino di tutti,
dobbiamo solo nascere
vivere e morire,
capire cosa siamo
e poi dimenticare,
qualcuno scrive storie
inventate o recidive
che poi sono le stesse
dai secoli dei secoli,
la storia si ripete
con tutti i suoi dolori
appena mitigata
da romanzati amori,
e il tempo sta passando
fra gioie e malumori
chissà domani
il giorno
se splenderà l’aurora.
Cielo nuvoloso e mobile,
color metallo,
vento fresco,
odori di foglie
macerate e pioggia.
La campagna è offuscata
da una cortina di acquerugiola,
fitta e sonora,
che fa fiorire i fossi
di effimeri tulipani bianchi,
increspandone la superficie lattiginosa.
Nelle vigne l’uva è pronta
e al mattino si vede solo la nebbia.
E’ biancastra, spessa,
con la sua coltre copre ogni cosa,
annulla i rumori.
A tratti, soffia il vento occidentale
ma troppo debolmente
per spingere le nubi
e fugare il sole alto e ciarliero
nell’orizzonte maestoso.
Nasce un bimbo
allegramente atteso
su strilli di note
melodiose
e con l'andar piano
si increspano mutevoli
pensieri plasmati da tenere
emozioni ed intense canzoncine
che ruotano attorno al festeggiato
lucente, su pergolati mentre l'eco
ribomba, e la festa comincia







