I piedi al filo dell'erba
il sole gonfiato dell'ora
gli arti sciolti
Brusio mescolato
di cicale, grilli
e sfoltita erba
C'è poco vento
molto caldo
forzato dagli eventi
mai ponderato
ne consapevole
Non chiedo altro
Non so di tutto e di nessuno
I piedi come mani
i piedi alla terra
Le mani a mia madre
E tutto è semplice
Semplice e vita.
una pioggia minuta,
querula,
bavosa.
Una pioggia tiepida,
ristoratrice,
generosa,
tra folate di vento anabatico
che frusciano leggere
la gramigna della Carrafella.
D’un tratto il bagliore intenso di un lampo
solca le sfere alte del cielo
e rimbomba nel vallone di Santa Maria.
Seguono altri lampi
e l’aria si fa improvvisamente nera.
Il temporale flagella la campagna
e rode i sentieri.
Tremano gli alberi.
E la massa d’acqua
cade e muggisce.
Energica, superba,
risoluta nel suo fragore
la pioggia riversa sulla collina
la sua tempra satanica.
Dopo il diluvio
un momento di strana solitudine,
quasi di pace e di silenzio.
Nebbie fumanti corrono per la valle
come briganti in assalto.
Salgono dal borgo,
scavalcando i promontori
come schiume bianche
e si buttano verso le falde
del monte Crocella.
E la terra evapora
dai meandri impantanati
come linfa ubertosa
da un anfratto umiliato.
Poi la brezza soffia greve
sulla pioggia bigia
e tormenta l’argilla
gonfiandola di polvere e d’ira.
Nelle forre scompaiono i torrentelli d’acqua,
succhiati dai campi riarsi,
e finiscono all’inferno
a spegnere il fuoco del diavolo.
E i maggesi asciugano
come cenci al sole.
pare ogni cosa che vorrei
ogni cosa che
questa ragnatela di momenti
imprigiona
Come mistero
pare il mio primo pensiero
irraggiungibile
come soffio
d’acre sapore
Irraggiungibile
il primo
fertile desiderio
che con decisione
si dimena in me
Fuggevole
l’idea che possa
essere diverso
Irraggiungibile
risposta
a fare la guardia
forte robusta
anche se invecchiata
sempre bella.
Colpi ne ha presi tanti
le hanno sparato i cannoni
le bombe l'hanno illuminata a giorno.
Tanti soldati sono morti davanti a lei
non si è mai sgretolata
nonostante i colpi che le hanno inferto.
Un bersaglio che ha subito tanti danni
alla struttura.
Non è mai stata abbattuta
è rimasta sempre in piedi.
Anche quando sarà crollata
non lo sarà mai del tutto
resterà sempre in vita.
Le macerie rinascono
saranno di nuovo
mattoni forti
come e più di prima.
incoronano la collina,
fondendosi con il paesaggio
e i toni scuri dei maggesi.
Nelle strade la luce meridiana
fruga affettuosamente
le rughe tenebrose del paese
e crea una festa discreta,
domestica,
senza tripudio.
Sulle altane e nei ballatoi
le donne lavorano al tombolo
con un sorriso savio
sulle bocche mute.
E il merletto fiorisce,
come un sortilegio,
dai fuselli e dalle trine
in un moto aereo e
musicale delle dita.
In piazza un gruppo di ragazzi,
con gli occhi fissi
a rappresentarsi mitici misteri.
E i pensieri vagano
oltre le nuvole chiare,
caricandosi di tinte verdognole
nei riverberi del cielo invisibile,
al di là delle colline.
"Ancora mi chiedi
se c'è silenzio
oltre gli scogli;
se c'è dell'universo
il giudizio sospeso
là dove si posano
le rondini a morire.
Io altro non so
se non che loro
son le piume nostre.
Di quel silenzio,
di quel giaciglio
di suprema assenza,
so solo che è quello
il rifugio dei poeti."
sono come
questo fiume...non temo la solitudine,
non temo le stagioni,
il cielo mi accompagna
e le stelle
cullano il mio
scorrere placato...
E quando egli
grigio di pioggia
agita il mio percorso,
guardami senza timore,
perchè poi le mie acque
torneranno ad essere
tranquille e silenziose.
Lo senti il fiume??? Immagine vera del fiume "Grizzo" di Montepaone
Vola il pensiero su quel caro colle!
profumi di terra antica,
odori di patria.
Pellegrino in cerca di me stesso
solco le Epipoli in incroci di sguardi,
ciao Atena Nike
guardiana e sorella
sudore siciliano porto d'oltre mare in tua offerta!
Lento il piè mi porta
pochi passi per volta
in un mistero crisoelefantino,
pervaso dalle umane passioni la mia anima ride!
sono a casa.
dolce e soave come una preghiera,
e instilla nell’animo
romantici germi di vita.
Disseta il viandante
attraverso il cavo della mano.
Incoraggia la vita come l’amore
scacciando disperazione e inquietudini recondite.
Scroscia per confondere le grida
che si spandono acute all’orizzonte.
E veglia silenziosa in fondo alla valle
mormorando parole di conforto
all’umile pellegrino
nel solco di una mulattiera
bianca e polverosa.
sulla mia strada,
a volte, l’ho guardata indifferente
mentre mi passava di fronte,
senza una parola.
Ma tutte le volte
che mi è passata vicino
come un uragano, sbattendomi alle rocce
togliendomi anche il fiato
l’avrei uccisa
con le mie stesse mani,
ma come si può uccidere la morte
se è già morte?
Effimero momento
struggente ricordo
che dalla falce sullo stretto
mi insegue con spada rosso sangue
e avida sete di mantide religiosa.
L'anima mia come la polvere
dal vento viene mossa e rimossa
e quiete non trova.
Due anni del viver mio,
come sacra offerta sull'ara,
ho dato in mani nemiche.
Come sole che illumina
e vento che sostiene le ali
m'incamminai in un'avventura d'ipocrisia,
nutrita di calcoli e lucrosi interessi
di un viver mondano.
Io,
puro sentimento d'amore
come sterco di vacca ho concimato un albero già morto.
Super uomo,
vestito della leontè d'Eracle,
sempre e per sempre,
vietato mi fu esser mortale anche un sol giorno.
Ora,
per l'umana mia natura,
intrisa d'amari dolori e mistici pensieri,
come pazzo, schizofrenico visionario
son stato reclutato.
Gettato via,
mozzicone di sigaretta ormai spenta.
Giurai a te, padre mio
che donna non avrei più amato,
ma per illusoria convinzione lo spezzai
per unirmi in matrimonio di morte.
Come farò?
Sindrome d'abbandono mi scava dentro
svuotando tutto l'essere mio.
In ogni dove la lacrima solca il viso,
in abbracci di nuovi amori
che odorano d'ellena terra.
Mio dio, in te il viver mio s'abbandona
riscaldami ho freddo,
coccolami ho pianto,
avvolgimi in un lenzuolo candido d'amore
che in terra è pietra rara e preziosissima.
Quando gli occhi miei
smetteranno d'esser immissario di un lago di dolore e disperazione?
Ora basta! Spirito santo mi vibra dentro,
energia che mi risana e all'orecchio mio sussurra
"alzati alzati"
impugna la spada di luce,
d'acqua pura lavati
affinchè l'anima tua
d'illusione sporca, si trasfiguri,
in luce che illumini tutti!
Tutti coloro che al viver mio s'affiancheranno.
Io soldato dell'amore, malgrado ampie ferite,
continuo la via di un sogno
che non voglio abbandonare.

Tu poesia
in quel malinconico autunno
mi lasciasti in balia di forte emozione
mi guidasti nel trasporto di parole
ricamate di sole dorato
hai voluto donare il mio cuore.
Adesso poesia,
vagabonda tra le tue mani
non ti cerco nei versi
non mi lascio scaldare dal sole
non ascolto le tue emozioni
la paura di te si espande
tra le stagioni della vita
e tu che hai voluto
danzare per me.
Poesia!
Anche
se sei dentro la vita mia
maledetta
di una malinconico autunno.
Accarezzai maldestra e lessi suo malgrado
la solitudine che dentro il cielo aveva il suo bel credo
avvolto in verità di tempo annodato a monte
agitava il fazzoletto nel desiderio d’apparire forte
come quando il sorriso s’adagia sul fondo del difetto
e da laggiù inizia a vomitare le cose di soppiatto
aspettando dietro le rose che si fermasse il vento.
Fu proprio così che mi impegnai a capire il fatto
nutrendo di misura il non detto ma solo per capriccio
sapevo bene che avrei rimesso tutto in gioco
compreso il pensiero di non aver spento il fuoco.
nascosti
una macchia nera.
Perle preziose
curate alimentati
poco per volta.
Seguite passo passo
nell'attesa
che siano pronti alla vita.
Si alzerà un suono
prima dolce
delicato.
Ma che ben presto
si trasformerà
in un urlo.
Forte
quasi straziante
verso la libertà.
come la prora d'una nave immensa
per acque morte
con appena un fluir di spume grigie
sulle tue tempie di madre.
Nel mio cuore
come il fianco del monte
che par morsicato
da un mostro rabbioso
nel vento notturno,
c'è una frana
di cose innocenti
perdute per sempre.








