mentre m'arresto in volo,
arreso al vento che timido mi pervade
s'instoriano le mani d'attinte aliene emozioni
dipinte dal grecale,
mentre un sole appena nato s'accartoccia
su rive pietrose ed aspre,
sponde d'un mare che burrascoso mi spinge in risacca
ed il mio domani, nato appena ieri,
mi colora (le ali), mentre pigolii striduli,
atteso l'inverno, annunciano l'arrivo di una nuova primavera
La notte è lunga
da passare
quando milioni di pensieri
non fanno più dormire.
Un lungo viaggio di ricordi
li metti in fila
ad uno a uno.
Tanto hai tempo
tutta la notte
è solo tua!
Povero diavolo
di un uomo
credevi di essere il migliore
ti hanno smontato
in un minuto
nemmeno il tempo di pensare
cos'era giusto da fare.
Volevi tutto in una volta
ora però l'ho hai capito
la vita vera
non è un sogno
è molto dura da digerire.
La notte è lunga
troppo profonda
a volte ti affonda
perché non era come volevi
e ti rinchiudi nei pensieri...
per coloro che ci umiliano,
per coloro che spacciano la stolta crudeltà per effimera goliardia.
Ti condurrò su un altopiano a strapiombo sul cielo fin quando non avrai imparato a sentirti libero,
ti porterò ad ascoltare le risate dei bambini fin quando non avrai imparato ad essere felice,
dovrai sentirmi parlare di te fin quando non avrai imparato a conoscerti ed amarti.
Il vento ha smesso di soffiare da quando non ha più avuto ali in volo da sorreggere,
capelli ordinati da scompigliare.
Odio sognare.
Odio le immagini trafitte dalla luce del giorno appena prima di tornare alla realtà,
odio l'aria vacua intorno a me, ed il nulla che la occupa.
Non era solo edonistica libidine, era un velo irrorato sulla fronte febbricitante,
era la felicità diversa da come prevista ma comunque perfetta, se non di più.
La pietà mi lacerava lentamente mentre la farfalla, segregata nella prigione d'ebano,
premeva contro la finestra credendo di possedere i tesori che ne stavano oltre.
Uno scudo vitreo li proteggeva dal suo desiderio di appropriarsene.
vedrai i tuoi occhi brillare,
non dare ascolto a parole
consumate trasportate dal vento
nell'attesa dietro il vetro.
Segui se puoi senza
dare all'occhio
il tuo cuore non tradisce
i tuoi passi
ma cammina al tuo fianco
e con te resta a guardare
i colori tenui dell'alba
e con te ascolta quella musica
che fa danzare
che trascina nel mondo magico
di un viaggio senza fine.
compie questo destino
azzarda un gioco bizzarro
con i miei vorrei
e i suoi progetti
Cammino tra la gente
respiro la tua mancanza
cercando il tuo sorriso
tra i tanti volti
e le voci squillanti
e la folla dei pensieri si muove
al ritmo di quesiti e risposte vane
i dubbi s'insinuano
tra i miei punti di vista
Gli occhi malinconici
viaggiano
sulle note della pioggia scrosciante
ed esondano pensieri
come barchette di carta
trascinate dall'acqua
verso mete lontane
luoghi che appartengono a te
Questo destino si diverte
m'illude
di effimere coincidenze
spero
sospiro
Intanto piove
e non ci sei
le lancette dell’orologio
scandiscono il tempo,
inesorabilmente,
sui crucci delle persone,
sui coppi dei tetti tribolati
e sulle strade angariate.
Il paese vive la sua vita invernale.
Le giornate e le notti si confondono,
l’ombra e il buio nascono senza violento contrasto.
Il mattino spruzza un po’ di chiaro nell’ombra
con la pigrizia annoiata di un compito eterno.
Nei vicoli fischiano le raffiche,
nei focolari fuligginosi
crepitano ceppi d’ulivi.
Radi capannelli di giovani,
avvolti nei loro giacconi,
il viso sprofondato nei baveri,
passano ore a guardarsi taciturni
o ad ascoltare la narrazione
di un fatto cui nessuno crede.
Un’eloquenza verbosa
affoga il garrulo discorrere
nella sapienza ubertosa
e in un arcaico fingere.
E l’immobilità dello spazio
trova il suo correttivo
nella dinamicità della fantasia.
tenermi la mano
quando il vento
trastulla l'erba nell'orto
all'ombra
del piccolo ciliegio.
Davanti alla
grande quercia,
una panca
fredda e sola
testimonia
il passar dei mesi
e delle stagioni.
E noi
guardiamo
il fiume
scorrere
a secondo degli
umori.
Mentre le case
sulle mura antiche,
attaccate e strette
come in un dipinto,
vegliano
I nostri giorni
e le notti.
Piange quest'aria corrotta
gioca con la sabbia
e il canto del vento
in un timido respiro.
E riposa la mente
i pensieri piano si annebbiano
in siffatto infelice mondo
dove tutto si offende
anche gli ideali.
Demolendo logiche infinite
sono solo ricordi le trascorse elegie
e senza distinzioni
tra i brusii oramai lontani
in un contorno amaro
d'eco di stelle
e il soffocato vivere liberi
muore l'amore.
senza luce e
senza rumore,
come un randagio
vaga un clochard
dal foulard rosso al collo
e dal lungo bastone.
Sorretto
dai suoi occhi tristi
di fame e anima,
scava tizzoni
tra brace e fumo,
stretto stretto
al suo cappotto
respira
l’aria gelida,
respira la solitudine,
e per scelta o per sfortuna,
fischia al cielo
un motivetto
e nella notte
si mescola con
gli occhi di Dio.
improvviso
s'alza isole.
Il vento accareza le forme
della casa poco distante.
Strascichi di tulle
scivolano lungo
il letto del fiume.
S'increspano le ore
sbocciano nel blu
senza mai esagerare
e s'adagiano su tappeti fioriti.
Il rosso papavero
tinteggia il cielo
sfumando la paura giovanile.
Denso il buio
densi i pensieri
e poi.. nulla.
Comprimo
nel mio tepore il giorno
che da oggi
diventa subito ieri.
i boschi nudi di Ficarola,
in basso a ponente.
Sulle poche radure si stagliano
quasi come fantasmi
trasfigurati nell’elegia del letargo
e nella clausura dei gesti impossibili.
Il silenzio è solenne,
non si ode alcun verso
di bestie o di uccelli.
Solo un lontano mormorio d’acqua
soffocato nel ghiaccio dei ruscelli.
La neve assorbe ogni sussurro,
anche un colpo di vento
affonda nel bianco.
Gli abeti, carichi all’inverosimile,
si sono arresi piegando i rami
sotto il peso della neve fino in basso.
Alcuni alberi di ulivi,
spinti dal loro fogliame orgoglioso,
hanno opposto resistenza
facendosi spaccare le ossa senza pietà.
Gli alberi spogli, invece,
dormono pacifici.
E il cielo di ceramica
chiama altra neve.
E con la neve cala dal cielo
una coperta di seta bianca.
colmo di capriccioso incedere
malmenando il cuore incostante
specchio smorfioso, audace insolente
con trucchi di pretenzioso vezzo
condotto il sentimento via di peso
in pieno ormeggio
riannodato al caso.
Sterile patteggiamento
tra convinzioni sparse in memoria
ed errori distratti d’ignorata storia.
E allora quale migliore eredità
far finta d’aver capito.
Credere d’aver partecipato
solo per gioco.
Gettato alla rinfusa
i dadi dentro il vuoto.
E credere convinto d’essere
solo ciò che è andato perso.
Invece d’amare e amare e amare.
Questo il punto
sempre più convinto.
Così ho riscritto il verso.







