Deserti i viali serrati da vie
adattate a bislunghi vicoli
Luminarie flebili, quasi a morte
Dove siete, tremolanti ponderano
In quale luogo sono i lemmi
Quei vocii
Quei brusii, i mormorii
Voci e cicalecci fatti di ilarità
e sbuffi corti, dove siete
E i passi. Si, i passi
Quei passi così disuguali, dove sono
Al tocco dell'appoggio è melodia
percuotono rievocando musica a peso
Il cielo terso discorde dalla tarda ora
è tutt'uno con il suolo e per ora lo ignora
Luminarie flebili, quasi a morte
S'indagano acutamente
incredule e avulse cercano alleanza
come se, sprigionassero
una possente vampa d'ardore
nell'attesa di una oculata Epoca
Luminarie meste e melanconiche
esalano l'ultima vampa
ed è giorno di luce e di esaudita speranza.
Sei nelle menti dei più mentecatti
E nei sogni dei più ambiziosi
Spensierata come la libertà
Senza catene sei desiderata
Tu, rondine che custodisci i segreti delle nuvole
Svela ciò che vedi ai sordi e ai ciechi che senza un senso si impegnano a vedere e a sentire al di là
Fa' che non sia banale
Tu, voglia di volare
Sei il solletico vibrante
Che mi spinge ancora a desiderare
...è di ieri
quel sorso di vita nel grembo materno .
Di ieri la calma nei passi
i passi nel silenzio del cielo
il cielo senza tante parole .
Oggi il dolce suono
di due rigagnoli sul sentiero
hanno lieve il mio sguardo .
Ho colto il loro luccichio
dalle acque e li porto con me
mentre discendo docile
a volte gonfia per le lunghe piogge, a volte specchiata di sole .
Foglie raccolgo
vento e paesaggi ,
mi specchio di sale ,
accolgo ogni volo,
ogni stagione , ogni ricordo
mentre abbraccio il mio mare .
... è li , che m’aspetta ,
con le fresche onde sparse tra i fianchi .
In lontananza
riflessi di vita
vanno …
…e mentre vanno
si lasciano cullare
dallo sguardo del loro
fiume e del loro mare .
Alla ricerca di fortuna
Osserva le miriadi di persone
Nascite e morti a venire
Consuma corpi e ne crea di nuovi
Assiste, culla, distrugge, annega, fortifica, colora gli uomini armati di una pelle come fosse un'armatura
Chi sei tu, tempo
Forse nessuno lo sa
La cosa certa è che non sei invano
Dimensioni le clessidre degli uomini e definisci i granelli di sabbia
Scompari con la fine
E ritorni sensato con ogni inizio
Al cospetto dell'universo sei essenziale
Fugace e circolare
false attenzioni.
La maschera perbene
allevia il tuo dolore...
rimane pur sempre
l'interiore malore.
Buone e belle parole
sono mistura di veleni...
c'è invidia a tacere il marcio
per falsità di dissenso
laddove sei sempre bugiardo
e non vuoi mostrarti lercio...
d'amore, di conforto,
per tutti noi,
diventati più aggressivi
gli uni con gli altri.
In un block notes
metterò profumi di fiori,
canti di allodole,
sciabordii di onde,
fruscii di fronde:
forse ciò aiuterà
a dare più forza
ai sogni,
per affrontare
le nostre paure.
in attesa di un miracolo.
Osserviamo le stelle
in un cielo di speranza.
Non ci abbattiamo
guardiamo attraverso il vetro
sperando di riconoscere
il fantasma che affonda
i passi sulla sabbia.
I ricordi restano,
il dolore resta.
Non possiamo
lasciarli andare.
Continuiamo
ad esser accecati.
Arrivano li sentiamo mormorare
il cuore sanguina
una sinfonia si ripete
svelando i sentimenti
e i ricordi.
Sentiamo il peso
che ci spinge giù
no...
Non possiamo lasciarci andare.
Lasciate che io dorma
lasciate che riposino
le mie povere ossa. Chiudete,
fate il buio, meno rumore
faranno questi pensieri, forse
dormiranno anche le ansie.
… La mente chiede tregua.
Lasciate, lasciate che
una penombra m’assopisca
non m’importa se il sole
dà bella mostra di sé.
Sono stanca, ho sedato la forza
ma è solo una pausa.
Tra qualche giorno,
tra qualche ora, tra un po’
riprenderò il mio timone…
La terra è intrisa di dolore
in un mondo assetato di potere,
inquinate le città dal colore
scuro delle fumanti ciminiere.
L’uomo è vorace e predatore,
interessato solo al profitto
d’un mondo relativo,senza amore
senza gioia per un cuore afflitto.
Mari e fiumi pozze di veleno
tra plastica rifiuti e cherosene,
neppure un colorato arcobaleno
per fermare le spudorate iene.
Sarà forse un sogno per un domani
migliore senza le impudiche mani?
Li hai sentiti,
quel giorno
hanno respirato acqua
e poi di seguito senza pace
bocconi a pieni polmoni.
Tu in un altro posto, poi, trovavi aria,
ma loro?
Andavano giù, sapevi cosa li spingesse
e che non bastano due mani
per tirarli via da lì,
neanche cento.
È dolore senza fondo, abisso.
Certo parleranno ad un certo punto,
potremmo forse anche vederli
camminare per strada come nulla fosse,
ma come potranno mai farsi capire?
Parole liquide, anche le urla più strazianti sott’acqua non fanno rumore,
bolle forse, aria, non siamo che quello,
un po’ di vento, poi passiamo.
E poi
cosa potranno mai sentire?
Ci sarà sempre un brusio in sottofondo
un dolore sordo che appannerà anche la vista se decideranno,
e quando, di aprire gli occhi.
Per sempre saranno ovattate le voci,
tutto sarà un’eco dentro un’eco,
per sempre.
Da certe cose non si torna su.
Il giorno che muore arrossisce di vergogna
lasciando strascichi sfumati nell'incertezza
al cambio di guardia con la notte imminente.
Immane è la fatica del morire a ogni tramonto
per rinascere il giorno dopo con nuovi progetti
portarli a compimento con entusiasmo
scordando le promesse mancate del dì precedente.
Sono albe e tramonti che non smettono di sorprendere
l'osservatore attento che cerca ragioni in chi osa
con imprevedibili movenze, indossare vestigia
sfoggiandole a piacimento senza contraddittorio.
E col nero manto della notte
nella sua consueta eleganza
congedandosi conclude la sfilata.
Un ciclo continuo di vita e di morte
che va e viene e non chiude le porte
a chi nel suo oltre vorrà trovare risposte.
Prima di uscire, uno stormo di rondini mi ha annunciata ai mille galli sparsi lungo le vallate. Un brusio di autobus si mescola ai passi veloci dei corridori mattutini, mentre il sole si fonde col mare in un immenso, caldo, lungo amplesso laggiù, tra la costa e il Conero, sfavillante di magica bellezza.
I miei passi veloci sentono le lontananze, il mio occhio cerca invano libertà, il selciato mi rimanda l'eco delle mie scarpe.
Intravedo, seduta su una panchina, tra il fogliame solenne dell'oleandro e i pini marittimi, il mio quartiere, la mia casa, e mi sembra di coglierne gli odori e i sapori.
La luna, in alto, lassù lassù in cielo, sorride melliflua nella sua algida e lontana bellezza.
negli occhi bui
del soave destino.
Al margine di papaveri rossi
crescono spontanei
fra i sassi.
La bellezza relativa
quando nel mondo
circonda il male.
La libertà di ascoltare il coraggio
la ragione.
La strada più semplice da seguire
non smettere mai di splendere
dei sorrisi,
credi in se stessi
ed il silenzio
diventerà amore,
spianerà le linee
di esseri speciali.
Spirito di misura
rispetto
e complicità di riflessione.
Quando non si trova
la luce in se stessi
limitarsi a vedere
la distanza
che impedisce
di vedere uno sguardo
al risveglio
quando arriva il sole
dalla finestra dei sogni
e i pensieri volano.










