negli occhi bui
del soave destino.
Al margine di papaveri rossi
crescono spontanei
fra i sassi.
La bellezza relativa
quando nel mondo
circonda il male.
La libertà di ascoltare il coraggio
la ragione.
La strada più semplice da seguire
non smettere mai di splendere
dei sorrisi,
credi in se stessi
ed il silenzio
diventerà amore,
spianerà le linee
di esseri speciali.
Spirito di misura
rispetto
e complicità di riflessione.
Quando non si trova
la luce in se stessi
limitarsi a vedere
la distanza
che impedisce
di vedere uno sguardo
al risveglio
quando arriva il sole
dalla finestra dei sogni
e i pensieri volano.
Come dopo una convalescenza,
o di ritorno da una lunga
vacanza il paese
si rimette sui pedali.
Girata la curva epidemica, piccoli
eroi mascherati ritornano a scuola.
All’uscita i più fortunati troveranno nonni come
fiori recisi ai cancelli, angeli stanchi senza le ali.
Lenti sono i passi quotidiani
che allontanano dal dolore
annidato nella soglia del cuore.
Potessi chiudere e sprangare
quella porta emotiva,
volterei le spalle al passato
e brinderei alla spensieratezza
d'un tempo nuovo tutto da vivere
senza fardelli da supportare.
Spalancherei un portone
per accogliere il tuo amore
con tutte le gioie
che vorresti donarmi.
in un vecchio ripostiglio di cuore
quel che rimane di me.
Cianfrusaglie di poco conto
tra polverosi libri e avanzi della vita.
Ho chiuso con cura
la sgangherata porta dell’amore
girando nella toppa
una vecchia chiave
trovata lí per caso.
E stasera, con passo lento
e sorseggiando l’aria
m’avvio senza pensieri
verso il mare.
Un mare disteso,
che non porta rancore,
ha nei colori quel che mi manca...
la giovinezza.
Chissà di quale magia
vive il mare,
non invecchia mai.
Saluto me stesso
con lo sguardo
dei gabbiani in volo,
c’è la libertà del vento
nel loro sparire,
mentre vecchie carcasse
di barche abbandonate
aspettano anch’esse in silenzio
l’alta marea per l’ultimo viaggio.
Ora si è fatto tardi
e non posso più aspettare,
mi lascio lentamente soffocare
dal cielo e dal mare
chiudendo con un sorriso
la mia unica vita.
Ora son finalmente libero,
libero da tutti i miei affanni,
libero anche da DIO...
e se cerca di me
ho nelle tasche
un vecchio biglietto...
tornerò, ed intanto tu...
non dimenticarmi!
Siamo tutti soldati fermi sulla nostra posizione pronti all'attacco.
Cerchiamo assiduamente la nostra dose giornaliera di sorrisi.
L'universo ti regalerà luccichii
diventando tutti stelle comete
che la luna gelosa tasserà
per ridurre la nostra lucentezza.
nascosto tra fronde
o cespugli.
Noi animali randagi
cerchiamo invano
cibo tra cassonetti
blindati.
Angolo a volte
aiutato da pochi volontari,
mal visti e giudicati,
che soffrono e tribulano
per noi...
Angolo scrutato
sempre da un cielo
immenso,
che sa tutto...
Chi ha detto
che le parole
hanno lo stesso colore?
E lo stesso peso?
Le parole risuonano
con una musica diversa,
profumano di verità
e portano dentro te
una luce che fa brillare gli occhi.
Le parole sanno restare
dentro il tuo silenzio
e sono li a farti compagnia,
quando fuori il temporale
trasporta detriti nel fiume.
Le parole accarezzano i tuoi sogni
e tu abbraccia chi ti spinge a rincorrere
la felicità fatta di piccole cose
e resta dove una parola sa farti fermare
a guardare quel tramonto
che pian piano cade sul mare.
Gravosi pesi scivolarono
nell'oblio dell'incoscienza
e tu osservasti con occhi lascivi
un frizzante ruscello.
Avevi sete e ti dissetasti
ma non ti bastò,
la brama era intensa,
impressa nel tuo sguardo
l'avidità scalpitava.
Nient'altro emergeva
da quelle piccole fessure.
L' impetuoso ruscello
da tempo l'amore attendeva
per dissetarlo con le sue acque.
Ciò che vide riflesso
le rendeva torbide.
Abituato a cristallini bagliori
con immenso dolore
chiuse gli argini
vietando all'avidità
di bere ancora.
in un tempo lontano
gli occhi erano felici
e pieni di ricordi.
Fa male ripensare
a quel cielo azzurro,
alle albe magiche,
ai tramonti
che facevano sognare.
Ripenso
al profumo del bosco,
all'erba tagliata
è crollo
in una voragine
che mi divora
fra cielo e mare
senza un perché
mi abbandono
al mistero
della lunga notte.
Qual foglia si mescola alla follia
del vento raccoglie le forze
una luce verde ebbra d'aria
ove grida virginea la natura
un miscuglio di rami flessuosi
godono a far il male per vendetta.
Lei ha occhi glauchi pensierosi
un sottile nastro rosso tra i capelli
un timoroso rigurgito di parole
che separa odio e sentimenti.
Si accartoccia come foglia
lesta a danzare nel dolore
vessillo infelice eppur amato.
che hai acceso
nella disperazione di una vita...
Ma quale mano ti ha schiacciata
senza darti
una difesa.
Ma quale fuoco
può spegnere
il tuo pensiero...
Un solo cuore
ha tentato
di fermarti.
Un solo uomo
è stato degno
di tale nome.
Tutto intorno
solo fantasmi...
che hanno
dimenticato
di avere
un'anima.
Un giorno,
alzando lo sguardo al cielo,
vedrai banchi di nuvole
nel cielo nuotare e
verso l’orizzonte fuggire.
Alcune si fermeranno
riempiendoti il cuore di nostalgia,
per poi veloci volar via.
Altre, nere come la pece,
cariche di temporali,
qualche goccia soltanto lasceranno cadere.
Alcune saranno troppo veloci,
altre talmente lente
da sembrare quasi eterne.
Alcune con la loro forma
ti strapperanno un sorriso,
a volte dolce, a volte amaro.
Ma al cielo non si può
sempre continuare a guardare.
È ora! Avanti bisogna andare.
Finché un giorno lontano,
la tua nuvola scenderà
e con se per sempre ti porterà
ho voluto cancellare il passato.
Mesti ricordi che si destavano
da un torpore inquieto,
li saggiavo con gioia inconsueta
in un presente che sembrava non esistere.
Attraverso la riesumazione di vecchi ricordi
volevo cancellare il rimanente corso
della mia vita,
ma le sofferenze che essi creavano in me,
in un continuo ed incessante confronto
tra storia e preistoria,
portavano la mia vita a trovare tragedia
in ciò che mi aspettava domani.
E il domani evolveva con la stessa rapidità
con cui esso andava ad associarsi ai ricordi
per diventare passato.
Camminavo senza spostarmi.
Una vita immobile,
carcerata nella mia mente,
godeva di luce propria.
Ho cancellato il passato
per evitare altre sofferenze,
ho commesso un tragico errore.
Nel mio continuo rifiuto
di associare la vita al mio corpo
ho reso esule il mio pensiero
ho distrutto le sbarre
che lo tenevano prigioniero,
immerso in un sonno profondo.
Ora vivo di solo presente,
ma come posso vivere in un antro di tempo
che per me non esiste?
Risveglierò il mio pensiero
e lo associerò al mio corpo,
riporterò i miei ricordi alla luce,
non vivranno più per sé stessi,
ma per altri
non cammineranno più
se io non camminerò
non vivranno più se io non vivrò.
Ti immagino che stiri,
e capisco che l’asse
che s’immagina tavola
aspetta quella perfetta.
Così m’immagino i paletti
della recinzione, con le loro
punte addolcite, scrivere
nell’intimità… della terra.
Di quel libro sottolineato
che un giorno mi prestasti.
Soffio via i trucioli come
vento tra i tuoi capelli
dal foglio, sperando lascino
l’onda perfetta delle parole.









