A piedi nudi, ho inoltrato silenzioso
il cammino in quell'Anima, che,
seduta in riva alla vita,
si ritrova smarrita
tra gli sguardi dei passanti.
Un suono delicato, armonico
avvolge i sensi, in carezza leggera.
Ascolta il silenzio, se ne nutre
come non mai, prima di quell'attimo…
il suo sentire aveva ricevuto in dono
tale poesia.
Lei, composta di carne e fuoco,
che, impetuoso scorre nelle vene
di chi s’innamora nell'ammirarla…
La si respira osservandola,
anche nelle sue espressioni buffe
a rendere allegria al cuore.
La sua pelle dorata, incanta…
come il ladro della notte, scruta,
e rapina, immagini di lei
in ogni singola movenza,
ogni sua parola.
Le sue guance da bambina, avvampate,
apparente la sua ingenuità di donna sapiente,
tra le ombre ricche di incertezze,
in riservate rughe.
sperdute nella corrente
d'oceani troppi profondi
sferzati dalle ingiurie
degli anni, resistendo
all'ultima tempesta
tra grigi mattini
fredde notti nei faticosi giorni
dei sudati tempi, esuli
c'incontrammo
e ancora marosi
ondate fortissime aggrappati
così alle nostre mani
tra esultanze, incomprese
fughe e riscatti sopravviviamo
a noi stessi alle nostre paure
ai nostri difetti oggi
in attesa del caldo mare
della sera, cullante sogni
di brezza leggera col tepore del sole
siamo,
un'isola sola.
da questa morsa che attanaglia,
una farsa perenne.
Fuggir da questa mandria di gente inetta
che tutto acconsente e mai sospetta.
Democrazia, che utopia,
una pandemica bugia
sulla scia della follia.
Una speranza che tarda ad arrivare
in questo riverbero di menzogne
di un popolo che non sa intuire.
Ma l'inganno sta per cadere,
l'imponderabile si è messo ad urlare,
è la resa dei conti di un destino crudele.
Rinnego le mie passate ragioni,
troppo assuefatto da mille illusioni,
mi arrendo, mi svesto delle mie convinzioni.
Si è svegliata la mia anima ribelle,
sarò un serpente che cambia la sua pelle,
sfiderò l'umiliazione di una politica imbelle.
Parole e slogan senza voce né criterio,
un eufemismo che ingloba la prigionia
tra museruole di sottomissione e velata follia.
La nazione è infetta dal virus dell'omertà,
urla e si dimena tra le sbarre della falsità
mentre ignora e sbeffeggia i diritti dellà libertà.
Traduzioni d’autunno
rubano gli occhi alla luna,
vestono i giorni abbandonati
come gocce d’orizzonte al tramonto.
La periferia del nostro amore
accoltella un pianto di solitudini,
morde il rischio imperfetto
del mio eco senza te,
t’immagino,
a respirarmi nel vento.
Il mio libro ho sfogliato rapido.
Ai titoli principali, distrattamente
una fuggevole sbirciata. Narra
di un’amorfa superficie, piatta.
Anch’io ho sfogliato il mio.
Qualcosa di latente, la scrittura
nemmeno più la riconoscevo, quasi
d’apparire vissuto d’altri: il corso deviato
di un fiume, bloccato, e poi … esondato.
Con parenti e amici intenti a gridare
e scappare, a cercare salvezza altrove.
Ripudio il mio. Un abbaglio
solo ad aprirlo. Gemme e ori
da tutti i pori. Diamantate escrescenze
ne fanno un volume ingombrante.
Cesellato con altro, dall’arte distante
che ne fa monumento. Si sfoglia da solo
io … non centro più niente.
Io, invece, il mio l’ho sfoglio rapito.
Certo, il casino è tanto, pagine vuote
strappate, doppioni e pagine di farina
ancora sporche. Ho faticato a fare il pane
ma, tra le ultime scritte, della crescita
mi sono accorto, delle pagnotte mancanti
… e ne sono felice.
Fotografo tutte le albe,
tutti i tramonti
e tengo il conto,
dei miei passi perduti.
Li porterò in ricordo
di questo tempo
che non passa mai.
E poi il vento e la pioggia
e la sabbia e il Mare
e il bosco e i sentieri
e il mio Lago e le persone
e le scìe degli aerei
e i sorrisi nascosti.
E un Pettirosso che mi guarda.
Uno scalino dopo l'altro.
È una lenta salita verso la luce
che chiama con voce sensuosa.
E dinanzi a me appare, proprio al centro,
l'amor truce in posa, il mio idolo;
con l'aspetto di mille aurore
ad attendermi con impazienza
seduto sul suo trono: il patibolo.
E ora, ché scompaiono le mie paure,
mi piego con schifosa indecenza
e l'animo si concede alla sua richiesta ingorda.
La corsa brama il mio respiro,
mi vuole corrompere,
quindi stringe la corda.
È giunta! Comincia, animalesca e ardita,
la sottomissione. Scoprire il suo raggiro:
"è una semplice canzone..."
È l'ora della vita!
Prendo a vibrare nel suo abbraccio,
fatto di pulsazioni, di colori
che sono solo subdole allusioni.
Rimango privo di volontà e coraggio.
E come una cisterna piena di fori
sverso il mio essere sopra al legno:
il palco col cappio che cercavo
ha dato qualche attimo di sollievo
prendendo la mia dignità come pegno.
felice con il suo aquilone...
Momenti lontani di un'infanzia
mai scordata, dove il male
non c'era ancora...
Vanno e vengono
ricordi nel tempo
rincorrono invano
l'orgoglio di portare
a scelte difficili e sofferte
quasi impossibili
esseri umani vittime e protagonisti
delle nostre emozioni
e corre lontano quella bambina
con il suo aquilone.
Buongiorno a chi si è già alzato,
bello sia per chi è ancora a letto,
per chi non era pigro e lo è diventato,
per chi non ha lavorato e non è amato.
Sereno sia per chi non lo è stato mai,
per chi non confonde l’odio con l’amore,
per chi sa contare le stelle del firmamento,
per voi amici, amiche, parenti e conoscenti.
In un messaggio può esserci una poesia,
questo succede a chi ha l’anima pura,
a chi è assai sensibile alle emozioni,
a chi col cuore apre anche i portoni.
A chi ha lo spirito di voler lottare,
a chi difende la vita con unghia e denti,
a chi per questo ha passato i guai,
a chi, malgrado tutto, non si arrende mai.
sorretta dal tuo fare spietato.
Mani... scavano senza tregua
nella mia pelle intrisa di sudore.
La mia bocca, il tuo ansimare.
Assaporo la tua virilità fino a...
esplodere in ogni mio senso,
possedendoci fino sfiancarci.
Ormai stremati dagli impulsi,
raccogliamo ciò che resta...
di questa notte impetuosa,
dove sono impazzite le stelle.
Chiacchiera col mio eco
la tua ombra distratta,
traccia il respiro sensoriale
d’un bacio d’aprile
e varcan gli iridi del dolore
queste briciole di cielo.
Un riflesso di viole rubino
s’ubriaca di stelle,
cena coi miei desideri
fra i pensieri dell’ignoto
sfinendosi come il vento
fino a leggerne il silenzio.
Un'onda s'è alzata e oscura il cielo,
l'ombra si è sdraiata ed ora è freddo.
Uno freme e piange sotto al velo
che uccide la luce: il gelo che cresce ed è troppo.
Spesso si cerca di fermare il flutto che arriva,
ma è così bello morir sott'al suo galoppo;
l'onda splende ed è limpida, esplosiva.
Ti annega dentro sé. Boccheggi e ti entra in gola,
si insinua in te e per un attimo tace.
Allora inizia lo scontro: più ti proteggi e più ti strappa, più ti dimeni e più si fa vorace.
Non guarda in faccia nessuno, le siamo tutti alieni,
ci schiaccia e tortura come fossimo scarafaggi.
Quello è ciò che dà, il suo dono immenso:
un respiro nel mare, una fitta al polmone,
la ferita nel cuore e tanto vino denso,
il dolore, la vita che scompare e soltanto
un’ultima
nota.










