verso ore allungate
perse sempre
più in fretta.
Giochi impolverati,
nicchia stretta,
sboccia corteccia
spessa.
Stravolge sussurri lievi,
occhi pieni di sole.
Triste il ticchettio,
triste inesorabile,
c' è rassegnazione
altro non ci può stare.
L'antidoto è il presente
che contrasta un poco,
non c'è una ragione
ne chi può trovarvi rimedio.
Tempo e spazio quasi
riempiti,
che , che se ne dica,
la nostra proiezione
sta tutta nella loro vita.
nel suo ultimo quarto
e mi giro nel letto
in questo onirico stagno
tra ceneri e polvere
di estinte illusioni
Ho cercato un passato
di scolorite memorie
sotto un cielo graffiato
sopra rose appassite
... e resto in attesa
di un altro equinozio
sotto il crudo ricatto
di una bianca falce che
aspetta la notte e
assassina i miei giorni
ma toccandoti sento il vetro;
mi dici che sei vetro
ma toccandoti sento la plastica;
mi dici di essere plastica
Non dici altro.
Ti tocco tremando e sei acciaio.
Ti guardo tremando e sei acciaio.
Non più trasparente: che ne è del tuo magnifico vuoto?
C'è solo il mio riflesso
rovinato da un rivolo
e allora scelgo di annegare -so che così sarà-
in un fiume in cui si tocca
ma che vuol levigare la roccia.
se vedi un cielo buio
senza stelle.
I tuoi occhi sono spenti,
le lacrime cicatrici sul cuore,
fanno fatica a scendere,
bruciano.
Non credi all' amore,
ti tormenti tra un bicchiere e l' altro,
contando sulle dita
i nomi delle tue donne.
Non sei interessato,
sono solo una sera e basta.
Ti senti stupido,
butti via le scarpe arrabbiato
e ti butti sul letto disfatto.
La barba incolta e il sudore
sulle lenzuola,
impregnano la stanza.
Sei alla deriva,
senti freddo e desolazione.
Alzati e cerca quel faro,
immergiti in acque cristalline
e fatti bagnare da esse.
Credi che un giorno migliore
arriverà anche per te.
l’avevo in mente
invitarlo a sgualcire la soglia.
era sutura imprecisa, intanto, un pianeta solitario
fuori dal raggio -era il fuoco del telescopio.
il mezzo vuoto che incide, chiama.
io l’ecolalia delle corde
un andante curioso di occasi
da non aver paura più
dell’oltre l’oltre.
Come se i tuoi occhi
fissassero un punto
per scioglierne il nodo
e liberarti il tempo.
Se ti apro la porta
giurami che te ne andrai
con ai polsi i coralli
e le ciliegie ad ornarti i lobi.
La perla lasciala a me
la terrò nel cuore di cristallo.
Se la vedrò farsi nera
lo sai, verrò a cercarti.
Ti riporterò alla ragione
alla vita del solito mondo
Non c’è tempo, però
la mia forza non basta
a garantirti la fuga
Vola! O bruciale le ali.
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Per via di queste gambe malferme
sarebbe prima o poi dovuto capitare.
Cerca solo d’uscire amico mio, lo stridio
dei tuoi lamenti non ci serve, e col naso
all’insù mi sopraggiunge un inaspettato
magone che mi coglie divisando
le scie lassù siano le lacrime di Dio.
La finestra dello scalone è chiusa,
e un bambino fuori nel cortile bestemmia
Cristo con un dito nel naso.
Dal tuo guaito verso il vetro impataccato
mi distolgono ciurmaglie di ragazzotti
che orinano nelle bottiglie vuote di birra.
E intanto il sole volge in ultimo all’occaso.
Proprio come un tempo.
Devo toccare una foto per poterti accarezzare.
Tu che eri la sola a comprendere il linguaggio del mio cuore.
Nessuno lo comprenderebbe.
Strappata via dai quei giorni meravigliosi che avevamo programmato insieme.
costruiscono muri,
accettare le delusioni
senza dargli troppo peso
andare avanti
anche quando
vorresti morire
a dispetto di
chi ti ha ferito
ignorare
i vuoti che mi opprimono ma
non possono essere colmati
ricordarsi dei sogni
fatti da bambina
la distanza mi strappa
gli occhi
nuvole alte
come fantasmi si avvicinano
l'orizzonte e irraggiungibile,
guardo dietro di me
sulle labbra
ancora urlo il tuo nome
sento ancora quell'abbraccio
ci ritroveremo in un'altra vita
e con voce tremante
affronto un'altra salita.

Albori, anni e secoli distinti,
anime inermi ad aggirar le stanze,
dipinti a raccontar storia,
senso di riscatto che il tempo dona,
storie di memore bellezze
scritte in calco d' amori e dolori eretti
sogni aperti ad altri sogni da far sognare.
oh Palazzo Odescalchi a dominar la piazza
con le finestre aperte ad osservar passanti.
Maestosa visuale, solenne e cordiale
a salutar giorni, mesi e anni,
ad aprir danze e banchetti,
battute di caccia nel giardino all'italiana,
alberi, piante e fiori a contornar il viale..
Vivesti e vivi ad immagine presente
quel fu di Principesca vita
ove possente è ancor la visione e
fa calco con il cuore,
ed ogni lato del maestoso palazzo
dona gloria agli occhi
un cenno di lievezza ad anima gentile,
tocco d'allegria a rallegrar storia.
Fantasmi indisturbati ad abitar dentro le mura
parlano e sorridono e lì dimorano
anime e storie!
canterà all'orecchio,
e il giorno sì aprirà ai nostri limiti.
Se devo ascoltarlo per potermi lavare,
allora sentirò la sua voce,
quanto costa una fine che non era...
Ma ora cancello ogni rimanenza,
che mi attraversa l'anima,
nessun posto sarà più come prima,
dove il tuo carma mi completava,
aspettavo solo, il tuo amore
che parlasse come la pioggia mattutina,
così fresca e leggera,
così leggera che fa solo bene.
Ma ora le parole sono morte sul tuo labbro,
che forse vorrebbero ancora dire
quale amore ti è rimasto dentro
per me...
Chiudi la bocca
sbagli a parlare!
Chiudi gli occhi
sbagli a guardare!
Frena le mani
sbagli a fare!
Blocca la mente
sbagli a pensare!
Neanche te ne accorgi
di spegnermi ogni volta.
Getti acqua fredda sul mio fuoco.
Ed io mi sento sempre più piccola.
Sempre più sola.
Sempre più distante.












