il giorno e la notte in cui
mi alternerò alla vista
dell’ultima mia insonnia,
del mio caffè perfetto.
Lasciatemi solo
coi piedi incastrati nello scoglio,
il mio foulard sette colori
da sventolare con rispetto
all'alba che mi sveglierà.
Lasciatemi solo
se i miei occhi voi vedrete
affondare nel sottostante mare
mentre concluso é lo sbadiglio
al primo affiorare dei colori.
Lasciatemi solo
nel corso del mio lungo mattino
indaffarato come io sarò
nella ricerca di un sorriso uno
o di un bambino che la mano porge.
Lasciatemi solo
durante il pranzo mio migliore,
fortuna brio e malinconia
disposti a cerchio sul piatto
e in mezzo il fico d’india da sbucciare.
Lasciatemi solo
se mi assopisco un mezzo pomeriggio
giacché non è che dormir riesco
pensando già alla sera che verrà
o alla stella che s’accenderà per prima.
Lasciatemi solo
al primo vecchio lampione acceso
quando il suo cono risucchia la mia vita
e Icaro spettrale nella sua luce volo
per poi scagliarmi sull’asfalto nero.
Lasciatemi solo
al caldo plaid che voglio benedetto
e invece è così fredda la sua lana
che tutto il corpo addosso gli strofino
quasi che sia io a dover dare tepore.
Lasciatemi solo
quando alla fine è tutto a posto,
quando assomiglio a un figlio
che ad alta voce chiama mamma
e ad alta voce si domanda dove sarà.
Lasciatemi solo
nelle mie ore del riposo atteso
quando tra un sonno e l’altro ancora
mi sforzo di sognare in grande,
di ritrovare le persone amate.
Sono una piuma,
volteggio nell’aria leggera
e non sento più il peso e quella forza che mi spinge inesorabilmente giù
e non sento più quel senso di costrizione, quella morsa che mi paralizza.
Sono una piuma
e sono libera,
di cadere,
di farmi sospingere dal vento senza una meta
Fino a quando l’aria sarà calma
e lentamente mi avvicinerò al suolo,
come in una danza
Sfiorerò la terra e mi abbandonerò completamente
Lasciandomi accogliere dolcemente
Lascia che il sole
possa stupirci
non c'è niente di irreale
di falso in quel tempo
che finirà
vedremo l'orizzonte
più vicino lo prenderemo
con le mani al volo
nelle notti sveglie
la finestra aperta sarà
finchè il freddo
non sentiremo
e l'angoscia non sparirà
da quei pensieri stanchi
fatti di immense parole
senza un punto decisivo
per arrivare alla fine
di una strada sterrata
sotto la neve indurita
schiacciata finemente
Mi spengo
nel nocciolo della sera
come infranta promessa,
come piuma d’atmosfera
calzata da un campo di grano
ed un rifugio di strofe
si scuce in lontananza
in un battito di noi.
E l’universo balbetta
squarci d’infinito,
furti d’incerti domani,
ed io divorzio dal difetto
d’un ritorno inesperto:
son mareggiata di luna
su scarabocchi d’orizzonte.
Se questo ballo
me lo concedi,
accompagnarti sarà
come sognare con i tuoi piedi.
Sei quella che titubano gli occhi, quella
che il tempo lo ferma in adagi stupendi.
Qualcosa tipo una ballerina sulle punte.
Quando balli non sudi, risplendi.
Quel che avvicina non è la comunanza delle opinioni, è la consanguineità degli spiriti.
Marcel Proust
sono lì per essere il tempo stesso
stupendo il lato nord dal rigoglio di selva
che invita brezze a svelamenti d’ombra
senz’ordine i pensieri, e sopiti i tormenti
per vecchie strade che tutte lì conducono
a vuotare coppe all’essenza del mirto.
mancanze non si tacciono, più volte sfiorate
ad accenno di luna. luce colta di sorpresa
-di chi la presenza che l'assenza comincia a tracciare?
offre un dolcetto, l’ospite, unico e semplice
alla fanciulla in fiore -perché si ravveda Albertine
le cui risa bruciano nevi lontane-
un sapore che la giovane non ha incontrato
su nessun tavolo, porto da nessun’altra mano
dal nome magico che evoca sogni infantili
ma non pronunciato. solo successive parole
alla leggiadra rivolte -perché non t’ha chiamata,
tua madre, Madèl? s’intona
tale morbido lemma al tuo passo.
la radiosa si leva via uno stivale
e il piede -provocante? sì
ma dolce nel contempo senza lacci
lo bagna nel laghetto, come
la piuma rosea di un cigno.
balzano gli occhi di ognuno sulle acque cangianti
seguono a discorrere, rapiti e taciti
vi affiorano amori perduti
qualcuno ritrovato.
sorride la musa di Vermeer
da una natura morta destata
-chi è costei davvero, dov’era in viaggio?per costruire immagini e profumi,
una vita
distrutta in due minuti,
una vita finita...
Un muro caduto sotto la dinamite
volato via
come un soffio di vento,
volato via
come un aquilone.
Una chiave rotta
nella toppa di una porta
troppo vecchia per aprirsi.
Frammenti di ricordi
quasi trasparenti,
contorni ingialliti dal tempo
che corre veloce.
Tra la folla ti aggiri infelice
condizionata
tra la pace che vorresti trovare
e dal tuo spirito libero
che ti fa viaggiare
fra la realtà e la fantasia.
Il tuo spirito libero
e la passione dell'avventura,
la gioia di vivere nuove esperienze.
Ti accompagnano verso l'orizzonte
a trovare ogni giorno
un sole nuovo, diverso...
Ma il tuo coraggio può ferire
come un pugnale
lanciato dietro le spalle.
È troppo tardi,
Mentre sembrava un attimo
predare emozioni
sacheggiare cuori
ai migliori offerenti.
Abbiamo nuotato
Con occhi bendati
Con progressivo distacco
Lungo questo fiume sporco.
E’ troppo tardi,
mentre è un attimo
essere razziati
della nostra anima colpevole.
Scrivo i nostri ripieghi
In imbarazzo,
come un bambino piagnuccolante.
Incastono montature
per il pubblico pagante,
in scena come un povero pagliaccio
sporco di sangue.
Ma non abbiamo capito la sostanza,
se narratori o figuranti
siamo
guardando il cielo
nero
calare in un attimo.
Notti estese in armonia di fiati
sublime estasi a ritrovar se stessi
pensanti notti ove il tempo attende di
sdraiar il giorno su calda spiaggia
ed ogni vocio intona ad allegrar compagnie..
La musica da lontano s’insinua tediosa e
sbarazzina da far intenerir la
mente su sdraie e asciugamani in
volanti sogni ad adagiarli su un’ aereo di passaggio
sogni in leggiadria oltre le scogliere e
nuotando arrivare lontani.
Mare d’estate sereni giorni in
dimenticanza dell’inverno a rilassar la mente ed
ogni anno tornar sovente in riva al mare,
anno per anno rinnovar sogni...
come granelli di sabbia a scivolar nell’acqua,
aquiloni a sventolar senza direzioni o appesi nel cielo senza meta..
oh sogni vi coloro con pastelli e
toni accesi per non farvi restar bianchi e neri e
non so dipinger le vostre forme svanite frettolosi.
Notti silenti e assopite, effimeri fantasmi da inseguire su
questo letto di un Hotel sul mare.
Come nutre il sole,
Nelle passeggiate in città, in paesi distanti -
Nei laghi ti posso toccare,
Senza abusi, né bruciature.
Tieni stretta la mia mano,
Senza calorie, senza orrore.
Adesso guardami, profondo umore,
Cos'è che hai guadagnato da questo calar?
Calar indumenti per origliare,
Il giusto gusto di un bacio al cacao che mi hai dato,
Dal ritorno d’una passeggiata al mare.
che nasce solo in primavera.
È nato al posto giusto
ed ha lo stelo robusto.
Mi sento che ho energie da vendere.
Mi sento che posso scalare le vette più alte.
Mi sento che posso sopravvivere a venti e intemperie.
Mi sento che posso amare senza essere più delusa
tenesse justo 'o tiempo 'e me guardà nfaccia!
Si fosse n'ora tenesse 'e tiempo n'ora sultanto,
ma 'e n'ora sulamente...che nne faccio?
Si fosse nu mese, ncopp'ô foglio 'e calennario,
mme cuntasse ogni mminuto e quarto d'ora.
E si nun abbastasse e si a quaccosa servesse,
sparagnasse vulentiere 'e mme fa' 'a cuntrora.
Si fosse tiempo cercasse d'accurcià 'a nuttata:
ogni minuto fosse tutto tiempo guaragnato!
Nvece 'o tiempo 'e sulo na sbattuta 'e mane:
'int'a n'avutata d'uocchie è ggià ddimane.
E si mettesse 'o tiempo 'int'a nu carusiello,
o ll'annascunnesse sotto 'a na mattunella,
riuscesse a fermà 'o juorno fatto 'e ore fernute,
ogni scesa putesse addeventà sagliuta?
Si nfezzanneme dint'a vicule, strade, traverse,
fra na preta e n'ata truvasse 'o tiempo perzo!
Si putesse alluntanà chella brutta faccia scura,
chillu viso tutt'osse ca me fa' mettere paura!
Si annanze 'o fuosso nun me tremmasse a voce.
Si tenesse 'o curaggio 'e cristo 'nfaccia 'a croce.
Si me venesse ggenio 'e cantà chella canzone:
'a solita, chella bella, chella ca m'appassiona!
Ma 'o tiempo no...nun po' essere ammisurato:
chello ca mo' è presente fra n'ora già è passato.
E allora lasso perdere: parlo pe passà 'o tiempo:
nun guardo cchiù adderete: però...si fosse tiempo...
Giovanna Balsamo
Traduzione
Se fossi tempo...
Se fossi un secondo finirei in un momento,
non avrei il tempo di guardarmi in faccia!
Se fossi un'ora avrei di tempo un'ora soltanto,
ma di un'ora solamente, poi cosa ne faccio?
Se fossi un mese, sul foglio di calendario,
mi conterei ogni minuto e quarto d'ora.
E se non bastasse e servisse a qualcosa,
risparmierei volentieri di farmi la "controra."
Se fossi tempo cercherei di allungare la notte:
ogni minuto di luce sarebbe tempo guadagnato!
Invece il tempo è solo una battuta di mani:
mentre giri gli occhi, oggi è già domani.
E se mettessi il tempo in un salvadanaio,
o lo nascondessi sotto una mattonella,
riuscirei a fermare il giorno fatto di ore finite,
ogni ripida discesa potrebbe diventare una salita?
E se infilandomi in vicoli, strade e traverse,
fra una pietra e l'atra trovassi il tempo perso?
Se potessi allontanare quella brutta faccia scura,
quel viso tutto ossa che mi fa tanta paura!
Se davanti al fosso non mi tremasse la voce.
Se avessi il coraggio di Cristo sulla croce.
Se avessi voglia di cantare quella canzone:
la solita, quella bella, quella che mi appassiona!
Ma il tempo no, non può essere misurato:
quello che ora è presente fra un'ora è già passato.
E allora lascio perdere, parlo per perdere tempo.
Non guardo più indietro...però se fossi tempo...
Controra: tempo destinato al riposo pomeridiano












