può bastare,
illumina
una giornata.
Travolti, accartocciati
su se stessi,
il resto fuori.
Un sorriso cambia
l'umore e
quello che c'è intorno.
Un sorriso scalfisce
corazze,
fa sentire meno soli.
Un sorriso sembra banale
però molti non lo
sanno più fare.
Una scuola che
insegna a sorridere
senza pensare.
Vorrebbe respirare
l'aria della via.
E' insalubre.
Grida ma è silenzio.
Solleva il lenzuolo
sul viso sudaticcio.
Anima piena di peccati
si lamenta del domani.
L'ora non è più un'ora.
Un sorriso che è un ghigno
la mano adunca s'allunga.
Una pietosa si posa
nella via i rumori della vita.
Potrà scordar il tuo nome e il tuo viso''.
Lo scheletro che un tempo era qualcuno
Ora è nessuno, ingannato e deriso.
Da quella miserabile menzogna
Che è la memoria di chi non ricorda.
L'uomo s'innalza e della gloria sogna
Ma alla sua vanità la storia è sorda.
O tu, il più angosciato tra i mortali
Perché diverso dagli altri animali
Ti fece la madre terra funesta?
Or resto io nel tempo che resta
A ricordar vite d'oggi e di ieri
Qui sulle tettoie dei cimiteri.
di un antico rudere
sopra i roventi sassi
a mezzogiorno
mi ritrovo solo
a tessere odissee
tra ricordi affioranti
a pelo d'acqua
disincantato e sperso
in un monocromo futuro
nell'illusoria attesa
di giorni in verticale
Sono come sabbia fine
dentro una clessidra
impazzito insetto
sotto ad un bicchiere
sono sgradito ospite
di silenzi antichi
tra pagine ingiallite
ormai disperse al vento
e mi sento l'anima incompleta
... sull'obliquo ciglio del ricordo
Vuliri chianciri e fari vuci,
ma nun putiri e ancutugnari.
Nun sebbu a nenti matri mia!
Tu ci criri se t’ho dicu
ca puru a morti mi schifìa?
Comu si po' fari, di iurnata sana
sempri cu l’occhi a cantunera.
Cu tantu chiffari vaiu furriannu tunnu
e stu casciolo da buffetta
quanti voti u rapu e chiuru.
Ora lu posu e poi li pigghiu
mi rileggiu sta cunnanna.
Scrivi can nun torni, “sciatu mio!”
Pari ca bonu ci pinsasti:
pi sistimari a vita tua
a sfasciari chidda mia.
Addio con un biglietto
Voler piangere ed urlare,
ma non potere e intossicare
Non servo a nulla madre mia!
Ma tu lo credi se ti dico
che pure la morte non mi vuole.
Come si può fare per tutto il giorno
fissare l’angolo di strada.
Con tutto quello che ho da fare
vado girando in tondo
e il cassetto della credenza
quante volte lo apro e chiudo.
Ora lo poso poi lo riprendo
e ancora mi leggo la condanna.
Dici che non torni “respiro mio”
Pare che bene ci hai pensato:
per sistemare la vita tua
devi distruggere la mia.
Il mio amore non è tornato
guardo la luna mentitrice.
Non sei tu amica degli amanti?
Luna bugiarda, luna mentitrice
Il mio amore non è tornato.
Priva di quelle labbra da baciare
vado errando orfana nel mondo;
cosa nasconde il tuo manto d'argento?
Forse
il mio tormento
Scrivere per scrivere
poi s'infila nel cassetto riservato
rosso timoroso, in attesa
che al lume di candele greche
si faccia poesia
trasformazione ...
che raramente avviene
ben pochi azzurri
baciano rane.
Io scrivo in via dei principi
tra 'l sei e il sette
e, perché si legga ... pubblico.
Ma pubblicare per pubblicare
il rischio sale
d'incrociare incrociatore
senza fiori nei cannoni
e le sfere son sfinite
da previsioni troppo
troppo dal tempo dipendenti.
Pubblico per condividere
per non tenere dentro, per
per ribellione
a questo illogico trantran
- ingarbugliata matassa
di ingiustizia perenne -
per regalare
per cercare di creare
e per non morire
prima di quando
sopraggiunga il suo tempo
non di sicuro per stimolare
complesso imbroglio
di complessati pregi e/o difetti
- complessivamente interessati -
Sia di Cesare
solo ciò che è suo
ché poesia è dell'amore
né di tripudio né di tribunale.
Sei qui.
Con i miei balzelli tra le nuvole
dentro ai tuoi tacchi.
Che un giorno, non so, smarrii.
Ritrovo con un po’ della mutevole
notte colata sulle tue unghie
questi occhi, nello sfiorarti le dita.
Non ti dirò che mi fa paura pensare
a domani perché non è che oggi,
il giorno che ieri non eri nella mia vita.
Sei qui ora, anche se non sono forse
le mie labbra il posto per le tue mani.
Ti chiedo solo di non farmi alzare la testa,
che questi occhi si gonfierebbero di così
tanta bellezza da non… se puoi, rimani.
Mi stringi i polsi, e la tua bocca sfiora
la mia e accompagni le braccia sui fianchi.
Apro gli occhi nei tuoi.
Sorridi, e leggera mi porti tra le nuvole.
E la notte cola sui cortili, e sui tuoi tacchi.
Sono io,
il letterato,
un creativo,
un mezzo artista,
e sono orgoglioso,
contento
della mia diversità,
della mia differenza,
dell’essere diverso,
originale,
sopra le righe,
un po’ fuori dal seminato,
a volte relegato
ai margini,
a volte all’ avanguardia,
con le mie peculiarità,
che non mi rendono qualunque;
le persone non sono tutte uguali,
ognuno è diverso,
ognuno coi cavoli suoi,
con la sua storia,
le sue idee,
questa è la realtà.
pensieri densi e costanti,
rimangono sospesi, nella mente
furtiva di parole ancestrali.
Stato d'abbandono nel cuore,
e respiri aria satura d'estate.
Non ti opporre al venire del giorno,
buone nuove sorgeranno
tra i cespugli del vivere quotidiano.
E mai e poi mai chiuderanno
Navi a vela solcheranno il mare
sconosciuto... e sarà avventura nuova.
Lentamente il soffio porterà
via ogni male,
piccole onde baceranno i tuoi passi,
Sii mia... Ti diranno all'orecchio già stanco.

Benvenuta estate bella e puntuale,

se qualcosa mi manca,
quel tenero fremito
donato da quella voce,
quei piccolissimi spazi
nei quali fluiva
il nostro narrarci la vita.
Ancora non so
se rincorro le attese
per un giardino non del tutto esplorato.
Domani, mi dico,
sarà di nuovo buio
ma, puntuale, l’eco rifiata
nei silenzi di un pensiero fragile
capace però di destarmi.
Chissà dove sei, cosa fai…
E resto qui
a sbucciar promesse
come comete d’agapanto
adagiate su grafia d’infinito
ed il plettro del silenzio
s’arena di nostalgia
fra grammatica d’azzurro
e cruciverba d’anima mia.
E restituisco al mondo
battiti di nuda poesia,
letteratura d’incontri sfocati,
tramonti infranti nei miei occhi:
cade un riflesso di vita spaiato
sul carillon del tempo dimenticato.












