
Tra le pieghe del tempo
districai nodosi dubbi
per giungere alla verità.
Alleggerita dall'immane peso
riportai la mia vita al sicuro,
lontano dai sotterfugi;
appartenevano a chi dell'inganno
ne aveva costruito il suo credo.
Nuove albe erano sorte,
nuovi sentimenti albergavano nell'animo
colorando giorni
di nuove e sincere passioni,
cancellando vecchie striature
d'un passato obsoleto e claudicante
che stonava tra le note briose del mio presente.
Abbinami all’eterno,
ad un volto di parole
cadenzato nel vuoto,
abat-jour di margherite,
risacca di cuore in volo.
Rugiada d’incontro,
passaporto lunare
di un’anima sola,
merletto di sguardo irrisolto,
amo l’aurora del tuo nome,
storia senza indirizzo
in un plenilunio d’amore.
rimani ancora addormentata
tra le assordanti note
che il fiato dei tuoi anni
emette sull’altare della tua bellezza.
Ai miei cresciuti occhi io chiedo
i tuoi capelli e un tuo sorriso
e torno indietro lesto
a incorniciare panorami azzurri.
Al tuo risveglio muto,
vorrei poter spiare piano
le nuove fantasie di donna
e lo sbadiglio che accarezza il giorno.
Se puoi,
rimani ancora accoccolata
al primo gioco della vita,
sfiora il tuo domani con clandestina idea
e non fissare il vuoto oltre il cancello.
Io intanto misuro la mia maschera
e ritento il mio passato.
Poi mi assale un pianto di protesta
e sciupo tutto, anche una chimera.
Ridestami al suono delle tue parole,
ritemprami all’acqua della giovinezza
e dimmi pure che non è peccato
cercare l’eco della tua musica.
Ti ho stretto la mano alla coop
davanti agli yogurt alla frutta.
Piano poi forte, come in una specie di messaggio.
Non mi hai risposto.
Allora ho comprato il latte e già che c’ero anche il miele.
Ho svoltato sconvolta nell’altra corsia.
Ho riempito il carrello
e quando sei uscito
ho rimesso tutto al posto. Ho tenuto solo questo:
una confezione gigante
in offerta
di fazzoletti di carta.
Devo piangere un sacco stanotte,
ma forse chiamo Michele…
l’estate romana
inondava di luce la mia cucina.
Perfetti raggi,
dalle fessure della serranda a metà,
s’andavano a sdraiare sul grigio del tavolo.
Per un po’
mi piacque mettere le mani
sotto quella pioggerella di sole.
Mi incuriosiva
la repentina variazione di tono
dei nastrini di luce sulle dita
che muovevo
senza un preciso ordine
e al solo scopo di farne loro preda.
Che stupido!
A quei bagliori di vita
era da porgere il cuore.
Chissà! Forse avrebbe avuto un sussulto.
le mie paure fragili e trasparenti.
Anima piccola, ti soffermi sul ciglio
a guardare il tramonto, e sai che ne fai parte.
Ti rifugi tra le tue spine nascondendoti alla vita,
osservi dalla finestra la polvere sollevata,
si deposita nel tuo cuore, e fa da paravento
al dolore.
Tifa sulla riva, assorbi il nettare che scorre,
sotto il sole crescerai,
tenui saranno i fiori tuoi.
Tutto è immobile nella campagna,
tutto scorre...
Dove, se non nell’angolo
tra il cuore e l’anima.
I ricami di pieghe fatte d’amore
e malinconie, pensieri che
innalzano il canto della vita.
Il sibilo del dolore che
se si raggomitola e tace
cede il passo a note gioiose
di un antico pianoforte.
Cosa, in quell’angolo,
se non l’eco di ciò che la vita
ruba e regala, sempre.
... Emozioni ...
Maree impazzite o laghi navigabili,
sensazioni che stordiscono.
e pazzie che svuotano. Follie
che riempiono come l’amore.
Lì, in quella parte nascosta
vibra un’arpa, una corda di me,
l’essenza … IO…
corrono sogni e rimpianti
assopiti da una nube
e rischiarati dal sole.
Quando il pipistrello dorme
e la sede di speranze infrante
nasconde il proprio pallido fuoco
pervaso mi sento da un lucente grido.
Ma il pipistrello dalle tenaci ali finisce
di sognare e gli ineffabili voleri
dei mortali tornano a mostrarsi
in un'onirica fila di lumi danzanti.
Il gentile sole trasmette segreti
di crepuscoli in sua assenza
mentre all'orizzonte diluisce
i tuoi colori.
Che diciamo al cuculo? Sembra
nel suo lontanissimo ferro di cavallo di grotto
Imita i colombi? Si prepara?
Sotto l'arco rotondo
la folla oblunga dei volti è coperta - solo
au clair de la lune
alla pianista ogni tanto
il vento, i capelli da antica romana
le denudano la spalla.













