Tienimi su ginocchia di mani
tue
quelle d'unghia di fresco taglio
bianco, puro d'artista.
Solleva il pensarti adulto
che tanto la vita ci vuole acerbi
privi di sole e nuvola
-dammi l'ardere delle tue stelle cadenti in prima scadenza-
Spodestami dal sacrilego desio in rubino
e non darmi smeralda speme
sì che possa sognare d'astro antico
e morirmi.
Non rubare i miei colori, non mi consumare il blu!
Usa i tuoi, per favore, apri la tua scatola di latta!
Così gridava Giò le volte che noi due si dipingeva
il cielo sulle nostre teste e il mare quasi in mano.
Alla scuola dei monelli, dei sospiri e primi sogni,
io rubavo fantasie altrui nell’attesa anch’io di averne.
Benedetta quella voglia di salvarle, quelle tinte,
d’occultarli, quei pastelli, troppo belli per finirli in fretta.
Con la scusa di serbarla per chissà quali occasioni,
l’ho tenuta fino ad oggi, la mia scatola di latta.
Bianco e nero intorno a me, è il momento ora d’aprirla
per vedere se i colori sono ancora come allora.
Conosco le tre porte del tempo
le varco spesso
ma quello che non sai
è che le oltrepasso
tutte insieme
in un solo passo.
Vi trovo un viso bambino
un volto adulto
e uno invecchiato
uniti in uno specchio
quasi intangibile.
Sempre gli stessi occhi
scuri come la notte,
tre facce eppure solo una: la mia.
Sommando i climateri,
ricostruendo più volte
il mio essere, cellula per cellula,
alla fine cosa resta ?
Cerco il filo che mi lega
al cordone dell'origine.
Passato, presente, futuro.
La prima porta ;
un ingresso.
La seconda porta;
una stanza.
La terza porta;
un sepolcro.
Conosco le leggi del tempo
ma quello che non sai
è che io non esisto.
sfumatura di sorriso.
Fragile l'anima si tinge
e giorni assolati da vivere,
rimangono marchiati sulla pelle.
S'arrossa il cielo
nel suo morire reclino.
Nubi foriere di pioggia lasciano il segno.
Avanza l'estate opulenta, prodiga di doni,
portati dall'onda.
Rimarrà effimera, sulle spalle e nel cuore,
quando piano avanzerà,
il morire autunnale.
solo pochi mesi tu mi dirai;
il tempo non mi ha dato conforto,
il mio cuore è ancora sconvolto.
Certo, non nego di aver sbagliato tutto
ma ero fin troppo entusiasto...
Non riuscivo a dosare la tua presenza,
ero assetato della tua bellezza.
Si Paky, sto scrivendo di te,
come ben sai, per me
non esiste altra Donna al di fuori di te.
Quanta pioggia
che scorre sul mio viso,
sei tu il mio splendido Paradiso...
nei miei occhi c’è solo l’inverno,
i miei giorni senza te sono un inferno.
Ciò che ho dentro il mio cuore
non è fatto di semplici parole;
vivere senza te è molto complicato,
tu sei l’amore che non ho mai dimenticato.
in un tramonto ubriacato d’ali
quando la vita un sussulto vuole
perché si creda nell'eternità.
L’ho visto mentre di là scorgevo
l’irrequietezza di una luna a mille,
smaniosa di guadagnar la scena
per farsi bella di malinconie.
Allineami
ad un firmamento di rugiada
come lacrima solare,
scrivania del peccato,
silenzio e meridiani
sui predicati stroncati
di un pistillo nevicato.
Medicami l’anima,
sbarchi di cuore
agli imbarchi del dolore,
ipotecami anche il cielo,
tornerò in un soffio
che tace a primavera.

Nell'alba del nuovo giorno
la pellicola dell'esistenza
scorre, riportando fotogrammi
di vita e amore, indistruttibili.
Niente di cosi completo
potrà ricomporre l'oggi.
Il cammino verso il declino
è impervio e arroventato,
come tramonto infuocato
raggia ardenti fluidi
nel lesto suo spegnersi.
Cerchi di trattenerlo
prima che ombre lo avvolgano
ma, nel volger del pensiero,
l'oscurità lo rapisce
conducendolo lontano.
Domani giungerà una nuova alba
ciò che è stato non potrà più essere,
nuovi fotogrammi l'avvolgeranno
creando nuovi scenari
da scoprire senza fretta alcuna.
Rivoglio il mare
con l’acqua alle caviglie correre
dove si sfrangia il giorno
perossido d’arancio e blu
quel mareamore che mai si assesta
e già mi spazia
in un discorso di fondali
un “vieni” di apertura
il trascinar di foci
che pare dire
“rigurgito di bocche d’onda
l’incanto eroso al tempo
sarà ancora tuo,
restituito”.
Non ho ancora imparato a non odiare
in questa vita effimera e sorprendente il dolore è solo mio
Non ho ancora imparato a sorridere sempre
la dolcezza spiazza come un improvviso arcobaleno
Non ho ancora imparato a fare a meno delle cose
gli oggetti sono muti mai potranno dirci "Ti amo"
Non ho ancora imparato a stare sola
il vento, il sole, la luna ci sono sempre
Non ho ancora imparato a dare senza ritorno
la riconoscenza giunge inaspettata e ci commuove
Eppure ci casco sempre.
La felicità è nascosta dentro di noi
e io non l'ho ancora imparato.
Più scivola questo tempo
più la mente si discosta
da un era che non gli appartiene
per il pensiero ormai plasmato
in auguri di non presenza
si mescola con innaturali concetti e azioni
non richieste dal corpo
tanto meno dalla mente
così brama il fuoco più di ogni altra cosa
per bruciare il superfluo
e sperare nella purificazione
che riporti i suoi occhi
ad una visone più umana e naturale.
Ci ruberà il silenzio
a due come noi
senza dargli alcun consenso
noi gli apparteniamo ormai.
Perchè chi non cerca o muta
butta via la felcità
e se nel cielo non vive ne lo scruta
cosa se ne fa della vita.
Gomme masticate sulle strade
altre bocche son passate di qua
... e qualcosa, di lor, pur le hanno sputate
invece noi abbiamo ingoiato la realtà.
Ci ruberà il silenzio
a due come noi...













