Il tempo inesorabilmente
i nostri capelli imbiancherà,
di foglie secche
gli smaniosi passi ricoprirà.
Non avrei mai creduto di dover
rispolverare questi versi per te.
Ma il vento disperderà le strade.
Sorella, oggi c’è una figlia
dal volto affilato e triste
ai piedi del padre,
ch’è il volto
più triste e affilato
che in una donna
si sia mai veduto.
sento.....
poiche ascolto
non cerco, ma aspetto
meravigliato nell'essere mi capacito
del quanto l'apoteosi delle sponde
innevate, di sabbia, di nubi, di donna
conciglino soavemente la mia persona
aqquietato da codeste gemme
imparo che l' armonica danza del tutto e del niente
va compresa a pieno, tripudio dell'anima
è fonte incondizionata di luce eterna
fiamma dell'immenso regno materiale e non
dotto è colui che non accetta tutto ciò che è già scritto
da parola stessa evoluzione: ciò che era non è certo che sarà
TIC TAC l'orologio cosmico del moto perpetuo dell'ogni quando e poi
alimentato dal magnetismo astrale, giocoliere delle ere e del tempo
decide e deciderà.
Una presa di coscienza universale svelerà codesti trattati
già presenti nel me e nel voi
in realtà del fatto: che ciò che fai sarai.
morire è il terminare di un amicizia
come la gioia la vita finisce
ma non sai perché e quando inizia
è il bagliore di una fiamma che svanisce
palla al centro, inizia la partita
rognosa, una bambina viziata
ci spaventa pensare alla dipartita
la morte è una vita iniziata
strada percorsa dal destino
vecchio stanco e decrepito
cenere fredda in un camino
lo aspetta un sudario di lino
temporanee sono gioia e speranza
ma lo realizzi solo se rimani
solo e triste nell’angolo di una stanza
troppi pensieri e la testa tra le mani
la morte è una vita iniziata
la vita un’amica ambiziosa e prepotente
delizia e uccide con mano fatata,
il vuoto che provi dopo aver tolto un dente
Sottrazione d’aurore,
divisioni sensoriali
d’un battito di rugiada,
sei fra le ciglia del tempo,
in un silenzio acceso
che m’accenta d’accenni,
di venti di labbra e tormenti,
d’attimi di cuore immensi.
E t’agiti fra spighe di parole,
come sete di cielo addizionata
ad una moltiplicazione d’eterno,
stringi le mie mani nella sera,
son lacrima di cristallo
che scivola nel gelo.
illuminato a giorno
veleno e ordigni
da seminare ovunque
lunghe leve gli occhi
iniettati di sangue
feriscono addosso,di taglio.
Sono trasparente
al tatto,guardami,
riconoscerai il piercing
al centro della stanza,
pelle di scimmia evoluta
ultrasuoni e liana,
le bocche di medusa
a pungere.
“Artisti. Non vanno presi troppo sul serio. Sono tutti − Dante compreso − bambini in castigo.”
(Umberto Saba)
Quando
chiameranno
il mio nome
dall’aldilà,
sarò già lì
ad aspettare,
intento a cercare
un altro imprevisto,
una quasi-percezione.
Arriverò. E si saprà subito,
che io avevo la forma dell’arte,
il tocco supremo dell’immobilità
di chi è un anticorpo inefficace.
Finalmente, però, anche io
potrò avere il mio posto:
nella tenerezza
di un ricordo
infantile,
dove
fra Rebeca e Amaranta,
e fra l’immortalità di un vaso rotto
e il peso di 32 rivoluzioni armate perse,
18 figli più in là, ci sarò io, Charlie,
la candela che brucia
dalle due parti.
“Il mondo non è stato creato una volta, ma tutte le volte che è sopravvenuto un artista originale.”
(Marcel Proust)
E piove ancora… è notte fonda
e mi sono portato a casa.
Mi devo ricordare nel baule
il sacchetto della spesa,
non tanto per il pane ma
per il latte di domani mattina
per la colazione; e c’è di nuovo
accesa la spia della benzina.
Questa sera c’è qualcosa che non va.
Che gira storto, c’è qualcosa di strano.
Sarà il su e giù dei tergicristalli
sul vetro, o che mi sento troppo umano.
O sarà semplicemente che
questo movimento regolare
mi porta a far due conti,
mi induce a pensare…
se anche la nostra pelle
e il nostro corpo cambieranno,
mutando il nostro aspetto nel tempo
e non saremo più belli come quando eravamo giovani,
per me resterai sempre la più bella
ed eterna compagna della mia vita,
che terrò sempre stretta a me.
Cos’hanno gli occhi tuoi
collisi con l’acqua?
al parossismo di una mezza luce
falene da ardere
che nemmeno l’estate
freme di tante spezie.
Lume, trasporti nelle crepe
-dimentico i miei quadri
di nature morte-
da prima di anticamera
vedo ortensie lì
ad attendermi
le ossa germogliate
sotto i miei volti
alterni
da uno stupore di epiglottide
a nostalgie mesmeriche
e già divento ciglio alato
su transiti di assenze
le mie care ombre
di quando il sole è calmo
e un antro, seppia.
regna il silenzio
sempreverdi appaiono
quiete le distanze
Nel colore
volano i biancospini
di una promessa
fede di ogni primavera
E di un giacere di respiri
non sente parlare
un tempo di Marzo
di notti
impresse nel nulla
Nelle grida del giorno
che di pagine vuote
sa voltare le spalle !
d'amor ti parlo
riequilibri il mio tarlo pensante
che sfacciataggine e coperta di fitta fuliggine
fuoco
che spreme divampa e esprime
chi o cosa sono le nostre certezze
che dischiudono percorsi percossi
non rimorsi di tuorlo in baricentro
avessi più tempo
rifarei il mondo
o forse il mondo avrà meno tempo
affinché io possa riemergere......
e cominciare a ricostruire
partendo da cento
per poi tornare indietro.....
fino allo zero
Nel battito di noi,
rileggo quel volo acceso
da un fiammifero intinto d’eterno,
mareggiata di pelle ubriaca
in un desiderio d’anima e di baci,
compleanni di cielo sfocato
nel solstizio di un silenzio rubato.
Grafia dei sensi e palcoscenici,
ricuciamo i raggi del cuore
ad una confessione d’amore,
accoccoliamoci in naufragi di cristallo,
lo sguardo mio è matita spezzata
come fiammifero intinto d’eterno
in una mareggiata di pelle ubriaca.
Fra giardini in fiore
Intrecci di rami
Senza ricordare esattamente
Ritorno in volo, ritorno alla base,
Ritorno a guardare
Vedo le nuvole
Allontano la tristezza

Resto qui , tra le tue braccia a cullare il nostro amore.
Resto qui con il tuo respiro sulla pelle, mentre il desiderio ci unisce.
Resto qui tra il sole ed il mare, mentre il piacere scorre.
Tra palpiti e desiderio ed infinita estasi, tra amore e le pause del cuore.
Tu sei il mio infinito , il mio cielo il mio unico amore.











