Sui campi di betulla è scritto il mio nome.
Ed erano stanchi d'estate
ma l'afa non regnava
e neppure, a sera, le zanzare
Era il paese mio
coi materassi al sole
ed un campo di pallone ch'era tutto:
salto in lungo
pista ottanta metri
salto in alto anche quando il ghiaccio attutiva salti
E' la mia strada ancora
e la solco ogni giorno di ogni mio misero anno
distante dalle pietre
da cipressi ad attorniare chi fu
Me li sento addosso come le vesti d'un giudice
ed oramai son prossimi
ma nel vestirmi nuovamente alba e figlia di quei viali
vorrei viverne ancora almeno un ramo
Ed erano stanchi d'estate
ma l'afa non regnava
e neppure, a sera, le zanzare
Era il paese mio
coi materassi al sole
ed un campo di pallone ch'era tutto:
salto in lungo
pista ottanta metri
salto in alto anche quando il ghiaccio attutiva salti
E' la mia strada ancora
e la solco ogni giorno di ogni mio misero anno
distante dalle pietre
da cipressi ad attorniare chi fu
Me li sento addosso come le vesti d'un giudice
ed oramai son prossimi
ma nel vestirmi nuovamente alba e figlia di quei viali
vorrei viverne ancora almeno un ramo
3 commenti
E' qui intorno il deserto
nello spazio orizzonte. Cammino
contro il sole che sale
con un lato scoperto.
Finalmente fa sera
e la parte mi brucia,
poggio l’altra al dormire.
Ed il giorno risale,
riprende
nel deserto il cammino,
scoperto
su quel lato fa male.
Ora è piaga e non vedo
nonostante le stelle. Mi piego
su di un lato: è già l’alba
che mi scalda il dolore.
Uno strappo ci vuole
alla piaga che strazia
e trascino
nel deserto immutabile
questo corpo che trema.
Col pugnale recido
e nel sangue che bolle
ce la lascio marcire.
Ora tutto è coperto
anche il pezzo
che mi gocciola ancora,
una scia nel deserto e davanti
l’infinito per gli occhi.
Dov’è andata la notte?
nello spazio orizzonte. Cammino
contro il sole che sale
con un lato scoperto.
Finalmente fa sera
e la parte mi brucia,
poggio l’altra al dormire.
Ed il giorno risale,
riprende
nel deserto il cammino,
scoperto
su quel lato fa male.
Ora è piaga e non vedo
nonostante le stelle. Mi piego
su di un lato: è già l’alba
che mi scalda il dolore.
Uno strappo ci vuole
alla piaga che strazia
e trascino
nel deserto immutabile
questo corpo che trema.
Col pugnale recido
e nel sangue che bolle
ce la lascio marcire.
Ora tutto è coperto
anche il pezzo
che mi gocciola ancora,
una scia nel deserto e davanti
l’infinito per gli occhi.
Dov’è andata la notte?
Foglie, che il vento
ruba agli indifesi rami
in sonnacchiose
serate d'autunno.
Senza un sospiro
-tra un bacio e un fuggire-
salutano il mondo
in mesta certezza
che mai sarà nota
all'occhio dell'uomo
differenza alcuna
tra foglia che nasce
e altra che muore.
ruba agli indifesi rami
in sonnacchiose
serate d'autunno.
Senza un sospiro
-tra un bacio e un fuggire-
salutano il mondo
in mesta certezza
che mai sarà nota
all'occhio dell'uomo
differenza alcuna
tra foglia che nasce
e altra che muore.
Non che dalla morte
non sia turbato,
increscioso momento, lo penso,
ma non mi spaventa l'evento.
Non ti all'inizio del tubo,
nessun dubbio sull'accordo
ch'è stato preso in Alto loco
per quel che sarà la festa
per l'appunto d'un momento
- forse già ad altro starò pensando -
Tanto ti prima del tubo, invece
fosse pece sparsa per anni
con troppo, la serenità
diradata nei suoi sprazzi
per quel nero
tempesta quasi continua.
Tormenti dentro di me,
che rapiscono la mia mente;
oblii, che sfogo, ...
annegandoli in bottiglie di birra e vino,
arrivando a riempire questo squallido tavolo
di bottiglie vuote.
Meccanicamente, accendo l'ennesima sigaretta,
non per il gusto di fumare,
ma soltanto per sentirmi schiavo del vizio.
I miei pori trasudano alcool
e l'alito puzza di un miscuglio di alcool e fumo,
così mi ritrovo solo ed inebriato
dal male per il quale la mia mente
si è lasciata travolgere.
L'ozio, che mi ha intrappolato,
è saturo della forza di persuasione
che non mi permette più di uscire
da quest'insano circolo vizioso,
strafatto di alcool e fumo.
che rapiscono la mia mente;
oblii, che sfogo, ...
annegandoli in bottiglie di birra e vino,
arrivando a riempire questo squallido tavolo
di bottiglie vuote.
Meccanicamente, accendo l'ennesima sigaretta,
non per il gusto di fumare,
ma soltanto per sentirmi schiavo del vizio.
I miei pori trasudano alcool
e l'alito puzza di un miscuglio di alcool e fumo,
così mi ritrovo solo ed inebriato
dal male per il quale la mia mente
si è lasciata travolgere.
L'ozio, che mi ha intrappolato,
è saturo della forza di persuasione
che non mi permette più di uscire
da quest'insano circolo vizioso,
strafatto di alcool e fumo.
Vaniglia dolce e caffè bevi
Tra le labbra la tazzina
Assapori l'aroma di chicchi rossi
E bacche scure.
E quel gesto di abitudine trae forza
Dalla bevanda che sprigiona esplosioni.
Mete lontane dove i colori , i fiori e la musica
Sono mix variopinto.
Mare cobalto e verde intenso dove la luna e le stelle
Si lasciano cullare...Sotto il profumo di tostatura
Di un profumo sconosciuto che regala sogni
Fatti di luci e maree.
Sulla bocca rimane ...
Tra le labbra la tazzina
Assapori l'aroma di chicchi rossi
E bacche scure.
E quel gesto di abitudine trae forza
Dalla bevanda che sprigiona esplosioni.
Mete lontane dove i colori , i fiori e la musica
Sono mix variopinto.
Mare cobalto e verde intenso dove la luna e le stelle
Si lasciano cullare...Sotto il profumo di tostatura
Di un profumo sconosciuto che regala sogni
Fatti di luci e maree.
Sulla bocca rimane ...
Ho guardato tra i tarocchi
ma il tuo volto lì non c'è.
Ho scartato la Papessa
era saggia come te,
ma aveva troppi dogmi;
non eri tu.
Ho scartato l'Imperatrice,
era potente come te,
ma troppo materialista;
non eri proprio tu.
Arrivai anche alla Forza
era potente come te,
ma troppo rude;
non eri tu.
La Giustizia quasi mi aveva ingannato,
era equilibrata come te,
ma era troppo austera;
non eri tu.
Anche la Temperanza seguì le altre,
era determinata come te,
ma troppo fredda,
non eri tu.
Poi fu il turno della Stella,
era fulgida come te,
ma assai distante;
non eri tu.
Venne anche la Luna,
era femminile come te,
ma senza coraggio;
Non eri tu.
Infine venne la Morte,
era misericordiosa come te,
ma non conosceva l'amore;
non eri tu.
Alla fine rimasi
senza carte tra le mani,
e solo allora
alzando lo sguardo ti trovai.
Eri seduta in silenzio
all'altro lato del tavolo
e chissà da quanto tempo mi aspettavi,
e chissà da quanto tempo mi guardavi.
Autunno voleva dire
arancio
con le sue
sfumature calde sui sentieri.
sfumature calde sui sentieri.
"Montepaone " borgo di uliveti e
querce testarde
di vichi in discesa e
salite faticose.
Di prepotenti silenzi e
terrazze salate.
Echi sordi di passi
e tende di maestrale.
Erose rocce e
mulinelli in schiuma
in pendenza.
E docili rughe all'olmo
sotto al campanile
quando rintocca
Mezzodì.

Montepaone (CZ) Foto dal web

Montepaone (CZ) Foto dal web
Carezze e sguardi,
sospiri di fuoco.
I tuoi occhi complici dei miei,
scoprono i nostri sensi.
I vestiti si abbandonano lentamente,
lasciando alle nostre mani
la voglia di graffiarsi!
Come un libro da leggere,
una piuma che solletica,
una nuova emozione,
diamo voce al nostro eros,
il nostro desiderio indomabile!
Le nostre menti urlano la nostra follia!
sospiri di fuoco.
I tuoi occhi complici dei miei,
scoprono i nostri sensi.
I vestiti si abbandonano lentamente,
lasciando alle nostre mani
la voglia di graffiarsi!
Come un libro da leggere,
una piuma che solletica,
una nuova emozione,
diamo voce al nostro eros,
il nostro desiderio indomabile!
Le nostre menti urlano la nostra follia!
La pietra
lanciata da mano indolente
ha sapore di ferro
piovono ceneri
e poco che trapeli
occhi negli occhi.
Colpisce
un male incalpestabile,
rimedi appesi come foglie
e altre culle d’oblio.
Rifugio opaco
da porte chiuse a più mandate
-s’è perso
il dono dello specchio.
Da un’eco sinusale
c’è solo da aspettare
una natura che ci annulli
e poi ci rimodelli
in un Monet di scie
e oscillazioni.
Esili fili d’erba
a contare i cerchi del vento
rapiti, dalla stessa
vita principiante.
Battiti nella notte,
battiti del mio cuore, che vuole parlare.
Che vuole uscire da questa gabbia
fatta di ossa e di ragione.
Mi chiede cieli terzi, aria pura
e sconfinate praterie.
Mi chiede di potersi perdere
nei meandri di un amore,
tra le brame di un abbraccio
negli occhi profondi di un sogno.
Mi chiede di sensazioni ed illusioni,
memore di tutto quello che gli ho raccontato
in tutti questi anni.
Ma deve rassegnarsi alla sua prigione
al suo angusto giaciglio
dove l'unica luce è quella della ragione,
senza speranza, ne altro di etereo.
Prigioniero per sempre,
con l'unico conforto
del suo stesso battito laconico,
che per niente impressiona
il suo crudele aguzzino.
Satirica sfaccettatura dell'umorismo impertintente,
tiepida consolazione incastonata in un istante gioia,
deliziosa degustazione dell'essenza della vita,
espressione naturale di noi stessi.
Discrasia nostalgica insediata nel pianto,
raccomandazione benevola rassicuratrice,
aggettivo silente compreso in ogni dove,
sigillo indelebile che sopravvive al tempo inesorabile.
Simpatica distorsione facciale involontaria,
vivida determinazione della semplicità,
raccoglie il meglio della personalità comune,
trasforma un difetto in qualità preziosa.
tiepida consolazione incastonata in un istante gioia,
deliziosa degustazione dell'essenza della vita,
espressione naturale di noi stessi.
Discrasia nostalgica insediata nel pianto,
raccomandazione benevola rassicuratrice,
aggettivo silente compreso in ogni dove,
sigillo indelebile che sopravvive al tempo inesorabile.
Simpatica distorsione facciale involontaria,
vivida determinazione della semplicità,
raccoglie il meglio della personalità comune,
trasforma un difetto in qualità preziosa.
Il mezzo per il fine
è quel confine pratico
piuttosto grezzo, male
dell’intelletto statico
per esternare dazio
da sfilacciate setole
con stolide terzine
di strazio a ciò che appare.
E solide s’erigono
barriere ad impedire
alla visuale spazio
che resta d’un epigono.
Si cambi direzione:
sia il mezzo solo il ponte
di valico al confine
ché dentro c’è la fonte.
è quel confine pratico
piuttosto grezzo, male
dell’intelletto statico
per esternare dazio
da sfilacciate setole
con stolide terzine
di strazio a ciò che appare.
E solide s’erigono
barriere ad impedire
alla visuale spazio
che resta d’un epigono.
Si cambi direzione:
sia il mezzo solo il ponte
di valico al confine
ché dentro c’è la fonte.
T’ho visto da lontano.
E per un istante ho pensato che fosse meglio distogliere lo sguardo.
Ho pensato che forse, il destino ha deciso per noi.
Ha deciso di farci prendere due strade opposte
perché altrimenti sarebbe stato tutto fin troppo semplice.
E noi, non abbiamo mai amato le cose semplici.
Ti guardavo e pensavo a come il destino possa essere così crudele a volte,
a cosa gli sia successo per essere diventato cosi.
Continuavo a guardarti, inconsapevole di ciò che stava avvenendo nel mio stomaco:
miliardi di farfalle svolazzavano a destra e a sinistra.
Pensavo e ripensavo al primo sguardo, quello pieno di insicurezze e curiosità.
Ecco, fu in quell’istante che decisi di girarmi
e di andare via.
E per un istante ho pensato che fosse meglio distogliere lo sguardo.
Ho pensato che forse, il destino ha deciso per noi.
Ha deciso di farci prendere due strade opposte
perché altrimenti sarebbe stato tutto fin troppo semplice.
E noi, non abbiamo mai amato le cose semplici.
Ti guardavo e pensavo a come il destino possa essere così crudele a volte,
a cosa gli sia successo per essere diventato cosi.
Continuavo a guardarti, inconsapevole di ciò che stava avvenendo nel mio stomaco:
miliardi di farfalle svolazzavano a destra e a sinistra.
Pensavo e ripensavo al primo sguardo, quello pieno di insicurezze e curiosità.
Ecco, fu in quell’istante che decisi di girarmi
e di andare via.
Autunno sei alle porte
l'estate morirà
non verserò lacrime
gravosa ed empia è stata con me
Se pur il sole di colori la vestiva
e la mia pelle bruniva, feriva
il plumbeo cielo l'ha resa triste
lasciando scivolare pioggia
sul mio viso, lacrime acide
Autunno con la tua dolcezzza
doni pace e serenità
i boschi sono una poesia di colori
muschi e foglie sfumano in scuro marrone
mutando in toni di giallo e arancione
Un quadro di inestimabile bellezza
dove tutto pare prendere fuoco
come un rituale magico,
i suoni della natura
creano dolce melodia
In questo meraviglioso paesaggio
ritrovo la vivacità dell'anima
la speranza si rinnova
verso un vivere più libero, soave,
ritornare in sella di quel cavallo
di nome “Vita” imbizzarrito sì
ma con pazienza e amore
si può domare ...

si può domare ...











