Oh ipocrita apparenza
che scompigli
che insinui sospetti
in molteplici menti,
sui corpi...
taglienti e spietati giudizi,
intessi e sugelli
da impervi passati
ed inconsueti dettagli.
Disconosci l'Essenza
ed ignorando
l'inestimabile valore,
l'essere releghi
ai margini della società.
Negata la possibilità
di riemergere,
l'umanità stigmatizzata
sopravvive
nell'indecente indifferenza!
che scompigli
che insinui sospetti
in molteplici menti,
sui corpi...
taglienti e spietati giudizi,
intessi e sugelli
da impervi passati
ed inconsueti dettagli.
Disconosci l'Essenza
ed ignorando
l'inestimabile valore,
l'essere releghi
ai margini della società.
Negata la possibilità
di riemergere,
l'umanità stigmatizzata
sopravvive
nell'indecente indifferenza!
4 commenti
Labbra fredde e scure
capelli corvini sciolti
su spalle di ghiaccio
Se si coricherà con te
o sopra di te
sarà solo su lenzuola nere,
alcova che si farà sudario,
mentre la notte suonerà
la sua oscura melodia
su canne d'organo
sotto una lama di luna
affilata dal suo arrotino,
la tua piccola paura,
fragile e nuda sulla seta
indifesa nella sua sete di luce
Sarà l'ora in cui ghignano le ombre
Allora mi saprai dentro di te
capelli corvini sciolti
su spalle di ghiaccio
Se si coricherà con te
o sopra di te
sarà solo su lenzuola nere,
alcova che si farà sudario,
mentre la notte suonerà
la sua oscura melodia
su canne d'organo
sotto una lama di luna
affilata dal suo arrotino,
la tua piccola paura,
fragile e nuda sulla seta
indifesa nella sua sete di luce
Sarà l'ora in cui ghignano le ombre
Allora mi saprai dentro di te
Non trovasti la fiera
che ti potesse predare.
Eri tanto giovane e sola
che cento soldati
- al soldo di tuo padre -
ovunque ti scortassero
con spade e pugnali
tenevano alla larga i pretendenti.
Poi ti adagiasti in un bosco
e vedesti la tua immagine riflessa
nel lucido oro del fiume, e lui venne.
Venne il cavaliere col pennacchio sull’elmo
e la croce sullo scudo, uccise per te
i cento soldati e in fine ti tese la mano.
Ma tu vedesti la croce sullo scudo
e ne fosti turbata, gettasti stizzita un ciottolo
nelle acque chete e quando anche l’ultima onda
fu doma, scappasti insensata fra le boscaglie.
Tuo padre ancora ti attende
il cavaliere - pare – morì d’amore
e tu, dolce uccello, fuggita sei dalla gabbia.
che ti potesse predare.
Eri tanto giovane e sola
che cento soldati
- al soldo di tuo padre -
ovunque ti scortassero
con spade e pugnali
tenevano alla larga i pretendenti.
Poi ti adagiasti in un bosco
e vedesti la tua immagine riflessa
nel lucido oro del fiume, e lui venne.
Venne il cavaliere col pennacchio sull’elmo
e la croce sullo scudo, uccise per te
i cento soldati e in fine ti tese la mano.
Ma tu vedesti la croce sullo scudo
e ne fosti turbata, gettasti stizzita un ciottolo
nelle acque chete e quando anche l’ultima onda
fu doma, scappasti insensata fra le boscaglie.
Tuo padre ancora ti attende
il cavaliere - pare – morì d’amore
e tu, dolce uccello, fuggita sei dalla gabbia.
Eppure i muri hanno una voce
patina di calce che si staglia
nell’aria basculante
delle nostre febbri chiuse a chiave.
Qualche attimo e senti
che siamo statue, rinvenute
da stupefatte amenità
pronte a spartire il dolce e l’acre
dei vani sotterranei.
Algebra di cielo
piovve sui gigli,
ciglia di vetro
ebbe il crepuscolo del silenzio,
pane di vento e farfalle,
rugiada di rima solare.
Fra le zagare del ricordo
fui marinaio del firmamento,
mercante di cuore spento
ed un caffè di sguardi lontani
nevicò sul planisfero dei miei attimi,
come lapislazzuli d’atmosfera
inciampati fra i ricami dei miei passi.
Intreccio d’anime al tramonto
sciolse l’aurora del tempo:
siam lacrime di luce e tormento.
piovve sui gigli,
ciglia di vetro
ebbe il crepuscolo del silenzio,
pane di vento e farfalle,
rugiada di rima solare.
Fra le zagare del ricordo
fui marinaio del firmamento,
mercante di cuore spento
ed un caffè di sguardi lontani
nevicò sul planisfero dei miei attimi,
come lapislazzuli d’atmosfera
inciampati fra i ricami dei miei passi.
Intreccio d’anime al tramonto
sciolse l’aurora del tempo:
siam lacrime di luce e tormento.
Stessa anima, stesso cuore
Ma tutto è diverso
Persino il mio nome,
Pronunziato da un suono diverso.
Stringo le ali e volo
Nell'universo incompreso di parole
che non hanno presa
Scivolano via come pioggia di marzo.
Conto i giorni, tutti uguali
Sperando che un lampo le squarci
E possa uscire stupore infantile e notti d'amore.
Gravitano pianeti
Nel cielo occultano stelle, le più belle,
Tolgono luce, a chi come me
Non ha più voce.
Ma tutto è diverso
Persino il mio nome,
Pronunziato da un suono diverso.
Stringo le ali e volo
Nell'universo incompreso di parole
che non hanno presa
Scivolano via come pioggia di marzo.
Conto i giorni, tutti uguali
Sperando che un lampo le squarci
E possa uscire stupore infantile e notti d'amore.
Gravitano pianeti
Nel cielo occultano stelle, le più belle,
Tolgono luce, a chi come me
Non ha più voce.
Sorrisi quando ti vidi,
non sapevo esattamente perché lo facessi.
Sorrisi e basta.
Capitava che mi perdessi nei tuoi occhi, chiari come il giorno
ma scuri come la notte che incombe senza paura alle porte della luce.
Ma la cosa che mi piaceva più di te, e che continua a piacermi
anche quando non c’era più nulla,
era il tuo essere così spensierato, così dolcemente sensibile
da far pensare che tutto all’infuori di noi, fosse cosi bello.
E lo era, almeno credo.
non sapevo esattamente perché lo facessi.
Sorrisi e basta.
Capitava che mi perdessi nei tuoi occhi, chiari come il giorno
ma scuri come la notte che incombe senza paura alle porte della luce.
Ma la cosa che mi piaceva più di te, e che continua a piacermi
anche quando non c’era più nulla,
era il tuo essere così spensierato, così dolcemente sensibile
da far pensare che tutto all’infuori di noi, fosse cosi bello.
E lo era, almeno credo.
Il movimento delle acque, culla
che oscilla, la terra in lontananza
l’approdo è sconosciuto, sarebbe servita
una bussola, non questo cieco cammino
verso l’ignoto. Eppure nella foto
dell’istante c’è una sorgente, lente
che amplifica la speranza. A levante
la torcia del sole e un fiume di parole
scolpite sulla sabbia in assenza di vento:
puoi a stento pronunciarle. Ti sento
in ogni cellula del corpo e il sapore di sale
che resta sulle labbra è quella costante
che torna a ricordarci ciò che è latente
nel pensiero. Senti un vagito di neonato
nell’incertezza del mattino, il postino
ha chiesto la mano alla sposa con tre dita
e non ne ha ricevuto un rifiuto. La tua stanza
è al buio stanotte, tu risplendi come una stella.
Oscure ragioni governano il mondo.
I figli di Abele ancora scannati
per sempre, per sempre!
Ma il sangue che scorre a fiumi
non ha più l'odore del richiamo.
Il Dio non lo sente, lo occulta la terra.
-annichilita da tanto livore-
Almeno, allora, chiedeva vendetta
l'ingiusto martirio.
Anche dal cielo scendeva la mano
a punire il reo Caino.
Forze occulte hanno incatenato
nel suo stesso paradiso il Creatore.
Mentre qui si forma un nuovo Eden
Dove l'abero proibito si chiama
"Rispetto della vita altrui"
finché non mangeremo di quei frutti
vivremo felici scannandoci l'un l'altro
come i primi nostri grandi fratelli.
E nuovi dei ci guarderanno benevoli.
I figli di Abele ancora scannati
per sempre, per sempre!
Ma il sangue che scorre a fiumi
non ha più l'odore del richiamo.
Il Dio non lo sente, lo occulta la terra.
-annichilita da tanto livore-
Almeno, allora, chiedeva vendetta
l'ingiusto martirio.
Anche dal cielo scendeva la mano
a punire il reo Caino.
Forze occulte hanno incatenato
nel suo stesso paradiso il Creatore.
Mentre qui si forma un nuovo Eden
Dove l'abero proibito si chiama
"Rispetto della vita altrui"
finché non mangeremo di quei frutti
vivremo felici scannandoci l'un l'altro
come i primi nostri grandi fratelli.
E nuovi dei ci guarderanno benevoli.
Qualcuno scappa da me
ma poi perché?
Rifletto attentamente dentro il buio della stanza
mentre, so per certo che intorno tutto cambia.
Allora il tarlo del dubbio inizia a rodermi l'animo
e la malinconia allaga in mio essere,
facendolo inabissare come un pesante relitto.
La paura, spietata, si mette in mezzo
e giustizia il dubbio con un colpo secco.
Temo, perché so di non sapere
ed un bluff in questo gioco, non serve a niente.
Il terrore afferra le mie caviglie trascinandomi via
e precipito nel baratro della disperazione.
Nella mente una voce fioca
cerca di dirmi qualcosa.
Ma la frenesia accelerata della caduta
mi impedisce di percepire le parole esatte,
mi nega il loro senso,
vivo intensamente sulla mia pelle
cosa prova un bolide lanciato, prima dell'impatto.
Finché non avviene lo schianto
con la dura realtà dei fatti.
Ero io, che scappavo da me stesso.
Quel volto è un macigno anonimo,
sorridente, ingoia atomi di luce
chiara diafana e la sua bocca è chiusa,
rossa come una rosa scarlatta, sanguigna.
Le braccia non si vedono ma si notano
nello spazio, dietro l’ombra
dei capelli sciolti.
Lo sguardo fisso, penetrante
come il fulgente sole di luglio
rincorre il suono delle voci,
l’eco sorda dei sotterranei,
i secchi scatti delle chiavi,
il rumore delle porte.
Gli occhi luminosi e tristi
scrutano il grigiore
avvertono la noia
il ribrezzo la follia
della forza di gravità
che spacca il vetro.
Mi chiedo
come sia veramente il cielo.
come sia veramente il cielo.
Come si vedrebbe oggi
dopo quello che è successo sotto.
Di pace si parla,
ma non si sente.
_Vedete,
dobbiamo perdonarci ogni cosa
ma l'amore è tutto per terra!
L'uomo ridicolo
è deriso,
la sua parola è morta
dentro un corteo perso
_Vedete,
dobbiamo perdonarci ogni cosa
ma l'amore è tutto per terra!
L'uomo ridicolo
è deriso,
la sua parola è morta
dentro un corteo perso
nel gran disonore
delle macerie del disastro
tra feroci desideri,
osceni!
E ci abbagliano le immagini
quaggiù.
Qui ci sfuggono le idee
e anche le ombre.
Niente baci,
niente lotte,
tutto tace a perdifiato:
-affretta il passo e vai
-senza orizzonte… vai!
I fanciulli -attenderanno-
come storpi senza gambe,
il presente lontano,
senza cedere...
su altalene fatte di cenere.


Comincia la sera e sta a guardare
il mio fazzoletto sgualcito
quello che poi di notte va a finire
sotto il guanciale dell'assiòlo
sarà che viene da un giorno di pietre
sconfitte anch'esse nonostante il rostro
e i ceppi d'ulivo
sarà che la sera matura
di colpo dai filari acerbi di pere
in cui fino a ieri aspettavamo insieme
la primavera.












