Il viso si specchia
in questo cupo giorno d'autunno
dove il cuore si rannicchia
tra i banchi di alunno
È fuggito veloce il tempo
come uno squarcio nel cielo
e appendo ancora un segnatempo
mentre stendo un altro telo
Raccolgo fra le mani ogni voglia
e le conservo con cura
ammainando la vela sgonfia
in ogni sorriso che mi rassicura
Ed è di nuovo notte
solo i baci caldi del sole tiepido al mattino,
poi le soffici nuvole striate
grattano la sera corta e fresca
e le lenzuola abbracciate sanno di un dolce dormire.
E si scioglie lentamente
in un mare freddo di cristallo... l'estate!
a scrivere versi
che un pò si erano snarriti
tra i sentieri della vita.
Poesia ritorno per colorare
questo giorno
e riaccendere una luce
che non si è mai spenta
che illumina di parole
quei versi tanto attesi
ma son qui
con la mano un pò tremante
e tu poesia padrona
dell'anima mia.
dei tuoi pensieri tristi,
mi hai incontrato,
per caso,
o per un innato destino,
ti ho trovata senza cercarti.
La luna, muta testimone
dei nostri silenzi,
ha ammantato i tuoi capelli
di una lucentezza
innaturale,
dello stesso colore
delle creature della notte
che svaniscono nel giorno.
Io al bivio,
la luna,
un silenzio abissale
e poi il nulla,
o il lento declino
che al nulla conduce.
di catrame
che soffoca gli occhi
che piomba le ali
che ricama le labbra di silenzio
che come velo da sposa
ti accompagna verso l'altare
affidandoti alla delusione
forzando al tuo dito l'anello della solitudine.
lì sento il suono distorto
Guizzo via per l'Amor del Cielo
se non guizzo via
si alza il sipario su chiavi e zerbini
sulla sirena che non può andare oltre
il confine dove l'acqua impasta i ricordi
Dove i suoni non esistono
mi mordo la coda
e incarno un fastidioso ideale
Lo sospendo nel nero e si illumina
Tolgo lo scettro al calamaro vampiro
che se la ride
perché non dovrà faticare molto per riprenderselo
su tasti dolenti
che lascian respirare
appena appena
in piccole aperture
geniali e del contrario
di quello che i buoni
si aspettano da te?
Potrai cadere, sentire
ciò che dovresti fare
per riparare danni
a insignificanti piantagioni
ma che sono dolcezza
e non delusione
mi sento immobile, nella velocità
atono
afono
Arcobaleno di movimenti molteplici
incrociati, paralleli
profondi, spaziali
sono i luccichii profusi
Si avvicinano
mi coprono, mi trapassano, mi riempiono
mentre vago
mentre sto per arrivare
Luci nella notte, nel buio illuminato
dall'orizzonte alto
dal lontano confine
amiche o sorelle
sparse come stelle cadenti
gentili accompagnatrici
in luoghi sognati
è come un dito schiacciato
dalla porta dei tuoi sogni.
Non so chiamarlo amore,
ma un crepitio al cuore
quando salgo le scale
impervie del tuo sguardo
e fingo di non vederti
solo per non morire.
Anche crescendo
le porte del cuore
hanno sempre le stesse chiavi.
Un sorriso, un rapido cenno
degli occhi verso le zone del desiderio,
nell'orbita che la luna
imprime alle nostre menti,
non so chiamarlo amore,
ma non è solo questione
di trepido sudore.
Un pomeriggio assolato bofonchiava tranquillo
All'ombra di un pino, o un albero qualunque,
E giocavo.
Il sole infammava l'anima delle mie giornate piene,
E senza accorgermene toccavo il cielo con un dito.
E tutto il mio mondo era al di sopra di ogni altra cosa, infinito.
nato nel posto sbagliato
salpa da un porto di miseria.
Si rannicchia,
occupando lo spazio di una foglia
dell'inverno passato,
orientando la bussola
verso un sogno ,che promette
una seconda primavera.
Con la bandiera di nazionalità
issata nell'espressione del volto
ed una bandiera di cortesia
dipinta negli occhi,
naviga un mare di indifferenza,
respirando...a tratti,
temendo di ammutinare
l' unica provvista per il lungo viaggio
e stringendo...nelle mani,
l'unica ricchezza rubata alla sua terra :
la speranza.
Gli amici sono come aquiloni,
i cui fili sono stretti nelle nostre mani.
Il vento è la felicità,
che un giorno strappa le funi
e li trascina chissà dove,
forse contro il loro volere.
Perché la felicità è una bufera
che sconvolge ogni incanto,
luce troppo accecante per chi ama.
Che settembre ideale
per vederti fuggire all'indietro.
sui monti distanti,
un vento che solleva le foglie
davanti alle deserte soglie.
La mia anima
brandisce le corde di violino
con l’orgoglio spento
d’una misteriosa orchestra.
Un silenzio rumoroso
m’invade come livida brezza
e deposita sul calvario dell’oblio
la croce dell’esistenza.
Porto nel cuore
la nostalgia del tempo vissuto
e il mio pensiero errante
segue la rotta di una nave inesistente.
Le ombre dei sogni
scolpiscono i ricordi
sull’acquiescenza spirituale di un barbone
e sull’immobile esteriorità dei muri.
E i miei ideali
odorano di freddo e di dolore
come la monastica putredine
di una cella di reclusione.







