Stanotte nel freddo,
prima di addormentarmi,
ho abbracciato stretto
uno scaldino
per riscaldarmi il cuore.
E’ stato d’effetto
perché mi sono illusa
che fosse il tuo calore
a penetrarmi tutta.
Ora anche il ricordo
di un tuo saluto,
sussurrato in pausa pranzo,
diventa una fiammella
che mi riscalda il cuore.
Chino nei ricordi
Fissati su un vecchio
album di fotografie.
La mia mano immortalata
nello sfiorare la tua
con i tratti di una sedicenne.
Immagini ingiallite che forano
Il nostro mondo nel tempo
Rivivendo emozioni.
Velocemente scorre l’età
insieme il cambiamento
mentre ascolto le note di un adagio.
Ai piedi di questo albero vorrei sostare
ritrovando la preziosa pace
inglobando la mente e l’anima
tramutando il tutto in versi scritti
per far si non svaporino
Riconoscere e ritrovare i profumi
quelli persi, le antiche memorie
reperire quelli che ancor sono ignoti
Vorrei
affidare la mia testa su una spalla
benamata, sentire il respiro impercettibile
di una carezza, lieve che sia endemica
che parte dalla pelle per arrivare al cuore
Sentir le lacrime che inondano il mio volto
in ogni goccia che scivola e va
c’è un dolore che se ne va
si, vorrei.
I piedi lasciano tante tracce
con scarpe leggere
non fanno rumore
passano davanti alla porte
senza bussare
si attardano in strada
con tutto quello che passa
per la mente
in un tempo senza fine
sentire l'eco di altri passi
vedere tante tracce
ma non le tue
in quel discreto andare.
Se mi porterai
oltre l'azzurro ed il blu
accompagnerò ogni tuo passo
seguirò il tuo respiro
muoversi come onda in cielo
abbraccerò le tue labbra
in arcobaleno che unisce
le due terre
ascolteremo la primavera avvicinarsi
sotto le foglie d'inverno
se vorrai danzare
insieme a me
basterà un passo
poi un altro ancora
ed aprire gli occhi
verso di me
questo dolce ritmo
ci incatenerà
all'incedere delle stagioni
passeremo su sentieri
leggeri come alianti
voleremo via
mano nella mano
sorseggiando nuvole
e baci di organza
se vorrai danzare
insieme a me
basterà un passo
poi un altro ancora
ed aprire gli occhi
verso di me
prendi la mia mano
ascolta le mie parole
vestiti di te
e danza insieme a me
mi trovo a specchiarmi lì dentro, ti guardo e mi vedo capovolto,
sottosopra, prigioniero inerme condannato alla sentenza
della tua barbara crocifissione.
Rubo la luce che si plasma nella tua iride nera
quasi fossi un ladro di diamanti, per poi accorgermi,
accorgermi che è fuoco, vento e lampi di tempesta e, nella mente,
è una sottile feritoia da dove mi costringo a passare
lacerando i miei pensieri nel profondo.
Eppure era così dolce la tua bocca!
Sì dolce la tua bocca!
Ne suggevo stille come fossero calici di vino rosso, profumato e ammaliatore.
I tuoi bisbigli alle mie orecchie e i tuoi abbracci profondi come lo spazio siderale...
E le tue mani, siringhe velenose che mi accompagnano alle sponde della morte
col silenzio forte delle grandi cose e la confusione che moltiplica se stessa
come una cellula impazzita.
E i sorrisi e gli occhi della gente, sempre poco attenti ai cambiamenti
delle mie espressioni, sembravano ferirsi come mani che si posano
sui cardi senza guanti alle mie parole.
Ed io, in silenzio, ripensavo ai tuoi capelli che sferzavano il mio petto
nelle tensioni dell’amore e a quanto male mi son fatto nell’insistenza
di voler provare un così forte sentimento per te.
Eppure era così dolce la tua bocca!
Sì dolce la tua bocca!
E tu riesci a svanire come fa la nebbia della sera
quando viene inghiottita e assimilata dal nero vivo della notte.
E, al mattino, hai la bellezza dell’austera montagna che sa,
per quanto sia ammirata, di non appartenere mai a nessuno, mai a nessuno!
Ed io resto, meditativo e acchiappanuvole,
un lupo vagabondo tra le mille asperità,
tra alberi resinosi e profumo di funghi,
nel cielo d’ottobre.
E sembra il mio percorrere le rughe della terra
un passo lieve che non lascia impronte mai.
Un respiro di foglie tra solchi di vento
nel cielo d’ottobre.
La forma che ha
la mia montagna
è un disegno mentale,
schizzo selvatico
quando la parola non era nata
La mia montagna è una gran dama
che riempie la carrozza
e s’adagia ai cavalli
Un giorno lei è scesa
ha detto, o pensato
-qui è il mio posto
s’è alzata la gonna
e piegato le gambe
La mia signora ha
una torre per cappello
il sorriso di roccia
un didietro oversize
la mia montagna
che profuma di mare
e regge il cielo
a fatica cerco di fare capolino sulla vita
ma tu sei sempre,ancora lì.
Ogni volta che ritorni,
dico alla mia mente di combatterti,
di lasciarti andare
per la strada che tu stesso hai scelto,
di rifiutare le tue parole
che risultano poi vane.
Ma la disperazione ancora
vince in me
ed eccomi di nuovo sola.
di legno stinto tornito e marmo bianco
con piccoli sgabelli tutt'intorno,
avvolti da muri stropicciati di
discorsi un pò bizzarri e da bestemmie
un'aria evanescente e vera,d'altri tempi
densa di fumo a cirri
schizzi di sbuffi che disegnano speranze
e di un profumo intenso di mosto già maturo
che in quel bicchiere trasparente fà sognare
Gente che si perde, tra un sorso e l'altro
in storie già vissute e un pò inventate
o in sfoghi d'amore di politica e governo ladro
per ritrovarsi nell'ultimo bicchiere
colmo fino all'orlo di fervida morale
Un'angolo è un pò buio
c'è il mosto rosso ancora intatto
l’uomo è solo , a capo chino gira e lo rigira
aspetta una risposta
lui amico per davvero ascolta silenzioso e non risponde
Amo l'aria d'osteria
dove tra un bicchiere e l'altro
ti servono poesia
nello splendore del sole
sciolgono incanti
nell'acquerello della natura.
Sinuose colline
lussureggianti e prosperose,
come un quadro d'autore
dai colori smaglianti,
custodiscono al centro,
in una conca ondeggiante,
un nugolo di casette
che sbucano dal verde.
Lievi nuvole sovrastano
le cime delle colline,
fra il cobalto del cielo,
che fa da sfondo.
M'incanto,
oltre immacolati sensi,
fra una leggera brezza
e un raggio di sole.
Si svelano aloni d'anima...
e vorrei...ora,
poter immortalare
cotanta impalpabile bellezza,
quale miraggio che placa
...i sensi turbolenti
e come sipario d'amore
che risveglia l'incanto per la vita.

aspetto l’alba.
Dopo la tempesta spunterà il sole,
sembrava un temporale senza fine
dalle tragiche consequenze.
Fa freddo….Un freddo interiore
che arriva al cuore.
L’alba è arrivata il sole spunta
dietro le montagne imbiancate
dalla neve.
che piano piano si scioglie
così come il freddo interiore
dentro il mio cuore,
lasciando spazio alla serenità
Ed alla felicità.
Nelle verità
naviganti incalzanti
tortuose mete così sembrar
deplorevoli a volte
nascondigli luridi
d’animo grasso e lordo
catene e chiodi lucidati a festa
tetri crani solcati e radi
nei buchi radici che faticano a morire
cade la pioggia annaffiando
elargendo vita invece di toglierla
naviganti persi
senza impronta e alito.
T
e
n
t p
a a
c o r
o g o
l n l
o i a
incollata
listata a lutto
manifestata sul fondo di acquari visivi.
Gelosia delle mie dita
che non fluttuano
ormai più dentro di te,
che non sbocciano
anche se ho assemblato
petali del tuo pensiero,
si chiudono
a scatto
gli occhi
e l'imprigionarti cerco invano.









