Con quelle linee di salita,
quei riccioli di campi in fiore,
quei muri a fresco
a circondar le frutta.
Le batterie di grilli esperti
nei loro amorosi richiami.
Più giù una striscia
d'acqua e gioco
che delimita le mie scorrerie
e il confine
superato il quale
non si torna
quei batuffoli vermigli
nel sorriso che accende l’amore
nella stanza che odora di te.
Trovo sempre
le mani tue sul cuore
che dirigono il cammino
verso cieli intrisi di passione.
Si perde
la notte nei tempi
divenendo una sola nota
che scuote il sole che sboccia.
Non finirà
di soffiare il vento
che sussurrerà sempre t’amo
anche nel silenzio.
si mescola con i prati fioriti
in un caleidoscopio
di colori iridescenti.
Giovani spighe di avena
si piegano blandamente
sotto le carezze dello scirocco.
Oltre il sentiero
ombre profonde di ulivi
lasciano il posto a ginestre,
faggi, ontani.
Grandi querce
punteggiano, leggiadre,
campi di frumento.
non ho mai pensato
che i miracoli esistessero veramente
e nemmeno credo in Dio.
Ma oggi sto seduto
davanti al crocifisso
e comincio a pregare per la prima volta.
Sono un piccolo uomo
ed ora m'accorgo che non sono niente.
M'inginocchio davanti a lui umilmente
chiedendo perdono più volte.
Immagino quanto può aver sofferto
piango perché fino ad oggi
non ci avevo creduto
e del tempo che ho perso.
Un piccolo uomo
in ginocchio davanti ad un Dio
che non mi ha mai abbandonato
come invece ho fatto io...
Tradendolo più volte
nell'ombra del peccato.
Ti osservo, nel tuo fascinoso veleggiare
che mi rapisce, oltre lo sguardo
del mio pulsare, un battito di vita
mi dà, nelle mie malinconie
che svolazzano con i gabbiani
inseguiti dal vento restio
Musica sonora per timpani
stufi delle stesse parole
nelle reti linerari, di magnetiche
onde illusorie, intermittenze
su candide pareti dipinte
copiando gli stampi nell'allegria
di nuovi cambiamenti, in un arredo
soddisfacente, che avvicinandoti vedrai
commuovendoci insieme
Scritta tre anni fa
Ho atteso nel tempo
il vento…
in un lamento
che mi trascina via
in questa notte
nascosto dall’ombra
in una lacrima
Il viso
trapela
nel suo splendore
dolce amore,
mentre cerco tra le dita
il tuo profumo
chiudendoti nel palmo
per non farti andare via.
Ascolto nel silenzio
porgendo una mano
nell’infinito e…
tra i capelli
un soffio di vento
le tue parole,
seduto nell’oblio
sull’ultima panchina
aspettando un treno
che mai arriverà.
che scruti nell'infinito buio
il silenzio estremo.
Nell'immaginario scruti una sagoma
vuoi dargli un nome
ma quale?
Socchiudi gli occhi e ti sembra di sentir
il gridolino notturno del mare
la salsedine ti inebria la mente.
Seduta su uno scoglio ti avvolgi nello scialle
lo stringi forte al tuo corpo
son brividi, la solitudine.
Ricordi sfumati senza un nome
ne afferri uno, a caso
lo guardi, il nulla, non ti da più nulla.
Ora il vento tra i tuoi capelli
che scompiglia è come
una carezza, sorridi e l'accogli.

mettendosi in gioco ogni volta,
ti fanno sentire te stessa.
Le incontri una sola volta nella vita,
nasce una chimica nel cuore,
il destino ti può separare da loro
ma non li dimenticherai mai.
Non potrai cancellarle mai
ne dimenticarle.
Sono speciali.
Persone speciali educati,sensibili,
rispettano le tue idee
il tuo modo di vivere
senza cambiare nulla di te
accettandoti cosi come sei
Con le poche qualità
i tuoi limiti.
Non chiedendo nulla, dai
di piu superando i tuoi limiti
ti senti un pò speciale anche tu.
E’ in piedi per casualità
il muro di calce
così la fiamma di vernice
scrostata appena di umanità.
Sono rimasti i volti spalancati
le mani d’arte, i fiori del mistero.
E i nostri nomi graffiati
punti d’innesto di eternità-salvezza.
L’uno nell’altro s’incarnivano
col sole che arrivava a sera
due ombre lunghissime e disperate
aggrappate alla ruggine.
E le notti oblunghe
nel mare scuro si dondolavano
come le anime dei lampioni.
Chissà in che circostanza
se n’è volato nella nostalgia
l’anello di una lettera,
la congiunzione.
Addio, addio…
un altro vuoto chiama.
Nemmeno il vento, ha potuto…
Per ogni tavolino rotondo
una lampada di picche,
cinque pere,
cinque meringhe.
Per ogni tavolino da gioco
una statuina dal bocchino medio-lungo
(con sigaretta inserita).
Dicono che mangiassi
sempre lucertole
e perciò adesso sono alto e magro,
me ne sto solo in un angolo
e tengo ferma una porta.
A volte
nascondo
con infiniti samurai di seta
il filo del campanello.
Senti come si piega
il vento, in questa sera
di cigni neri e lupi ?
le curve s’allargano
di viaggi silenziosi:
porteremo fiammiferi
in rifugi d’artico,
la nudità degli alberi
che infila il ghiaccio
Il dove-non dove
in controcielo, spostiamo
il bianco dello sfondo
ancora in bocca hai il nocciolo
della mia irrequietezza
Magica quiete, impercettibile volo di cristalli
pennellate ovattate su alberi stanchi
velluto ghiacciato su campagne e colline addormentate
dono di pace irreale di miracolo bianco
viva luce nei miei occhi arrossati
soffice candore dalle morbide forme
Copri anche i pensieri nascosti
addolcisci gli spigoli delle nostre parole
rendi silenzio ai rumorosi dolori della vita
fermiamo questo incanto
regalo di un sogno effimero
stagioni che si rincorrono
tempo inafferrabile della nostra vita.
Ti guardo ti osservo
silente e raggiante
catturi i miei occhi
fai volare i miei pensieri
ti posso sfiorare
ma non toccare
eppure questo mi basta
ti respiro ti immagino
chiara e fresca
sferzi il mio viso
fai ripensare ad anni fa
ci sei
mi chiami
non so resistere
sei candidamente pura
sempre nuova
ormai non mi stupisci più
allargo le braccia
e volo
quasi senza corpo
leggero come aquilone
bianco esteso
bianco dipinto negli occhi
bianco oltremodo
mi accorgo di te
solo quando ho bisogno
di stare solo
cinque minuti










