riassumo un po' il mio cammino,
guardo indietro e guardo avanti,
di errori ahimè ne ho fatti tanti.
Mi metto poi sul letto supino,
cercando di pilotar il mio destino,
guardo fisso la mia polverosa plafoniera,
mentre il mio cuore forte spera.
Di pensieri centomila,
nella mente tutti fila,
poi il sonno sai mi prende,
mentre la palpebra la mano gli tende.
Quando al mattino poi mi sveglio,
mi alzo dal letto molto meglio,
ora finalmente so cosa devo fare,
prendo la scala e i neon vado a swifferare.
Porterò con me
il tuo sguardo
le tue carezze
i tuoi baci
i tuoi turbamenti
le tue paure
tu non abbracciare me
abbraccia il mio cuore
in questo prolungato
e involontario distacco
&feature=youtu.be">
non posso lasciarti andare,
non ti lascio finire
fermati non voglio capire,
la mente non è razionale
non insistere mi fa troppo male,
Devi restare
per favore non c'è la posso fare!
lasciami il tempo di soffrire
non parlare non ti voglio sentire,
io la voglio questa follia
lasciamela non portarmela via,
ho paura non mi lasciare!
ti prego aiutami Devi restare.
rumori assordanti
precipitarsi nell’avvolgere
l’anima tua.
Ritmi tambureggianti
il cuore tuo suonerà,
pensieri rimbombanti
attraverseranno la tua mente,
solo tra mille ti sentirai.
La signora Solitudine
t’avrà cercato e trovato.
Senza permesso avrà varcato
la soglia della tua essenzialità.
Si nutrirà delle tue paure,
si disseterà col tuo respiro,
si impossesserà del tuo totale essere…
da allora ti terrà sotto scacco…
sotto tiro.
Scialba partitura di note stonate
musica per orecchie che sentono senza ascoltare
gli strumenti nascondono l’entusiasmo del loro suono
sono mani apollinee quelle che eseguono
sinfonie schematiche paurose del caos primordiale
che scaturisce dalle viscere dello spirito
riuscendo a trasformare sonnambuli chierici
in demoni danzanti intorno al grande fuoco della vita
nell’ultimo sabba dionisiaco alla fine del mondo
quando il più falso di tutti gli idoli esigerà la postrema copula
prima d’essere spazzato via dalla vera celestiale
voce armoniosa che riempirà il vuoto nero del cielo
con la luce delle stelle.
Quando credo di non aver più nessuna ragione per sorridere mi metto a guardare le stelle e ascoltare la musica…
Immagino di essere una di loro, di cadere un giorno e di essere il desiderio di qualcuno….
qualcuno che mi ha aspettato tutta la notte…
poi ritorno in me e quando apro gli occhi vedo solo lontani ricordi…
ormai, quelle stelle così lontane e brillanti sono dei frammenti della mia vita, in un universo infinito ma tutte nello stesso cielo legate tra loro per qualcosa…
avvolgeva
il nostro nido
mentre il mondo
fuori
andava da sé.
Distolta
dalle prime
luci dell’alba
ancora mi ritrovai
legata a te.
Il mio braccio
sul tuo petto…
il tuo
attorno
al corpo mio
a stringermi.
Né la notte
né il sonno
ci separarono.
Destandoci
la tua bocca
cercò la mia
ricevendo così
la vita mia
un nuovo sapore…
sapore di felicità.
Pretendo che sia a regola d’arte
la mia riflessione, quella finale,
su come e su quanto la vita m’ha dato,
su come e su quanto la vita m’ha tolto.
Dovrò domandarmi davvero a lungo
su tutte le cose che io avrò fatto
per meritarla per come la volevo.
E dovrò, soprattutto, rispondermi…
Come se scioni
fossero solo i baba
e non anche i blabla.
Non unico a soggiacere
alla nostra inefficacia:
tassa d’incapacità locale
tassa della giostra stradale
tassa della memoria labile
tassa dell’ignoranza relativa
tassa e sovrattassa della sosta.
E le altre, che certo
non si disinteressano all’appello
nel regno di un‘invadente
e ragnante confusione
dove il lieto vivere
non accoglie la normalità.
Oggi, portarsi l’esperto
in ogni materia appresso
non basta più.
Eppure, nessuna foglia freme
- ci s’ammicca, ammanica … -
- Pagano, ma di che parli
paga, non essere pirla.
Non si lamentano i morti
per quella tassa
pagata con la vita
e lo fai tu!
Eppoi dai, tutto scivola.
Però Stato, se ci sei
dacci almeno strade pulite
che, come mani, certo
non si potranno mettere in tasca.
Perché l‘occhio chiuso
sul piccolo tratto, potrebbe avere
responsabilità di sorta
anche su l’apertura di strade
… in direzione stragi.
dopo una mattinata passata a spasso,
lentamente nelle mie larghe narici,
si insinua un profumo come di tamerici.
Avverto come un certo languorino,
l'olfatto mi porta nel cucinino.
a mia insaputa c'è della pasta nel forno,
la besciamella le fa da contorno.
Per l'aria un profumo ammaliatore,
apro il forno come un abile scassinatore,
lo spettacolo i miei occhi fa incantare,
penne l'una sull'altra me sembran aspettare.
Dal vicino cassetto prendo una forchetta,
ma l'esperienza mi porta a fare in fretta,
proprio mentre in ginocchio sto deglutendo,
l'idillio si spezza nell'udir: che stai facendo?
mi manchi in ogni gesto,
sono totalmente cambiato
mi sento vuoto e arrabbiato,
vorrei averti vicino
prenderei a calci il destino,
solo il dolore riesco a scrivere
non è più vita ma è sopravvivere,
i miei occhi sono spenti e stanchi
Dio mio quanto mi manchi.
Napoli festeggiava i tuoi 80 anni
ora piange la tua partenza
verso le nuvole.
Ma rimani comunque vivo
per noi ragazzi, di ieri e di oggi,
in cui hai letto passione
per libri non solo scolastici.
Romanzi, poesie, favole
tutti erano amici d'avventura
maestri di virtù
esempi di fantasia.
Dall'unico KO del ring
hai ricevuto vittoria maggiore
hai perso una cintura
per vincere la paura.
Indipendente
spavaldo
coraggioso
questo eri tu.
Hai dato voce
a parole straniere
che l'Italia non conosceva
rendendolo vive, vere.
Un terno a lotto preso
con l'audacia nel pubblicare
chi non si faceva ascoltare
oltre casa, oltremare.
"A ragazzi non va data solo cultura
ma anche e soprattutto sogni"
parole tue che risuonavano
in tutta l'editoria italiana.
Beh, di sogni ce ne hai regalati
e ancora ce ne darai
stavolta li affiderai a nuvole bianche
fogli volanti che giungeranno a noi.
Il sogno tuo di regalare montagna di libri
a chi desiderava viverli vaga irrealizzabile
ma Napoli l'hai resa capitale dell'editoria
questa è vita, questa storia ... la tua!
Folli passarono secoli
e senza memoria.
Non vi fu luogo al restare.
È solo l'eterno deserto.
Qui l'Assenza
- immensa, accecante ombra -
muoveva e ancor muove
gli affanni,
gli aneliti.
È questa fiamma mai vista
il Dio precluso
che accende ogni cosa
e consuma
e ravviva.
Così,
anelante un passato mai stato,
ora futuro sognato,
stremata d'andare
eppur andando,
dura e resiste amando,
l'anima nostra irredenta
all'oblio.






