la bellezza del lago non smentisce,
un diamante lei disegna,
il mio animo di bellezza s'impregna.
Un tragitto molto quieto,
dapprima impressionati da Oliveto,
in seguito ancor più adagio,
si giunge nella splendida Bellagio.
Qui e lì palazzi faraonici,
per le strade ammirati son i teutonici,
poi si passa nella parte orientale,
che appare ancora più speciale.
Le cascate di Nesso son le padrone,
il suo ponte in pietra affollato di persone,
il capoluogo lariano è ormai dietro le colline,
e il mio canto giunge alla sua fine.
Da questi luoghi si rimane estasiato,
chi ci passa è senz'altro un privilegiato,
e io che scrivo con le dovute proporzioni,
un po' mi sento Alessandro Manzoni.
fermare il tempo
avrei fermato
ogni istante che
insieme a te
mi ha visto felice,
ogni tuo sorriso
ogni tuo bacio
che mi hai donato.
Se avessi potuto
fermare il tempo
avrei fermato
ogni tuo sguardo
che nei miei occhi
hai fissato.
Se avessi potuto
davvero
fermare il tempo
avrei fermato
l’attimo in cui
il destino
ti portava
via da me.
"Sti cardia"
Questo cuore immerso
suona nella terra.
Scuro il canto
quando si spezza l’anima.
Quanto camminai sui viali
piangendo nella sera.
More sti cardia…
Chiude la melodia
nei versi senza madre
e non cerco il sapere.
Spengo l'arte,
lascio che il mare sussurri
nel mistero dei perché.
Addio onda che nutristi.
Il fuoco non brucerà
fioche le luci
si spegneranno nell'acqua
lasciando parole ardenti.
Io devo andare.
E piango lacrime che non ho più
in un luogo che non so.
Fu gioia
ciò che sarà silente
e s'addorme già l’alba.
Eppure tutto vive sempre,
sopra di noi,
oltre le risacche delle tempeste.
Eppure se vissi nelle notti dei grilli
spezzando calamai
lascerò l'inchiostro sul foglio
e qualcuno scriverà,
vivrà negli infiniti attimi
nutrendo il mio dolore,
lasciando alla vita
tutta la meraviglia del vivere.
«Sti cardia stae cu more
ma ieu sarò
intra l'anima te lu ientu
intra lu rusciu e lu mare
Intra ogni chianto figghiu de la terra
ca mai more senza prima cu la chiami madre»
Circoli sono circoli, circuiti chiusi.
Aperti ai pochi volti
che sanno relegare all’angolo
le aperture del mondo intero.
Dov‘è promosso a socio
lo sfociare ambiguo
nel poco male e meno bene:
inconsistenza in peso delle imprese.
Dove quel che piace
non risulta dolce o salato
si esulta solo per il sacro piatto
dello chef stellato. E s’insulta.
Dove lo scambio di figurine
si fa evidente, in rime
- aborrime pretese -
Nulla di reale ai voti.
Eppure, sono anche loro
istruita costruzione, sì
appunto, costruita istruzione
di un genere umano
quello che ancora
non ha imparato a nuotare
e preferisce una tinozza
corredata da braccioli
… all‘acqua vera.
all'ora di un'ombra di
sera certa,
mi annienta ancora.
Eppure non piango,
che se le lacrime poi fossero
come le tue,
io ci cadrei dentro
come
le idee in una testa vuota.
E mi abbraccio tutta,
contro le gambe mie che
servono ancora a dilaniare
il piccolo
passo di danza,
il cielo scuro,
la notte amara.
E la ballerina non parla quasi,
ma la notte sembra quasi amica,
quasi sorella di crisi e di affanno.
Che questa sera triste d'amore malato
offra resilienza ai cuori più forti,
come sa essere dura la notte!
Annualità si sommano
a decenni armoniosi e lievi
di un cammino irto
di sorrisi e qualche pianto
incomprensione del momento
mano nella mano.
Ci ha lavorato ai fianchi
il tempo, smussando angoli.
Resi ancor più belli. Dicono
aggiunga rughe, ch‘io non vedo
sento solo pressante
l‘esigenza festante
di averti accanto
ancora un millennio.
Perché ripida
la nostra vita in salita
con te si è fatta discesa
pur nelle sue alture
- normale contrasto del fato -
È divenuta piedistallo, un podio
… una medaglia perenne.
per mostrare il mare
di serenità in cui vivi,
mentre, invece,
dentro hai
un oceano di dolore.
E se prima pregavi
affinché ogni tuo sogno
diventasse realtà,
e se prima pregavi
purché la vita con lui
cambiasse in meglio...
ora preghi
di poter mettere fine
a quei sogni
diventati ormai incubi,
chiare allucinazioni.
Ora preghi
di trovare l’attimo
per terminare
ciò che ormai
è, da troppo,
sopravvivenza.
E preghi…
preghi...
mentre la tua anima affoga
in un mare di amarezza
il tuo cuore annega
in un oceano di sofferenza.
mi trafigge il volto tuo
impossibile
Tutto adesso è anelito,
affanno, eterno ansimare.
Salvami
dalla stortura del Tempo.
Soffia
in questo orrendo ultimo velo
incendi i miei giorni di
parole che
bagnano i desii
stesi al sole a crogiolarsi
sulla sabbia infuocata?
Sei forse tu
quel palpitio
che bussò poco fa
alla mia porta silenziosa?
Si infrangono
gli attimi del cuore,
sospesi...
lungo la strada,
con caldi ... respiri
con passi silenziosi
attraversavano
il mare che
non finiva più...
chi sei tu!
Sfuggente riverbero di serenità
al tuo capezzale
il tuo viso liberato dalle fatiche
di un viaggio terreno
fa trasparire l’ambizione di eternare
la tua bellezza incantata
divenuta incontaminata sfida agli dei
incapaci di contemplare
la tua luce irradiata
dalla terra che ti ha creato
lontano dal cielo da loro governato
è stato un attimo un solo attimo di meraviglia
aprire gli occhi e guardarti
nell’epoca in cui divampa la guerra
tra gli angeli custodi del cielo
e i diavoli che divorano la terra.
ci convinceremo che ormai
è tutto finito, tutto è passato
ma arriverà poi una canzone
a suonar le corde dei nostri cuori,
all’improvviso giungerà una citazione
a parlar dei nostri silenzi,
quando meno ce lo aspetteremo
capiterà che un libro
narrerà i nostri pensieri.
E ci penseremo…
avremo voglia di cercarci
lo faremo tra le braccia di Morfeo
oltre le nuvole in voli stellati.
Ci mancheremo…
avremo voglia di scriverci
dando voce alle nostre emozioni,
ai nostri sogni, ai nostri progetti.
Ci cercheremo, ci troveremo…
in sospiri di mille parole
in sguardi di mille racconti
in una magica realtà
di mille e una notte…
E poi ricominciare
per poi continuare
oltre e oltre…
Mi si contorce il cuore
proiettandomi sul viso
l'ombra violacea del suo rancore.
Non ho più forze per lottare
ed è il motivo per cui piango.
Triste e inutile lo sfogo!
Mentre seguo, recalcitrante
questo gregge maculato.
Il mondo torna indietro
se guardi avanti sei fottuto.
Non ragionare di libertà,
altra stirpe era quella
che moriva per averla.
Tu non ne sei degna.
Consegnati ai padroni
non fare inutili obiezioni.
Questo, dice lo specchio
dal riflesso ogni mattina
mentre mi travesto da essere vivente e scendo a camminare a testa china tra la gente.
è sparito spinto dal vento
Era ancora bello, operoso e ricco di gustosi frutti,
quella pianta eri tu, padre,
maestro di tutti gli onesti insegnamenti
per tutti esempio di umiltà e benevolenza.
Prodigo di buoni insegnamenti,
per tutti i familiari appartenenti
Arrivato all’improvviso il male,
ti ha costretto ad abbandonare.
Mi hai insegnato a rispettare,
l’impegno ad apprezzare,
le occasioni della vita accarezzare.
Seguire la via dell’amore e del cuore
con sincera volontà.
Silenzioso, mite ed indulgente,
animo sensibile coerente,
sei caduto senza guerra, direttamente.
Sparito come una montagna di luce
a una svolta della vita,
lasciando la tua compagna triste,
quercia sola, vigile come bandito
che ha perso la strada e teme assalto nemico.
Ho riposato serena sotto la vostra ombra,
in un luogo soleggiato
con viso rilassato, animo sereno
orizzonte lontano dal mare,
splendore lucente di collina.
Ora dormite sereni,
Itaca ci ha concesso un bel viaggio,
senza di lei mai ci saremmo messi in viaggio!
Tutto è passato, in questa vita non si torna!
Il velo pesante di tristezza,
si è alleggerito di nuove speranze di vita!
Ora che le ali bianche della morte
hanno disperso i vostri giorni su questa Terra
siete ricongiunti nell’Infinito della pace eterna!
Cagliari 2/08/2021






