Non hai una dimora,
disteso per terra
la coperta di carta
ti cinge nel freddo.
Nessuno ti guarda
e nemmeno ti ascolta
i tuoi occhi non brillano
come una volta.
Invisibile al mondo
ma il più degno di tutti,
per salire nel cielo
e abitare alla destra
nel caldo di un Padre
che ama per primo
i suoi ultimi frutti.
I fiori e le piante all'aperto respirano
e il sole in alto scintilla.
Il saluto degli uomini mi fugge
con i sorrisi impediti dalle strette di mano.
Il lavoro e l'aria,
si sottraggono nel respiro delle maschere.
Invidio gli animali tutti,
poiché la pena e la paura sconoscono.
Noi esseri…
ci nascondiamo dal vento…
in queste stanze vuote
con l'insofferenza che paura genera.
Tenaci…
lottiamo e ricominciamo,
poiché il domani siamo noi e
dal fango noi ci puliremo.
L’odore dei panni stesi,
per terra dormiva un uomo
ma i passanti non erano sorpresi,
gli aggiustai quel cartone
che usava come coperta
mentre usciva un profumo di
castagne da una finestra aperta,
non capivo perché provavo così tanta emozione
e perché piangevo: infondo era solo un barbone!
In un attimo mi sentii un figlio che non valeva niente,
quel ricordo amaro alberga nella mia mente,
La preghiera in quel caso non fece miracoli
Dio non passò per quei vicoli di Napoli.
Quanno me vie’ a manca’ l’ispirazione
io pe’ anna’ a caccia de esperienze rare
me ficco a letto e lì ciò l’occasione
de sogna’ tutto quello che me pare.
E nun è come quanno che so’ svejo:
mentre dormo li sogni me li scejo.
*
‘Sta notte ho inteso er sòno de ‘na tromba;
‘na musica a di’ poco celestiale.
Come se er sogno mio fosse normale
mi’ moje me chiamava da oltretomba.
Sembrò de cera co’ quell’occhi stanchi
e me diceva: -Amore mio, me manchi.
*
Perché nun molli tutto e te trattenghi?
Ormai la vita t’ha già dato tanto:
tristezza, amore, gioia, riso e pianto…
me manchi troppo, ma perché nun venghi?-
So’ già diei anni ma ‘sto sogno stesso
forse lo cerco, ma lo faccio spesso.
*
Beh, sarà ‘n sogno tra er faceto e er vero
‘sto sogno tanto, tanto ricorente.
Ce l’ho come stampato ne la mente
e me sta radicato ner penziero.
La vita senza lei nun cià valore,
lei nun c’è più. Ma l’amor mio, nun mòre.
(a mia moglie)
svolazza nel grigio,
cortelli puntati
su giusti pensieri.
Profili distorti,
contorni leggeri.
Scorrevole vento
riassume sul nulla,
covincere loro
convince sul pezzo.
Snervanti parole
chiuse soluzioni,
sprecate persone
sconvolte nel dire.
Consigli distorti
legati e corretti.
Un filo spezzato
illogico e perso,
lascia sgomenti,
diveso ogni gesto.
Spellate le case
socchiuse nel nulla,
chiarore inganna
sprofonda nel buio.
Stralci di frasi,
insensati contrasti,
la paura regna,
disperse coperte.
Il freddo del mai
attanaglia i sorrisi,
fari sullo schermo
che scivola insensato.
nell'assenza di frasi che non han significati
si estendono alle chiome
e vagano nel tempo come meteore minacciose
Vaghe le ore della vita
sotterrata da neve e valanghe
minute sono le piogge negli strati, nelle fessure
potrebbero passare se solamente volessero
comportamenti le fermano
se deliri si scatenano una rivoluzione nasce
e allora addio alla quiete impoverita da eventi
eterni, incensurati, dove sono le maree
che spazzano i detriti, pulendo ogni scarto
di rifiuto? Cosa si respira nell'aria, veleni
o libertà? Se si annuisce è perché si è stanchi
di soffrire, perché dopo capisci che il ribattere
ha un prezzo molto alto, facendone le spese
senza esser ripagati, senza riconoscere gli sforzi fatti
che provavano, a farti, capire
Come foglie
la leggerezza che ti
contraddistingue,
che mi piaci te l'ho
detto in tutte
le lingue,
se leggi nella disperazione
di una lacrima,
c'è un ti amo scritto
con l'anima,
sul letto del peccato
si consuma un amore,
sulla pelle lividi di
passione e dolore,
siamo noi..
diversi da tanti,
macchiati di vergogna
siamo solo amanti,
nel silenzio i
battiti del cuore,
promettono di amarsi
senza fare rumore,
come foglie
cadiamo per terra,
ci nascondiamo da
chi ci dichiara guerra,
un amore malsano
fatto di gesti e non parole,
siamo sbagliati perché
la gente non vuole,
sempre più smarriti e persi
siamo condannati a sentirci diversi,
non serve essere forte o scaltri
tanto siamo quello che vogliono gli altri,
come foglie vola via un sentimento
andremo dove ci porterà il vento.
Buon compleanno
anima gentile
che sai entrare nei cuori
in punta di piedi
e di te resta
l’impronta leggiadra
dei giorni vissuti
nella pienezza
delle cose belle
e dei giorni mai sprecati
come la poesia
delle notti stellate
di quando i sogni
non aspettano mai l’alba
per essere vissuti.
Così i tuoi anni
di fresca vernice
sopra la ruggine e le rughe
del tempo che passa.
Dove siamo andati…
Davamo a ogni cosa un suono
giocando coi rumori
del giorno, la notte passi lenti
sul vinile a fil di cuori.
Giorni tutti uguali di corsa
coi bronci e le domande dentro
l’ombra delle pieghe d’un rivo.
Rammendi toppe sopra il cuore.
Come da bambina, io scrivo.
Fiore da sogno
che lo sguardo raccoglie
… spoglia la morte
e più del singolo
occasione gioviale
di un mazzo riunito
una foto di gruppo
una classe …
dove il pensiero
s’insinua
tra opachi meandri
in sottrazione facile
di residui bellici
decretata dal tempo
e gradito ricordo
diviene
… nostalgia pulsante.








