Viene con la sera
la stanchezza del pagante
che non ha avuto
fino a restar esausto
Nel mio ritaglio ad angolo
accarezzo il mio amico cane
I suoi occhi capiscono
Le sue orecchie dicono
Allungo la vista come binocolo
Stritolo i miei pensieri
in un silente monologo privato
Come lo son stato tutto il giorno
dai miei sorrisi allungati
ricordi
recisi come i fiori dei morti
Loro arrivati col tempo
pettine delle loro sorti
Angusto il mio spazio
vivo e chiaro quanto amaro
Quel poco rimasto come in fondo alla tazzina
di un caffè sollievo
Diventato raro
forse le stelle che saranno ancora qui
incastonate nel cielo dei miracoli
e sui muri dell'evanescenza.
Chi si ricorderà delle parole
scritte sulle pietre
quasi a formare una torre di Babele
per raggiungere l'essenza
di una luce che mai si è spenta.
Chi avrà in memoria le nostre poesie
il nostro amore disseminato
tra i fiori e le maree
e nei germogli del canto
dove trasudavano gemme, sangue e pianto
in attimi di pace affogati nel silenzio.
Chi si ricorderà di noi
se non la quiete
che non propagherà più la voce
e sarà un fiore ricurvo sul tramonto
a dare una speranza alle radici.
dei nostri sorrisi
dell'amore che si vede in noi.
Era scritto nel nostro destino
quando in quella giornata
cosi particolare sei arrivata,
un piccolo scricciolo
bellissima e piccolissima.
Non basterebbero tutte le
canzoni del mondo
per dedicarle a te,
ti sarò sempre accanto anche
se lontani ma vicini con il cuore.
Ora che un nodo in gola
mi lascia il vuoto di un abbraccio.
Aspettami sempre al solito posto
sempre a casa.
Aspetterò quel Natale
che staremo insieme.
C'è posto per tutto
riscriveremo tutta la nostra nuova vita
AUGURI BUON COMPLEANNO TI AMO INFINITAMENTE.
Cosa rimane dopo di me, poco
è si gretto , ma desto lo voglio
trattenere, disarmante sentenza
Combatto, in pace combatterò
la memoria dal lesto tempo
che scema giorno dopo giorno
Come il fiorir di luna che s’alza
e muore lasciandomi così
amaramente troppo poco
E’ un cielo velato che scorre
come il tempo, galoppa e strema
e cosi’ poco lascia al mio animo
Di sforzi e singhiozzi mi vesto
di un abito sontuoso d’altri tempi
per burlarmi e confondere il tempo
nemico blasfemo della mia memoria
che greve si lagna e reclama
un giro di chiave al mio pendolo.
Sollevate il capo
e con occhi aperti….. tentate.
Il sole e l'aria sono eguali per tutti.
Non ammainate il pensiero…. e
non mutilate i vostri corpi
affinché il destino non vi segni.
Inseguite la libertà.
Non pagate ad occhi chiusi.
Lottate con sacrificio per l’uguaglianza
contro gli uomini che la schiena porgono.
Sopravvivete nei mari…
masticando la sabbia dei deserti e
conquistate il vostro pane libero.
Appiattire ogni piega,
abbottonare il tempo per
rimettersi in gioco.
Abbandonare la fatica
di essere altro, soltanto, e
accostarsi al desiderio dell’anima.
Sentirsi, per accogliere gli errori,
perdonarsi e riconoscersi
in una valle spianata.
Rotolare in terra che
sa rinverdire, imboccare spazi
da tempo invasi.
Sbirciare negli angoli dimenticati
e gustare, pienamente,
il sapore di sé…
Nel calore dell’anima.
Che colpa nel cavalcare impronta?
Anche d’attenuanti colma, urge
cambiare rotta, prima che si spacchi tutto.
Il pianto della natura affranto
ha già scatenato proprie o Divine ire.
D’obbligo prendere atto
d’aver globalmente sbagliato
dal giorno in cui, in castigo
non abbiamo mangiato.
Giurando mano al petto
che a prole non sarebbe successo
e, a obiettivo di vita, assurto.
Ricci di città, apparenza esclusa
periferie e case sparse incluse.
Ininfluente tutto il resto come
non esistesse niente, salvo
pasturante personale orto
a rimpinguare il conto
o gonfiare più di una piastrella o
creare montagne, rialzo materasso.
Percorrendo la propria strada
a occhi chiusi sul tutto e attorno tutti
nel mancato rispetto, sino al campo
santo diritto - prima del tempo -
privandosi di doveri essenziali,
esclusi quelli sotto i riflettori.
Pseudo onore trattenendo
solo odore di benefattore.
Urge correggere perché inalienabile
è diritto-dovere d’amore.
... se un domani
le carte fossero macchiate
d'inchiostro
useresti il dispiacere
come dolce rimpianto
di negare la felicità
apriresti la bocca
ad alitare del tormento
un soffio di dolore
... se domani
sfogliassi pagine incolori
alla luce del sole
ti chiederesti se vivere
sarebbe una piccola pena
per espiare le primavere
rimaste incolte nel giardino
tra sedie abbandonate
tra scialli avviluppati
nei passi d'una donna immota.
L'oceano di luce inonda
di bagliori il tuo ricordo,
un ruvido sentir di risa
tra le carte insoddisfatte.
Fittai, nella bucolica
pace di una composta di colli
ove noccioleti si alternano a macchie
di boschi, una piccola casa: pare un volto
privo di sorriso ora che sbattono le imposte.
Pattuimmo come corrispettivo per la locazione,
ogni volta che ne avesse avuta voglia, un breve
viaggio nell’ultima propaggine dei colli astigiani.
Il suo foulard azzurro in decappottabile carezzava
l’aria, ricordo i miei polpastrelli intirizziti sulle
labbra sue schiuse nella schiuma d’autunno.
Anche in un bacio c’è tutto di un malanno.
Dentro a un cinema muto sguardi
e pelle
d’oca
nei
bisbigli
dai
suoi
occhi
davanti al focolare.
E stiamo a guardare il cielo
mentre altri occhi
hanno il volto segnato
dalla sofferenza .
Il Natale si dipinge
alle finestre .
Ad ogni crepuscolo
ad ogni chiarezza del giorno
la pioggia ai vetri
e le nuvole sul mare
si rivestono
di mescolanza .
La vita passa
e accende
di ognuno
il suo destino .










