E se ti ho ascoltata è perché ho riconosciuto
la tua voce, la stessa che riascolterò
tra due secoli nel continente alla deriva
nello spazio profondo. Ho la registrazione digitale
per non sbagliarmi e anche le impronte
dei polpastrelli incise nelle sinapsi della mente.
Le ho decodificate col raggio laser quando
ti ho stretto la mano, c’era già lo sfondo
perfetto e la luce ruotava lentamente
per fermarsi sul tuo sorriso. L’istante
che è nato sul marciapiede della stazione spaziale
è già scolpito nelle maglie del tempo sulla riva
di un fiume che in un giorno del futuro filmerò.
Scorre tra alte mura di marmo e ha acque di velluto.

Commenti
Nemmeno Pararomantyc potrebbe fare meglio.
Complimenti, sia per la poesia, che per essersi tuffato in fondo , in uno spazio che non ho letto di frequente tra i tuoi scritti.
Ciao e buona poesia
Bravo come sempre un saluto