Sulla pelle rifletti,
Trasmette l'opaceo tuo calore
Contorto di rovi,
E l'anima affonda nel buio.
Solo tenui fiammelle
Ricoprono le tenebre
E sono fatue e discontinue.
Ombre ricamano il viso,
I sorrisi sono un ricordo lontano,
Neppure l'azzurro cielo
Diffonde e distende
Un cuore schiacciato
Sotto ad un maglio.
Meglio chiudere gli occhi al mondo
E nascondere l'amore che muore.
.
S’irraggia
Nè falso nè vero,
Oh- sublime occasione!
Oltre la la siepe
A riaccendere il cuore.
pensierosi
senza fortuna
una per una!
Tra disadorne consuetudini
rimane
’assottigliato sogno del reale
Che la mia vita sia come
un fiore che si schiude
diffondendo la sua fragranza
nell'aria leggera del mattino.
Che la mia vita sia come
la melodia di un usignolo,
nota sconosciuta
nel pentagramma della poesia.
Che la mia vita sia come
una nuvola vagante che fluttua
sopra i confini degli Stati,
al di sopra delle brutture del mondo.
Che la mia vita sia come
quella di un giunco,
piegandosi agli insulti delle intemperie
senza mai spezzarsi.
Possa la mia vita essere come
vagito di bimbo,
rantolo di morte
cerchio che si chiude.

Volente o nolente,
Le notti e i giorni
La sabbia nella clessidra
Ma sono passati
Un cerchio
Ma il giorno
Spento...
I fantasmi del passato

un concetto che ho letto non so dove,
pensatene quello che vi pare
è uno scherzo senza controprove.
Se per riacquistare il riacquistato
ho dovuto prima perdere il perduto,
e per conquistare il conseguito
ho dovuto sopportare il sopportato;
se per ritrovarmi innamorato
mi hanno maltrattato e poi ferito,
ho ben sofferto tutto il sofferto
e ho ben pianto quasi tutto il pianto.
Quindi dopo tutto ho dimostrato
che non si gode bene del goduto
se non dopo averlo tollerato.
Sono certo poi d'aver capito
che il verde dell'albero e il fiorito
vive di ciò che in terra è seppellito.
L'inverno...
- vento che sbatte
- e resti
- silente
sui nostri ormoni lenti.
nella tua camera sola
freddo cuore in disuso.
è relativamente semplice;
ed è certo che quel palpito non farà ritorno.
Ma io cerco lo stesso tra le coltrì
nella profondità incolore
dietro il mio fantastico pallore.
Questo tempo è vento brusco;
ma non chiamarlo destino
è solo l’ attimo di una stagione
che ha la primavera nel suo embrione.
Dividiamoci allora qualche parola
prima di abbattersi nel dolore:
diciamoci pure
che il caldo fuoco produrrà nuovo rossore!

mentre bevo la linfa
che scorre nelle vene.
Ha un sapore nero
il bianco candore della morte.
Ha un vestito scuro il manto che avvolge la luce.
Ha suono stridulo l'amore per la fine.
Dopo me il nulla sarà.
Non volti, non sguardi rivolti,
disinvolti,
sconvolti.
Non guarderà alcuno al sacello,
sfracello
del corpo,
disgusto mortale,
banale,
sacrale,
eppur normale.
Leggerà fra altri il ricordo
contorto,
immaginifico e immaginario
immaginato e dimenticato.
Tempo d'angusto essere,
essere angusto non tempra,
non costringe,
eppur costretto in forma non voluta,
desiderata,
agognata,
ripudiata,
odiata,
amata.
Or discerni tu al di là
senza soluzione,
tocchi, non percependo.
Non sai,
mai saprai.
Spengi un lume per me,
spengilo e sfoglia il libro dei sapienti
fallo per me
ancora una volta,
ancora e ancora
finché non darà il giudizio suo.
Sospesa, protesa su quello scenario dove non calerà nessun sipario.Protesa, in ascolto dell' universo che mi culla , mi afferra è il richiamo di MADRE TERRA.
Solo , un eco melodioso un cantico speciale, mi proietta in un paesaggio.
Acqua, terra, cielo, si uniscono il fuoco arde in me , con passione ritrovata.
Sono creatura, di questo spettacolo della natura, un' emozione particolare.
Rende, questo attimo veramente da ricordare, un nuovo vento mi circonda.
La serenità, si mischia a rinnovata felicità, beata mi incanto ad ascoltare.
Grazie o universo per tanta bellezza, per me fonte di dolcezza ora mi sono ricaricata.
La mia anima , si è colmata di nuova energia , di nuova poesia per vivere.
Sempre, con più allegria con più armonia, con tanta sintonia, brezza marina mi avvolge.
Respiro, nuovi profumi nuovi odori nuovi ardori, senza più timori senza rancori.
La scia aperta quella porta,
lascia aperta la porta,
che entri l’aria,
che mi venga la voglia di andare ancora,
di uscire con le mie gambe,
lascia aperta quella porta,
per sentire la vita,
e il movimento del mondo,
per avere la voglia di ricominciare,
di ritoranare,
di provare ancora a vivere;
lascia aperta quella porta,
per vivere di nuovo,
per gustare le stagioni che vanno e muoiono,
il lento passare del tempo,
lascia aperta quella porta,
per avere la voglia di camminare,
di passare oltre,
e di voltare pagina sul passato,
lascia aperta quella porta.
-Come tuffi di cascate.
A volte ammicca
- A volte ti minaccia la sorte.
- Con la sua questione di luci e di ombre
-La sua partita!

Un messaggio in cui si trascrive l'origine e la specie della vita.
Noi siamo ciò che il DNA racconta.
Corporeità e materialità s'affidano
alla genesi che stampa indelebile il suo significato
nel nostro organismo.
Tralasciamo la natura fisica e accettiamo come provato
il corollario che circonda il DNA stesso.
Se rappresentiamo la sua evoluzione
tutto quello che rientra nella sfera umana ha origine
da esso per conseguenza.
Proviamo per un attimo a configurare la sfera immateriale
che ci connota.
Anima o spirito a seconda dell'accezione laica o religiosa
abbiamo come residente non visibile la nostra raffigurazione
non tangibile di fronte al corpo tangibile.
Generati e conformati dal DNA possiamo affermare
che l'immaterialità reca in sé lo stesso messaggio?
L'anima (d'ora in avanti parleremo usando questo termine)
può quindi essere portatrice dello stesso “significato genetico”?
E di contro il pensiero come espressione anch'esso non tangibile
dell'anima nasce e reca impresso la genesi materiale?
Se così fosse allora la parola,
unico strumento materiale per esternare l'io pensante interiore
contiene il nostro DNA.
Se potessimo analizzare questa nostra espressione come una qualsiasi
parte del nostro corpo, giungeremmo senza alcun dubbio a indicare
come DNA immateriale la denominazione intrinseca dell'anima stessa.
Pensiero generatore di parola e parola generatrice di aggregati d'essa
e quindi di “discorsi”.
Il discorso nel caso specifico diviene poi composizione articolata di pensiero
quindi si raffigura come portatore effettivo del nostro DNA.
Ecco allora apparire chiara la valenza universale della parola
e la sua magistrale unicità nella molteplicità delle espressioni umane.
Se l'uomo è relatore e costruttore di composizioni verbali,
esse avranno l'identica dignità attribuita all'essere umano.
Pensiamo solo per un attimo se la parola potesse essere autonoma da sé
e dalla sua genesi, se solo potesse ribattere ad altri pensieri...
Daremmo a lei valenza infinita?
Certamente sì.
Valenza che pur come emanazione extracorporea dobbiamo attribuirle.
Così come non vorremmo mai veder calpestato l'uomo,
non calpestiamo mai le sue orme fisiche,
non calpestiamo le sue Parole.









