Mi difendo, si, mi difendo combattendo

contro la natura e gli elementi.

Ho piacere di sentire la grandine,

il fulmine e la neve,

e immobile come una lucertola

il piacere del sole cocente sulla pelle.

Mi piace il tormento della vita

che vuol dirmi che non riesco a sentire

e a volte sopraffatta non soccombo

ma respiro con più forza.

E così nasce il bisogno di aria

sentita sulla pelle, tra i capelli

che come un vortice inebria

le mie membra e assopisce

quel dolore antico che costantemente raffiora.

 

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Profilo Autore: Ambra PILTI  

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Tendo come freccia al centro
la rima intima del mio rabbuiare
nell’esalare eredità al vivere antro.

 
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Profilo Autore: Rosaria Chiariello  

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Muti. Muta la lingua
Serrate labbra fremono tremanti
Attendono la nota, quel là per esplodere
 
Che ne volete voi della tristezza
Nella compassione di falsa comprensione
Eppure quel vento smuove le corde
 
Sentite il fruscio, quello fra i denti
Stridulo e scostumato, per voi
Manichini di questo tempo
 
Eppure, smisurate misure
Nelle riluttanti distanze
Distanziano le ombre
 
Sorridete semplicemente
Così, spontaneamente
Tendendo la mano
 
Questo basterebbe
 
Questo basta.
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Profilo Autore: Ambra PILTI  

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Rigurgiti di vento gelido
sbarrano il transito alla primavera
e si trascinano echi di memorie
che si propagano in grovigli di rami
ed archi ancora spogli
e l’edera si fissa, definitiva, ai muri porosi:
difficile separarla!
E di stormi,
rondini ne tornano in poche.
Se stacchi dal suolo la mia zolla
striature, vedi,
di respiri
e impronte di viaggi
d’amore e di speranza;
graffiti di vita
in bilico tra luce e penombra;
occhi persi nel buio dell’attesa
che la luce del giorno ingoi,
col fumo della notte,
lo scarto del distacco.
E mi piace dipingere il nuovo giorno
in un volo di aquiloni colorati,
nell’abbraccio di voci confuse
e complici sguardi,
di pensieri sospesi 
a generare bellezza.


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Profilo Autore: Giovanna Vecchio  

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Avrei dovuto radermi, stamattina.
Una doccia sarebbe stata certo meglio
che lavarmi così, sommariamente.
Ravviare i capelli
non significa certo pettinarli,
ma avevo una cosa più urgente
da fare, stamattina: vivere.
E senza guardarmi troppo allo specchio
ho preso e sono uscito.
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Profilo Autore: Marco Ghitti  

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E' Pasqua
se saprai accogliere
chi mendica un sorriso
e cerca disperatamente
una parola d'amore.
E' Pasqua
se il cuore si libera
del male che è nel mondo
e supplica la pace sottovoce.
E' nel sacrificio  grande
di una madre che non si arrende
e non cade nella stanchezza
per amore e sa scalare
la montagna più alta
senza fare rumore.
E' Pasqua se sai perdonare
chi ti ha saputo regalare
un letto di spine.
E tu con ardore
cammini nel letto dell'amore.
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Profilo Autore: Tiziana Rosella  

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(variazione su: Consolazione alla madre-Seneca)


I)
Mi sono incontrato subito, con lui: prima l’ho assecondato, in un rapporto in qualche modo preliminare, astrattamente e accanitamente preparatorio a un dolore più vivo, più sostanziale di cui, a un certo punto, ho cominciato a sentire, quasi fisicamente, dentro l’anima, la mancanza, a desiderare l’intendimento di andargli incontro di più e provare la gioia che arriva tramite l’amore del dolore: ed ho compiuto il compito, senza misura, dell’anima fedele che non sa cosa dire, cosa fare davanti ad un dolore che mostra la sua sovranità, la sovrabbondanza di tormento sulla ruota dell’insaziabile ripetizione: per questa opera d’amore ho messo in opera le sottili, e un poco patetiche, risorse della poesia: le uniche che avevo e che sempre si ostinano a parlare stretto ma che pretendono di allontanare i fumi densi e pigri dell’inutile sofferenza: ho avuto le parole dell’anima, le uniche che potevano dare l’immagine della mia presenza, la forma del mio mondo rovesciato delle mie miserie, angustie e limitazioni del corpo e della carne: e per irregolari e limitate che siano state, inquietanti anche, non lo sono state mai, comunque, a specchio di realtà nascoste, di secondi fini: mi sono state belle per conto loro, per la loro affermazione di alterità, di altro del mondo, per la loro vocazione ad esistere, a resistere nella visibilmente presenza del dolore: sono la mia presenza, la presenza del pensiero, nel senso proprio di mente e non di pensamento, solamente.



II)
Il pensiero non si chiede perchè non concede sostanza e realtà alla conversione del dolore per farlo diventare canto, tradurlo nel linguaggio che assomiglia all’esistente:
non se lo chiede, per questo resta fuori: non può entrare e uscire a suo piacere: non se lo chiede perché il dolore non si ama solo la domenica, perché il pensiero è egli stesso, spesso, anonimo, un pensiero qualunque, sebbene trasparente e unico: non aggiunge il proprio nome alla sofferenza, ma cancella, se mai, ogni altro nome, con la sua anonima presenza, con il suo insignificante sguardo, al quale il dolore si affaccia in lontananza:
povero illuso di poter essere il possibile, ogni volta, ad ogni occasione: povero sciocco che non si chiede se il dolore abbisogna d’altro, altre attenzioni, altre persone, qualcosa d’altro che l’appartenere al semplice pensiero:
i dubbi della mezzanotte sono qua, dentro il pensiero che sente di morire nella sua certezza, nella sua vuota esaltazione:
si ucciderebbe: ucciderebbe la sua pretesa di salvazione: e ucciderebbe il dolore, ignorando la sua esistenza, solamente.




III)
Misero pensiero, non si fida nemmeno di se stesso, non crede al moto del suo stesso movimento:
contempla se medesimo e si annulla davanti allo specchio della nullità: non si oltrepassa per andare più lontano: è tale l’apparenza:
dietro quell’incertezza, dietro quel sottrarsi ad ogni certezza, alla certezza del talento che gli è proprio , si cela l’esperienza infinita di ciò che non deve nemmeno essere cercato, la prova di ciò che non va provato:
ebbene sì: quando ha il piglio giusto, quello che è suo, che rasenta proprio la follia, quando non è azione, con inaspettata medianica grandezza, avvolto nella solitudine, quasi dentro la sua sordità, nella disfatta dei suoi stessi sensi, diventa creazione, il mormorio dell’anima che non può smettere di lavorare in quello stato disperato di pensiero vivo che lavora.

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Profilo Autore: Salvatore Fittipaldi  

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Voglio essere arcobaleno:
sette colori,
un’unica luce,
bianca, per dire Pace.
Voglio essere ponte che unisce
per mandar via
la diffidenza
e l’indifferenza
che rodono come malattia.
Voglio essere albero
affondare
le mie radici nella mia Terra
e avvolgerla
per non farla rovinare
via.
Voglio essere albero,
lanciarmi dritta verso il cielo,
allargare le mie braccia
per accogliere
e lasciare
respirare
Libertà.
Voglio essere albero
tra i viali
per ornare
le piatte strade
e dare
ristoro alla calura.
Voglio essere albero
per dire con linguaggio naturale
di un equilibrio da recuperare
per dare senso alla vita.
Voglio essere Olmo
e fare compagnia
al solitario Olmo del mio Paese:
memoria secolare
delle virtù della gente mia.



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Profilo Autore: Giovanna Vecchio  

Questo autore ha pubblicato 66 articoli. Per maggiori informazioni cliccare sul nome.
Nel non luogo oltre lo spazio e il tempo 
pensieri vanno e vengono
In viaggi di memorie

si confrontano
Anime
si raccontano
in assenza di confini 
avvertendosi presenze 
E sulla sabbia impronte di cammini


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Profilo Autore: Giovanna Vecchio  

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Barricate di dolore echeggiano ali di sole
nel silenzio pietroso del taciuto volo
Note di valzer vibrano dal violino gitano
hanno nelle pieghe il vagito del mondo
l’agonia recisa del mattino nell’assolo lontano.
Farfalle rincorrono il riannodato verso
ne intarsiano il cielo dall’altrove incendiato
si disputano il cuore deposto nel fosso
l’esploso diniego dal perdono sventrato .
Piantona l’elemosina nel diluire il fosco
l’andatura dolente col dentro avvolto
occhio riverso di sublime risorto .
Sfregiano la bellezza con labbra gonfie di vele
travolgendo l’oltre sulla diga della resa
memore d’inneggiante bandiera bianca
bruciata la speranza nell’oblio che arranca.
L’eternità ha il cuore trasceso nel lutto
un tempo gelato nel candore d’ultimo furto .
L’anima decora i fianchi ascesi all’ansa
con prati di colori sull’onde del cielo
e ancora e ancora e ancora
prega l’anima all’infantile memoria
cullando la storia dall’intima fuga
come madre pietosa febbricitante
tra sonno e ragione.
In vita unica e vera ferita è la cecità
lo sconforto in balia del male
l’irrisolto corso.
Al poeta non chieder mai d’esser cera
ma fuoco o raggio d’amore disciolto nel vuoto.
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Profilo Autore: Rosaria Chiariello  

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Ha solo una coperta di parole sulle spalle
Al gelo i pensieri a labbra serrate
La fine incattivita annienta sé stessa
sottrae l’inumato al destino
rovista nelle tasche dei ricordi
e morde l’assenza rinunciataria
Le chiede l’origine in delirio
col pretesto di ricucire il danno
ma la cenere ha ali di vento.
S’allontana vagando a specchio d’anima
la grazia della morte in silenzio
con il suo bimbo tra le braccia
Ha solo una coperta di parole sulle spalle.
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Profilo Autore: Rosaria Chiariello  

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Ho chiuso le ali
ferite e malridotte in voli 
spesso troppo coraggiosi
celati da un velo
di sicurezza e durevolezza

Cammino a passi stanchi
sulla terra a riposo
che non sento di voler coltivare
per ora no
osservo il desolato panorama
che il sole scalda
ma ritraggo le mani
e abbraccio silenzio e pensieri

Curerò le ali
aspettando il nuovo giorno
che si ripete atono
senza forza
senza inganni
guardando a fondo nello spettro
di quest' anima dolente
e silenziosa

Non cerco niente
spinta al limite dell' osservare
attendo e respiro
per vedere e capire
quando arriverà il momento giusto
e senza fretta 
senza timori
immagino
di spiccare di nuovo 
il volo
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Profilo Autore: Anna  

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Cerco 
qualcosa che non c'è. 
Qualcosa...ma non so cosa 
e dove cercare.

Occhi immensi 
quasi non ricordo più. 
Cerco il tutto 
o il niente... 

Un peso  
in fondo allo stomaco. 
Non va via sta li...aspetta 
che arrivi il sole. 

Ad illuminare 
la malinconia. 
Che si è accumulata 
dalla tua assenza
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Profilo Autore: Silvana Montarello*  

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A mostrar la piaga diserta la mancanza
narcotizza l’addio confinato al tempo
l’inevitabile deceduto e il suo declivio
affrancando l’oscurità d’un altro segno.
Sii pietà d’essere, fraterno sfregio
silenzia il pianto, spoglia lo scenario
recidi il saluto caro all’adultero sacro
detrai l’assoluto dallo scevro ancestrale.
Per quanto mostri i polsi con coraggio
sii banale pianto sulla bara sepolta
e non chiederti mai perché lo fai
Perché tu possa scriverci ora anch’io
so che grazie all’empio conosco il peggio
al termine solitario del mio stesso cordoglio.
Anch’io oso vederlo e cedere all’istante
l’eco dissolto nella verità pretendente voce
e le sue tracce lasciate a eredità di croce
Anch’io lo intendo che credi ma è Tutto vano
Solo morto capisci solo morto il per sempre
rinnovato vuoto percorso dall’immanente
Mostra all’anima l’uscita dalla mente
a carezza verginale di chi pur strappa l’ala
con la grazia nuda e s’ostina a ricucir il giunto
rassegnato mondo che irradia il dio eterno
Il suo amore, il mio, il tuo, il nostro
inizio e fine omaggio di questo vespro.
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Profilo Autore: Rosaria Chiariello  

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Odori di fieno tagliato
e d’erba greca.
 
L’alba si preannuncia
con la luce dorata
di un giorno ventoso.
 
Eccitato
fiuto gli odori.
 
Sento il fresco delle sorgenti
sul volto
e il fiato di un cavallo
nelle mani.
 
Dimentico tutto
e la vita s’allunga,
tra viottoli conosciuti.
Fresche fonti,
 puledri arzilli,
ciliegie, fichi e uva.
 
E i ricordi si trasformano
in speranze.
 
 
 
 
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Profilo Autore: Vincenzo Melino  

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