Ho bisogno di Te
nel sentiero desolato
di orme cancellate
di memorie calpestate
li', le traccie mancano
Inciamparono
Strisciarono
Scongiurarono
Nulla servì a salvarli
Cumuli gettati
Nel gelido vento
Dissolsero le stagioni
Il chiaro di luna
Il sole splendente
Sterminati anch'essi
da cime fumanti
aspre e nauseabonde
Ed oggi assisto ancora
ancora e ancora
allo stesso scempio
di forme, di luoghi e d'intenti.
Identico risultato.
svendo abilitazioni, sdolcinando Master e Perfezionamenti comprati alle aste on- line,
Arrogo B1: I speak English very well
DELFIZZO il mio improbabile francese,
biascico:“Me Llamo Candido Placido de Bragas”,
impacchetto il mio diploma di specializzazione del ’97 - “Lo vuole in confezione regalo?” –
millanto crediti sportivi (mai stato a dieta)
scalfisco il mio salvadanaio demodé per un abito e cravatta (io uso maglioni tinta unita)
mentre ripasso le soluzioni d’improbabili equazioni cubiche
senza soluzione
conto le mie “conoscenze” sulle dita della mano, orba di falangi da eccessivo uso di gesso bianco (e cassino)
arrivo a zero
m’immagino a surrogare titoli mentre demonizzo i miei antecedenti e conseguenti (reciprocamente),
prometto chimere sulle punta dei miei tacchi a spillo (poi m’accorgo dei mocassini neri),
rinnego tre volte il mio precedente re;
tesso le lodi del mio interlocutore in poltrona
che
mi guarda (da lì dietro) con un sorriso circonflesso (punto di massimo relativo)
- un po’ asimmetrico -
e
mi dice (fisso):
I want you!
Mi sveglio (sudato): era solo un brutto sogno.
[...chiamata diretta dei docenti da parte dei dirigenti scolastici]
non comuni,
ma con un’intelligenza
superiore a tutti noi,
combattono tutti i giorni.
Lottano fra mille difficoltà
senza mai arrendersi,
anzi gli sono di stimolo
gli danno
forza e coraggio.
Una lotta continua
per vivere
come gli altri bambini,
costruiscono, inventano,
hanno una fantasia sfrenata.
Cercano e vogliono
la perfezione,
non mollano
finchè
non la ottengono.
Provano e riprovano
senza tregua,
va in scena lo spettacolo
che tanto hanno voluto
e finalmente ottenuto.
Lo spettacolo della vita
della forza, del coraggio,
questi bambini sfortunati
ma forti più che mai
non mollano, saranno vincenti sempre.
han sostenuto
il passo degli equilibri
le mani in tasca
le parole dedicate a chi voleva spiegarci
qual'era il nostro posto qui
Usi cospicui di
stratagemmi e smorfie
bruciarono i campi
delle nostre fughe
per non prestarci ai saliscendi umani
spinosi cactus fioriti
torbiere assetate
Nella purezza mantenuta
lasciammo le porte aperte
alle nostre spalle
speranzosi nell'arrivo
di quel qualcuno salvatore
Nelle sere in cui il tempo svanisce
per mano la solitudine e l 'amore,
nel profondo,
che chiude un'attimo di vita
racconti come fiabe,
scivolano da un'altalena.
Ascolto senza emozione.
Come bolle .chiusi nell'aria,
volano , si perdono nel niente
dove tutto si plasma,
e torna a noi :
sceglere tra la solitudine e amore.
Il dondolio sempre piu' lento
libera le mani,
solitudine e amore volano
abbracciate
in vortici sempre piu' lontani.
Ascolto il mio cuore.
Nelle sere in cui il tempo svanisce,
libero la mia anima.
e valli sdraiate al sole, io perenne fuggitiva
sondando profondità segrete
senza mai demordere
Infiniti sguardi consumati
negli ultimi orizzonti
che s’andavano colmando d’ombre .
E nel sole nuovo ancora
invocarti alternando la voce
a quella di sorgente,
le dita bagnate di speranza
frescura di bosco conosciuto
fruscio di rami e brezze a ispirare
il troppo breve viaggio.
Quanti rovi incontrai lungo il cammino,
tante le piaghe scavate dalle spine,
molte le offese al cuore.
Eppure ancor t’inseguo vita
si, procedo fra sassi e fiori
coltivando esili sogni decisi a non morire
ho sentito gli anni gridare
segnare il silenzio nei fiori del prato
sottovoce lasciar dire
siamo grandi
i sogni han cambiato casa
ci resta ciò che abbiamo
dobbiamo farlo bastare
nè dobbiamo gioire
contro ogni maledizione
a braccia aperte
sviliti nel momento
sotto i porticati scivola solo
il vento
Lascio riposare mio padre
non vedo altro da fare
non ho avuto soddisfazione
da quei fiori da quel vento
Riproverò domani
sperando in un buon momento
Combatto una guerra che non è mia
Un fratello che è mio fratello
Un cielo che è di tutti
Cosa sto facendo! Mi dolgono le ossa
Cosa sto gridando! Fuoco nella gola
E questi urli cosa sono!
Sono i miei che non riconosco?
Sono i tuoi che non conosco?
Passi veloci tra le macerie
Impietrito ti guardo in volto
Occhi di specchio, fissi e vitrei
Cemento nei miei piedi, cosa sto facendo!
Una guerra che non è mia ... e lì
Sull'asfalto mio fratello giace
Con la bocca aperta sembra urlarmi:
“Corri corri fratello, vivi anche la mia vita”.
che non ci sia piu quel feeling.
Quella passione
travolgente.
Quell'ansia
prima dell’incontro.
Timore di non sentire
la tua mano che trema.
Un'assenza che pesa
come un macigno.
Il timore che l’onda d'amore
non si sia dileguata.
L'ansia
cresce.
Nella speranza
che sia travolgente.
Come il vortice
di un uragano.
La speranza di sentire ancora
i fuochi d’artificio.
Scarno guanciale
dallo specchio ti guardi
guardingo in attesa
di quel capo vecchio e stanco
L'odore ricordi
di vita e sudore
del peso estenuante
del sonno lontano
Riflette lo specchio
immagini leggere
invecchiate solcando
quel guanciale ormai scarno
Scarno e leggero
di grigio di agre
fissando nel buio
quel sonno che è ormai sogno.
Lentamente
risucchiata nei mondi del mio esistere
penso e sorridendo
sorridono gli ignoti sorrisi dell'essere
ed è un piacere, e con piacere penso
Vorrei scambiare parole
che intreccio come fili di lana e ricami
vorrei questo piacere
quello stesso piacere leggero, sottile, irreale
di cui siamo custodi
Lentamente
risucchiata nei mondi del mio esistere
penso e sorrido.
godendo ferite aperte al vago
con occhi morbosi di delirio
spasmodici tagli di vibrato.
Sentirsi vivi al vivo del sopravvissuto
laddove morto è l’amore dato
laddove risorto è il sogno ceduto.
Cercare infine nelle vene il flusso.
Cercare nelle solitudini il giardino.
Cercare nel silenzio l’inciso segreto
ingenuo rivelato al riflettuto
credendo di capire il divorato.
Senza umiltà priva di contemplazione
senza penitenza accanto alla visione.
Attimi,
immagini sbiadite,
origami cerulei
increspati di vita
si aggrappano ai
grovigli dei respiri
a un alito di vento
alle ombre mute,
sciolgono cosi il
ricordo di ieri.
Il boato è lontano.
Ora ha ripreso colore
di rugiada le croci,
vestono i fiori
della Primavera
di verde e di farfalle
questo XXV° Aprile.Un vociare di rondini
in libertà segna le gialle
distese di spighe dorate.Abbracci di luce
per non dimenticare
un filo di voce farsi cielo.
Volano in alto i pensieri
son vestiti a festa
profumati degli odori del mondo
s'alzano danzando tra il cuore e il cielo.
Toccami dove non penetrano i sensi
né le logiche, né le altre cose che ancora non so
affrontami nell'ignoto
del noto piacere del vivere.








