
Oggi ‘na pagnotta
la schiaccerà… leccando.
Far pecorone!
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Questo verseggio (Stile metrico haiku) è stato forgiato leggendo l’aforisma di Stanislaw Jerzy Lec, scrittore, poeta e aforisma polacco del 1900:
"Ci sono stati tempi in cui gli schiavi bisognava comprarli legalmente".
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Bisogno immenso
il mio capire il paesaggio
che aereo mi si apre
e che deciso abita
le pieghe mie segrete
L'odore del fieno
il biondo del grano
sapore di miele
Della mia infanzia
di me
della mia terra
tutto è immanente
Chiudo gli occhi
umidi di pianto
Un lampo improvviso, un bagliore a tinte bianche mi colpisce. Mi tocco ovunque, tutto a posto. A dire il vero non sono mai stato tanto bene. Cosa sarà successo? Ricordo che ero in auto quando…no! Che spettacolo, ragazzi ! Sotto di me il mondo scorreva proprio come stessi volando. Non facciamo scherzi. Non ho mai preso l’aereo in vita mia per uno spudorato sacro terrore del vuoto e vorreste farmi volare da…da…Già, come sto volando? E dove sono? Mi risposero delle voci dentro di me : “Sei in Paradiso!” Ragazzi, finiamola, ho anche fretta e dovrei essere già al laboratorio, oggi ci sono analisi importanti da fare, mi farete litigare con la biologa ! Che strano, il tratto che stavo “sorvolando” era uno spazio immenso, verdeggiante ed io riuscivo a distinguere ogni filo d’erba che lo componeva, a sentire tutti gli odori e queste sensazioni esaltavano il senso di pace di cui tutto il territorio era circondato. Che avrò mangiato, ieri sera? Se ci fosse stato il mio amico Peppe avrebbe almeno visto a cosa mi hanno attaccato per volare così, senza che mi becchi un filo d’aria. Ma che dico, Peppe è morto…sarà in Paradiso, poveretto. Ora basta voglio scendere e vedere chi fa questi scherzi sciocchi a metà settimana, nel pieno dell’orario di lavoro. Speriamo, almeno, che tacciano queste voci dentro di me che mi proclamano in paradiso. Dovrò farmi vedere da un neurologo!
E dovrò anche prendermi un sano, meritato, giusto riposo. Gli ammortizzatori della “cosa” che mi trasportava erano ottimi. Fui depositato a terra senza scossoni ! C’era un profumo dolce e l’aria, se c’era, era immota. Feci qualche passo e non mi sembrò neppure di toccar terra. A dire il vero non sentii neppure lo sforzo delle gambe nel compiere quell’azione. Devo smettere di bere il grappino dopocena, mi dissi. Quello che mi incuriosiva di più era il fatto che non riuscissi a prendermela più di tanto per il contrattempo che stavo vivendo. Già, perché era un contrattempo organizzato maestosamente da qualche amico buontempone. Non potevo essere morto, non io, avevo tanto da fare ed i miei conti bancari urgevano della mia presenza. Oltretutto in Paradiso. Io, in Paradiso. Avrebbero preso una cantonata coloro che mi avrebbero visto in quel luogo. Non avevo i canoni della santità. Avevo vissuto la mia vita normalmente. Ora, non voglio elencare i miei difetti che sono tanti, non solo per vergogna ma perché potrei sminuirli. I pregi, invece…lasciamo stare ! E allora, basta così poco per conquistarsi il paradiso ? Avevo commesso tante marachelle nella mia vita…Le donne, ecco con loro le marachelle sono state tante. Tutto azzerato ? Tutto perdonato ? Non è possibile. Chi può amare tanto ? E il mio egoismo, la mia inosservanza di alcuni comandamenti (a cominciare da quello sulla fornicazione!)? Esiste un amore simile ? Sono stato credente e praticante e mi faccio ancora queste domande ? Potevo fare di più, certo e non l’ho fatto. Devo ammettere che l’amico che ha organizzato questo scherzo non ha pensato che io mi ponessi queste domande. Se fossi morto davvero, avrei dovuto vedere la mia vita scorrere come in un film, per qualche attimo ed invece mi sono trovato a volare con una specie di parapendio per i cieli di chissà quale regione italiana. Se fosse stato vero, di me in Paradiso, chissà che risate si sarebbero fatte le quattro vecchiette che incontro la domenica alla messa in paese ! Intanto ero arrivato sul cocuzzolo della collina e vidi, in una grande spianata una folla immensa di persone. Bene, pensai. Chiederò a costoro come fare per tornare alla mia auto. Quando entrai nel gruppo di queste persone, rimasi basito. Conoscevo tutti, ma proprio tutti solo che…erano tutti morti da tempo. Così mi convinsi di esserlo anch’io, ma non ebbi paura, sentii che c’era sempre qualcuno accanto a me che mi sosteneva ed incitava ad essere felice. Infine mi affacciai su una terrazza e vidi il mondo, gli uomini viventi che svolgevano le loro normali funzioni. Cercai di attirare la loro attenzione per invitarli ad una vita migliore. L’angelo che mi accompagnava, sorrise. Con calma, pronunziò una sola frase “Sei sempre il solito”. Perché, ad essere sempre il solito, non si guadagna il Paradiso ?
E dovrò anche prendermi un sano, meritato, giusto riposo. Gli ammortizzatori della “cosa” che mi trasportava erano ottimi. Fui depositato a terra senza scossoni ! C’era un profumo dolce e l’aria, se c’era, era immota. Feci qualche passo e non mi sembrò neppure di toccar terra. A dire il vero non sentii neppure lo sforzo delle gambe nel compiere quell’azione. Devo smettere di bere il grappino dopocena, mi dissi. Quello che mi incuriosiva di più era il fatto che non riuscissi a prendermela più di tanto per il contrattempo che stavo vivendo. Già, perché era un contrattempo organizzato maestosamente da qualche amico buontempone. Non potevo essere morto, non io, avevo tanto da fare ed i miei conti bancari urgevano della mia presenza. Oltretutto in Paradiso. Io, in Paradiso. Avrebbero preso una cantonata coloro che mi avrebbero visto in quel luogo. Non avevo i canoni della santità. Avevo vissuto la mia vita normalmente. Ora, non voglio elencare i miei difetti che sono tanti, non solo per vergogna ma perché potrei sminuirli. I pregi, invece…lasciamo stare ! E allora, basta così poco per conquistarsi il paradiso ? Avevo commesso tante marachelle nella mia vita…Le donne, ecco con loro le marachelle sono state tante. Tutto azzerato ? Tutto perdonato ? Non è possibile. Chi può amare tanto ? E il mio egoismo, la mia inosservanza di alcuni comandamenti (a cominciare da quello sulla fornicazione!)? Esiste un amore simile ? Sono stato credente e praticante e mi faccio ancora queste domande ? Potevo fare di più, certo e non l’ho fatto. Devo ammettere che l’amico che ha organizzato questo scherzo non ha pensato che io mi ponessi queste domande. Se fossi morto davvero, avrei dovuto vedere la mia vita scorrere come in un film, per qualche attimo ed invece mi sono trovato a volare con una specie di parapendio per i cieli di chissà quale regione italiana. Se fosse stato vero, di me in Paradiso, chissà che risate si sarebbero fatte le quattro vecchiette che incontro la domenica alla messa in paese ! Intanto ero arrivato sul cocuzzolo della collina e vidi, in una grande spianata una folla immensa di persone. Bene, pensai. Chiederò a costoro come fare per tornare alla mia auto. Quando entrai nel gruppo di queste persone, rimasi basito. Conoscevo tutti, ma proprio tutti solo che…erano tutti morti da tempo. Così mi convinsi di esserlo anch’io, ma non ebbi paura, sentii che c’era sempre qualcuno accanto a me che mi sosteneva ed incitava ad essere felice. Infine mi affacciai su una terrazza e vidi il mondo, gli uomini viventi che svolgevano le loro normali funzioni. Cercai di attirare la loro attenzione per invitarli ad una vita migliore. L’angelo che mi accompagnava, sorrise. Con calma, pronunziò una sola frase “Sei sempre il solito”. Perché, ad essere sempre il solito, non si guadagna il Paradiso ?
Serpeggia fra le dita
invitato all'ultimo
dall'impercettibile forma
un amico al quale, non do la mano
penso bene di star lontano
Il pensiero malandrino
di qualcosa che non ho scritto, ma avrei voluto
avvolge l'aria, dove sto seduto
Certo di averlo già incontrato
penso di prendere appunti
nel mentre
è passato
non è più quello, l'ho dimenticato
Non c'è paura della sua sembianza
solo amaro per la dimenticanza
che quello scivolare
mi avrebbe permesso dire
convinto illuminato
in quel passaggio del sentire
Con stizza e sforzo
stringo le dita nel loro pugno
sbattendo sul legno
scalfendo un segno
Quanto mai scritto
è stato veloce
ha fatto un giro, nascondendo la voce
solo un sibilo, nell'aria ha suonato
che sia l'ultima volta
non c'è tempo abbastanza
non esiste il non dire
anche un niente, ha qualche importanza.
Una ruota di spiriti all’unisono
Pervadono di grazia la corona d’apice
Soave e celeste il sentiero umano
Ha fioriture dotte dal canto del sole
E la pioggia abbracciato il risveglio
sembra applaudirne l’incanto .
Il vivente a sua immagine e io il suo segno.
Gocce di mare si posarono
sui risvolti dell’animo,
bagnarono di flebili sensazioni
le ingenue paure,
che si lasciarono dondolare
ai primi raggi del sole del mattino,
in attesa d’esser colte.
E un sol raggio bastò,
un timido e tiepido raggio le scosse.
Divennero perle, poi rivoli salati
si sciolsero a quel tocco,
che libere le rese dalla loro prigione.
…E fu l’inizio…
Un tepore scosse l’uscio del cuore,
assordanti rumori riempirono le vie
che percorrevano la vita.
Vento tenue scese
a consolarle rose dei pensili giardini.
Glicini in ordite forme
s’affacciarono dai balconi
e tutto il creato volse lo sguardo
al lontano scendere del crepuscolo.
Stormi di rondini
volarono sulle acque,
tornarono al nuovo nido di primavera.
Bianchi gabbiani
planavano sul mare, sovrastavano il cielo
con le possenti ali.
Sfioravano il sole e, sulle più alte rocce,
approdava il loro desiderio d’amore,
lì, il loro talamo nuziale.
Un verde arbusto, impavido,
s’aggrappò alle alte rocce.
L’inverno attendeva.
In solitario modo rivolse preghiere
d’eterno esistere,
poi in fluttuante volo
si lasciò cadere,
abbracciando l’amore delle acque.
Fonte di vita, amorevoli,
rigeneratrici, lo accolsero
e in una nenia lenta, silenziosa,
lo cullarono.
Fu goccia di mare,
pronta a nutrire un oceano.
Forza sentì e crebbe e di nuovo le braccia
sollevò alla luce, alla vita.
E diede fiori, e diede frutti.
… E il tempo passò!
Così andò il mutevole armonico delle viole.
Così si sparsero le spore
fra i campi in fiore,
così s’addormì l’ultimo
rosso papavero,
nell’oblio dei sensi
in attesa che nuova alba sorgesse,
sul sonnolente andare del mondo.
P. S. : Con la collaborazione dell'indiscussa bravura dell'autore Giancarlo Gravili.
sui risvolti dell’animo,
bagnarono di flebili sensazioni
le ingenue paure,
che si lasciarono dondolare
ai primi raggi del sole del mattino,
in attesa d’esser colte.
E un sol raggio bastò,
un timido e tiepido raggio le scosse.
Divennero perle, poi rivoli salati
si sciolsero a quel tocco,
che libere le rese dalla loro prigione.
…E fu l’inizio…
Un tepore scosse l’uscio del cuore,
assordanti rumori riempirono le vie
che percorrevano la vita.
Vento tenue scese
a consolarle rose dei pensili giardini.
Glicini in ordite forme
s’affacciarono dai balconi
e tutto il creato volse lo sguardo
al lontano scendere del crepuscolo.
Stormi di rondini
volarono sulle acque,
tornarono al nuovo nido di primavera.
Bianchi gabbiani
planavano sul mare, sovrastavano il cielo
con le possenti ali.
Sfioravano il sole e, sulle più alte rocce,
approdava il loro desiderio d’amore,
lì, il loro talamo nuziale.
Un verde arbusto, impavido,
s’aggrappò alle alte rocce.
L’inverno attendeva.
In solitario modo rivolse preghiere
d’eterno esistere,
poi in fluttuante volo
si lasciò cadere,
abbracciando l’amore delle acque.
Fonte di vita, amorevoli,
rigeneratrici, lo accolsero
e in una nenia lenta, silenziosa,
lo cullarono.
Fu goccia di mare,
pronta a nutrire un oceano.
Forza sentì e crebbe e di nuovo le braccia
sollevò alla luce, alla vita.
E diede fiori, e diede frutti.
… E il tempo passò!
Così andò il mutevole armonico delle viole.
Così si sparsero le spore
fra i campi in fiore,
così s’addormì l’ultimo
rosso papavero,
nell’oblio dei sensi
in attesa che nuova alba sorgesse,
sul sonnolente andare del mondo.
P. S. : Con la collaborazione dell'indiscussa bravura dell'autore Giancarlo Gravili.

Colta figura
Senza cartucce, abbatte.
Sfiga inattesa.
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Il verseggio Stile metrico dell’haiku (5-7-5) è nato scorrendo l’aforisma del celebre Luc de Clapiers, Marchese de Vauvenargues, scrittore, saggista e moralista francese del 1700:
“Il più gran male che la fortuna possa fare agli uomini è di farli nascere con pochi mezzi e con grandi ambizioni”.
Senza cartucce, abbatte.
Sfiga inattesa.
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Il verseggio Stile metrico dell’haiku (5-7-5) è nato scorrendo l’aforisma del celebre Luc de Clapiers, Marchese de Vauvenargues, scrittore, saggista e moralista francese del 1700:
“Il più gran male che la fortuna possa fare agli uomini è di farli nascere con pochi mezzi e con grandi ambizioni”.
Fèrreo proposito
foggia distesa in fiore.
Non più fetore!
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Il verseggio è nato scorrendo un pensiero di Massimo D'Azeglio, politico, patriota, pittore e scrittore italiano del 1800:
"Senza forte volontà non si giunge a far nulla di buono".
Non più fetore!
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Il verseggio è nato scorrendo un pensiero di Massimo D'Azeglio, politico, patriota, pittore e scrittore italiano del 1800:
"Senza forte volontà non si giunge a far nulla di buono".
Il mio rapporto col sesso femminile è stato improntato al massimo rispetto e all’assoluta uguaglianza su tutti i fronti. Non ho mai tralasciato, peraltro, di assegnare alle donne quell’aura di dolcezza e di passionalità che le contraddistingue dal sesso maschile. Per queste motivazioni, mi sono sempre trovato bene nei rapporti con esse o almeno mi piace crederlo. Si, perché non sempre, è facile comprenderle, cosa universalmente riconosciuta. Per fortuna, l’aggettivo che mi diversifica ai loro occhi è “divertente”. In pratica, per uno che nacque con l’ironia come seconda pelle, non è una bella cosa che questa venga confusa con l’essere divertente. L’ironia è graffiante e il sorriso che nasce da essa spesso ha un sapore amaro. Non che mi dispiaccia far sorridere chiunque, però, nel mesozoico… ai tempi della mia giovinezza, quando una donna mi diceva che ero simpatico e divertente, di solito voleva dire che…non c’era trippa per gatti ! Ne feci tesoro e quando, tra le risate fino alle lacrime delle donne di turno che mi ascoltavano, qualcuna usava il termine “divertente” o “simpatico”, spostavo, immantinente, il bersaglio delle mie attenzioni. Non mi scoraggiai mai. Ho creduto sempre nel mio modo di porgermi genuino, dissacrante, insinuante ma sempre deferente. Mi piacevo. Mi piaceva ricordare quella frase tratta da una gag di Lando Buzzanca che recitava : “Si, lo so, piacere piaccio ma a ste donne, che je faccio !”. E, infatti, ci facevo poco e niente ! Poi conobbi una ragazza, una bella ragazza, mi pare fosse sarda, che mi fece battere il cuore e a cui mi dedicai anima e corpo, la quale mi chiese di conoscere la mia vita, più o meno, sentimentale e non sentimentale. Dopo avermi ascoltato, mi disse, passando dal riso ad un’espressione riflessiva, che le mie, più che avventure, somigliavano a delle disavventure Fantozziane ! Cose che capitano. Come spiegarle che, ad esempio, quella volta che corteggiai una ragazza, che avevo scelto fra le più bruttine della mia compagnia, giusto per evitare un rifiuto, e, finalmente, ero riuscito a portarla a casa mia dove avevo approntato un angolo del soggiorno con delle lucine soffuse, dei bon bon, una bottiglia di whisky ed un comodo divano, nel momento topico, quando, cioè, avevo deciso di mettere da parte la sua, ma, principalmente la mia timidezza, mentre mi accostavo per baciarla (ahimè), lei , candidamente , mi confessò di essere innamorata dell’amico che condivideva con me l’appartamento ? Certo, si può ridere…però, pensate a come ci restai io ! Altro che divertente ! Cosa avrebbe detto Lando Buzzanca ? Forse riesco ad immaginarlo : “Che te mozzichi un vampiru, che me fai, me piji in giru ? “. Quel giorno cominciai a pormi il dilemma che poi, tanto dilemma, non era più, se fossi io a fare impazzire le donne o loro facessero impazzire me. La seconda, decisamente ! Cose che capitano.
Eppure ho sempre saputo che le donne vengono attratte da un uomo che le fa ridere. Credevo di poter ottenere, in virtù di questo, qualcosa che avrebbe scavalcato il mero aspetto amicale. Mi sbagliavo. Presi sempre delle ciabattate sul muso. Lo sbaglio più grosso è stato addebitare gli insuccessi alla mia struttura fisica, alla mia non bellezza che trascendeva il mio essere divertente. In effetti, ma me ne accorsi molto tempo dopo, la verità è che non avevo conosciuto bene la personalità femminile, pronto, com’ero pronto, anche se inconsapevolmente, a considerare le donne come terra di conquista e non esseri dotati di un cervello superiore, quantomeno, al mio. Quando ci riuscii, però, era ormai troppo tardi. Incontrai una donna che rispondeva alla mia simpatia, con l’indifferenza, a volte con lo sberleffo. Mi impegnai sul serio e senza ironia a mostrarle quel che ero veramente, cosa avrei potuto darle e cosa avrei voluto ricevere da lei. Per non farla lunga, la sposai. Cose che capitano ! Solo che…capitano tutte a me.
Eppure ho sempre saputo che le donne vengono attratte da un uomo che le fa ridere. Credevo di poter ottenere, in virtù di questo, qualcosa che avrebbe scavalcato il mero aspetto amicale. Mi sbagliavo. Presi sempre delle ciabattate sul muso. Lo sbaglio più grosso è stato addebitare gli insuccessi alla mia struttura fisica, alla mia non bellezza che trascendeva il mio essere divertente. In effetti, ma me ne accorsi molto tempo dopo, la verità è che non avevo conosciuto bene la personalità femminile, pronto, com’ero pronto, anche se inconsapevolmente, a considerare le donne come terra di conquista e non esseri dotati di un cervello superiore, quantomeno, al mio. Quando ci riuscii, però, era ormai troppo tardi. Incontrai una donna che rispondeva alla mia simpatia, con l’indifferenza, a volte con lo sberleffo. Mi impegnai sul serio e senza ironia a mostrarle quel che ero veramente, cosa avrei potuto darle e cosa avrei voluto ricevere da lei. Per non farla lunga, la sposai. Cose che capitano ! Solo che…capitano tutte a me.
Grazia tributo.
Il colpo imprime un marchio…
Onta non scappa!
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Il verseggio (Stile metrico dell’haiku) è nato leggendo una massima di Buddha, monaco, filosofo mistico e asceta indiano, vissuto tra il 566 e il 486 A.C.:
"Perdona gli altri, non perché essi meritano il perdono, ma perché tu meriti la pace".
Navigheró oceani colorati
Su una barca di carta
Sulle pendici di monti altissimi
Suoneró pianoforti di libertà.
Viaggeró fra i sogni dimenticati
Come un acquila che sfreccia
Impazzita, verso una morte solitaria
Surf nel deserto
Un the nello spazio
Nuoteró nell aria bollente
Ancora ancora ancora ancora
Per sempre
Bacia i tuoi sogni
Accarezza l'eclissi
Tutto questo per dirti cosa?
Su una barca di carta
Sulle pendici di monti altissimi
Suoneró pianoforti di libertà.
Viaggeró fra i sogni dimenticati
Come un acquila che sfreccia
Impazzita, verso una morte solitaria
Surf nel deserto
Un the nello spazio
Nuoteró nell aria bollente
Ancora ancora ancora ancora
Per sempre
Bacia i tuoi sogni
Accarezza l'eclissi
Tutto questo per dirti cosa?
La pioggia battente luce grigia penetra
dalla finestra aperta
l'aria piacevolmente fresca mi sveglia
finalmente l'autunno
Autunno accoglimi tra le tue braccia
vestite di colori tenui e caldi,
avvolgimi nella nebbia che dalla terra ascende,
invero mi scalderà, morbida coperta
Con la tua brezza spogli gli alberi dalle foglie
ormai vecchie e stanche
ne farò un pagliericcio dove riposare
il mio corpo stanco
E quando in te il sole splende
la natura si veste delle sfumature
del rosso, giallo e del colore dell'oro
che il cuore fa sognare a chi ti ama
Ed io ti amo dolce stagione
che preannuncia la fine dell'anno che vive
un altro anno di questa vita anomala,
dove si alternano giorni grigi a giorni dorati
Una vita comunque dolce, tutta da vivere
tutta da amare specie
quando avverto sulla pelle
e nell'anima sentore d'autunno
dalla finestra aperta
l'aria piacevolmente fresca mi sveglia
finalmente l'autunno
Autunno accoglimi tra le tue braccia
vestite di colori tenui e caldi,
avvolgimi nella nebbia che dalla terra ascende,
invero mi scalderà, morbida coperta
Con la tua brezza spogli gli alberi dalle foglie
ormai vecchie e stanche
ne farò un pagliericcio dove riposare
il mio corpo stanco
E quando in te il sole splende
la natura si veste delle sfumature
del rosso, giallo e del colore dell'oro
che il cuore fa sognare a chi ti ama
Ed io ti amo dolce stagione
che preannuncia la fine dell'anno che vive
un altro anno di questa vita anomala,
dove si alternano giorni grigi a giorni dorati
Una vita comunque dolce, tutta da vivere
tutta da amare specie
quando avverto sulla pelle
e nell'anima sentore d'autunno








