Tra false ipocrisie
bugie condite di verita' scadute
pensare di essere uomini
ma quale uomo o donna
si puo' celare dietro
l'arrogante bisogno di mentire
per cercare di essere se stesso
o cio' che desidera.
Essere se stessi
appare quasi un'anormalita',
in un mondo dove tutto ruota
intorno al niente
dove l'apparire non chiede conferme
dove essere ,alle volte e' una condanna.
improvvisamente
senza lasciarmi il tempo
di capire.
Mi travolge
portandomi via,
togliendomi il respiro.
Restano le bolle d’aria
scompaiono
man mano che vado giù.
La schiuma
si consuma a riva.
L’onda
si scaglia sulla sabbia
con rabbia.
Come se bastasse questo
a placare il mare.
Cosi finisce tutto
dopo un giorno di sole.
Noia, soltanto noia, dico io. Tutti escamotages che si inventano per rendere la vita varia, gioiosa ed ogni giorno, ogni ora, ogni minuto meno tediosa. E invece esiste qualcosa, una terapia, uno stato mentale, una panacea dello stato di insofferenza e della monotonia che ci spingono a compiere azioni ripetitive, alla lunga monotone. L’amore. Esso è l’unico stato in cui mai potrà succedere che la noia subentri. E’ vario anche nell’intensità con cui si propone. E’ diverso negli aspetti e nelle prospettive. E’ ingannevole, mutevole ed avvilente, a volte. E’ seducente, soporifero o esaltante, altre volte. E’ avvolgente, smaniante ed implosivo. E tanto tanto altro. Insomma, l’amore è.
ho colto l'eco della memoria
dimenticata
lì gemente nei libri del liceo
oppure mascherata
d'incomprensibile lingua.
E' muto il pensiero
che entra nell'anima
quasi ad imbavagliarla di sensazioni,
e la poesia privata
non urlata
quasi si scioglie sul corpo
di brividi personali l'avvolge
ed il sogno si stacca dalla mente
in spirito di consolazione.
IL suono del mondo
esala al celeste l'armonia anonima
della cinica incomprensione
ed all'azzurro aggrapparsi
m'appare fantasmatico rimedio,
allora mi ritrovo qui
bastardo d'incognita origine
a chiedere alla poesia esistente
un rifugio d'anima vibrante
che contagi il diapason dell'essere mio
d'armonie perdute nel pozzo del silenzio.
di quelli che sfiorano ma pervadono,
tenero e profondo, non invadente.
Non sia di maschio voglioso di quel corpo
che crede suo, sempre!
Che sia, invece, carezza, sogno…
Una carezza regalami,
che non sia prepotente
che non sia violento desiderio
o pura pazzia, ma dolcezza…
Un bacio regalami,
luminoso di sole, dolce,
di miele, di passione caldo ed avido,
d’amore colmo.
… Regalami quel tuo sguardo
vero di uomo,
riflesso di un’anima, la tua!...
che cosa ti fa felice?
il cibo o le bevande?
sapienza o melodie?
sentieri o le vie?
pellicule o i libri?
il Plutone o i virtibri?
le Messe? predicazioni?
o altre belle azioni?
le belle poesie? la musica? o le danze?
il pollo? il porco? il manzo?
la cena o un pranzo?
i baci o gli abbracci?
lo sport o una caccia?
la tua truccata faccia?
le mantre o la pace?
o, forse, gli uomini? donne?
gli alberi o i fiori?
gli odi o gli amori?
le belle antiche colonne,
le nonne, che hanno sonno?
che tipi? di quale zona?
quando lascerò per sempre
questa terra
gettate al vento le mie ceneri
nessun sepolcro
per l'essenza d'un poeta.
Libera nel vento
danzerò al ritmo d'antiche
melodie fondendomi
con l'Universo in un
amplesso perenne.
Mercenari e politicanti
figli di scrofa
non avrete la mia anima.
La morte non mi coglierà
vuota
è solo un fatto scientifico
quel che m'accade
giammai, sepolto il mio spirito
libero e vagabondo
L’haiku è stato forgiato leggendo un celebre aforisma dello scrittore e aforista francese Sébastien-Roch Nicolas de Chamfort vissuto nel 1700:
“Un uomo senza principi è anche d’ordinario un uomo senza carattere. Se, infatti, fosse dotato di carattere, avrebbe certamente sentito il bisogno di imporsi delle norme di vita”
<=>
Nel nulla scorre
il tuo mattino al sole.
Gocce soltanto!
Parole stonate
Mosse dai fili dell’indifferenza.
Sul selciato della vita
calpestii di passi sempre più lontani.
Parole cadute come petali di rosa,
spine lasciate alla luce ad essicare.
Cadono le illusioni.
Un freddo inverno congela gli ultimi sogni.
...E sono vinta tra bufera e tempesta.
La vita spesso matrigna
tortura chi vuol guardare il sole.
Restano in cielo nubi scure
dal capo rivolto.
....Sulla terra polvere
coprente le nostre vite.
Il conto dei giorni non trattiene il tempo.
La vita e il suo gioco: ci sfiora la brevità.
Siamo polvere che vanisce ad un soffio.
Sono il vento
che trascina carezze soffiando
calore d'abbracci
perduti.
Raccolgo pensieri
ad ogni spuntar del sole
immagini racchiuse a fior di pupilla
sorrisi suggellano ricordi di giovinezza.
Fanciulla
eterna viandante nel mare del tempo.
Lascia ch’io beva fonte,
nel cavo delle mani
ho fretta e già domani
sarò di là del monte
Fonte: “ Perché non vieni coll’anfora antica
Come le donne giù dalla collina?
Perché non resti nella valle amica
almeno un poco ?‘ Forse domattina
per la tua sete, non troverai niente.
Di là dal monte è brulla la contrada
nei campi non germoglia la semente
e sarai solo tu, il sole e la strada.
Ti sovverrai di me e sarò lontana.
Se tu mi avrai raccolta nell’orciòlo
allora proverai la virtù arcana
della mia linfa,allora, allora solo”
Amica ho già bevuto a cento fonti
in riva al mare azzurro, sorridente
di spume bianche… vuoi che ti racconti?
C’eran nuvole rosse giù a ponente
e vele esili,aguzze,verso il cielo
e son partita.Bevvi in mezzo al bosco
ed era un’acqua fresca come il gelo.
Eran ville e paesi.Non conosco
Il loro nome.So che c’era un alto
cipresso cupo, un casolare antico
un cielo terso del color di smalto,
un viale ombroso, un poggio aulente aprico.
Lascia ch’io beva fonte
nel cavo delle mani
ho fretta, e già domani
sarò di là dal monte.
forse millenni o ere geologiche
ma ora il sonno mi fa paura
e dormire sembra un po' morire.
E ci casco dentro incosciente
come un pollo che mangia
non immaginando il suo spiedato futuro,
però quando mi sveglio
che goduria....
ho immagazzinato riposo
e sono come un gattone a panza piena
che intanto ha fatto scorte
e si sente sicuro con le spalle coperte.
Così il riposo quando albeggia è fantastico
non c'è paura del buio perchè
c'è il conforto della luce nascente
e l'incoscienza non è più salto nel vuoto.
Così sogno di dormire senza dover morire
e la realtà si sposa col metafisico
fino ad infiorescenze di paradisi di pace.
E gli incubi precoci del sonno catramoso primigenio
si mondano dei lor luciferini intenti
montandomi sulle terga sciolte
cherubiniche ali
con le quali volo nel futuro senza sorprese
come se già sapessi il mio destino.






